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Sinodo. Viaggio nelle stanze vaticane tra grandi attese ingiustificate e sassolini negli ingranaggi

ottobre 15, 2014 Francesco Amicone

Intervista a Giuseppe Rusconi, vaticanista e autore del sito web rossoporpora. «La presa di distanza del cardinale Erdő dalla “sua” relazione è storicamente una “prima”»

«La società non ha futuro se la famiglia non viene valorizzata. Papa Francesco ha avuto un’intuizione felice quando ha deciso di indire sulla tematica della famiglia, prima il Concistoro del febbraio scorso, poi il Sinodo di questo ottobre e infine il Sinodo di ottobre 2015». A dirlo è Giuseppe Rusconi, vaticanista e autore del sito web rossoporpora.org. All’indomani della presentazione della Relatio post disceptationem, il testo-base della relazione finale che domenica sarà presentata al Pontefice, Rusconi spiega a tempi.it che l’assemblea di vescovi riunitasi a Roma per discutere di famiglia non prenderà decisioni finali. «Questo Sinodo – osserva – è soltanto una tappa nel cammino delineato da Francesco. Farà alcune osservazioni che serviranno da base per il lavoro e per la riflessione che si svilupperà a ottobre 2015».

I mass media danno a intendere che gli esiti del Sinodo potrebbero rivoluzionare la prassi della Chiesa cattolica sulle coppie omosessuali e sulla comunione ai divorziati. Sta dicendo che non è così?
Si sono alimentate grandi attese ingiustificate, propagate in origine da cardinali e vescovi particolarmente sensibili al tema e ai desiderata del mondo, meglio del potere culturale oggi regnante. A queste attese cardinalizie e episcopali hanno fatto eco molti media, direi quasi tutti quelli principali – carta stampata, televisioni, web – e, conseguentemente, anche in una parte del popolo cattolico è cresciuta un’illusione che non potrà essere, almeno per ora, esaudita. Si tenta da parte di alcuni di spingere la Chiesa a cosiddette “aperture” che – si vuol far credere – il mondo sostiene. Qualcuno ha inteso il Sinodo come occasione privilegiata di cambiamento per la Chiesa e della sua prassi sul sacramento del matrimonio e sulle coppie omosessuali. Chi si è fatto portavoce di queste istanze ha cercato di fare in modo, anche organizzativamente, che il Sinodo si incanalasse nella direzione voluta. E lei sa che in un Sinodo chi “governa” le procedure parte con 50 metri di vantaggio su una distanza di cento.

Parla dell’ala “riformista” dell’episcopato?
Chi ha organizzato il Sinodo ha lottizzato bene gli incarichi. Salvo Péter Erdő, relatore generale, i posti chiave delle commissioni sono stati affidati a personalità “aperturiste”. Ma la strategia è già stata in parte intaccata dalle elezione (stavolta da parte dei padri sinodali) di alcuni presidenti non schierati sulla linea “innovatrice”. In uno dei circoli anglofoni è stato eletto Raymond Leo Burke, che ha sempre dimostrato attaccamento alla dottrina sociale attuale. In uno italofono è stato eletto il cardinal Angelo Bagnasco, anche lui sulla una linea di fedeltà alla dottrina sociale. A danneggiare la strategia aperturista è arrivata poi lunedì la presa di distanza del cardinal Erdő dalla relazione di cui formalmente è autore: la comprendiamo perfettamente, poiché se qualcuno è deputato, dato l’incarico ricoperto, a difendere pubblicamente tesi contrarie alle sue, a un certo momento umanamente non ce la fa più e succede quel che è successo lunedì.

Su rossoporpora, lei ha parlato di “sassolini negli ingranaggi della gioiosa macchina” del Sinodo.
La presa di distanza del cardinale Erdő dalla Relatio post disceptationem, da lui definita davanti a duecento giornalisti la «cosiddetta mia relazione», è storicamente una “prima”. Ed è stata anche un atto di dignità verso se stesso e di assunzione di responsabilità verso il mondo cattolico. Quanto è accaduto in conferenza stampa indica che gli aperturisti hanno voluto tirare troppo la corda. Tanto che martedì la segreteria generale del Sinodo si è sentita in dovere, o costretta, a pubblicare un comunicato in cui si dice che la Relatio post disceptationem è soltanto un «documento di lavoro». Ma nelle intenzioni la Relatio non doveva essere un qualsiasi documento di lavoro (né lo è mai stata). Era una sorta di documento di base, da integrare qua e là con osservazioni dell’ultima settimana, già ben avanzato per la redazione del testo finale. Che la Relatio fosse già ben strutturata è stato detto anche nella conferenza-stampa di lunedì.

