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«Siamo figlie della fecondazione eterologa, e ringraziamo Dolce e Gabbana»

maggio 6, 2015 Benedetta Frigerio

Alana Newman e Hattie Hart hanno difeso con un articolo gli stilisti che hanno parlato contro la procreazione artificiale. A tempi.it raccontano le loro storie: «Mi sono sempre sentita comprata, mai accolta»

Dolce e Gabbana? Avevano ragione loro. I bambini devono nascere da un padre e una madre e non in laboratorio, perché «la vita ha un corso naturale e ci sono cose che non dovrebbero essere cambiate». È ciò che pensa Alana Newman, 28 anni, «nata con lo sperma di uno sconosciuto per fare piacere a mia mamma» e «usata come una sorta di strumento per risolvere le sue mancanze».

«SONO STATA COMPRATA». Newman è una delle tante figlie della fecondazione eterologa e parlando a tempi.it individua una fondamentale differenza rispetto a chi nasce naturalmente: «Io sono stata comprata. Mia mamma fece letteralmente shopping, pagando per me e per mio padre». Newman non si è mai sentita «accolta ma fabbricata. Sono cresciuta pensando che il mio ruolo nel mondo fosse quello di soddisfare i desideri degli altri a discapito dei miei diritti, come ad esempio avere un padre». Le conseguenze sulla sua vita sono state tante: «Mi facevo usare da tutti per ogni cosa, senza tenere conto di me stessa. Facevo sesso anche con le persone con cui non avrei voluto farlo. Questo atteggiamento si rifletteva su tutto. Per me la fecondazione eterologa dovrebbe essere vietata come un atto criminale. Ma anche quella omologa è sbagliata: pure in questo caso il bambino sa di essere venuto al mondo con lo scopo di soddisfare i genitori».

«UN VUOTO INCOLMABILE». Hattie Hart, 16enne, ha scoperto due anni fa di essere stata concepita con lo sperma di un donatore anonimo. Insieme a Newman, ha scritto sul Federalist un articolo contro il «bullismo» di Elthon John, ai danni di Dolce e Gabbana, e «la moltitudine di genitori che difendevano i loro “bei bambini” fatti artificialmente», bambini che «non hanno voce per protestare». Hart pensava che «l’uomo con cui sono cresciuta fosse mio padre, ma non avevo un buon rapporto con lui. Poi, quando ha divorziato da mia mamma, mi ha detto la verità. Inizialmente provai un sospiro di sollievo per il fatto che non fosse mio padre: era distaccato e non mi ha mai trattata come i suoi figli naturali. Ma dall’altra parte, scoprire di non avere un papà mi ha lacerata. È un vuoto incolmabile», spiega a tempi.it.

UN NUOVO MONDO. Newman ricorda di quando al college lesse Il Nuovo Mondo di Aldous Huxley, che già nel 1939 anticipava lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione a fini eugenetici e di controllo delle nascite. Nonostante «l’ambiente liberal, la mia classe era contraria a un mondo così. Allora rivelai la mia storia». Alla notizia i compagni rimasero in silenzio, finché un ragazzo esclamò: «Beh, pare un essere umano perfetto, forse non dovremmo essere così isterici!». Io, continua Newman, «sono sì un essere umano, come lo è il figlio di uno stupro, ma questo non significa che stuprare sia giusto». E poi «la mia psiche non è così normale. E qui non si tratta di qualcosa che i medici possono aggiustare. È un problema spirituale».

RISCHI E PROBLEMI. Hart, da quando ha scoperto come è nata, ha cominciato «a leggere e incontrare persone come me. Quelli come noi hanno tutti problemi di fiducia, abbandono, rifiuto con cui devono convivere tutta la vita». Le due ragazze citano a tempi.it lo studio intitolato My daddy’s name is donor (Mio papà si chiama donatore), da cui emerge che chi è privato di una delle due figure, materna o paterna, corre gli stessi rischi di coloro che sono cresciuti da persone drogate o alcolizzate: «È così, è la pura verità, che piaccia o no».

