Lettere al direttore

Nemmeno in chiesa si può citare il perdono della vedova Kirk

Di Emanuele Boffi
11 Ottobre 2025
Un parroco indica come esempio cristiano il discorso di Erika, ma subito il Pd protesta. A La Spezia appare un murale che inneggia all'assassinio dell'attivista americano
Il graffito (poi cancellato) inneggiante all'omicidio di Charlie Kirk, apparso su un muro del circolo Arci di La Spezia (Ansa)
Il graffito (poi cancellato) inneggiante all'omicidio di Charlie Kirk, apparso su un muro del circolo Arci di La Spezia (Ansa)

L’assassinio di Charlie Kirk ha di recente sollevato diverse reazioni nel mondo politico e culturale. Una parte dell’opinione pubblica e degli intellettuali sostiene che, sebbene tragica, la morte di questo giovane attivista sia in qualche modo giustificata per le sue idee e per il modo aggressivo con cui propugnava le sue convinzioni. Un provocatore che con le sue parole ha contribuito a creare un clima di odio che poi lo ha ucciso. Un’altra parte del mondo politico ha cavalcato la sua morte per delegittimare l’avversario. Questa polarizzazione che rende incapaci di fermarsi a riconoscere in Charlie Kirk innanzitutto una persona, ci ha richiamato le parole del grande scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton, in riferimento al suo acerrimo nemico di idee politiche e culturali, Bernard Shaw: «Tutto è sbagliato in Bernard Shaw, tranne Bernard Shaw». L’accoglienza dell’altro in quanto persona è la precondizione per il persistere della società, lo sviluppo della conoscenza e il progredire della politica. Senza infatti il riconoscimento della positività della persona a prescindere dalle sue idee, non è possibile la convivenza tra uomini, l’apertura alla scoperta del nuovo e la capacità di immaginare soluzioni che contemplino la coesistenza delle diversità. L’alternativa è trasformare la realtà e le persone in simboli di bandiere o ideologie da combattere ed eliminare, come ha scritto Gemma Calabresi Milite, vedova di Luigi Calabresi, a proposito dell’assassino del marito. Questi affermò che in Luigi Calabresi non vedeva una persona, ma il simbolo del sistema borghese capitalistico, che doveva essere abbattuto, per il bene del popolo. Solo quando capì che aveva ucciso una persona, un marito e un padre di famiglia, cominciò a soffrire per il suo crimine. Anche come comunità scolastica occorre educare a vedere nell’altro una persona, pur con tutte le nostre legittime ragioni da difendere e diffondere, ma non da usare per sopprimere il nostro interlocutore. Ci indicano la strada Layla al-Sheik, madre musulmana di Betlemme che ha perso un figlio piccolo nella seconda Intifada, e Elana Kaminka, israeliana, madre di un soldato ucciso il 7 ottobre 2023 nell’attacco di Hamas: «Siamo vicine di casa, dovremo pure imparare a convivere». Nella loro semplicità hanno saputo riconoscersi reciprocamente e gettare il seme del perdono. Così la tragica morte di Charlie Kirk ci dà la possibilità di fare un passo indietro dalle nostre trincee ideologiche e un passo in avanti nella nostra coscienza del valore della dignità della persona umana.
Pietro Baroni e Tommaso Pagni Fedi

Breve storiella brianzola. Il parroco di Robbiano, durante una Messa il cui Vangelo era dedicato al perdono dei nemici, cita nell’omelia le parole della vedova Kirk. Lascia sulle sedie dei volantini che riportano alcuni stralci di quel discorso, quelli più esplicitamente dedicati al perdono cristiano dell’assassino del marito. Sul momento, nessuno gli obietta nulla, ma poi s’accende la polemica fino – addirittura – alla presa di posizione del Pd locale che contesta al parroco di aver «minimizzato la gravità dei concetti di cui Kirk si faceva portavoce. Esporre quelle parole nella parrocchia è stato un errore».

Altra storiella ligure. A La Spezia, su un circolo dell’Arci è apparso un murale (poi cancellato) che rappresenta un uomo che spara proiettili su cui è scritto «Bella ciao» e «antifascista», come su quelli che hanno ucciso Charlie Kirk.

Ho già scritto che il fatto che più impressiona in tutta questa vicenda è la pervicace volontà nel non voler fare i conti con la realtà così come, in tutta la sua evidenza, si manifesta: un giovane uomo è stato ucciso mentre parlava, sua moglie ha cristianamente perdonato l’assassino. E come ha scritto Giuliano Ferrara, «il perdono è l’opposto del fanatismo». Solo gente accecata dall’odio e dal pregiudizio non lo capisce.

***

Dal 2 al 4 ottobre si è tenuto a Roma il congresso internazionale relativo alla pastorale degli anziani, organizzato ottimamente dal Dicastero dei laici, famiglia e vita.

Sempre bello e confortante vedere e sentire le testimonianze che ci dicono di una Chiesa sempre e comunque presente in tutto il mondo, per essere vicina ai problemi delle persone: in questo caso alle persone che hanno raggiunto “una certa età”. C’è, oramai, l’abitudine a sottolineare solo i “difetti” della Chiesa e questa abitudine deve essere abbandonata, perché, ripeto, comunque la Chiesa è presente per testimoniare Cristo nella storia.

