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Svizzera. “Tetto” agli stipendi dei manager? Decideranno gli azionisti

marzo 4, 2013 Redazione

È passato il referendum che impone alle società quotate in borsa elvetiche l’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti del budget delle retribuzioni per i manager e consigli di amministrazione.

I Cantoni svizzeri imporranno un tetto al salario dei manager privati? No, ma potranno farlo gli azionisti delle società svizzere quotate in borsa. Nessun limite previsto alla retribuzione dei dirigenti e dei super-manager, dal referendum propositivo di una legge costituzionale passato con il 67,9 per cento dei sì. La nuova normativa, che dovrà essere resa esecutiva dal Parlamento confederale, rimetterà all’assemblea degli azionisti la decisione finale sulla quota totale da assegnare alle retribuzioni dei consigli di amministrazione e ai manager delle società svizzere quotate in borsa.

STIPENDI APPROVATI DAGLI AZIONISTI. La proposta di riforma costituzionale si rivolge solo alle società per azioni quotata in borsa. La norma abolisce il sistema delle buonuscite e degli anticipi e prevede che eventuali bonus assegnati ad amministratori e dirigenti, insieme alla durata dei loro contratti, siano già regolati dallo statuto costitutivo della società. I consigli d’amministrazione dovranno inoltre ottenere l’approvazione annuale degli azionisti per decidere il budget delle proprie retribuzioni e degli altri dirigenti.

L’IMPRENDITORE DIETRO LA PROPOSTA. Il referendum, la cui approvazione secondo le associazioni d’industriali svizzere rischia di minare l’economia del paese, è stato promosso da Thomas Minder, un imprenditore del Canton Sciaffusa, rimasto coinvolto dal fallimento della Swissair. La compagnia svizzera fallì senza pagare mai le forniture dell’azienda di Minder e l’imprenditore, poi diventato politico della destra elvetica (Udc), scandalizzato dalla buonuscita milionaria del Ceo di Swissair, lanciò l’idea del referendum sulle retribuzioni, raccogliendo in pochi anni quasi 120 mila firme. Ora, dopo aver ottenuto la maggioranza dei voti totali degli elettori e la maggioranza in ogni singolo Cantone, la norma dovrà essere tradotta in legge da un Parlamento che, sostiene Minder, avrebbe preferito non vararla.

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