UN AMORE DIVERSO. Oggi però Newman è felicemente sposata con due figli. «È vero, sono stata fortunata. Prima di tutto perché ho letto tantissimo, senza stancarmi, per anni, e ho capito come mai stavo così male, scoprendo che anche gli altri figli dell’eterologa soffrono. Ma soprattutto ho avuto la fortuna di incontrare alcuni cattolici che mi hanno amata in un modo che non conoscevo. A casa mia si amava per sentirci bene, mentre per queste persone l’amore era un’altra cosa: si sacrificavano e si privavano di qualcosa di loro per rendere felice me. L’opposto di come ero sempre stata trattata. Questo amore mi ha cambiata, ma il mio passato resta».

«DIRE LA VERITÀ». Per Hart «una delle più grandi tragedie è la perdita dell’appartenenza. La fecondazione eterologa è devastante, dovrebbe essere vietata. Per questo ringrazio Dolce e Gabbana: mi sono sentita difesa da due persone coraggiose, che hanno parlato a nostro favore in una società in cui tutti hanno paura di farlo. Una società che onora solo le coppie e i singoli che vogliono bambini e mai i figli e i genitori biologici». Nell’ambiente in cui Hart è cresciuta «dire che un bambino ha il diritto di crescere con sua madre e suo padre non è permesso. Per fortuna mia mamma ha capito la gravità delle conseguenze del suo gesto e ora mi sostiene. Ma non è facile comunque». Che cosa aiuta Hart ad andare avanti? «Io spero. Ora so che con la terapia posso aiutarmi, anche se chi è passato di qui dice che un vuoto ci sarà sempre. Ma soprattutto sono felice di aver incontrato Alana che mi vuole bene davvero, è il mio mentore, una sorella che mi ha capito ed è strano in una società che mi fa sentire in colpa per i miei sentimenti». Invece «dire la verità, parlare di quello che mi è successo e sapere che può servire è terapeutico, mi fa sentire bene. Si capisce, no?».

Foto Ansa


 

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71 Commenti

  1. Emanuele scrive:

    Bellissima testimonianza, la verità viene sempre a galla!

    Come reagiranno i vari attivisti LGBTQXYZ? Intanto consiglierei loro di fare pressioni sull’APA perché nella prossima versione del manuale DSM siano derubricati i disturbi di cui soffrono queste ragazze… certamente la loro egodistonia è colpa della società che non le sa accogliere.

    Per seconda cosa denuncierei gli psicologi che le hanno in cura; come si permettono di applicare queste terapie riparative? Infatti, a queste ragazze va insegnato ad essere orgogliose di quello che sono e di aver permesso all’ammore dei loro genitori/tutori di realizzarsi. Organizzerei anche un Pride dei figli in provetta o comprati a catalogo… loro hanno permesso alla società di emanciparsi dagli stereotipi bigotti e maschilisti della famiglia (famosa invenzione cattolica! ).

    Infine, impedirei alla ragazze di parlare in pubblico come viene fatto con Luca Di Tolve? Come si permettono di parlare in pubblico di queste terapie riparative? Oppure getterei su di loro un po’ di discredito (sono pagate dal Vaticano, la loro storia è finta, sono a servizio della CIA… forse sono del gruppo Bilderberg. ..)

    Si aspettno altri suggerimenti da Filomena, Sganarello, Shiva, etc.

