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Termina l’occupazione della cattedrale di Palermo, me per gli operai Gesip non c’è soluzione

settembre 13, 2012 Chiara Rizzo

La città di Orlano nel caos. Una delle municipalizzate non ha più soldi per gli stipendi. In 1800 protestano per le strade e un gruppo, dopo l’occupazione, libera il duomo. Stamattina un arresto

Si sono accampati per giorni proprio lì, nel punto in cui riposano i grandi re che fecero della Sicilia il centro del mondo: tra la tomba di re Ruggero II d’Altavilla e quella del nipote imperatore Federico II di Svevia. I dipendenti della partecipata comunale Gesip, che per otto giorni (sino a stamattina) hanno occupato la cattedrale di Palermo, hanno scelto quel punto per la loro protesta forse nella speranza di un ritorno alla grandezza, che per la città è solo un ricordo alle spalle.
Gesip, la società che si occupa della gestione di alcuni servizi per il comune (pulizia di edifici pubblici e scuole, cimiteri, etc) – esattamente come Amia, la municipalizzata per la gestione dei rifiuti, o il personale Ata (collaboratori scolastici) – è ormai in uno stato che va oltre il fallimento. Con montagne di debiti alle spalle, Gesip è infatti riuscita a pagare gli stipendi dei 1800 dipendenti, da gennaio 2012, solo con un decreto emergenziale della Protezione civile, che ogni mese ha “sganciato” una tranche di Fondi europei da circa 5 milioni di euro.

Questo perché nessun politico – né al Comune, commissariato dopo la gestione Cammarata e poi passato al neo sindaco Leoluca Orlando, né in Regione – ha voluto mettere mano al problema reale per risolverlo: Gesip è un carrozzone, nato come uno degli ultimi decreti della giunta del sindaco Orlando (sempre lui) nel 2001, che negli anni è stato gonfiato a dismisura dai clientelismi tanto dei sindaci che dei presidenti della Regione. Fino a raggiungere le dimensioni attuali, 1.800 dipendenti, senza avere dall’altra parte alcuna capacità economica per esistere e resistere alla crisi, tanto più in un comune dove, dopo anni di dissenate gestioni, il debito è una voragine nel bilancio: così si è creato un cortocircuito.

Il governo da Roma ha imposto uno stop all’ennesimo rinnovo del decreto della Protezione civile perché, quella che era nata come emergenza a gennaio, era ormai diventata un’emergenza cronica. Il comune di conseguenza ha dovuto recidere il contratto con la municipalizzata, dato che non poteva pagare gli stipendi, pur avendo un disperato bisogno dei servizi che Gesip garantisce (le stesse sorti comunque toccano anche all’Amia). A farne le spese sono gli unici che in effetti in tutta questa situazione non hanno alcuna responsabilità, vale a dire i 1.800 dipendenti di Gesip: 1.800 famiglie e ancor più bocche da sfamare che da un mese non hanno più uno stipendio, e ora perdono anche gli eventuali assegni familiari erogati dal comune per le fasce più deboli.

L’OCCUPAZIONE. La maggior parte dei lavoratori Gesip, e in particolare quelli legati ai sindacati, hanno dunque scelto di protestare ogni giorno scendendo in piazza con dei cortei che hanno attraversato il centro della città, e che hanno comportato la paralisi del traffico di auto e mezzi pubblici. Un gruppo più ridotto, composto da personale non legato ad alcun sindacato, ha scelto di radicalizzare la protesta: durante i cortei sono stati rovesciati per la strada cassonetti e relativi cumuli di immondizia, e sono apparsi rifiuti ingombranti (mobilia soprattutto) usati quasi come barricate. Le marce si sono drasticamente allungate, nei giorni, fino a bloccare longitudinalmente l’intera città sin quasi al porto.

Il solito gruppo ridotto di dipendenti, inoltre, ha scelto anche un insolito sit e ha occupato la cattedrale normanna della città per circa una settimana, arrivando a bloccare l’ingresso dei turisti all’interno, a bivaccare con materassi e bevande nelle navate, e a esporre striscioni di protesta dalle guglie normanne. Molti però hanno anche pregato, inginocchiati per ore, chiedendo disperatamente che qualcuno li ascoltasse, fosse un Dio o un uomo. Si è respirata molta disperazione nella protesta silenziosa dentro la cattedrale, che stamattina alle 7 è stata alla fine sospesa dagli stessi lavoratori. «Mi hanno chiamato loro stessi per comunicarmi la decisione – ha spiegato il custode della cattedrale, padre Filippo Sarullo – chiedendomi di fare un giro per verificare che tutto fosse in ordine. Non ci sono stati danni. Ho offerto loro la colazione al bar, e poi sono andati via».

I LAVORATORI. Stamattina, intanto, è giunta la notizia dell’arresto di uno degli operai Gesip nel corso della notte: era stato già diffidato dalla questura, in passato, dal partecipare a proteste di piazza. Ieri molti lavoratori hanno fatto un sit in all’esterno di Palazzo delle Aquile, il comune, dove si teneva un consiglio.

I lavoratori si sono scusati con i cittadini palermitani «Ci scusiamo, siamo preoccupati e il nostro disagio lo esprimiamo forse male» ha detto un operaio Gesip ad una tv locale, «ma chiediamo solo di lavorare. Ci diano un segnale che c’è la volontà di risolvere la vertenza Palermo, perché parlare di sola Gesip è riduttivo. Saremo qui ogni giorno, ogni sera, ogni notte, sinché non ci daranno una sentenza. Ci devono dare quella di morte? E sia, ma ci dicano qualcosa di definitivo».

Il sindaco Orlando, volato a Roma per trovare una soluzione ad un tavolo con il Governo, è stato violentemente contestato durante il consiglio comunale di mercoledì (a cui erano presenti alcuni operai Gesip) in cui ha comunicato che il governo non ha sbloccato i fondi per i nuovi pagamenti (che comunque consentirebbero una proroga dell’esistenza di Gesip solo per altri venti giorni) e ha convocato invece un tavolo permanente per risolvere tutti i problemi delle partecipate palermitane.

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