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Un piccolo isignificante posto per una testimonianza non inutile. La lezione dei martiri missionari del Pime in Cina

luglio 24, 2015 Piero Gheddo

Gheddo rilegge la lettera scritta ai confratelli dal superiore generale del Pime dopo una visita alle diocesi fondate dall’Istituto in Cina dal 1858 al 1949

alberico_crescitelli_pimeitm_pcn_netEcco una sintesi commentata della lettera che il Superiore generale del Pime ha mandato ai suoi confratelli, dopo un viaggio in Cina.

Il padre Ferruccio Brambillasca di Agrate Brianza (Mb), dopo cinque anni di India e 15 in Giappone, nel 2013 è stato eletto Superiore generale del Pime ed ha visitato le missioni in cui è presente l’Istituto. Nel giugno scorso è stato in Cina, visitando le sei diocesi fondate dal Pime dal 1858 al 1949, quando Mao prese il potere nel continente cinese: la prima è Hong Kong e poi le altre cinque nell’interno del paese.

Nella lettera ai confratelli, padre Ferruccio nota che la Cina attraversa un tempo di grandi cambiamenti e scrive: «È interessante notare come in Cina la Chiesa ha bisogno di missionari in grado di costruire non più grosse strutture o progetti insostenibili, ma missionari-formatori innamorati di Cristo, capaci di costruire personalità, cioè formare sacerdoti e religiosi e anche laici che sappiano portare avanti la propria chiesa e il proprio carisma». Padre Ferruccio aggiunge che la presenza di missionari stranieri «dev’essere molto discreta e umile, capace di un annuncio silenzioso che sembra non cambiare nessuno, ma cambia te stesso e cambiando te trasforma le realtà che ti circondano, anche in Cina!».

Il Superiore generale non entra in particolari tecnici (come si può entrare in Cina, che professione svolgere, eccetera), ma dichiara: «Il Pime credo che abbia ancora qualcosa da dire in Cina: non solo nelle grandi città dove forse è più facile una presenza come la nostra, ma anche nelle nostre ex missioni dove la presenza (anche saltuaria…) di qualcuno di noi può essere un aiuto al clero e ai religiosi locali (ci sono ancora istituti religiosi femminili fondati dai nostri padri)». Insomma, c’è in Cina «un piccolo posto per una testimonianza evangelica che sicuramente non è inutile».

Poi descrive le visite alle ex missioni del Pime e ai luoghi del martirio del santo Alberico Crescitelli (nella foto in alto), ucciso nel 1900, dei sei missionari in Cina e uno ad Hong Kong uccisi negli anni della guerra mondiale e scrive: «Buona parte del viaggio in Cina, è stata una vera esperienza spirituale (quasi un pellegrinaggio per una formazione continua…) che ha sicuramente da insegnare qualcosa a tutti noi».

Cosa ci insegnano i martiri e le ex missioni della Cina? Primo, i nostri missionari, fin dall’inizio, «erano sempre attenti, nei modi di vestire e costruire strutture, alla cultura e ai costumi locali». Secondo, nei villaggi cristiani la pastorale era «fondata su due caposaldi: la vita comunitaria e la preghiera».

Padre Ferruccio è rimasto impressionato da questo fatto: nei luoghi del martirio dei nostri missionari non è rimasto nulla di cristiano e scrive: «Mi chiedevo: a cosa è servito il loro martirio? Ha ancora valore per l’evangelizzazione un martirio del genere? Cosa ci ha “guadagnato” l’Istituto con il martirio dei nostri confratelli?». Sono domande «nude e crude» che, se viste positivamente, «potrebbero farci riflettere seriamente sulla nostra vita missionaria».

Nel settembre 2016, ad Hong Kong si svolgerà il Consiglio plenario dell’Istituto, con superiori e rappresentanti di tutte le missioni, che ha il compito di monitorare il cammino del Pime e dare un orientamento forte per la nostra vita personale di missionari e le iniziative di evangelizzazione che si portano avanti. Viviamo in un tempo in cui non si capisce più bene cos’è la “missione alle genti”, cioè la Chiesa “in uscita” verso i popoli più poveri in tutti i sensi, a partire dalla povertà spirituale che faceva dire alla santa Madre Teresa: «La più grande disgrazia dell’India è di non conoscere Gesù Cristo». Era impegnatissima per aiutare i poveri, ma anzitutto per annunziare la salvezza in Cristo, poi tutto il resto.

Padre Ferruccio scrive: «I nostri martiri in Cina (e non solo…) hanno dato una risposta precisa: hanno donato la vita intera con una grande fedeltà quotidiana… L’Istituto serve alla missione della Chiesa quando in ogni luogo ad esso assegnato, anche insignificante, noi missionari ci coinvolgiamo pienamente con amore e dedizione per le persone (anche poche…) che vivono in quel luogo e in quel periodo storico. Io, come missionario del Pime, “servo” all’Istituto e alla Chiesa quando le mie parole, i miei progetti e le mie aspirazioni sono in armonia con l’amore pieno e sincero che l’Istituto riversa nei luoghi e nei tempi storici della sua missione, anche quando questo sembra non portare a nessun risultato concreto o non ha cambiato situazioni che mai cambieranno».

Padre Ferruccio e i suoi consiglieri, discutendo per trovare una sintesi tematica, che aiuti tutti i missionari a riflettere fino al prossimo Consiglio Plenario, lanciano questo slogan: “Uomini nuovi in strutture nuove”, che riflette bene la presenza dei nostri missionari nell’interno della Cina (e anche dell’Algeria e di altre missioni).

«Ecco cosa serve alla Chiesa e al Pime, per riprendere la riflessione iniziata in questa lettera. Certamente, il martirio di san Alberico e degli altri nostri confratelli uccisi in Cina è servito a me in quanto padre del Pime e a tanti altri nostri confratelli. Non in quanto questo martirio è una “gloria” per l’Istituto, ma perché pone a tutti noi la domanda fondamentale che dobbiamo porci: come il nostro Istituto sta servendo oggi la missione della Chiesa e come io, missionario del Pime, servo oggi l’Istituto e la Chiesa? In questi giorni, noi della Direzione Generale, stiamo preparando il programma del prossimo Consiglio Plenario che si terrà ad Hong Kong nel settembre 2016»… Per spiegare brevemente il tema principale del prossimo Consiglio Plenario, «penso che il Pime abbia bisogno di uomini nuovi che sappiano ascoltare molto, per imparare le parole che le persone a cui siamo mandati possano capire; parole di senso che toccano il cuore di chi ci ascolta e non uomini che calunniano o offendono le persone con le quali lavorano o vivono. Solo missionari con spirito nuovo possono rinnovare le nostre strutture (ancora troppe e difficili da gestire…), che hanno bisogno di essere rinnovate attraverso un nuovo modo di concepire la nostra presenza e la nostra missione».

«A conclusione dell’anno dedicato al nostro Fondatore, chiedo per il nostro Istituto, sull’esempio di monsignor Angelo Ramazzotti che ha saputo rinnovare la Chiesa con l’idea di missione “ad extra”, la grazia del rinnovamento, non solo “ad extra”, ma anche “ad intra”, affinché tutti possiamo essere una “cosa sola” nel vivere la missione che la Chiesa ci ha affidato. L’Istituto, nonostante le sue debolezze, continua a servire con fedeltà la missione della Chiesa; e noi missionari del Pime, presi singolarmente, possiamo dire di continuare a servire con spirito sempre rinnovato l’Istituto e la Missione della Chiesa? Buona Missione a tutti!».

tratto dal blog di Piero Gheddo


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