Quali sono le posizioni dei cardinali?
Spesso si è scritto e si è detto che nel Sinodo si sarebbe registrato un confronto aspro e duro fra vescovi dell’Europa e dell’Africa. Non è stato così. I vescovi africani hanno tenuto posizioni in linea con la dottrina sociale della Chiesa e, dunque, hanno chiesto compatti di mantenere regole ben precise che non contrastino con il Vangelo, pur sottolineando il valore della misericordia per la singola persona, la possibilità di un accompagnamento per chi è in situazioni di disagio. Tra i vescovi europei e occidentali le posizioni sono invece molto più diversificate di quanto ci si voleva far credere. Non c’è in Europa quasi soltanto chi vorrebbe che la Chiesa riammettesse alla comunione i divorziati risposati e desse benedizioni alle coppie omosessuali. Negli interventi liberi di venerdì e nelle prime discussioni nei circoli linguistici di lunedì e martedì le voci critiche e severe di porporati europei occidentali non sono mancate.

Saranno apportati grandi cambiamenti?
Difficile dire. Probabilmente ne uscirà comunque una relazione parzialmente aperturista. Non dimentichiamo chi è che ha in mano l’organizzazione del Sinodo. La Relatio ridimensionata di lunedì era caratterizzata in punti delicati anche da un linguaggio assai fumoso, molto ambiguo e in altri da “aperture” mai discusse veramente dal corpo dei padri sinodali, come è stato detto martedì in conferenza-stampa dal cardinale sudafricano Napier. Il clima che pervadeva il documento andava in ogni caso molto al di là dell’espressione di misericordia e vicinanza che prevede la dottrina sociale per chi è in situazione irregolare e prospettava modifiche di peso alla prassi. Una parte consistente dei padri sinodali ha criticato quella che è stata definita una “corsa dissennata verso il nuovo”, che però de facto  penalizza anche l’eroicità di tante famiglie, che sopravvivono nelle difficoltà restando  fedeli «nella gioia e nel dolore». Gli aperturisti continuano a sostenere come gli interventi sulla prassi non tocchino la dottrina dell’indissolubilità del matrimonio. In realtà, siamo onesti,  avrebbero senz’altro degli effetti psicologici sul popolo cattolico. E qualcuno potrebbe reagire così: “Ma chi me lo fa fare a essere fedele e a postulare l’unità della famiglia a tutti i costi?”.

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42 Commenti

  1. angelo says:

    Cosa dovevamo aspettarci da Bergoglio? si era già capito dalla scelta dei suoi collaboratori
    che cosa sarebbe avvenuto. Il sinodo una cosa inutile già tutto deciso prima dal Papa “democratico”
    Sempre più simili ai protestanti, bell’esempio vero?

    • Valentina says:

      E perché no? Essere protestanti non è un marchio d’infamia, come essere cattolici non è garanzia di qualità. Una persona a me molto cara è protestante, è convintissima della sua fede ed è piena di ottime qualità. Crede semplicemente in una fede diversa. Ma conosco vari cattolici che sono apparentemente ottimi fedeli, sempre puntuali a messa, magari ci vanno anche tutti i giorni, e poi, usciti di chiesa, sono pronti a spettegolare sulla vicina di banco che quel giorno, chissà perché, non ha fatto la comunione… Essere cattolici o protestanti o altro di per sé non significa nulla, una fede vale l’altra. Non è importante quale fede una persona professi, quello che conta è come quella persona si comporta.

