Il 2016 della politica internazionale (in anteprima da House of Cards)

Fino all’8 novembre l’agenda della politica mondiale sarà votata al fancazzismo globale. Poi vogliamo metterci di buono i classici primi cento giorni?

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Secondo un calembour in voga nella Russia sovietica, v Pravde net izvestij, a v Izvestijakh net pravdy, ossia sulla Pravda (che in russo significa “Verità”) non ci sono notizie, e nelle Izvestija (“Notizie”) non c’è verità. Per i più giovani, ricordiamo che i quotidiani Pravda ed Izvestija assolvevano, nell’Urss, più o meno, alla stessa funzione che Corriere della Sera e Repubblica assolvono nell’Italia commissariata dalla Troika. Di bello c’è che qui non ti mandano alle Solovki. Naturalmente si scherza solo un po’ per intrattenere i 3 milioni 71 mila disoccupati che si ostinano a non voler agganciare la ripresa. In realtà sul Corriere l’abbiamo letta, l’altro giorno, una notizia. Aldo Cazzullo ha scritto, puntuale e temerario: «È vero: la gestione tedesca della grande crisi non è stata né generosa, né lungimirante. L’America ha investito 900 miliardi di dollari; in Europa non si è visto ancora un euro dei 300 miliardi annunciati da Juncker». Cose da niente. Ma ha poi prudentemente aggiunto: «Isolare ulteriormente la Merkel non ci conviene». Sì, giusto, non isoliamola – non si sa mai di cosa sono capaci i tedeschi se restano isolati, visti i precedenti, da noi, sulla linea gotica. E non facciamo arrabbiare quella pasta d’uomo di Juncker, che non se l’è presa neanche quando han detto che faceva colazione col cognac. Allora che fare? Proviamo a fare il punto.

L’anno 2016 si preannuncia bisesto ed elettorale. Punto uno: ho controllato di persona sul lunario e il 29 febbraio c’è e cade di lunedì – e a scanso di sfighe varie consiglierei di darsi malati. Punto due: m’ha detto l’uccellino che, martedì 8 novembre, vince le elezioni presidenziali Hillary Clinton. Se no, in aggiunta a Merkel e Juncker, si arrabbiano Cia e produttori di House of Cards che, per la quarta stagione, vorrebbero farci l’improvvisata di eleggere presidentessa la bella stangona pro-Lgbt Claire Underwood – con una Robin Wright precisa alla Hillary, che tutti andranno fuori di cocomero. Che così mettono il matrimonio gay obbligatorio anche da noi e la piantiamo di essere terzo mondo. Capisco di avervi spoilerato di brutto il serial, ma la fonte è certa e c’ho il dovere dell’informazione.

Morale: fino all’8 novembre l’agenda della politica mondiale sarà votata al fancazzismo globale. Poi vogliamo metterci di buono i classici primi cento giorni? E arriviamo già al carnevale dell’anno venturo: per cui ti saluto 2016! Che poi anche in Italia si voterà – però non la contano come valida.

Eh sì, ha ragione Aldo Cazzullo: restiamo a letto tutto il 2016. Tanto i disoccupati non scappano e non vogliono mica sposarsi fra di loro.

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