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Vietnam, un segno di speranza dopo sessant’anni di divisioni e di intolleranza comunista (con la connivenza dell’Occidente)

novembre 19, 2013 Piero Gheddo

Prima Messa a Saigon in memoria del presidente Diem: finalmente un fatto di pacificazione reale. Padre Gheddo ripercorre la lunga guerra e l’oppressione staliniana che per troppi anni hanno devastato il paese. Anche per colpa nostra

Leggo su AsiaNews una notizia dal Vietnam che mi riempie di gioia, perché significa che la frattura fra Nord e Sud, creatasi dopo la colonizzazione francese, è stata almeno in parte superata. A Saigon (oggi Ho Chi Minh City) si è potuto celebrare all’aperto una S. Messa in memoria di Jean Baptiste Ngo Dinh Diem, primo presidente cattolico del Sud dal 1953 quando l’accordo internazionale di Ginevra stabiliva la nascita dei due Vietnam (Nord e Sud), al 2 novembre 1953, quando venne assassinato assieme al fratello nel colpo di Stato compiuto dai militari sostenuti da Washington. Nazionalista e patriota, egli rappresentava per molti vietnamiti l’alternativa al regime comunista di Ho Chi Minh nel Nord, che già dal 1954 prometteva per radio che avrebbe “liberato” il Sud dai “colonialisti” francesi e americani. Ngo Dinh Diem è sempre stato demonizzato dal regime di Hanoi come fosse una specie di Hitler. Il fatto che permettano ai suoi molti devoti una manifestazione pubblica in sua memoria ha un significato notevole.

La lunga “guerra del Vietnam”, che infiammò l’Occidente a sostegno del Nord contro il Sud, nacque in quegli anni e durò fino al 1975, quando il Sud, abbandonato dagli americani, venne occupato dal Nord e tutto il Vietnam precipitò nel comunismo di tipo staliniano. È solo un esempio di come l’Occidente, cioè l’opinione pubblica occidentale, nei sessant’anni che ci stanno alle spalle ha preso spesso solenni cantonate nel giudicare e decidere le politiche da seguire in paesi lontani e diversi dai nostri (come succede quasi sempre ancor oggi riguardo ai paesi islamici). Il caso del Vietnam rimane esemplare e merita di essere raccontato.

Nel 1953 c’erano due Vietnam riconosciuti internazionalmente (come c’erano le due Coree e le due Germanie): al Nord un regime comunista sostenuto da Russia e Cina che statalizzava l’economia e perseguitava le religioni (specialmente i cristiani), provocando la fuga di circa due milioni di nord-vietnamiti verso il Sud, governato da Ngo Dinh Diem, che all’inizio rispettava le libertà di religione e di stampa, di partiti e sindacati.

Nei primi anni il Vietnam del Sud, con gli aiuti francesi e americani, si sviluppava rapidamente, mentre al Nord peggiorava il livello di vita della gente, anche perché la dittatura diventava sempre più insopportabile. Nel 1957 incominciano i boicottaggi e gli attentati terroristici al Sud, dal Nord arrivano i “volontari” e gli aiuti militari per sollevare la gente del Sud contro il governo. Nel 1959 inizia la guerriglia condotta dai vietcong (partigiani locali) e dai militari nord-vietnamiti, che entrano clandestinamente nel Sud Vietnam dal Nord, da Laos e Cambogia. Il presidente Diem limita le libertà democratiche e chiede aiuti e consiglieri militari agli Usa. Nell’ottobre 1953 John Kennedy manda i primi reparti di marines per difendere il Sud, come già gli Usa avevano combattuto la guerra in Corea (1950-1953). E ancor oggi abbiamo due Coree.

In Vietnam succede il contrario. Diem non vuole americani combattenti nel suo paese, ma dopo il suo assassinio il 2 novembre 1963 i generali al potere spalancano le porte alla potenza militare americana. Infatti, gli Stati Uniti, pagando un pezzo altissimo (circa 58 mila morti americani!), hanno condotto in Vietnam una guerra che era impossibile vincere, con aerei, bombardamenti, cannoni e missili, non contro un esercito, ma guerriglieri che terrorizzavano la gente a livello di villaggi, mettevano bombe lungo le strade, compivano attentati terroristici anche nelle città. Il paese era diviso “a macchie di leopardo”, come si diceva.

