14 braccialetti elettronici sono costati allo Stato 81 milioni di euro in dieci anni

Lo rivela la Corte dei Conti, dopo l’esame della spesa sostenuta dal Viminale per questa misura alternativa, che ha definito «antieconomica e inefficace». Il Ministero dell’Interno però ha già rinnovato il contratto con Telecom.

81 milioni di euro per 14 braccialetti elettronici. Queste le cifre rese note ieri dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti, che evidenziano le spese sostenute dallo Stato nel decennio dal 2001 al 2011 per un misura alternativa al carcere che di fatto non è mai stata utilizzata in Italia. Secondo la Corte dei Conti, la stipula della convenzione con Telecom, l’azienda titolare del brevetto, è stata troppo onerosa: il noleggio, la manutenzione e la gestione operativa della piattaforma tecnologica dei braccialetti sono costati allo Stato 10 milioni  di euro all’anno. Troppi, soprattutto se si pensa che i braccialetti utilizzati sono stati solo 14 rispetto ai 400 disponibili. Il 31 dicembre scorso la convenzione è scaduta e lo Stato ha rinnovato il contratto a condizioni più vantaggiose, ma comunque onerose.

COS’È IL BRACCIALETTO ELETTRONICO. Questo dispositivo, definito braccialetto elettronico, da porsi sulla caviglia o sul polso, dà la possibilità di controllare a distanza e senza oneri diretti di sorveglianza il detenuto agli arresti domiciliari. Un misura alternativa che, almeno sulla carta, permetterebbe di alleviare l’annoso problema del sovraffollamento carcerario. Purtroppo, però, questo strumento innovativo, nei dieci anni scorsi, è stato utilizzato pochissimo, ma la spesa sostenuta dallo Stato è stata, secondo la Corte dei Conti, «antieconomica e inefficace». Il Ministero dell’Interno, però, nonostante le perplessità sull’utilizzo del braccialetto elettronico e sull’ingente spesa connessa, ha rinnovato il contratto con Telecom. Il contratto prevede una miglioria tecnologica e l’aumento del numero di dispositivi utilizzabili, che saranno duemila e non più quattrocento. La Corte dei Conti, però si è espressa negativamente anche su questa nuova convenzione, affermando che sarebbe stato opportuno, anche da parte del Ministero della Giustizia, un esame più accurato prima di procedere al rinnovo del contratto, per evitare il perpetrarsi degli sprechi.