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«”V” per velo, “m” per moschea, “p” per preghiera islamica». Così si insegna l’alfabeto in Egitto

maggio 8, 2013 Leone Grotti

Ci sono due motivi per cui i cristiani copti in Egitto continuano ad essere perseguitati: il primo riguarda l’educazione, il secondo la legge

Molti cristiani copti pensavano che dopo la Rivoluzione del 25 gennaio e la caduta di Hosni Mubarak la loro condizione sarebbe migliorata. Ma a neanche un anno dall’elezione al potere dei Fratelli Musulmani, con Mohamed Morsi presidente, si sono ricreduti. Da allora 26 chiese sono state attaccate, alcune di queste bruciate, e 59 copti sono stati uccisi. La situazione è piuttosto peggiorata e la violenza da parte di Fratelli Musulmani e salafiti nei confronti dei cristiani è aumentata.

PROBLEMA EDUCATIVO. Uno dei motivi per cui in Egitto la discriminazione dei cristiani copti continua è il sistema educativo. Secondo l’esperto egiziano Kamal Mougheeth, intervistato da Ahram Online, «la scuola dovrebbe diffondere l’idea di una comune cittadinanza per tutte le diverse fazioni egiziane. I bambini cristiani, cresciuti con il crocifisso appeso al muro, e i musulmani, abituati al Corano sul tavolo, dovrebbero imparare a concentrarsi su simboli nazionali comuni. Dovrebbero imparare ad amare qualcosa in comune».

RETORICA ANTICRISTIANA. Se questo non succede è perché «a partire dagli anni 70 la retorica anticristiana dei libri scolastici è aumentata», continua Mougheeth. «Negli anni 80 mi ricordo che i libri scolastici insegnavano che la Bibbia è un testo inventato». Ai bambini l’alfabeto viene insegnato attraverso i contenuti dell’islam: «”V” per velo, ad esempio, “m” per moschea, “p” per preghiera islamica. I bambini cristiani sono costretti a imparare versi del Corano». Così, afferma Mounir Megahed, coordinatore degli Egiziani contro la discriminazione religiosa, «i musulmani che studiano cominciano a sentirsi superiori perché la loro religione è quella ufficiale dello Stato mentre i cristiani cominciano a sentire che sono costretti a fare cose che non vorrebbero». Spesso alcuni insegnanti islamici incitano all’odio verso i compagni di classe cristiani.

RISPETTO DELLA LEGGE. Bisogna poi aggiungere il clima di impunità che regna in Egitto. Per il massacro di Maspero del 2011, quando 25 copti sono stati uccisi, non è stato trovato nessun colpevole. La stessa cosa, per ora, vale per gli attacchi ai cristiani nel quartiere di al-Khusus e alla Cattedrale del Cairo. Le misure prese dai Fratelli Musulmani per difendere i cristiani non convincono Megahed: «I criminali sentono di potere fare quello che vogliono. Non abbiamo bisogno di gruppi di sessioni di riconciliazione ma del rispetto della legge. Oggi chiunque può diffondere una voce che può trasformarsi in tragedia. In un paese dove la legge viene rispettata, chi incita all’odio viene punito. Ma non qui».

REGIME ISLAMICO. Indicativo il fatto che Morsi non abbia mai visitato una chiesa: «Dice di essere presidente di tutti gli egiziani ma non è mai entrato in una chiesa da quando è in carica. Neanche una volta. Non ci può essere un miglioramento della situazione dei copti sotto il regime di Morsi». Da tempo i cristiani hanno chiesto al governo di creare delle regole uniche per la costruzione di moschee e chiese, oggi discriminate: «Non ci sarà nessuna legge – conclude Megahed – semplicemente perché non vogliono riconoscere il valore dei cristiani in Egitto».

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2 Commenti

  1. ragnar scrive:

    Ogni paese ha i suoi pesi morti. L’Egitto ha i copti, gli USA hanno i latinos, il Sudafrica ha i negri (pardon, neri), la Germania ha i turchi, l’Italia ha i terroni… e dopo questa perla di saggezza posso ritirarmi

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