Mio caro Malacoda, trascorro le mie giornate scervellandomi per trovare un campo d’azione sul quale darti consigli per obnubilare le menti e disperare i cuori dei tuoi assistiti. Ma invano. Sembra non ci sia più bisogno di noi, mi sento un po’ inutile.
Volevo parlarti di giustizia, di cosa fare per mascariare (sublime termine siciliano che sintetizza in sé l’arte subdola di schizzare fango e delegittimare) la riforma Cartabia, ma arrivo tardi. Ci hanno già pensato in tanti. L’autonominatosi avvocato del popolo Giuseppe Conte ha detto che questa riforma della prescrizione casserà il processo ai responsabili del crollo del ponte Morandi. Gli hanno risposto di leggere le norme che critica, la riforma riguarda i (presunti) reati successivi al 1° gennaio 2020 e il tragico crollo è precedente. Diatriba chiusa? Macché, il Fatto insiste: gli avvocati troveranno l’escamotage? Chi ha ragione? Io credo di saperlo, ma gli italiani che ne hanno capito?
È quindi il turno del procuratore Nicola Gratteri: con questa riforma converrà delinquere, moriranno i maxi processi alla ’ndrangheta. Gli fanno eco i magistrati napoletani che lamentano migliaia di prescrizioni. Risponde secca Cartabia: «Ci sono 57 mila pendenze con già oggi altrettante prescrizioni che accadono nel solo distretto di Napoli e non per effetto della riforma approvata nel Consiglio dei ministri». Chi ha ragione? Io credo di saperlo, ma i cittadini che ne hanno capito?
Riforma approvata in Consiglio dei ministri, già. Qui ci si è messo Enrico Letta. Il segretario del Pd aveva esultato: «Credo che sulla giustizia si sia fatto un grande passo avanti e noi siamo molto soddisfatti della riforma che è stata approvata». Poi ci ha ripensato: servono aggiustamenti. Chi ha ragione, il Letta 1 o il Letta 2? Io credo di sapere il perché di questa virata, che con la giustizia nulla c’entra, ma l’elettore del Pd che ci ha capito?
Ci sono poi l’ex ministro Alfonso Bonafede e i grillini in trincea: Cartabia no pasará. Che altro possiamo fomentare noi? Fiat iustitia et pereat mundus!
Mi sono allora concentrato sul disegno di legge Zan, che tutti lo vogliono e nessuno lo vota. Anche i vescovi italiani dicono che va bene, che non è loro intenzione bloccarlo, solo ci sono tre articoli ai quali sarebbe bene mettere mano. I due Matteo pure, il leghista Salvini e l’italiano vivo Renzi sono d’accordo: due piccoli ritocchi e lo si vota. I forzisti azzurri ostentano liberalismo: sono per le modifiche, ma fanno intervenire una parlamentare che lo voterebbe così com’è. Letta invece è tetragono, diventato famoso per il cacciavite, ha deciso di impugnare la Hazet 36, mitica chiave inglese da manifestazione anni Settanta: non si tratta, si vota! Al voto poi non c’è andato, tutto rimandato a settembre. Io credo si sapere perché, ma voi Letta l’avete capito? Comunque, è evidente che anche lui non necessita dei nostri consigli.
E buttarsi sull’ambiente? Il piatto è ricco. L’annuncio di Ursula von der Leyen è tosto: entro il 2035, tutte le automobili nuove in vendita in Europa dovranno essere a zero emissioni. Ma c’è di più: L’Europarlamento ha approvato la legge sul clima che conferma in maniera vincolante quanto stabilito ad aprile: riduzione emissioni del 55 per cento entro il 2030 e neutralità climatica al 2050.
Esultanza bipartisan? Macché. Il ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani, non un pericoloso negazionista del climate change, ha da ridire: «In questi giorni stiamo parlando con l’automotive. È chiaro che c’è una grandissima opportunità nell’elettrificazione, ma pensate alla Motor Valley: la Commissione europea ha comunicato che anche le produzioni di nicchia, come Ferrari, Lamborghini, Maserati, McLaren, cioè le supersportive, dovranno adeguarsi al 2030 al full electric. Questo vuol dire che, a tecnologia costante, ad assetto costante, la Motor Valley la chiudiamo». Pare siano “solo” 6.600 posti di lavoro. Ma Cingolani è il meno. Il primo ministro norvegese ha posto una domanda difficilmente eludibile: chi paga la transizione energetica? Erna Solberg ha detto che il suo paese, la «nazione più sostenibile del mondo», che batte tutti i record ecologisti con la «la fabbrica più green del mondo» e la «prima città sostenibile del mondo», continuerà a trivellare in cerca di petrolio e gas. Pare sia dai ricavi del petrolio che possa permettersi di essere molto green su tutto il resto.
Nipote, ci stai capendo qualcosa? Dove sono i buoni? Dove i cattivi? E soprattutto: noi che ci stiamo a fare?
Fatti almeno delle cattive vacanze.
Tuo affezionatissimo zio
Berlicche
Foto Ansa
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