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Torna “So”, l’imperdibile capolavoro di Peter Gabriel

luglio 11, 2012 Carlo Candiani

Chi entra a visitare La stanza di Elvis, sa che abbiamo già magnificato il capolavoro di Paul Simon, Graceland, affascinante lavoro musicale datato 1986, con il quale il piccolo grande songwriter newyorkese dava il via alla stagione della world music, quel genere musicale dove il pop angloamericano si unisce alla tradizione popolare di altri continenti. […]

Chi entra a visitare La stanza di Elvis, sa che abbiamo già magnificato il capolavoro di Paul Simon, Graceland, affascinante lavoro musicale datato 1986, con il quale il piccolo grande songwriter newyorkese dava il via alla stagione della world music, quel genere musicale dove il pop angloamericano si unisce alla tradizione popolare di altri continenti. Come già accennavamo, coincidenza volle che quasi contemporaneamente, con pochissimi mesi di differenza, Peter Gabriel, ex componente e “ideologo” dei Genesis, con una carriera da solista molto ben avviata, pubblicasse So che, come il lavoro sudafricano di Simon, apriva al mondo dei suoni sub – sahariani.

Sarebbe più esatto dire “ai ritmi” africani. Questo  ellepì rimane profondamente una produzione pop – rock nella sua scrittura, ma in fase di arrangiamento si avvale di una importante,e inedita a quel tempo, partecipazione di musicisti africani. Nomi che da lì in poi diventeranno ospiti prestigiosi in diverse altre session: Manu Katche alle percussioni e Youssou N’Dour all’accompagnamento vocale. Ma intorno a lui, Peter Gabriel riunisce per questo disco una vera e propria factory: Richard Tee, Stewart Copeland (già ex Police), Jim Kerr, Nile Rodgers, una sezione fiati capitanata da Mark Rivera e Kate Bush, con la sua voce da brivido. Il tutto sotto la regia di Daniel Lanois, produttore di Bob Dylan e degli U2.

Ne esce una breve ma intensa lista di brani irresistibili, una playlist che raramente si può trovare su un solo disco di inediti: ballate dal suono etnico come Red Rain e In your Eyes, quelle di diretta emanazione pop (Don’t give up e Mercy street) fino al funky super ballabile di Big Time e Sledgehammer. Proprio quest’ultimo titolo fu occasione di polemica tra fan: c’è chi accusò Gabriel di “copiare” le atmosfere “dance”, con le quali il suo ex socio dei Genesis, Phil Collins, stava mietendo grande successo di pubblico e vendite, grazie al titolo di riferimento Sussudio. Polemiche che durarono lo spazio di un mattino, agitate forse più dagli orfani della prima formazione dei Genesis che dagli stessi artisti che, comunque, confermarono il gelo calato nel loro rapporto personale. Piccola digressione letteraria: il “martello da fabbro” del titolo (Sladgehammer), sembra proprio riferito all’organo sessuale maschile, come il video Mtv dell’epoca conferma. 

So quindi rimane, insieme a Graceland uno spartiacque, quasi una Colonna d’Ercole in mezzo al decennio degli Ottanta: una barriera temporale tra la miglior produzione pop – rock e le rimasticature, a opera anche degli stessi campioni, che verranno sciroppate da lì in poi al popolo rockettaro, fino ai nostri giorni.

Abbiamo ripercorso la storia di So perché Peter Gabriel ha deciso di ripubblicare entro settembre una versione deluxe di questo cd, anch’esso al venticinquesimo anno di età, e di riproporre gran parte dei brani di So nella tournèe prevista tra gli Stati Uniti e il Canada, che vedrà la partecipazione di gran parte di artisti che contribuirono alla realizzazione del disco. Tra i quali anche di Youssou N’Dour, diventato nel frattempo ministro della Cultura e del Turismo in Senegal.  Una segnalazione felicemente obbligata, quindi, per riscoprire sempre più la gioielleria del rock che, nonostante gli anni, rimane lucente e brillante, per indicare ai posteri la strada maestra della musica che ha cambiato la storia del canto e della danza del secolo scorso.

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