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La strategia leniniana dell’Isis. Ecco perché i terroristi uccidono tedeschi in Turchia

gennaio 14, 2016 Rodolfo Casadei

L’attacco di Istanbul ha tutta l’aria di una replica in sedicesimo delle stragi di Parigi del 13 novembre, pare rispondere al medesimo disegno: tanto peggio, tanto meglio

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La sera stessa dell’attentato di Istanbul che ha causato 10 morti e 15 feriti e che le autorità hanno attribuito con sbalorditiva tempestività a un militante dello Stato islamico, il presidente Erdogan ci ha tenuto a dire che questo attacco è la dimostrazione che gli occidentali sbagliano quando accusano la Turchia di complicità con l’Isis.

Forse il giudizio può essere giusto da ieri in avanti, sicuramente non lo è riguardo a quello che è accaduto negli ultimi quattro anni: la frontiera colabrodo attraverso la quale migliaia di volontari internazionali del jihad sono entrati in Siria dalla Turchia per arruolarsi nelle file prima di Jabhat al Nusra e poi dell’Isis; il rilascio degli ostaggi turchi fatti prigionieri dallo Stato islamico a Mosul senza che fossero resi noti i termini della transazione; la battaglia di Kobane con i militari turchi schierati a impedire l’afflusso di volontari curdi che volevano dare manforte ai loro fratelli impegnati a respingere l’assedio delle falangi dello Stato islamico; la compravendita di petrolio di contrabbando proveniente dai territori siriani e iracheni sotto il controllo del Califfato, sono tutte cose che non ci siamo sognati.

Ma a parte questo, non si può non notare che anche stavolta, come già nelle due occasioni precedenti in cui aveva colpito il territorio turco (a Suruc il 20 luglio scorso causando la morte di 34 persone e ad Ankara il 10 ottobre scorso causando 103 morti), l’Isis non ha preso di mira interessi diretti del governo di Ankara o sostenitori e simpatizzanti dell’Akp, il partito di Erdogan da quattordici anni al governo. Ha invece colpito oppositori politici curdi e di sinistra in passato, turisti stranieri il 12 gennaio.

Certo, l’ultimo attacco causerà una flessione delle entrate da turismo, e quindi merita di essere letto anche come un atto ostile nei confronti dello stato turco, che negli ultimi mesi ha compiuto arresti fra i sospetti militanti turchi dell’Isis e ha ostacolato l’ingresso in Siria attraverso la sua frontiera di numerosi aspiranti jihadisti. Ma si ha come l’impressione che l’Isis esiti a provocare una rottura irreversibile con la Turchia, sua alleata di fatto negli ultimi quattro anni. Si ha l’impressione che l’Isis voglia rinegoziare i termini del suo rapporto col sistema di potere turco, quindi colpisce in Turchia ma non colpisce turchi, bensì cittadini stranieri. Che le vittime della strage siano in maggioranza tedesche non sembra per niente casuale.

L’attacco di Istanbul ha tutta l’aria di una replica in sedicesimo delle stragi di Parigi del 13 novembre, pare rispondere alla medesima strategia. L’assalto ai frequentatori di ristoranti, teatro e stadio nella capitale transalpina aveva come obiettivo quello di scatenare una reazione intollerante e xenofoba da parte sia delle autorità che dei singoli cittadini contro gli immigrati musulmani e i loro figli, per causare una controreazione di massa e quindi una discesa nella guerra civile di religione su suolo europeo. Allo stesso modo, un massacro di cittadini tedeschi per mano jihadista nel pieno della tensione fra tedeschi e immigrati di origine musulmana causata dagli incresciosi fatti di Colonia (e di altre città germaniche) è benzina sul fuoco del risentimento anti-islamico che sta crescendo in Germania.

L’Isis, come ogni avanguardia mossa da una ideologia totalitaria che si rispetti, agisce all’insegna del motto leniniano “tanto peggio, tanto meglio”. Cerca di innescare punizioni di massa e rappresaglie generalizzate contro i musulmani per convincere questi ultimi a schierarsi in modo militante e massiccio dalla sua parte. Ha agito sul suolo turco anziché sul suolo tedesco perché il suo apparato logistico in Turchia è molto più organizzato e infiltrato nei livelli ufficiali di quanto non lo sia in Germania.

In un’ottica razionale, l’Isis dovrebbe fare attenzione a non inimicarsi in una misura troppo radicale il governo turco, dal momento che anche dopo i recenti giri di vite la frontiera turco-siriana continua ad essere il transito più agevole per uomini e risorse da e per il califfato. Sembra invece compiacersi nella dismisura di una guerra contro tutto e contro tutti. Forse all’Isis manca un Lenin pronto a rimettere in riga le derive estremiste e massimaliste. Sarebbe la nostra fortuna.

