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«Subito asilo a chi fugge dalla persecuzione religiosa». L’appello di “Aiuto alla Chiesa che soffre”

settembre 3, 2015 Redazione

Rispetto anche solo a 5-6 anni fa, molte più persone e famiglie sono costrette a fuggire dai loro paesi perché rischiano la vita per la fede: serve una corsia preferenziale per riconoscere loro rapidamente lo status di rifugiati

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Alla sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre risulta che l’intensificazione della persecuzione e della discriminazione motivate dalla religione e la loro estensione in un maggior numero di aree geografiche sia diventata tra le principali cause di fuga dai territori di origine: rispetto anche solo a 5-6 anni fa molte più persone e interi nuclei familiari sono costretti a fuggire dalla loro patria perché rischiano la vita per la fede. Lo conferma l’incremento dei richiedenti asilo giunti in Italia da Eritrea, Iraq, Nigeria, Pakistan, Siria.

Queste famiglie, così come tutti coloro che chiedono il riconoscimento dello status di rifugiato, attendono non meno di dodici mesi prima che la loro istanza sia esaminata dalle Commissioni territoriali, vivono dunque problemi di emarginazione e di disagio collegati a questa lunga attesa, e spesso rischiano ritorsioni anche in Italia; nonostante le Commissioni siano raddoppiate rispetto a prima dell’emergenza (passando da 20 a 40), il loro numero è comunque insufficiente di fronte a domande che sono diventate 10 volte di più rispetto al recente passato.

Aiuto alla Chiesa che Soffre rivolge un appello alle istituzioni italiane competenti perché il sistema nel suo insieme sia reso più celere, e perché in particolare chi fugge dalla persecuzione religiosa abbia una corsia preferenziale, più rapida e con maggiori garanzie, per il riconoscimento dello status di rifugiato; e quindi perché le Commissioni territoriali siano sollecitate ad un esame veloce e dall’esito positivo, una volta accertate la zona di provenienza e la confessione religiosa di appartenenza: non è necessaria una approfondita istruttoria perché, per esempio, un cristiano proveniente da Homs in Siria o da Mosul in Iraq ottenga lo status di rifugiato.

Senza entrare in questioni che non riguardano la competenza di Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’appello è nello specifico ad un ampliamento del numero delle Commissioni territoriali, alla destinazione mirata di una parte di esse a quanti fuggono dalla persecuzione religiosa, e alla cura che la fede di appartenenza non sia causa implicita di discriminazione anche in Italia.

Fonte: Acs

Foto Ansa/Ap


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3 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    …”rivolge un appello alle istituzioni italiane competenti.” Bene,fate pure la vostra parte che gli altri non faranno la loro. Vi faccio tanti auguri!

  2. Sebastiano scrive:

    C’è una cosa che davvero non riesco a capire.
    Una massa di disperati attraversa un mare pericoloso, senza più niente se non quello che ha indosso.
    Arriva e viene soccorso, gli viene dato da mangiare, viene alloggiato.
    Dopo di che non vede l’ora di andar via. Perché? Non venitemi a dire che TUTTI i migranti hanno qualche parente in Norvegia o in Germania.

    Un’altra cosa non riesco a capire. Davanti a uno stato che ti accoglie ma in cambio ti chiede di farti identificare (almeno per sapere se per caso non sei un delinquente), rifiuto totale. Sempre perché vuoi smammare al Nord Europa? Tutti così? Proprio tutti?

    Mah…

    • yoyo scrive:

      In effetti, a parte siriani, libici ed iracheni, gli altri fuggono da condizioni economiche depresse, sono la tipica emigrazione per lavoro, non profughi in senso stretto. Bene fanmo, allora, certi Paesi ad accettare solamente chi viene dai teatri di guerra reali.

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