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Siria. Ribelli instaurano la sharia ad Aleppo: «Solo punizioni leggere, non usiamo fruste di ferro»

marzo 20, 2013 Leone Grotti

Ora ci sono le prove, nella parte di Aleppo dominata dai ribelli vige la sharia. «Applichiamo la legge islamica ma siccome siamo in tempo di guerra le pene più dure sono sospese».

Durante una dimostrazione ad Aleppo contro il regime siriano di Bashar al-Assad da parte di gruppi di ribelli, Wael Ibrahim, attivista di lungo corso, ha preso uno striscione inneggiante ad Allah e l’ha portato via. Tutto è stato ripreso da un video postato su Youtube. Alla notizia che l’attivista è stato punito con 10 frustate, si è capito che nella parte di città dominata dai ribelli la sharia è stata ufficialmente instaurata come legge.

AUTORITÀ DELLA SHARIA. Come riportato da giornalisti del Washington Post, che sono andati a verificare il reale stato delle cose, metà Aleppo deve ora sottostare alla legge islamica instaurata dalle milizie di Jabhat al-Nusra, gruppo inserito dagli Stati Uniti tra i terroristi internazionali per i suoi legami con Al-Qaeda. I gruppi jihadisti non sono maggioritari tra i ribelli siriani ma sono benvoluti perché ritenuti a ragione i più esperti nell’arte della guerra e perché hanno contribuito in modo decisivo alle maggiori conquiste dei ribelli.

FRUSTE LEGGERE. Jabhat al-Nusra ha preso come quartier generale un ormai ex ospedale di Aleppo e qui ha insediato la Sharia Authority, che ha il compito di amministrare la città sotto il dominio dei ribelli dallo scorso luglio. In questi uffici i ribelli vengono a prendere le armi per combattere e i semplici cittadini denunciano furti e aggressioni. Nell’ufficio principale ci sono due uomini, che si dichiarano responsabili dell’Autorità della sharia e che, sostengono, «gode dell’appoggio delle principali milizie presenti in città». L’Autorità, dichiarano, è stata instaurata su richiesta dei cittadini ed esercita la legge sui casi di matrimonio, divorzio, furti, omicidi e molto altro. «Applichiamo la legge islamica» affermano, anche se le punizioni più dure come il taglio delle mani ai ladri non vengono applicate «perché siamo in tempo di guerra e la sharia prevede che in questi momenti vengano sospese». Al loro posto, le punizioni utilizzate sono dalle cinque alle 40 frustate per i colpevoli: «Non sono grandi pene, anche perché non usiamo fruste di ferro ma altre più leggere».

ARRESTI PER BLASFEMIA. Se molti cittadini musulmani di Aleppo sono contenti che qualcuno sia arrivato a ristabilire l’ordine e la legge, la stessa cosa non si può dire per i laici. La scorsa settimana Othman al-Haj Othman, medico e attivista molto conosciuto in città, è stato arrestato per avere strappato un cartello inneggiante ad Allah nel suo ospedale. Othman è stato in prigione per un solo giorno e poi rilasciato con tante scuse «perché si è trattato di un errore» ma secondo il medico «i ribelli agiscono esattamente come Assad. Non c’è differenza, queste persone non rappresentano e non capiscono la rivoluzione. Hanno il potere, hanno le armi ma non l’appoggio della gente. Se ci saranno elezioni libere, vedranno cosa succederà». Quest’ultima affermazione è tutta da dimostrare, sia perché di elezioni non si vede neanche l’ombra sia perché i ribelli di Jabhat al-Nusra sostengono che la democrazia violi la legge islamica, che prevede che il popolo sia governato da un gruppo di esperti della sharia. Si può così capire meglio perché questa guerra civile preoccupi tanto i cristiani della Siria e non solo.

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