Invitato dall’arcivescovo di Saigon, Nguyen Van Binh, ho potuto viaggiare in quegli anni con missionari francesi o preti vietnamiti, visitando tutto il Sud e ho visto che ovunque la gente scappava dalle zone “liberate” per rifugiarsi in quelle tenute dall’esercito sud-vietnamita! Ho visitato villaggi che i vietcong occupavano per pochi giorni compiendo assassini mirati, impiantando il “tribunale del popolo” e massacrando i “collaborazionisti”, cioè il capo villaggio, i poliziotti, i capi delle cooperative, il catechista, l’infermiera, il giudice di pace, chiunque avesse una qualsiasi autorità! Ma quando Avvenire e Mondo e Missione pubblicavano le mie corrispondenze, anche fra i cattolici c’erano quelli che non mi credevano! Questa era la cultura dominante di quel tempo.

In quegli anni si è affermata la “terza forza” politica del Vietnam del sud, nata dal dialogo fra cattolici e buddisti iniziato nel 1996 per iniziativa di Paolo VI e formata da cooperative, sindacati, partiti, gruppi per i diritti dell’uomo, associazioni studentesche, associazioni di buddisti e di cattolici. La terza forza non voleva la dittatura filo-americana e nemmeno un regime comunista: chiedeva la pace nella libertà e nella giustizia ed ha avuto un peso notevole nel far cessare la guerra, con manifestazioni pacifiche contro il governo.

Gli “Accordi di Parigi” del 27 gennaio 1973, firmati dalle due forze combattenti del Nord e del Sud, proclamavano la fine della guerra tra Nord e Sud, riconoscevano la “terza forza” come soggetto politico e assicuravano un governo che doveva rispettare la libertà di stampa e di religione, libere elezioni, pluralità di partiti, libertà di attività economiche, eccetera. Nel marzo dello stesso anno gli americani si ritirano, il Nord manda nel Sud l’esercito regolare, la guerriglia diventa guerra totale di eserciti e, nell’aprile 1975, l’esercito nord-vietnamita entra trionfante in Saigon, la capitale del Sud, e inizia il secondo grande esodo di circa 1,5-2 milioni di vietnamiti che fuggono dal loro paese ormai entrato, come diceva Solzenicyn, “nell’eternità comunista”.

Dopo l’aprile 1975, i bonzi buddisti, che nel 1963-1964 si immolavano dandosi fuoco nelle piazze contro la dittatura militare filo-americana, hanno continuato a protestare allo stesso modo contro la dittatura del Pcv (Partito comunista vietnamita), ma non hanno più avuto fotografi e televisioni occidentali pronti a riprenderli: il Vietnam era ormai tutto “liberato” e i mass media occidentali non hanno più informato sulle vicende di questo popolo. E quando è iniziato l’esodo dei vietnamiti e dei cambogiani dai loro paesi a rischio della vita, spesso si scriveva che erano i ricchi che fuggivano per non dover sopportare le fatiche della ricostruzione!

Con l’aprile 1975 inizia per buddisti e cattolici una vera persecuzione, che continua ancor oggi e per i “montagnards” (i tribali animisti e cristiani delle montagne vietnamite) un vero genocidio, lontano da qualsiasi interferenza straniera (come sta avvenendo in Tibet con la Cina).

Dopo la metà degli anni Ottanta, il Vietnam ha scelto la via del liberalismo economico congiunto con il pugno di ferro della dittatura e oggi registra un forte tasso di crescita economica. Ne siamo contenti, ma la persecuzione contro le religioni continua fra alti e bassi come prima. La celebrazione della S. Messa in memoria del presidente patriota del Vietnam, Ngo Dinh Diem (sempre demonizzato dal regime di Hanoi), è un piccolo segno positivo che speriamo possa avere seguito e dare al Vietnam quella “pace autentica” secondo gli Accordi di Parigi, firmati anche da Hanoi nel 1973.

Tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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1 Commenti

  1. interessantissimo!… abbiamo molto da ricordare, e da imparare…

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