Foto Ansa


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11 Commenti

  1. SUSANNAROLLI scrive:

    Non passa giorno che non ci siano attentati, ormai…Non chiedo più se c’è vita su Marte, anche perchè poi si andrebbe là e si ridurrebbe il pianeta alternativo come questo qua….
    Ce ne restiamo qua, in questa “valle di lacrime” (Salve Regina).

  2. Giovanna Jacob scrive:

    Bé, allora l’isis potrebbe pure risparmiarsi la fatica di organizzar attentati in Occidente; infatti i musulmani pacifici-moderati-integrati, anche se non stanno formalmente dalla parte dell’isis,già odiano l’Occidente che li accoglie anche senza bisogno dell’islamofobia. il loro odio verso tutto ciò che non è islam è dimostrato dalle violenze verso gli stessi profughi cristiani nei campi profughi, dalle violenze sessuali di massa dentro gli stesi campi e dalle molestie di massa verso le donne occidentali (perché la libertà della donna è il perno della civiltà occidentale, il cui Dio ha preso carne nel ventre di una donna). Quindi alla fine è irrilevante se tutti questi persecutori di cristiani e molestatori-violentatori di donne non si farebbero mai saltare per aria per conto dell’isis: restano comunque non integrabili. La cronaca ci dimostra che anche gli immigrati di seconda, terza, quarta generazione non lo sono. E se è del terrorismo che vogliamo parlare, ebbene non c’è bisogno di appartenere all’isis o qualunque altra organizzazione terroristica per fare una strage di infedeli: i coniugi di San Bernardino agivano in proprio.

    Dire che l’Isis attacca l’occidente per fomentare l’islamofobia è come dire che i nazisti attaccano le nazioni vicine per fomentare la germanofobia; dire che è l’islamofobia a spingere i musulmani fra le braccia dell’isis (come se l’appartenenza formale al’isis significasse qualcosa) è come dire che la reazione anti-germanica degli alleati avrebbe fatto aumentare le adesioni al partito nazista. A me risulta che l’attacco degli alleati ha stroncato il nazismo.

    Ho visto su you-tube un video terribile. Altro che islamofobia: i tedeschi hanno una tale vergogna del nazismo, un tale complesso di inferiorità morale, che a scuola fin da piccoli vengono indottrinati ad amare le belle culture altre e a sopportare le intemperanze degli stranieri. E gli stranieri come ripagano? Interrogati dalla professoressa in una suola, gli studenti delle belle culture altre hanno detto che evitano di stringere amicizia con i loro coetanei tedeschi perché sono dei “porci che mangiano il maiale ” e “se domani mattma sparissero tutti i tedeschi e le Germania restasse a noi, per noi non cambierebbe niente”.

    Ho pena per i tedeschi e soprattutto delle donne tedesche: l a cultura della correttezza politica li ha completamente paralizzati, esponendoli alla violenza degli stranieri.

    Isabella di Castiglia, che non aveva complessi di inferiorità morale ed era pure santa, ha cacciato tutti i musulmani dalla Spagna. Non dico che bisogna fare come lei. Dico solo di esaminare bene che cosa ci può insegnare quella pagina di storia.

    Segnalo questo articolo lucidissimo: “L’islam moderato non sta funzionando”
    http://nationalinterest.org/feature/moderate-islam-isnt-working-14693

    • Raider scrive:

      Concordo totalmente con Giovanna Jacob.

      • SUSANNAROLLI scrive:

        Raider e Giovanna, scusate. Permettetemi di dire che anche io concordo pienamente, ma vi chiedo: perchè solo ora ?? Ma prima -intendendo per “prima” una decina ed anch epiù di anni fa, non se n’era accorto nessuno? che l’integrazione non stava funzionando -parlerei, piuttosto, di una integrazione all’incontrario (salvo eccezioni)? Perchè DA SEMPRE la situazione è questa che emerge ora, non è una novità!
        Saluti.

        • underwater scrive:

          Mysterium iniquitatis. Una Susanna Rolli che conclude con “saluti” e scrive nome e cognome tutto attaccato però mi insospettisce. Sono modi di esprimersi che non sono mai stati di Susanna, ma di altri personaggi.

          • Ennio scrive:

            Ha dato ragione ai due che sono intervenuti prima quindi è lei. Nel bigottume cattolico va di moda il complottismo.

            • underwater scrive:

              Pure il terzo incomodo fai?