      • yoyo says:

        Che il cattolico faccia il protestante è invece un problema molto grave, ma è inutile spiegarlo a te. Nkn mi sembra inoltre il problema di Francesco. Come dicono sotto, molto meglio accettare la volontà dello Spirito Samto. Questo si che sarebbe davvero cattolico.

    • Andrea UDT says:

      Non te lo dovrebbe dire un agnostico che il Papa lo sceglie lo Spirito Santo attraverso il conclave.

  2. Giulio Dante Guerra says:

    Un dato è rilevante nell’intervista: molti dei “problemi” sollevati intorno al Sinodo sono semplicemente pretestuosi. Prendiamo, p.es., la comunione ai divorziati risposati: quanti saranno mai, di costoro, quelli che desiderano, ma desiderano sinceramente, di accostarsi all’eucarestia? Sarebbe interessante conoscere qualche statistica, ma obiettiva, non manipolata come tante comparse sulla “grande stampa”. Nel mio piccolissimo giro di conoscenze – che, certo, non fa testo – ho incontrato solo persone, che erano entrate, non da turiste, in chiesa, l’ultima volta nella loro vita in occasione del battesimo del figlio, rigorosamente unico.

    • pallo says:

      è questo il problema del pensiero stile “tempi” siete convinti che non ci sia la necessità di analizzare alcuni “problemi” xchè siete “chiusi” nel vostro giro di conoscenze tutte della medesima estrazione e tipologia.

      Questo emerge anche dal “disprezzo” che usate nel giudicare gli altri come se solo voi aveste la “verità” andando anche a usare la condizione “di figlio unico” come ulteriore supporto alla vostra tesi.

      Il fatto di aver messo questo come uno dei problemi all’ordine del giorno del Sinodo non può che essere una cosa estremamente positiva e che ancora una volta fa capire come questo Papa capisca bene quali siano i problemi reali delle famiglie.

      • E quali sarebbero secondo te? says:

        E quali sarebbero secondo te i reali problemi delle famiglie?

        Rimango deliziato dal tuo stile misericordioso, tutto improntato alla correzione fraterna e all’accoglienza per comprendere anche le “tesi” altrui!

        E’ commovente anche il tuo desiderio di confronto sincero: lungi da te l’idea di giudicare gli altri, soprattutto quando non hai modo di conoscerli, e di abbandonarti a pregiudizi rancorosi!

        Grazie per l’esempio encomiabile!!!

        P.S. Ma se il “pensiero stile Tempi” è quello che è perchè sito e lettori sono “chiusi nei loro giri” e “disprezzano gli altri”, che ci vieni a fare tu su questo sito?

        • pallo says:

          carissimo …. lungi da me dare consigli e giudicare (per questo ci siete “voi”)…. dico solo che penso valga la pena discuterne all’interno della Chiesa … o no ?

          PS: scusa per l’intromissione nel sito … la prossima volta vi lascio a “discutere” tra voi … così vi darete sempre ragione 🙂

        • Lungi da te ma... says:

          Lungi da te ma è l’unica cosa che hai fatto. Mentre non hai avuto la pazienza di spiegare quali sono i veri problemi delle famiglie.

          E nemmeno perchè ti dai la pena di frequentare un sito come questo, vista la “stima” che hai di chi ci scrive e dei suoi lettori (confermata anche nelle tue righe qui sopra).

          Mi piacerebbe poi che tu mi spiegassi dove starebbe la proposta di “discussione” nel tuo primo intervento. Discussione non facile se vuoi farlo prendendo gli altri a sassate…

          Ma tu non giudichi mai nessuno!

    • Erisso says:

      Molto onestamente, lei dice che il suo piccolissimo giro di conoscenze non fa testo. Io conosco invece persone divorziate regolarmente praticanti, che soffrono molto la lontananza dai sacramenti.

      • yoyo says:

        Ma quei cristiani riflettono anche sulla peccaminosita della loro condizione? Si accampano diritti senza fare autocritica.

