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Terra Nova chiude e War Horse delude, che sta succedendo a Spielberg?

marzo 12, 2012 Paola D'Antuono

La serie tv con dinosauri e super effetti speciali prodotta dal regista non avrà una seconda stagione. Ma anche al cinema le cose il maestro non vanno molto meglio: cosa sta succedendo al papà de Lo squalo?

Bye Bye Terranova. La Fox ha rinunciato a produrre la seconda stagione della serie fantascientifica prodotta da Steven Spielberg). Una media di 7 milioni di telespettatori in America (e una manciata in Italia) non sono bastati per convincere la casa di produzione a investire ancora nelle avventure della famiglia Shannon e del capitano Taylor.

L’annuncio, come sempre più spesso avviene in questo periodo, l’ha data uno dei protagonisti, Jason O’Mara, in 140 caratteri: “Terra Nova è stato cancellato per decisione della Fox – Stiamo provando a trovare un altro network per realizzarlo. Stand by”. Difficile però trovare in fretta qualcuno disposto per esempio a sborsare 20 milioni di dollari solo per realizzare la prima puntata. Un tonfo forse inaspettato per il maestro Spielberg, che a dirla tutta non attraversa proprio un bel periodo da quando ha deciso di dedicarsi alle serie tv e alla produzione cinematografica contemporaneamente. L’anno scorso presentò Falling Skies, serie tv sull’eterna lotta tra gli alieni e gli umani che non convinse nessuno ma di cui, misteri della tv, è già stata ordinata la seconda serie. Ma al vecchio Steven il linguaggio seriale deve piacere davvero molto, perché in Usa stanno già andando in onda le prime puntate di The River e Smash, in cui ovviamente c’è lo zampino del regista di E.T. Entrambe sono state accolte un po’ freddamente dagli ascoltatori, facile ipotizzare che un eventuale persistere di trend negativo potrebbe portarle velocemente alla cancellazione.

Ma siccome il cineasta non ama stare con le mani in mano, anche il cinema è stato preso d’assalto dalla sua vena creativa e produttiva. Alla fine del 2011 nelle sale di tutto il mondo arrivava Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno, film in motion capture e in 3D che prometteva di sbalordire lo spettatore. In molti attendevano con ansia il ritorno di Spielberg dopo il mediocre Indiana Jones e il teschi di cristallo. La critica si è divisa equamente: per alcuni un grande ritorno, per altri un’operazione commerciale noiosa e con poco da dire. Ma l’operoso sceneggiatore, produttore e regista dal cilindro sta per tirare un’altra pellicola, che arriva nei cinema pochi mesi dopo (in Italia lo scorso 17 febbraio): War Horse, la storia di un’amicizia tra una ragazzo e un cavallo sullo sfondo della Prima Guerra Mondiale. Il film conquista sei candidature all’Oscar, non ne vince nessuna e nemmeno il pubblico sembra apprezzare l’ultima fatica. Specie in Italia, dove il papà di E.T. e Lo squalo è sempre stato considerato un genio.

Ma cosa è successo a uno degli esponenti più rappresentativi della vecchia guardia del cinema americano? Alcuni lo hanno già bollato come “finito”, dati gli ultimi innegabili insuccessi, ma la sensazione è che Spielberg abbia semplicemente esagerato, dedicandosi a decine di progetti che non hanno incontrato il favore del pubblico e che magari non avevano quella capacità di affascinare lo spettatore propria dei suoi lavori precedenti. Il 3D è di sicuro la nuova moda del momento e la fantascienza vive una seconda giovinezza, ma i gusti dei cinefili sono cambiati, si sono affinati e Spielberg appare un po’ lontano dal pubblico in questo momento, così propenso com’è a realizzare opere imponenti ma che non sanno conquistare più il botteghino. Eppure fermare la sua corsa sembra impossibile: il maestro sta già lavorando a un kolossal su Abramo Lincoln, alla riduzione cinematografica del libro di Daniel H. Wilson, Robopocalypse e alla produzione di Men in Black III. Speriamo solo che non finisca per schiantarsi.

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