  2. Michele L scrive:

    Cose non farebbe un figli rancoroso per far del male ai suoi genitori? Se vi fosse uno stigma verso i mancini avremmo migliaia di testimonianze di figli traumatizzati (perchè vene sono in tutti i nuclei familiari), che cercano di “vendicarsi” contro i genitori (veramente colpevoli in questo caso specifico), prendendo dentro la loro “categoria”.
    La verità è che come esiste Hart vi sono milioni di figli di coppi eterosessuali che hanno rancore per i loro genitori. Ma si tratta sempre delle classiche rondini che non fanno primavera, come gli sparuti ex-gay (il Di Tolve americano, John Paulk, pizzicato in bar gay? o Exodus che chiese scusa per le manipolazione) o altri testimonial rarissimi -ma ben sotto i riflettori- per questa o quella campagna che viceversa manca di ogni supporto oggettivo.
    Infatti gli studi sul tema ci sono e riguardano nel complesso migliaia di famiglie. Tolti dati fasulli o abusati, resta una impressionante mole di letteratura a favore. I “contro”? Regnerus (scienziato fulminato sulla via da 700.000$ di mancia per uno studio su prostitute e carcerati venduti come genitori omosessuali, allontananto dallo stesso editore e dalla sua università) o Sullins, “chirurgo” dei dati che affetta ad arte per ottenere faticosamente qualcosa che aderisca alla sua fede, giacchè sarà strano che il secondo di questa strana coppia “scientifica” sia un prete.
    A questo punto basterebbe leggersi le decine e decide di studi seri, anche escludendo quelli condotti da C.J. Patterson -lesbica-, che comunque mantiene la sua credibilità forte di decine di studi rigorosi, tolti i primi, condotti in una società non ancora matura. Cosa che infatti la Corte della Florida ha fatto più quasi 20 anni fa, quando tutti gli studi sulle coppie omogentoriali erano abbozzi, perchè tali famiglie si nascondevano in stati che sostanzialmente non volevano riconoscere le loro unioni. Gli studi allora si potevano fare solo convincendo amici a parteciparvi, perchè era impossibile trovare estranei pronti ad esporsi.
    Infatti -la stessa corte!-, nel 2011, sancì come le evidenze di decine e decine di ricerche provano che non vi sono differenze tra crescere con genitori omo o eterosessuali. Studi come quello di Simon R Crouch, ma anche Fond G, Franc N, Purper-Ouakil D, Shechner T, Slone M, Lobel TE, Shechter R, Bos HM, Gartrell NK, van Balen F, Peyser H, Sandfort TG, Waters E, McNair R, Power J, Davis E e si può continuare a lungo con gli autori, americani, australiani, israeliani, olandesi, francesi, ecc. ecc. ecc.. Decine e decine di studi che infatti fanno da base anche la posizione di APA e AAP, ovvero psicologi e pediatri.
    A dimostrare che da un lato c’è qualcuno che si approfitta di drammi personali per creare Frankenstein ad arte da usare nel loro circo mediatico-ideologico, mentre dall’altra c’è una folla di persone normali e studiosi seri che con pacatezza e serietà fanno emergere la verità., senza “veline”, ragazzi immagine o generose mance a studiosi dalla dubbia integrità.

    • yoyo scrive:

      Credimi, se dipingi l eterologa come Frankestein nei circoli che contano sei un reazionario. Dove sta la convenienza o il potere?

      • Michele L scrive:

        L’eterologa può rappresentare un problema etico per gli embrioni che non vengono impiantati, lo riconosco. Ma non è un problema per i figli che genera e di questo si sta discutendo.

        • yoyo scrive:

          Michele, L articolo è qui a smentirti. E anche noi insegnanti.

          • Michele L scrive:

            Due rondini non fanno primavera. Migliaia osservata in decine di studi, sì.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Non si tratta di fare la primavera con le rondini, ma di preservare i deboli dall’arbitrio dei forti.
              A proposito di meteorologia, le “decine di studi” messi su intervistando la gente senza un valido criterio statistico, componendo il campione con le dichiarazioni spontanee delle persone invitate a farlo dalle associazioni gay, hanno la stessa rilevanza scientifica che hanno le sestine di Sesto Caio Baccelli nello studio dei mutamenti climatici.

              • Michele L scrive:

                Con il pretesto di difendere “i deboli” sono sempre i soliti i capri espiatori su cui taluni oligarchi moralisti fanno esibizione di forza, con dati pseudo-scientifici e casi singoli montati a prototipo di tutti gli altri.
                I dati delle pubblicazioni serie sono sottoposti a test statistici rigorosi, (t-test, ANOVA, test del chi-quadro, ecc.), su campioni rappresentativi della popolazione, che infatti in questo caso non sono né meglio né peggio della popolazione generale. La procedura è vagliata da esperti (indipendenti) che ne giudicano l’affidabilità.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Ah ah ah!
                  Il t-test!
                  l’analisi della varianza!
                  il chi quadro!
                  Ma qui abbiamo un grosso esperto di statistica!
                  Ah ah ah!
                  E magari poi hanno pure ricopiato tutto in bella calligrafia!
                  Ti ricordo che qui si sta parlando di BAMBINI, non di bischerate.