Nel contesto di questo congresso, ci è stata concessa una udienza da parte di Papa Leone XIV, il quale, come al solito, è intervenuto con un discorso di grande chiarezza e lucidità, affrontando tutti gli aspetti che riguardano gli anziani (ed i nonni) nella loro vita nelle comunità cristiane: tutte le comunità, parrocchie, associazioni, movimenti, ordini religiosi, diocesi, etc. Un discorso che ha indicato la strada da percorrere per fare in modo che gli anziani (ed i nonni) si sentano parte integrante delle comunità e come tali vengano considerati. Un grande discorso.

Papa Leone ha sottolineato come la longevità non sia una colpa (come molto pensiero dominante vorrebbe) perché gli anziani sono, insieme, un “dono” ed una “sfida”, precisando che “l’età anziana è anzitutto un benefico richiamo all’universale dinamica della vita. La mentalità prevalente tende a dare valore all’esistenza se produce ricchezza o successo, se esercita potere o autorità, dimenticando che l’essere umano è creatura sempre limitata e bisognosa. […] È invece salutare rendersi conto che l’invecchiamento è parte della meraviglia che siamo». Per questo, è importante coinvolgere, nelle comunità cristiane, gli anziani «non come destinatari passivi dell’evangelizzazione, ma come soggetti attivi e per rispondere insieme a loro, e non al posto loro, alle domande che la vita e il Vangelo pongono». Quindi, «per tutti, la pastorale degli anziani dev’essere evangelizzatrice e missionaria, perché la Chiesa è sempre chiamata ad annunciare Gesù, il Cristo salvatore, ad ogni uomo e ogni donna, in ogni età e in ogni stagione della vita». Il Papa ha rilanciato tutti in una grande e lieta passione missionaria, a conferma, tra l’altro, di quanto i lavori del congresso hanno sottolineato e ripreso.

Mentre Leone XIV ci diceva queste grandi cose, ci giungevano dall’esterno voci di alcuni buontemponi (anche cattolici) che, a soli pochi mesi dal conclave, già sono lì pronti a criticare il Papa perché non si comporta come loro vorrebbero. Capisco che questo assurdo atteggiamento venga sostenuto dalla grande stampa massonica, con tutti i suoi ricchi e diffusi addentellati: dalla rivoluzione francese in poi tutti costoro non stanno facendo altro. Mi stupisce, invece, amaramente che anche alcuni settori cattolici, tutto sommato, si accodino a tali giudizi. È tutto incredibile, anche perché siamo di fronte ad un grande Papa, di profonda cultura e tranquilla carità missionaria. Un Papa che non urla come tutti fanno in questa triste epoca, ma che testimonia la verità di Cristo, secondo l’inaudito compito che gli è stato affidato, da duemila anni a questa parte.

Mi sono chiesto il perché di tale deriva ideologica. Forse la risposta è, tutto sommato, semplice. Mi pare che questo atteggiamento (infantile) verso Leone XIV sia provocato dal fatto che egli insiste nel richiamare, senza vergogna, i fattori fondamentali ed essenziali dell’esperienza cristiana, che si condensano nel riferimento diretto a Gesù Cristo e della conseguente unità a cui i fedeli sono chiamati, fin dalla preghiera dello stesso Gesù, riportata da S. Giovanni nel capitolo XVII del suo Vangelo. Tutto questo a tali critici non interessa, perché preferirebbero discorsi da potere interpretare politicamente o frasi da potere rilanciare come possibili rotture con la tradizione cattolica. È evidente tutto questo quando si tratta di riferire quanto il Papa dice in occasione dell’Angelus domenicale: tutta la prima parte del suo intervento riferito direttamente a Gesù viene tacitato, mentre viene dato risalto (quando interessa) ai giudizi dati sulle varie questioni attinenti all’attualità. Mi è ritornato in mente quanto scritto da Soloviev nel racconto dell’Anticristo, il nuovo “filantropo” padrone del mondo, il quale chiese ai cristiani che cosa avevano di più caro al mondo. «Allora simile a un cero candido si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui“». A fronte di queste commoventi parole, nell’Anticristo si scatenò “una tempesta infernale”. La stessa tempesta che mi pare si stia impossessando di coloro che non accettano che il Papa abbia il compito supremo di testimoniare la verità di Cristo, anche quando questa testimonianza viene fatta con “dolcezza”, come nel caso di Leone XIV.

Personalmente, vorrei esprimere tutta la mia personale gratitudine (insieme a quella di tantissimi amici) ad un Papa che ci ha indicato da dove riprendere, ogni giorno, il cammino e cioè dall’appartenenza a Cristo stesso, così come è presente nella sua Chiesa. Dall’appartenenza a Lui scaturisce anche la capacità di un giudizio che affronta ogni circostanza della nostra vita, giudizio da dare con pazienza, senza mai dimenticarne l’origine. Una origine da confessare sempre e ovunque senza vergogna.
Peppino Zola

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1 commento

  1. ANTONIO SAVO

    Ti sono grato per la grande grazia dei testimoni che continui ad inviare in questo mondo ed in particolare per il martire di questi giorni Charlie Kirk.
    La sua testimonianza di amore della verità, la sua testimonianza di carità vissuta nella diffusione della verità, in particolare verso la gioventù, senza paura e sempre con gentilezza divenga modello di missionarieta’ diffusivo nella società e nelle comunità di cui faccio parte.
    Ti prego sostieni la moglie e i figli di Charlie Kirk, specie se il mondo dovesse dimenticare la sua persona ed il suo esempio. Piuttosto fai la grande grazia di donare al mondo un suo erede in grado di continuare l’opera da lui iniziata.

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