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Un popolo di cristiani nati per vivere e l’astio verso la vita che nasce da Cristo

febbraio 27, 2012 Luigi Amicone

A proposito dell’ultima copertina del settimanale L’Espresso (“La marcia di Cl”), proponiamo l’editoriale che appare sul numero 08/2012 di Tempi in edicola.

Marina è morta in un lampo. Alessandro si era spento pochi anni prima di lei, in dodici mesi di calvario. Alessandro collaborava a Tempi. Marina era sua moglie. Lunedì 20 febbraio, durante il suo funerale, due cose ci hanno sovrastato: quella Basilica di San Nazzaro, colma di amici degli sposi oggi riuniti in Paradiso e straripante di figli, amici dei figli e di amici degli amici. E poi una preghiera dei fedeli, quella «per Comunione e Liberazione» (il movimento di don Giussani, cioè l’uomo, come dice don Massimo Camisasca, superiore della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, che «ha salvato dalla morte un’intera generazione di giovani»).

Ecco, questo episodio per dire quale distanza ci può essere da un popolare predicatore di cristianesimo buono per l’aldilà (l’ex ragazzo della via Gluck il cui Dio per malati terminali ha rampognato due giornali e un giornalista) e «i cristiani ci sono per vivere, non per prepararsi alla vita» (parole di Pasternak in Dottor Zivago, citate nell’omelia per Marina da un virile sacerdote), rappresentati in maniera imperfetta ma, come si dice, “plastica”, da tanta di quella gente assiepata in San Nazzaro.

Altrove, in questi giorni in cui è ricorso il settimo anniversario dalla morte del “Giuss” (22 febbraio 2005), altra gente si è affacciata (o si sta dando un bel da fare) per marchiare e sfigurare “i ciellini” con mezzi anche un po’ più duri dei ruspanti cazzotti da anni Settanta. Ma ancora una volta, ieri come oggi, se chiedete a quest’altra gente la ragione del suo astio, se lo chiedete a un marcantonio come Dario Fo o a un boscaiolo con l’accetta giudiziaria conficcata in qualche bel tronco giussaniano, state tranquilli, al fondo di ogni loro argomento non troverete altro che quell’astio lì, ormai più che bimillenario, per la pura e semplice vita nata (nell’aldiqua) da Gesù Cristo.
Twitter: @LuigiAmicone

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3 Commenti

  1. Benedetta Frigerio scrive:

    Grazie direttore!

  2. simona elli scrive:

    Grazie, davanti ai fatti miracolosi solamente è possibile rendersi conto della differenza! ed è questa la rabbia, la stessa del Sinedrio davanti ai miracoli di San Pietro… Simona

  3. Fernando Vertemara scrive:

    Il sacerdote giornalista mons. Claudio Sorgi (autore di «Faccia da prete», «Il mondo cresimato», ideatore e conduttore (anni 80)della trasmissione di Canale 5 «Le Frontiere dello Spirito» ecc. ecc.), in un suo articolo dal titolo «L’obiezione e la speranza», scriveva:”…Il «caso serio» nella storia di un uomo, il caso serio a cui nessuno può sfuggire è proprio questo. Uno può rimandare i conti con tutte le verità del Credo e perfino con Dio, da un punto di vista almeno psicologico. Ma non può rimandare nemmeno di un istante i conti con la morte. Porsi domande sul «dopo» è inevitabile. La risposta cristiana esaurisce i due aspetti del problema, asserendo la continuità «tra la vita presente nel Cristo e la vita futura e, insieme, «la rottura radicale tra il presente ed il futuro in base al fatto che , al regime della fede, si sostituisce quello della piena luce»….” (Alcune di queste affermazioni sono contenute nella «Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica “Recentiores Episcoporum Syinodi” su alcune questioni concernenti l’escatologia», promulgata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 17 maggio 1979, con l’approvazione e per disposizione di Papa Giovanni Paolo II).

L’Osservatore Romano

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