                  • Michele L scrive:

                    Il riso abbonda. Buon appetito.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Rido sì Ciuccio Bello!
                      Che si dovrebbe fare, sennò, di uno che crede che per rendere meno ridicolo uno “studio” realizzato intervistando i compari del gay pride facendoti l’elenco delle funzioni statistiche di Excel?!
                      Ah ah ah!

    • Giannino Stoppani scrive:

      Che lo studio della Patterson mantenga la sua credibilità, nonostante sia stato notoriamente condotto in mala fede con fini smaccatamente propagandistici, costituisce la prova ineccepibile che affidabilità di certe associazioni a delinquere che si spacciano per sodalizi pseudo scientifici e sull’onestà intellettuale dei loro divulgatori a cottimo su queste pagine.
      Ai lettori consiglio vivamente la lettura delle note metodologiche dello studio del sopra osannato Simo R. Crouch, che per il suo “autorevole” studio ha raccattato le imparziali risposte dei “volontari” messi gentilmente a disposizione dalle associazioni LGBT.
      Come chiedere ai tifosi della Juve qual è la squadra di club più simpatica d’Europa!
      E pensare che costoro sono gli stessi che dicono le lo studio di Sullins non va bene perché Sullin medesimo è un prete…

      • Michele L scrive:

        Può ignorare gli studi della Patterson se vuole, il quadro è ampissimo comunque. Resta il fatto che solo i primi studi di 20 anni fa erano fallati dal campione (a quei tempi impossibile trovare famiglie arcobaleno direttamente). Può criticare gli studi della Patterson degli ultimi 10 anni puntualmente? Con argomenti concreti? Argomenti gravi come quelli contro Regnerus e Sullins? Provi.
        Lo studio dell’equipe di Crouch è validato, il metodo dei questionari è usatissimo in ogni contesto sociologico. Infatti come spiega, se le risposte non sono oneste, che su centinaia di famiglie quelle omosessuali hanno “indovinato” le risposte di altrettante etero e non hanno invece dipinto esse stesse come nettamente migliori (come farebbero i tifosi della Juve…)? Le sue critiche all’equipe guidata da Crouch valgono poco, perchè infatti nessun sociologo serio le sostiene. Mentre ci sono decine di sociologi pronti a definire i lavori di Regnerus e Sullins spazzatura (e non perchè è un prete, ma non soreprende che lo sia una volta constatate le falle).

        • Giannino Stoppani scrive:

          «Bisogna riconoscere che la ricerca sui genitori omosessuali e i loro figli è ancora molto recente e relativamente scarsa…. Studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo sono assolutamente necessari»…«la ricerca in questa area ha presentato varie controversie metodologiche»… «sono state sollevate domande riguardo il campionamento, la validità statistica e altre questioni tecniche»… «La ricerca in questa area è stata anche criticata per non aver usato gruppi di controllo in modelli che richiedono tali controlli….Un’altra critica è stata che la maggior parte degli studi hanno coinvolto pochi campioni e che ci sono state inadeguatezze nelle procedure di valutazione impiegate in alcuni studi».
          Charlotte J. Patterson, “Lesbian and Gay Parenting,” American Psychological Association Public Interest Directorate (1995)

          • Michele L scrive:

            1995. 20 anni fa. Non che oggi la letteratura sia definitiva, ma la corta della Florida, la stessa che discusse gli studi della Patterson in quegli anni, nel 2011 ha riconosciuto l’ampiezza e la solidità della letteratura medica nel sottolineare l’equivalenza tra famiglie omo ed eterosessuali. Si aggiorni.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Tanto per chiarire come stanno le cose, statisticamente parlando, delle conseguenze sulle generazioni future di certi obbrobri legislativi ne potrà avere una vaga idea non la Patterson, ma la sua lontana discendente, diciamo tra almeno un secolo tondo.
              Certi fenomeni generazionali, infatti, si manifestano in tempi un tantino più lunghi di quello che si vuol far credere.
              Se uno scienziato affermasse che un dato prodotto non è nocivo perché c’è gente che ne mangia da una decina d’anni tutti lo crederebbero un imbecille o in mala fede.