  3. beppino says:

    E’ solo un problema di circoscrivere i margini di azione della Misericordia. Questa la sfida che sta davanti la Chiesa e che la Chiesa chiarirà, col presupposto fondamentale che ulteriori scelte ed ulteriori indirizzi non nascono per “adeguare” la Missione della Chiesa alla situazione del Mondo ma piuttosto col presupposto che il Mondo non può che rimanere l’ineludibile banco di prova della Testimonianza e quindi della Misericordia. In sintesi si tratta di chiarire i margini di lavoro “nel” Mondo, non di subire modifiche imposte “dal” Mondo.
    Mentre i reati variano al mutare della società e necessitano di modifiche legislative per essere introdotti o disconosciuti i peccati non possono cambiare ma possono cambiare le metodologie di qualificazione ed applicazione dell’inerente perdono nell’ambito della azione di Misericordia.

    • Q.B. says:

      Banalmente chiedo: quale metodologia può consentire di qualificare la condotta omosessuale, di per se caratterizzata da un “fare” laddove invece il Magistero prescrive un “non fare”, diversamente da quello che è ?

      Fare poco? fare solo alcuni giorni la settimana? fare ma non i giorni di precetto?

      • Q.B. says:

        Noto anche un altro aspetto: la Verità non può aggiustarsi in base ai “margini di lavoro”: se è Verità che salva deve essere annunciata dai tetti delle case nella sua pienezza; in Medio Oriente ci sono Cristiani che la stanno testimoniando in pieno, a prezzo della vita.

        Nostro Signore per primo non ha valutato i “margini di lavoro” quando si è fatto inchiodare al legno; e se è vero che il servo non può essere più grande del suo padrone, la sua Chiesa (e chiunque creda in Lui) non può fare di meno di ciò che ha fatto Lui.

      • Andrea UDT says:

        Q.B., Lei pecca solo a giorni alterni?

        • Q.B. says:

          Si dice che i santii peccassero sette volte al giorno; figuariamoci io che sono il peggiore di tutti.
          Però mi è stato insegnato che siamo stati creati per cercare la santità, non per crogiolarci nel sudiciume del peccato.

  4. Giovanni Cattivo says:

    Direi che gli aprturisti partono avvantaggiati, non solo dalle scelte del Papa.

    Per ragioni storiche la dottrina della Chiesa e il suo secolare insegnamento hanno portato, sul tema, a conclusioni assurde a paradossali. Uno che si fa prete può ripensarci e tornare ad una vita normale due ragazzi che si sposano no, o stanno insieme o sono condannati alla solitudine affettiva e alla castità non scelta. E’ fuori dal mondo e moltissimi anche nella Chiesa se ne rendono conto.

    Ovviamente questo è solo la teoria, la prassi già oggi è completamente diversa, i divorziati risposati e i gay sessualmente attivi che vogliono i sacramenti in generale se li pigliano e fine della storia. I sacerdoti fan finta di non vedere e non sapere. Questo crea una situazione di ipocrisia diffusa di cui alla fine nessuno è soddisfatto.

    Qualunque apertura anche minima verrà quindi enormemente amplificata sui media e nella prassi quotidiana delle parrocchie. Non ha importanza se sarà un “percorso penitenziale” o una semplificazione delle procedure di nullità che alla fine porterà all’annulamento delò matrimonio sulla base della semplkice constatazione del suo fallimento. Senza una riaffermazione in grande stile dell’indiscutibilità della dottrina, cosa che mi sembra difficile che si verifichi, la diga è rotta.

    • Q.B. says:

      Il non credente dice “fuori dal mondo” con una connotazione negativa.
      Per chi crede in Cristo, invece, riuscire a essere “fuori dal mondo” (cioè non appartenere al mondo) è una conquista.

      Anche per questo quando si discute non ci si riesce a capire.

      • Giovanni Cattivo says:

        QB credo che molto pochi fra i credenti ringrazierebbero chi li definisce “fuori dal mondo”, secondo me si offenderebbero come tutti. Ed è significativo, molto significativo

    • Non proprio! says:

      Non proprio uno che si fa prete può ripensarci e torna a fare una vita normale, visto che quando uno riceve un sacramento (l’Ordine sacro, come il Matrimonio) il sacramento comunque rimane, non si cancella.

      Magari poi si sposa ma il sacramento rimane (e lo sanno benissimo i diretti interessati).

