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Simone: la carcerazione preventiva è tortura. La stampa può parlare di questo oltre che dei cani?

agosto 2, 2012 Antonio Simone

Antonio Simone scrive per il Foglio: «La carcerazione preventiva produce una condizione personale orribile». Serve a «”indurre” l’indagato a confessare» e a «infliggergli una pena che altrimenti non sconterebbe».

antonio simone tempi«Mi permetto di fare alcune precisazioni (…) in merito alla carcerazione preventiva e all’istituto del giudizio immediato che moltiplica per due, per tre, per quattro il periodo di custodia cautelare in carcere prima di una condanna definitiva oppure prima dell’Assoluzione». Scrive così Antonio Simone – di cui tempi.it pubblica le lettere da San Vittore da mesi – in un articolo pubblicato oggi dal Foglio. «Eppure la Corte europea aveva sentenziato che “il termine tortura designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore e sofferenze acute, fisiche e psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla o esercitare pressioni su di lei”. Aggiungo facendo leva su affetti interrotti bruscamente fuori dalle mura carcerarie. È quanto succede nel nostro amato paese».

«La carcerazione preventiva – continua – è un rimedio primitivo che produce una condizione personale tremenda, talvolta orribile». Secondo Simone, sono due le patologie «gravi e inaccettabili» che spingono i magistrati ad abusare della custodia cautelare: «L’intento di “indurre” l’indagato a confessare, magari chiamando in correità altri soggetti, e quello di infliggergli di fatto una pena che probabilmente all’esito del giusto processo non sconterebbe. Ma dove è andato a finire l’articolo 13 della Carta costituzionale, sempre invocata dai moralisti giustizialisti? Lì viene proclamata l’intangibilità della libertà personale vietando ogni forma di violenza nei confronti dei detenuti, figuriamoci nei confronti di un presunto innocente in carcerazione preventiva, rinchiuso nelle fetide, maleodoranti patrie galere, tagliato dal mondo, cancellato dall’anagrafe, in attesa di un “giusto giudizio”, e rinchiuso in alcuni casi non rari, purtroppo, secondo schemi e teoremi accusatori partoriti da menti perverse, teoremi e schemi in alcuni casi fantasiosi, faziosi, colmi di preconcetti, di ideologia, di interpretazioni distorte della realtà».

La carcerazione preventiva, nata in origine «per essere applicata e richiesta dal pm entro e non oltre 90 giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati della persona sottoposta a indagini quando esistevano gravi indizi anzi prove certe di colpevolezza, oggi, a far data dal 2008 per effetto di un emendamento stupido e atroce del Pdl e della Lega, si applica anche quando un individuo sotto indagine da mesi e mesi viene arrestato e qualche giorno prima rispetto alla scadenza dei termini di custodia cautelare viene richiesto dal pubblico ministero e avallato ovviamente dal gip il giudizio immediato, e così si raddoppiano i termini della custodia cautelare e della tortura. Si agisce così a consolidare il potere ricattatorio sugli indagati che non solo scontano una pena preventiva abnorme ma subiscono il raddoppio dei termini custoditali che normalmente comportano l’assurda situazione detentiva in carcere nella fase processuale e dibattimentale contro ogni norma».

E ancora: «Immaginiamo la lesione del diritto alla difesa dei casi di presunti reati finanziari dove necessita per l’indagato la consultazione, la ricerca di scritture contabili, atti giuridici, contabili, contratti di impossibile consultazione nelle tetre celle di 7 mq. condivise da 6 persone che devono “brandizzarsi” per poter coabitare ventiquattro ore al giorno contemporaneamente in tali angusti spazi, più angusti rispetto anche ai rapporti aereoilluminati minimi previsti per legge e per i maiali. Solamente l’insipienza politica circa i contenuti di una giustizia scandalosa e la malafede di taluni organi della magistratura, generano mostri giudiziari e giuridici degni delle peggiori dittature, altro che Stalin e Cina popolare degli anni di Mao!».

«Cari amici, (…) qui continuiamo a parlare giustamente di scudo anti spread, di euro, (…) però giustamente dimentichiamo di rendere coerenti le legislazioni nazionali ai dettami della Corte europea in materia di diritti minimi dell’uomo! Ma come facilmente e quotidianamente si può appurare tale problematica è inesistente sugli ordini del giorno del Parlamento italiano e del governo ed è inesistente sugli organi di stampa, dove invece abbondano pagine e pagine sulla situazione dei nostri amati cani».

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