Più che obbligatorie, le vaccinazioni dovrebbero essere consapevoli

Di Francesca Parodi
23 Maggio 2017
Il clima di allarmismo che si ĆØ creato sull’argomento non aiuta a veicolare una corretta informazione. Interviste al medico Paolo Bellavite

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Con il nuovo decreto legge approvato settimana scorsa, l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne sarĆ  possibile solamente per i bambini vaccinati, mentre le famiglie che iscriveranno i figli non vaccinati alle scuole dell’obbligo saranno puniti con sanzioni economiche. L’aumento del numero di vaccinazioni obbligatorie da 4 a 12 ĆØ giudicata contraria alla scienza e all’etica dal professor Paolo Bellavite, medico ematologo e docente di patologia generale presso l’UniversitĆ  di Verona, nonchĆ© autore dello studio “Scienza e vaccinazioni: aspetti critici e problemi aperti”, inizialmente preparato come documentazione per gli Ordini dei Medici. Ā«Sono contrario all’obbligatorietĆ  dei vaccini, innanzitutto perchĆ© non c’è alcuna urgenza. Non c’è nessuna evidenza del ritorno di epidemie per pericoli di abbassamento delle percentuali di copertura delle vaccinazioneĀ». Bellavite chiarisce subito: ĆØ indubbio che le vaccinazioni abbiano avuto un ruolo importante nel progresso medico e scientifico e che contribuiscano alla riduzioni di molte malattie, per cui ĆØ consigliabile, come criterio generale, vaccinarsi. Tuttavia bisogna essere coscienti dei limiti e dei rischi di tale pratica e soprattutto ĆØ sbagliato imporla per legge a tutti, senza alcun criterio di selezione.

INFORMAZIONE COMPLETA. Il problema, per Bellavite, ĆØ proprio l’obbligo di vaccinarsi e il clima di allarmismo che si ĆØ creato sull’argomento. Per citare un esempio virtuoso, si richiama al sistema veneto: Ā«La Regione Veneto ha abolito da 10 anni l’obbligatorietĆ  delle vaccinazioni, eppure le coperture vaccinali sono simili a quelle delle altre regioni dove sono obbligatorie, e nemmeno sono scoppiate epidemie. Questo perchĆ© la popolazione ĆØ ben informata e richiede il vaccino quando sa di correre il reale rischio di contagio. A mio parare, ĆØ più ragionevole lasciare libertĆ  di scelta sulla base di un’informazione corretta e completa. Faccio inoltre notare che in nessun altro paese al mondo vige l’obbligatorietĆ  di vaccinazione di entitĆ  cosƬ esorbitanteĀ».

SISTEMA DI SORVEGLIANZA. Il vero punto su cui si dovrebbe lavorare, sostiene Bellavite, ĆØ l’informazione fornita ai cittadini sui vantaggi dei vaccini, ma anche sui loro possibili rischi, accompagnata da notizie chiare su tutte le altre forme possibili di prevenzione delle principali malattie infettive. Ā«Si sta parlando di casi rari, comunque non si può escludere l’insorgenza di complicanze locali, febbre, convulsioni e a volte anche di malattie autoimmuni. Esiste una pubblicazione delle reazioni avverse, ma ĆØ ferma al 2013, andrebbe aggiornata. Di fatto, il sistema sanitario dovrebbe monitorare gli effetti collaterali di un vaccino attraverso la ā€œsegnalazione dei casi avversiā€ da parte di medici e assistenti sanitari. È stato però appurato che questo sistema di segnalazioni ĆØ ancora ben lontano dall’essere ottimale. L’unica eccezione a me nota ĆØ appunto il Veneto, dove le autoritĆ  hanno accompagnato la libertĆ  di vaccinazione con un buon sistema di sorveglianza, creando persino un numero verde ad hoc a cui i pazienti possono rivolgersi in caso di domande o sospette complicazioniĀ». C’è poi da considerare un altro fattore: Ā«Il sistema di segnalazione tiene conto solo di reazioni immediate, ma un vaccino può innescare reazioni immunopatologiche a distanza di tempoĀ».

