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Parole perse / Sincerità. Non è sufficiente “dire quel che si sente”

Di Pier Paolo Bellini
03 Novembre 2026
Discutere animatamente con Dio non è sacrilegio: alcuni testi biblici superano da destra contestatori moderni come Emis Killa. Il problema non è la protesta, ma è “di fronte a chi”
Emis Killa si esibisce a Locarno il 9 luglio 2026 in occasione della serata inaugurale del festival musicale Moon&Stars 2026
Emis Killa si esibisce a Locarno il 9 luglio 2026 in occasione della serata inaugurale del festival musicale Moon&Stars 2026 (foto Ansa)

La sincerità è un valore che tira, soprattutto tra i giovani: è credibile (si pensa) chi è sincero, chi "dice quello che sente" e lo fa "senza filtri". Sono vero quando non mi adeguo alle aspettative degli altri, quando sono "spontaneo". Una giovane amica qualche giorno fa mi ha suggerito di ascoltare la canzone Dio esiste del rapper Shiva:

«Io sono la prova che Dio esiste/ Anche se ho fatto le scelte egoiste, sparatorie e risse/ Ho pregato solamente nei momenti di disgrazia/ Tipo quando mi hanno dato nove anni in primo grado/ Tipo quando ad un fratello, sì, hanno trovato il cancro/ Devo togliermi la fissa di espormi sinceramente/ Dire le cose che non piacciono alla gente/ Tipo che un genitore morto è meglio di uno assente/ Ho un fratello in una cella, anche un altro che è sottoterra/ Se Dio parla, allora perché, quando lo chiamo, tace?/ Io so che ci sei davvero, nel dubbio sei verità/ E, se non sarò sincero, ti chiedo di aver pietà».

Lettere dall’inferno È una riflessione "sincera" ...

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