      Assurdo e paradossale mi sembra invece che uno nel momento in cui ti dice “ti amo” aggiunga “per ora”; che ti chieda di sposarti aggiungendo nella cerimonia quel “per ora”. Sfido chiunque a trovare il babbeo/a che in quella situazione si accontenterebbe del “per ora”. Prova a dire alla persona che dici di amare: ti amo per ora! Vorrei essere lì a vedere! A te basterebbe che ti dicessero “ti amo per ora”?

      Poi c’è la tua prassi da “supermercato”: “prendo quello che voglio e fine della storia”. Se già posso prendere “quello che voglio e fine della storia” a che serve che la Chiesa mi dica “puoi prendere quello che vuoi e fine della storia”? Perchè chi già lo fa dovrebbe cercare il “nullaosta” della Chiesa? Forse perchè sa che quello che sta facendo non è secondo il Vangelo? Forse perchè sa di stare facendo qualcosa che non lo fa felice? Forse perchè è un ipocrita e non si sente a posto se non sono salvate le apparenze? O perchè è un pavido e teme i giudizi degli altri?

      Da dove ti derivano poi le tue fini valutazioni? “I gay sessualmente attivi vogliono i sacramenti”: tu sai distinguere a vista un gay sessualmente attivo da uno no? E come fai a dire che vogliono i sacramenti? E come fai a dire che è sessualmente attivo uno che fa la Comunione? Non potrebbe essere che uno abbia accolto l’invito di Giovanni Paolo II, che comprendeva la situazione di ciascuno e chiedeva la castità?

      Come fai a sapere che “I sacerdoti fan finta di non vedere e non sapere”? O conosci dati a tutti sconosciuti oppure questa presunta omertosità è solo un modo per dare sostanza alle tue tesi e confermarti nei tuoi pregiudizi.

      Quello che vuoi non è la Chiesa ma la tirannia del tuo desiderio, al quale vuoi piegare ogni persona o cosa. Anche se poi uno non è felice ma solo rancoroso e triste.

      • Giovanni Cattivo says:

        Poche balle per cortesia, che tanto non convincete nessuno che non sia già convinto.
        Un prete che si spreta resterà pure sacerdote in eterno, ma fa la vita che faccio io (più o meno 😉 ) . Due ragazzi che si sono sposati a vent’anni credendo in buona fede che sarebbe stato per sempre, se si accorgono che non è così (succede anche a chi si sposa con le migliori intenzioni) dovrebbero star soli tutta la vita . E’ una follia, una scemenza che nessuna esegesi biblica, nessuna supposta Parola di Dio può rendere accettabile in temini logici. E’ come dire che se il Corano permette la schiavitù questa è giusta, nè più nè meno

        Il punto è questo e lo snno tutti, E’ già successo con la libertà di coscienza, di stampa e di religione. Tutta la dottrina era contro e la Dichiarazione Conciliare Dignitatis Humanae è evidentemente una forzatura. Ma dovevano farla e l’hanno fatta e nessuno oggi la mette più in discussione

        • Già alla fase due? says:

          Già alla fase due? Dopo la fase saccente già alla fase ringhiosa?

          Mi pare che le uniche “balle” siano le tue! Prima ci offri le tue fini analisi sociologiche e le tue dissertazioni da dotto teologo (devi proprio essere un grande studioso delle materie) per spiegarci qual è la vera prassi della Chiesa cattolica (vuoi non saperlo tu molto meglio dei diretti interessati!).

          Poi, glissando alla grande sulle domande che ti ho fatto (cosa questa molto interessante ed esplicativa!), ti appelli alla tua logica personalissima e decidi cosa secondo te è accettabile e cosa no (mica ti obbligano a scegliere il matrimonio religioso, o sbaglio? Se a te interessa il “per ora” perchè scegli di sposarti con il matrimonio religioso? Per non rinunciare alla bella cornice?).

          Alla fine – ma quanto sei pieno di te! – ci spieghi anche che la dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae, quella che sancisce il diritto della persona umana e delle comunità alla libertà sociale e civile in materia di religione, era “evidentemente” una forzatura (boh!) e la dottrina (a cosa ti riferisci?) era “contro”: contro la libertà di coscienza? Di stampa? Di religione?