ANTIBIOTICI. Bellavite sottolinea che oggi l’urgenza di vaccinarsi ĆØ calata perchĆ© Ā«le malattie infettive sono una delle minori cause di morbilitĆ  e mortalitĆ . Le malattie più diffuse e gravi sono oggi quelle non trasmissibili, come quelle bronco-polmonari, cardiovascolari, psichiatriche, e legate ad articolazioni e muscoliĀ». Pur riconoscendo il ruolo fondamentale dei vaccini nella storia della medicina, Bellavite fa infatti notare che Ā«molte malattie endemiche ed epidemiche (peste, colera, tubercolosi, eccetera) sono scomparse quasi del tutto indipendentemente dalle vaccinazioni, e alcune malattie infettive (come il morbillo e la pertosse) sono calate, almeno per ciò che riguarda la mortalitĆ , prima dell’introduzione dei vaccini. Questo grazie soprattutto a un miglioramento della nutrizione, delle pratiche igieniche pubbliche e private e, per le malattie batteriche, ovviamente per la scoperta degli antibioticiĀ».

EFFETTO GREGGE. Bellavite vuole evidenziare anche i punti deboli della ā€œteoria dell’effetto greggeā€, spesso utilizzata per provare che chi non si vaccina viene protetto dallo ā€œscudoā€ di quanti (la maggioranza) ricorrono alla vaccinazione. Ā«Ricordiamoci sempre che si tratta di un modello statistico-matematico, la cui dimensione reale in molti casi ĆØ difficile da dimostrare. Può essere utile nel momento in cui la malattia infetta la collettivitĆ  e bisogna contrastarla, ma nel momento in cui la malattia cessa di manifestarsi (prendiamo come esempio la poliomielite che in Europa ĆØ scomparsa da tempo e per la quale oltretutto ĆØ stato cambiato il tipo di vaccino) come si fa a verificare l’entitĆ  e il ruolo dell’effetto gregge nel mantenere costante l’assenza della malattia?Ā». Per fare altri esempi, il vaccino dell’antitetanica non può essere valutato con l’effetto gregge, perchĆ© il tetano non ĆØ una malattia che si trasmette per contagio; forti dubbi ci sono anche per la difterite, malattia che probabilmente ĆØ scomparsa dall’Italia non tanto per il vaccino (che ĆØ diretto alla tossina e non al batterio, quindi protegge dalle conseguenze del contagio, non dalla causa) quanto per le migliori condizioni igieniche e per l’uso degli antibioticiĀ».

IL CASO DEL MORBILLO. Per spiegare il paradosso che si ĆØ venuto a creare negli ultimi anni, Bellavite cita l’esempio dell’epatite B: Ā«Questa vaccinazione ĆØ obbligatoria, ma l’epatite virale si trasmette per trasfusioni o per via sessuale con persona affetta. Per quale motivo dunque si dovrebbe vaccinare un neonato? Oppure, l’antipertosse (vaccino obbligatorio) ĆØ poco efficace e la sua protezione dura tre, quattro anni al massimo, quindi può comunque diffondersi con facilitĆ  anche tra persone vaccinate. Il morbillo ĆØ poi il caso più emblematico: per quanto il vaccino sia utile, i casi di persone infette si stanno spostando verso l’etĆ  adulta. Ciò significa che ormai il vaccino imposto ai bambini va ripensato. Se proprio si voleva imporre un obbligo, bisognava cominciare dal personale della scuola e dai mediciĀ».
Secondo Bellavite quindi bisognerebbe riesaminare l’intero sistema e considerare l’approccio alle vaccinazioni in un’ottica di maggiore complessitĆ  e flessibilitĆ : Ā«Fare un unico discorso sui vaccini da imporre a tutti in qualsiasi circostanza non ha molto senso. Sta diventando una corsa forsennata al vaccino, sull’onda di una campagna martellante. Il mio parere ĆØ che sia data la libertĆ  di scelta valutando caso per caso e che soprattutto si tenga conto dell’evoluzione di certe malattie che potrebbe rendere necessario un ripensamento del singolo vaccino. Ma ĆØ fondamentale che alla base ci sia una corretta informazione e un efficiente sistema di monitoraggioĀ».

@fra_prd

Foto Ansa

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