              • Michele L scrive:

                E quindi siccome nessuno può dire nulla sugli effetti sociali di nulla, visto che una vita non basta, diamo retta al Papa. Mi pare ovvio. Con buona pace di secoli di studi filosofici e sociologici. E magari diamo retta a lei, che considera imbecilli e in mala fede tutti i tossicologi del mondo, visto che di certo non serve condurre test per decenni per capire se una molecola è tossica oppure no, come per altro non servono secoli per capire che le coppie omogenitoriali sono buone quanto le altre. Lei dimostra solo di non sapere nulla di biologia e di sociologia e non le resta che prefigurare l’inferno in terra. Un copione già visto.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  “E magari diamo retta a lei, che considera imbecilli e in mala fede tutti i tossicologi del mondo, visto che di certo non serve condurre test per decenni per capire se una molecola è tossica oppure no”
                  La cosa sta diventando penosa.
                  Suvvia, si contenga nelle reazioni e si informi meglio nel merito.
                  Le do un aiutino, anzi due:
                  Eternit
                  E123
                  Sono i primi due esempi che mi sono venuti alla mente.
                  Si legga le vicende legate al riscontro scientifico della nocività dei suddetti prodotti e poi si cosparga il capo di cenere.

                  • Michele L scrive:

                    Studi fallati perchè finanziati direttamente dagli Istituti chiamati in causa (caso Regnerus?), Seguirono infatti condanne penali. Uno studio tossicologico serio avrebbe evidenziato le pericolosità, come infatti avvenne.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Ma guarda?!
                      Erro o forse stai forse insinuando che l’autorevolezza scientifica degli studi paraponzi-ponzi-po è funzione di chi ci mette il grano?
                      Non ti pare un tantino autolesionista questa spericolata affermazione?

                    • Michele L scrive:

                      Ovviamente. Si informi su chi finanzia gli studi che cito io e quelli che cita lei. I primi non hanno nulla da nascondere, al contrario dei secondi.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      E chi li finanzia quelli che citi te?
                      Su caruccio, rendici edotti!
                      Che ci facciamo quattro risate!

                    • Michele L scrive:

                      Me lo dica lei, così forse per una volta si informerà davvero.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Ecco, così hai dimostrato per l’ennesima volta che non sai di cosa parli.
                      O, in second’ordine che non ti conviene farcelo sapere…

            • Lupo scrive:

              Una ricercatrice dell’Università della Louisiana, Loren Marks, si è occupata di verificare le fonti scientifiche dell’APA, secondo la quale «nessuno studio prova che i bambini di genitori gay o lesbiche sono svantaggiati rispetto ai bambini con genitori eterosessuali»:
              dei 59 “autorevoli studi” ha scoperto che ben 26 sono solo banali descrizioni della vita dei bambini entro coppie gay, senza comparazione alcuna con bambini cresciuti entro coppie eterosessuali;
              in ben 13 degli altri 33 lavori che effettuano questo confronto si classificano come “famiglie eterosessuali” madri single, o ragazze madri, o madri separate/divorziate.
              negli altri 20 lavori, non si specifica mai quale tipo di famiglia eterosessuale è in gioco: coppia sposata e convivente, coppia di fatto (stabile o occasionale), coppia proveniente da precedente divorzio, presenza di figli provenienti da precedenti relazioni, ecc…;
              le coppie omosessuali valutate, invece, sono principalmente rappresentate da lesbiche bianche, con alto grado d’istruzione, di classi sociali abbienti; le famiglie eterosessuali valutate sono principalmente monogenitoriali e monoreddito, medio-basso.
              In conclusione la Mark si limita a constatare:
              «È vero che gay e lesbiche possono essere buoni genitori … ma una stabile unione matrimoniale fra un padre ed una madre resta la forma sociale migliore per il bambino».

              • Michele L scrive:

                Louisiana. Già mi suona il primo campanello d’allarme, stato ultraconservatore. Poi verifico che Loren Marks è un uomo e non una donna (scarsa precisione del lettore…). Poi verifico che si è dato da fare durante la discussione della “proposition 8″ (nel 2010) referendum sulle coppie omosessuali (quindi ha prodotto un documento politico).

                Sentito dalla Corte, è stato buttato fuori dal gruppo degli esperti.