          La Chiesa cattolica propone lo stesso incontro da duemila anni: se la proposta è per te la abbracci, se non è per te vai per la tua strada. Mica ti puoi mettere a fare il bambino capriccioso che batte i piedi e strepita perchè, tutto concentrato sul suo ombelico, pretende che la cioccolata sia fatta di mortadella!

          Te l’ho già detto: se quello che vuoi non è la Chiesa ma la tirannia del tuo desiderio, al quale vuoi piegare ogni persona o cosa, vai lì. Anche se poi uno non è felice ma solo rancoroso e triste.

          • Giovanni Cattivo says:

            Se uno non sa neppure di essere al mondo e cosa succede intorno a lui (fase saccente) non ha senso discuterci (fase ringhiosa).

            Per puro divertimento ti copioincollo alcuni giudizi sulla Dignitatis Humanae:

            “… solo la Chiesa cattolica ha il diritto e il dovere di predicare il Vangelo. Perciò il proselitismo dei non cattolici fra i cattolici è illecito e nella misura in cui lo consente il bene comune dev’essere impedito non solo dalla Chiesa ma anche dallo Stato […] Veda dunque il Sacrosanto Concilio Vaticano li di non decretare la rovina della religione cattolica in nazioni in cui praticamente questa religione è unica. Infatti, dopo che si è cominciato a parlare, sia a parole che per iscritto, sono molti che, soprattutto tra i più sprovveduti, dicono: ‘A quel che sembra, tutte le religioni sono uguali’. E manca poco che concludano: ‘Quindi, nessuna è importante’ (Cardinal Arryba Y Castro)

            … per noi che siamo i successori degli apostoli, è più importante difendere l’ordine divino, è più importante difendere la legge divina. Perché se nella difesa della libertà, noi disprezziamo la legge, si verificheranno sicuramente dei mali, sia teorici che pratici, che comporteranno l’indifferentismo, sia per quanto riguarda i frutti dell’apostolato, che per l’illusione secondo la quale molti crederanno di salvare la propria anima facendo quello che loro piace e rimandando a lungo o per sempre la loro conversione alla vera fede. Chiedo che si presti più attenzione a quello che le fonti teologiche dicono sulla libertà religiosa e soprattutto a quello che hanno detto Leone XIII, Pio XI e Pio XII”. (Cardinal Giuseppe Siri)

            • Fase tre! says:

              Fase tre, siamo già alla fase isterica! Sei così a corto di argomentazioni che non riesci nemmeno a rispondere alle domande e ti metti a fare copia-incolla sconclusionati!!!

              E tu saresti quello che sa di essere al mondo (nel suo mondo personale) e sa cosa succede intorno a lui (al proprio ombelico)? E “discuti” a forza giudizi campati in aria e copia-incolla?

              E hai deciso che sei tu quello che dice come e cosa deve essere la Chiesa cattolica? Frena! Dio c’è ma non sei tu!

              La verità è che non te ne frega niente di discutere con gli altri: tu vieni qui solo per sfogare la tua tristezza e il tuo rancore. Questo sì, cheppalle!!!

              • Giovanni Cattivo says:

                La verità è che a me, al resto del mondo e pure ad una parte crescente della chiesa cattolica non frega niente di discutere con te.

                • Cattivo o megalomane? says:

                  Prima credi di essere più di metà della Chiesa, cattolica, poi il resto del mondo, poi addirittura Dio! Più che Giovanni cattivo Giovanni megalomane!!! Guarda che la rana, a furia di gonfiarsi, è esplosa!!! Mi sa che sei messo proprio male…

  5. Sasso Luigi says:

    Secondo me, bisognerebbe guardare di più ai documenti che alla “dietrologia” come purtroppo fa questo articolo.

  6. lucillo says:

    Premetto che per me ognuno ha ovviamente diritto di pensarla come vuole, e di raccontarla a se stesso e agli altri secondo le proprie scelte e i propri gusti.

