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Zanon (Csm): «Legge anticorruzione equilibrata. Ma non sarà la nuova disciplina a salvarci»

ottobre 31, 2012 Matteo Rigamonti

Nicolò Zanon, membro del Consiglio superiore della magistratura, spiega cosa caratterizza la nuova normativa. «Nell’approvazione di questa legge si è riposta una “attesa messianica” ingiustificata»

«Le norme penali devono essere precise e tassative, per impedire gli abusi di chi le applica». E la nuova disciplina dell’anticorruzione «mi sembra rispondere a tale fondamentale principio costituzionale», il tutto senza «alterare quel complesso impianto di principi e regole» che è il codice penale. È questo in sintesi il giudizio di Nicolò Zanon, membro del Consiglio superiore della magistratura, in merito al ddl anticorruzione, oggi diventato legge dello Stato dopo il voto della Camera. Zanon, che ha voluto ripercorrere con noi alcuni passaggi che hanno portato il Parlamento ad approvare la legge, ha colto l’occasione per mettere in guardia anche dal rischio, sempre presente per chi si occupa di giustizia penale, di riporre un’ingiustificata “attesa messianica” negli strumenti offerti dalla legge, perché, come ci ha ricordato, «le leggi in fondo sono solo strumenti, non possono da sole ricostituire un’etica pubblica, se essa non c’è».

Facciamo un passo indietro. Come mai mercoledì scorso non ha votato il parere del Csm che sollevava alcune critiche all’impianto della legge anticorruzione?
Primo, perché i pareri, per essere tali, devono sempre essere richiesti dal ministro, altrimenti sono qualcosa di diverso. E il ministro non ha chiesto il parere del Csm. Secondo, perché i pareri dati al ministro sono utili quando sono dati in una fase iniziale del procedimento legislativo, non dopo che una delle due Camere ha già votato la fiducia sul testo del disegno di legge. Insomma, i pareri del Csm dovrebbero essere un ausilio tecnico, ma se vengono dati durante il dibattito parlamentare rischiano di essere intromissioni indebite nel processo legislativo. Inoltre, se vengono dati dopo che una delle Camere ha votato la fiducia, e l’altra si appresta a farlo, sono semplicemente inutili perché tardivi, e servono solo a dare indebite pagelle alla politica, con il solito contorno di battage mediatico.

Oltretutto il parere del Csm era già stato anticipato nei suoi contenuti venerdì 19 ottobre da Repubblica. Come mai?
È stata una fuga di notizie vergognosa, non so chi l’abbia orchestrata. L’articolo, infatti, è uscito venerdì 19 ottobre, mentre la sesta commissione, quella che propone il parere al plenum del Csm, si sarebbe riunita solo il lunedì successivo, e il parere è stato poi approvato il mercoledì seguente 24 ottobre. Ed è per questo che il Capo dello Stato ha inviato una lettera molto dura al Csm, che il vicepresidente Vietti ci ha letto all’inizio del plenum. Il presidente Napolitano ha espresso tutto il suo disagio e rammarico denunciando l’avvenuta lesione del prestigio del Csm e dell’istituto stesso del parere.

Come giudica il nuovo impianto dell’anticorruzione?
Reputo la prima parte della legge un passo avanti perché instaura procedure preventive per scongiurare i casi di corruzione nei diversi apparati della pubblica amministrazione. Mi riferisco in particolare ai nuovi organismi di controllo e ai piani di prevenzione dei fenomeni corruttivi. Certo, come sempre c’è il rischio di annegare nella burocrazia, ma è importante avere procedure trasparenti che ostacolino la corruzione.

Nella seconda parte della legge sono contenute le modifiche di alcuni articoli del codice penale. Può esporci le sue considerazioni in merito?
Gli interventi sul codice penale sono sempre delicati: si tratta di non alterare un impianto complesso di principi e regole. E i giudizi dei penalisti sono discordi. Detto questo, mi sembra corretto affermare che siamo di fronte a un’opera riformatrice equilibrata, in adempimento alle richieste degli organismi internazionali ed europei. Questo vale sia per il nuovo reato di corruzione tra privati sia per la fattispecie che punisce il traffico di influenze illecite.

C’è chi dice che la norma sul traffico di influenze illecite sia stata eccessivamente tipizzata. Lei cosa ne pensa?
Le norme penali devono essere precise e tassative, per impedire gli abusi di chi le applica. Si tratta di un fondamentale principio costituzionale. Dopo i vari passaggi parlamentari, anche questa disposizione mi sembra rispondere a tale principio.

La pena massima a tre anni per il traffico di influenze illecite è eccessivamente bassa?
Le polemiche in merito sono sorte perché questa pena edittale massima impedisce che nelle indagini sul reato si possa ricorrere allo strumento delle intercettazioni, dalle quali oggi sembra che nessun investigatore possa prescindere. Ma stabilire quella pena massima è una scelta politica discrezionale del Parlamento, che va rispettata.

Quindi dà un giudizio positivo della nuova legge anticorruzione?
Trovo che sia una legge equilibrata. Forse, anche per effetto del clima di pan-penalizzazione in cui viviamo, nell’approvazione di questa legge si è riposta una specie di “attesa messianica” ingiustificata. Le leggi in fondo sono solo strumenti, non possono da sole ricostituire un’etica pubblica, se essa non c’è.

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