Ecco i settori più colpiti dal lockdown e cosa chiedono alle banche

Di Francesco Megna
16 Luglio 2020
Come rispondono i diversi comparti dell'economia alla recessione causata dalle chiusure forzate imposte dal coronavirus
Negozi chiusi a Milano durante il lockdown per l'emergenza coronavirus

Articolo tratto dalĀ numero di luglio 2020Ā di Tempi. Questo contenuto ĆØ riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere seĀ sfogliare la versione digitale del mensileĀ o accedere online aiĀ singoli contenuti del numero.

Dall’analisi dei settori merceologici ai quali appartengono le nostre aziende emerge che solo un ristretto numero di comparti mostra una certa tenuta rispetto agli effetti del Covid-19, a livello sia economico e finanziario che di capacitĆ  e velocitĆ  di ripresa. Tra questi settori si evidenziano il farmaceutico, le telecomunicazioni, Ict e media, la chimica e la consulenza. Il numero di imprese incluse in questa categoria ĆØ decisamente limitato sia in termini numerici (circa il 14 per cento del totale) che per giro d’affari (circa il 10 per cento).

Tra le particolaritĆ  che li accomunano vi ĆØ il limitato impatto delle restrizioni derivanti dal lockdown sull’operativitĆ , in quanto attivitĆ  essenziali o comunque esercitabili in modalitĆ  smart working; una domanda resiliente o addirittura in crescita in considerazione della natura dei prodotti e servizi offerti; la tenuta di margini e generazione di cash flow grazie alla salvaguardia del fatturato; una relativa stabilitĆ  del merito creditizio. Da segnalare in particolare, all’interno di questo perimetro, l’incidenza estremamente contenuta del ricorso alle moratorie da parte delle aziende farmaceutiche rispetto al dato totale delle aziende italiane (circa il 4 per cento a marzo e circa il 15 ad aprile).

Vi sono poi settori che evidenziano invece un maggior impatto delle restrizioni derivanti dal lockdown e diversi di questi presentano anche una forte esposizione nei confronti della domanda estera. Una combinazione che porta a creare pressione sui margini operativi e su strutture finanziarie giĆ  abbastanza deboli, a una riduzione dell’operativitĆ  commerciale e alla dilatazione dei tempi di pagamento ai fornitori e di conseguenza a segnali di allarme ā€œsoftā€ in relazione al merito creditizio. A questa categoria appartengono, tra gli altri, i settori del commercio al dettaglio, tessile e abbigliamento e meccanica strumentale.

La terza categoria comprende infine i settori che subiranno prevedibilmente un forte impatto negativo a causa della pandemia. Sono comparti che hanno risentito in maniera particolare delle restrizioni derivanti dal lockdown ma che anche nella fase 3 stanno soffrendo per via di una domanda indebolita a causa della nuova normalitĆ  di distanziamento sociale o della minore propensione agli investimenti e all’acquisito di beni durevoli, strettamente connessi al clima di fiducia complessivo dei consumatori in un contesto estremamente volatile e incerto. Tipicamente in questi settori la struttura dei costi, caratterizzata da una forte componente fissa, e l’elevata incidenza del capitale circolante gravano sul profilo finanziario e di riflesso emerge un deterioramento del merito creditizio e una rilevante riduzione dell’operativitĆ  commerciale, oltre all’allungamento dei tempi di pagamento ai fornitori. Tra questi settori vanno menzionati il turismo e tempo libero, il commercio di autoveicoli, l’ingegneria civile e le costruzioni, la meccanica e i mezzi di trasporto. Questo comparto vede la presenza di circa il 28 per cento delle societĆ  di capitali italiane, per un giro d’affari aggregato del 24 per cento del totale.

Le difficoltĆ  di questi settori sono riscontrabili anche nell’andamento della natalitĆ  delle imprese, con una variazione negativa rispetto allo scorso anno, in particolare per quanto riguarda il turismo (-2,7 punti percentuali) e il commercio di autoveicoli (-2,1 punti percentuali). Analogamente, la vendita di automobili e il turismo e tempo libero registrano nei primi tre mesi dell’anno una diminuzione delle fatture emesse che si avvicina al 40 per cento rispetto al primo trimestre 2019, a fronte di una media italiana del -12 per cento.

Inevitabile che in numerosi comparti emergano necessitƠ finanziarie rilevanti riferibili sia alla copertura del debito finanziario in scadenza nel 2020, sia a richieste di moratorie sulle esposizioni creditizie in essere, nonchƩ a strumenti di accesso al credito bancario col supporto della garanzia dello Stato.

Foto Ansa

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