    Noto qui, su altri articoli e commenti agli stessi, compresi quelli alla catechesi del papa, una tendenza per molti aspetti divertente, che sinteticamente definirei il tentativo del gregge di spiegare ai pastori dove devono andare, a quale passo, per quale strada… insomma: le pecore insegnano il mestiere ai pastori!
    Io, laico, credo che ognuno abbia diritto di scegliersi il pastore, anche se più precisamente mi auguro che ognuno cresca abbastanza per non sentirsi gregge e non aver bisogno di pastori.
    Come detto altre volte, non mi aspetto chissà che cosa da questo sinodo, e sicuramente non prima della sua conclusione nel 2015. Però almeno una cosa si può già dire, per lo meno in termini di metodo: questo processo sinodale – processo perché non è un singolo atto ma un’operazione a geometria variabile con una durata totale di circa due anni – è iniziato un sondaggio fra i fedeli in tutto il mondo, fatto senza precedenti. Credo che in quella sede tutti abbiano potuto esprimersi, e mi risulta che molti abbiano anche provato ad “organizzare” il consenso intorno alle proprie tesi e sensibilità, sia “aperturisti” che “tradizionalisti” – di questi ultimi ci sono abbondanti tracce anche su questo organo d’informazione.
    Ora che la chiesa prende atto – non si limita a prendere atto, ma tiene in debito conto – dell’evolversi della sensibilità di molti credenti su questi aspetti, sbucano fuori le pecore… a meno che si sentano i cani, quelli che fanno il lavoro vero! e che dall’alto della loro esperienza e fatica possono ben sentirsi più esperti e saggi dei pastori.

  7. Lino says:

    Papa Francesco e i suoi alleati progressisti confidavano molto nell’ acquiescenza dell’ Assemblea Sinodale. E’ sta invece una sorpresa constatare che la maggioranza dei Prelati si dichiarava in linea con il Magistero postconciliare sulla famiglia e varie questioni di etica sessuale.In soccorso è intervenuta la stampa laica, sì proprio quella che un giorno sì e l’altro sì attaccava duramente Papa Benedetto, parlando di cardinali e vescovi conservatori e tradizionalisti. Ma si da il caso che i vari Burke, Caffarra, Mueller non sono tradizionalisti, conservatori, sedevacantisti. Sono semplicemente persone che sempre hanno accolto il magistero della Chiesa, soprattutto quello che si è sviluppato dopo il Concilio Vaticano II e che ha avuto in Paolo VI, S. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI persone di prima grandezza che hanno saputo coniugare verità e misericordia. E’ puerile pensare che ci sia voluto Papa Francesco per far riscoprire la misericordia alla Chiesa, anche se l’attuale Papa si distingue per i suoi attacchi al vetriolo contro questi prelati definiti pastori che impongono pesi che loro non sollevano neppure con un dito. Ci sarebbe da dire molto sull’ uso della misericordia che concretamente ne fa Papa Francesco: vedi fra tutto il caso dei Frati e delle Suore dell’ Immacolata. Da un lato dice che non si deve prendere a pedate chi sbaglia (ma non si sa cosa abbiano combinato questi religiosi), dall’ altro costringe ad una sorta di arresti domiciliari Frati e Suore dell’ Immacolato vietando di abbandonare l’Istituto per almeno tre anni…e gli esempi potrebbero continuare….

    • yoyo says:

      Francesco non ha alleati progressisti. Kasper abusa della sua posizione. Il Papa vuole solo che si trovi u a soluzione condivisa su un problema oggettivo. Io darei la comunione al coniuge che ha subito incolpevolmente la separazione e non la ha provocata con il comportamento.

      • Mirella says:

        yoyo sveglia !!! studiare il catechismo della chiesa cattolica please
        “coniuge che ha subito incolpevolmente la separazione e non la ha provocata con il comportamento”
        può già prendere la comunione se rimane fedele comunque al suo matrimonio non può prenderela chi sta con una nuova “compagna” secondo il linguaggio che piace ai compagni sessantottini =osserva la castità attenzione allergia a questa parola per società pansessualista ma per la fede cattolica è un valore grandissimo

        • yoyo says:

          Non ho aggiunto “risposato” proprio perché il catechismo lo conosco, e lo predico pure ai ragazzi.