            • Raider scrive:

              Per uno che, si firmi come fa adesso o no, è solito cambiare nickname ma non ossessioni, alterare i nickname altrui per non rinunciare alle sciocchezze che ama tanto come mezzi di espressione delle sue idee e della personalità che ne fa così appropriatamente mostra, chiunque non faccia come lui, cioè, esprimere leproprie opinione senza ricorrere a stupidaggini farcite di turpiloquio e tanto per cambiare di male in peggio, a turpiloquio ripieno di stupidaggini, è un bigotto. E tanto per sbagliare con assoluta sicurezza quando non gli basta dire falsità, accusa quanti sono stati liquidati come “bigotti” di essere complottisti. Accecato dal bigottismo e dalle paranoie, non si rende conto che quanto scrive nel post Giovanna Jacob, compreso il riferimento a National Interest, nulla a che fare col complottismo. Ma per gente ottenebrata dal fanatismo e dai nickname che usa perché non regge da solo il peso di tutte le fandonie che scrive per sfogare le frustrazioni che ha accumulato, tutto ciò che ne smentisce le paranoie non meno che la volgarità è il risultato di un complotto, di cui si sente ingiustamente vittima.
              A SusannaRolli rispondo che fenomeni come l’immigrazione incontrollata e altri, in qualche modo, connessi, vanno avanti da decenni, come no! Chi se ne accorgeva, però e prevedeva quello che abbiamo sotto gli occhi, la progressiva sostituzione di popolazione, era fatto passare per “razzista.” E ancora viene accusato di esserlo anche da parte di settori della Chiesa, prutroppo, attivamente impegnati in questa gigantesca opera di morphing dell’Europa.

          • SUSANNAROLLI scrive:

            Underwater, sono io!!, la Susanna!.E’ che il mio PC è un po’ strano, a volte mi richiede il nome e io, quando reimposto, non ricordo come avevo impostato in precedenza, quindi ne vien fuori un nuovo nick, tutto qui.
            Che ho detto di male? Ho detto forse che gli immigrati sono tutte persone da odiare? Ho una vicina di casa musulmana che viaggia in auto con me ed i suoi tre figli (non ha la patente), pensa te che cattivona!
            Forse, Underwater, non credi che questa “strana” immigrazione sia veramente un poco strana?, o, almeno, mal gestita? Perchè si fa così?!? Si permette a giovani di venire in una Europa in CRISI di ogni genere e specie senza nulla -dico NULLA- da offrire? E il lavoro? Se non c’è il lavoro per noi, ci sarà per gli altri? E che mai si potranno fare tutto il giorno queste persone per arrivare a sera? Si regala un cellulare per fare i giochini? Ma siamo sinceri, questo è aiutare la gente a VIVERE ?, o a vivacchiare! E NON SAREBBE MEGLIO AIUTARE O FARE QUALCHE COSA PER AIUTARE QUESTE PERSONE CHE FUGGONO NEI LORO PAESI D’ORIGINE?, sto bestemmiando, forse? Se ne parlò anche in Tempi.it di associazioni che mostravano il loro lavoro svolto in Africa, e bello che era!(purtroppo no nricordo l’http).
            C’est tout.

    • mamifacciailpiacere scrive:

      Invece io dico che bisognerebbe fare proprio come fece Isabella di castiglia: non esiste alternativa e non esiste alcuna possibiltà di integrazione. L’islam moderato non esiste, che piaccia o no il concetto. Saluti

  3. Giovanna Jacob scrive:

    I giapponesi sono più avanti di noi di almeno cento anni: ha trovato una maniera molto efficace di impedire ai musulmani di distruggere la cultura giapponese e di uccidere i giapponesi:

    http://www.associazioneculturalezenit.org/?p=3505

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Per la prima volta nella propria storia, Tiguan adotta un “piccolo” 1.6 TDI da 115 cv. Un motore prodigo di coppia, in grado di muovere la SUV tedesca con sufficiente brio a fronte di consumi contenuti e di un prezzo d’attacco di 26.500 euro. Ricca dotazione di serie.

Migliorare si può: i grandi dello sport lo hanno dimostrato e raccontato nel corso di una serata milanese in cui si è dato spazio anche al progetto di solidarietà Bimbingamba.

Il primo Suv di casa Škoda ha appena visto la luce ma fa già la voce grossa. Tre motorizzazioni benzina e Diesel, trazione 4x4, cambio automatico a doppia frizione, spazi interni da riferimento, prezzi da 23.950 euro. Arriverà a dicembre

Il design si ispira alla MT-10 ma la facilità e il gusto di guida restano quelli di sempre, al prezzo decisamente concorrenziale di 8.990 euro f.c. In vendita da dicembre

Ecco le nostre proposte per il fine settimana. Se non sapete cosa fare date un'occhiata, se sapete già cosa fare potremmo farvi cambiare idea...

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