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«Vogliono farci paura, sono malati di violenza»

dicembre 12, 2016 Redazione

Egitto. Dopo le cosiddette “primavere arabe” del 2011, i copti hanno vissuto in uno stato di crescente tensione. Dal 2013 bruciate una quarantina di chiese

Articolo tratto dall’Osservatore romano – Papa Francesco ha chiamato questa mattina Teodoro II, patriarca della Chiesa copto-ortodossa d’Alessandria, per esprimere le sue condoglianze per le vittime dell’attacco alla cattedrale di San Marco in Abassiya, al Cairo. Lo ha reso noto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke. Il Papa ha espresso la sua vicinanza al patriarca e alla comunità copta così duramente colpita, specialmente alle donne e ai bambini che rappresentano il numero più alto fra le vittime, ha riferito Burke. Il patriarca ha ricordato l’espressione di Papa Francesco, pronunciata durante il loro incontro in Vaticano, ossia l’ecumenismo del sangue. Da parte sua, Papa Francesco ha sottolineato che «noi siamo uniti nel sangue dei nostri martiri». Il Pontefice ha promesso di pregare per la comunità copta durante la messa che celebrerà oggi, in occasione festa della Beata Vergine Maria di Guadalupe. Il patriarca ha quindi ringraziato Papa Francesco per la sua vicinanza in questo momento e gli ha chiesto di pregare per loro e per la pace in Egitto, promettendogli di far arrivare il suo cordoglio a tutta la comunità copta.

L’ultimo bilancio ufficiale parla di 25 morti, tra i quali sei bambini, e 35 feriti. Il pacco bomba era stato nascosto in una cappella secondaria. Subito dopo l’esplosione, le forze di sicurezza hanno chiuso l’area attorno alla cattedrale. Il primo ministro egiziano, Cherif Ismail, ha tenuto una riunione straordinaria del governo. Ahmed Al Tayeb, imam dell’università di Al Azhar e massima autorità religiosa sunnita egiziana, ha condannato l’attentato.

Questa mattina si è tenuta una processione in ricordo delle vittime, cui ha partecipato Teodoro II, che al termine ha presieduto la messa nella chiesa della Santa Vergine, nel quartiere di Nasr City, a pochi chilometri dalla cattedrale colpita. Il presidente Al Sisi ha annunciato che prenderà parte alle successive manifestazioni di cordoglio. Il capo dello stato ha inoltre proclamato un lutto nazionale di tre giorni e ha espresso solidarietà e condoglianze alle famiglie delle vittime. Solidarietà e vicinanza alla minoranza copta sono state espresse da diversi capi di stato e di governo.

In una nota, il portavoce della chiesa cattolica egiziana ha dichiarato: «Siamo profondamente colpiti e in pianto per quello che è successo ai nostri fratelli ortodossi e condividiamo il loro lutto con tutto il cuore». Condanna dell’attacco è stata espressa anche dal segretario generale del World Council of Churches, Olav Fykse Tveit. Che ha dichiarato: «Le persone dovrebbero poter adorare Dio in un luogo dignitoso, protetto e rispettoso». L’attentato «è un nuovo grave esempio della vulnerabilità della comunità cristiana in Medio oriente».

Al momento non ci sono rivendicazioni, anche se molti siti considerati legati al cosiddetto stato islamico (Is) hanno pubblicato messaggi di soddisfazione e giubilo per quanto accaduto. Sabato scorso, un gruppo islamico chiamato Hasm, sospettato dal governo di essere legato alla fratellanza islamica (dichiarata fuorilegge), aveva rivendicato un attentato dinamitardo avvenuto il giorno prima e nel quale erano stati uccisi sei agenti di polizia. Sotto shock la comunità copta, da sempre nel mirino dei jihadisti. «C’è stato un grande boato che ha fatto tremare l’edificio. Nei primi secondi non si vedeva nulla a causa della polvere. Poi ho visto le vittime a terra coperte di sangue tra calcinacci e rottami. E poi grida, confusione, detriti» ha detto un testimone alla stampa. «Vogliono farci paura, sono malati di violenza» ha detto un altro testimone. La cattedrale copta di San Marco in Abassiya è la più antica chiesa d’Africa. I copti rappresentano circa il dieci per cento della popolazione egiziana. Come sottolineano diversi analisti, dopo le cosiddette “primavere arabe” del 2011 e la destituzione di Hosni Mubarak, i copti hanno vissuto in uno stato di crescente tensione. Tra il 2012 e il 2014 ci sono stati circa quaranta aggressioni e attacchi a chiese e gruppi di fedeli copti. Basti pensare, poi, che nell’estate del 2013 sono state bruciate almeno 39 chiese.

Foto Ansa

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