  8. Gianna says:

    L’avete capito o no perchè i mondani adulano tanto Papa Francesco?perche si aspettano cedimenti dottrinali!
    lo lo sto dicendo dal 13 marzo 2013 non ci sono riusciti con Benedetto 16 ci provano con lui.
    ed eccoci finalmente alla prova concreta al sinodo mica parlare di famiglie normali che faticano ad andare avanti mica parlare di quelli che nel matrimonio subiscono il martirio per rimanere fedeli no il problema di papa francesco and company sono gli adulteri fornicatori sodomiti.

    La Chiesa deve fare quello che dicono i mondani Bergoglio è ambiguo egocentrico confuso vuole far fare alla Chiesa quello che dice lui vedi nomine pilotate di tutti i personaggi che gestiscono il Sinodo tutti vicini alla sua sensibilità mondana (la Chiesa deve andare dietro al mondo).Bergoglio deve sottomettersi alla volontà di Cristo non alla sua e a quella dei suoi amici di merende:Bella figura tutta sud-americana.Che bella immagine di Chiesa confusa un cuor solo e un’anima sola nell’eresia dilagante.
    Ma la verità splende : dalle loro opere li riconoscerete.
    Tenebre fitte e puzza di zolfo in giro.

  9. Filomena says:

    I gay non sono malati da curare. Il Sinodo supera i pregiudizi ecclesiastici che riducevano l’omosessualità a perversione e pericolo pubblico. Al centro deve esserci sempre la persona». Secondo il vescovo canonista di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, ex sottosegretario Cei, ora commissario per le migrazioni, il legislatore civile non può far finta che non esistano le unioni gay e le coppie di fatto. E «non hanno alcun fondamento» le proteste dell’episcopato per le proposte di riconoscimento delle coppie gay: «Uno Stato laico non può fare scelte di tipo confessionale e la Chiesa non può interferire nella sfera delle leggi civili».
    I gay sono una risorsa per la Chiesa?
    «E’ indispensabile promuovere la cultura dell’umanesimo integrale. Gli omosessuali non sono né pervertiti che vanno guariti né individui da confinare ai margini della società e della Chiesa. La sensibilità pastorale deve esprimersi con l’accoglienza e la valorizzazione di ogni contributo. Le unioni civili riguardano i diritti di persone che nella relazione di coppia e sociale chiedono garanzie per il loro vivere quotidiano. Se ciò non comporta omologazione, non vedo ostacoli alle unioni civili. Ed è stato intendimento di Francesco rifletterci al Sinodo sulla famiglia. La gran parte dei padri sinodali si riconoscono nella sensibilità del Papa verso tutti».
    Condivide il no del ministro Alfano alle coppie omosessuali?
    «Gli attuali modelli giuridici non riescono a imbrigliare la realtà. C’è una distanza tra l’essere che è la vita e il dover essere rappresentato dalle norme. Le leggi sono cristallizzate, fotografano condizioni generali che negli ultimi anni sono profondamente mutate. La politica deve pensare e regolamentare il nuovo nei termini del rispetto dell’altro».
    Serve una legge sulle unioni di fatto?
    «Si può trovare un’intesa riconoscendo la centralità della persona. Lo Stato deve rispettare e tutelare il patto che due conviventi hanno stretto tra loro. E la Chiesa deve accoglierle e accompagnarle pastoralmente senza emarginarle con l’etichetta di persone che vivono nel peccato. Non può esserci alcuna giustificazione per nessuno alla chiusura del cuore. Nel piano di Dio tutto è grazia e, di conseguenza, dobbiamo guardare avanti e in alto. Liberiamoci da forme di pigrizia spirituale che ci rendono inerti».
    Fonte: La Stampa

    • ochalan says:

      Mogavero è lo stesso che faceva le tirate antilega. E poi, proprio te che ti appigli ai canonisti. Non sei credibile così come ls massonica Stampa di Torino.

  10. Gabriele Puppis says:

    Saro’ superficiale, forse, ma a me e’ piaciuto piu’ questo articolo (semi)ironico, che dice piu’ di quello che sembra:

    http://www.iltimone.org/32277,News.html

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Tempi Motori – a cura di Red Live

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