                Perchè:
                1) Non ha nemmeno letto gli studi che ha citato.
                2) Ha scelto appositamente solo alcuni studi e non tutto il corpo della letteratura.
                3) Ha spacciato per biologici genitori adottivi
                4) Ha ammesso di non aver mai studiato coppie dello stesso sesso prima di allora (quindi non aveva alcun titolo per essere definito esperto)
                5) Alla fine ha ammesso che le sue conclusioni non erano supportate dalle evidenze (sic!)

                Caso 10-16696 11/01/2010, Corte Distrettuale della California. Proprio un bell’esempio di espertone! Un altro simpaticone da mettere della risma di Regnerus e Sullins. Caro Lupo, perda il vizio di non informarsi bene prima di citare qualcuno, soprattutto quando è chiaramente una voce fuori dal coro di studiosi seri.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  “Della professoressa Charlotte Patterson, docente del dipartimento di psicologia dell’Università della Virginia, sappiamo invece che nelle 25 pagine di curriculum vitae pieno zeppo di attestati, incarichi e premi, non c’è traccia della sua omosessualità dichiarata durante l’interrogatorio in un processo in Florida, non c’è traccia della sua ammissione davanti alla corte che le proprie ricerche erano viziate dall’impiego come campione di amici omosessuali (un campione sicuramente neutro), non c’è traccia del suo rifiuto di consegnare la copia della documentazione originale usata per le proprie ricerche né dell’esclusione dei suoi studi decisa dalla corte d’accordo con i suoi stessi avvocati. Eppure gli stessi lavori della professoressa Patterson sono inclusi numerosi nell’elenco bibliografico dell’American Psychological Association e dell’American Academy of Pediatrics concorrendo a provare che è Okay avere i genitori Gay.”
                  Da “La Croce” quotidiano.
                  Chi di voi non ha peccato…

                  • Michele L scrive:

                    Fango vecchio di 20 anni. All’epoca tutti gli studi erano abbozzi; non era possibile trovare famiglie disposte ad esporsi negli USA omofobi. Infatti -la stessa corte!-, nel 2011, sancì come le evidenze di decine e decine di ricerche provano che non vi sono differenze tra crescere con genitori omo o eterosessuali. Studi come quello di Simon R Crouch, ma anche Fond G, Franc N, Purper-Ouakil D, Shechner T, Slone M, Lobel TE, Shechter R, Bos HM, Gartrell NK, van Balen F, Peyser H, Sandfort TG, Waters E, McNair R, Power J, Davis E e si può continuare a lungo con gli autori, americani, australiani, israeliani, olandesi, francesi, ecc.
                    Adinolfi che ha fatto cilecca di nuovo.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Quello che non era un abbozzo, era la di lei determinazione a BARARE.
                      Crouch e compagnia briscola son forse quelli che spacciano per “studi” le le interviste a campioni di convenienza (gli amici gay) o a valanga (gli amici gay degli amici gay)?
                      Mooolto autorevoli, come no.
                      Mi sa che Adinolfi te lo ha messo nel solito posto.

                    • Michele L scrive:

                      Quindi la Corte dell Florida le piace solo quando dice quello che vuole lei?

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      La corte della Florida non ha alcun titolo per stabilire l’autorevolezza di uno studio scientifico, mi pare.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Oh, scusa, non l’avevo letto:
          “il metodo dei questionari è usatissimo in ogni contesto sociologico.”
          Certo, i campionamenti a valanga o di convenienza sono usatissimi, ma nessuno scienziato dotato di normale raziocinio ne farebbe discendere la stessa dignità scientifica dei campionamenti fatti su base probabilistica.
          Ma si sa che nel campo delle scienze sociologiche, dove l’ideologia la fa da padrone, tutto fa brodo per dimostrare le tesi precostituite che bisogna far passare.
          Tanto per far capire al malcapitato lettore, gli exit poll come quello di cui si servì una volta Emilio Fede per attaccare le famose bandierine sulla cartina d’Italia, sono cento volte più seri di quelli fatti raccogliendo le opinioni tra gli amici gay.

          • Michele L scrive:

            Capisco ora che non le sembri strano citare documenti vecchi di 20 anni, giacchè la sua strategia è vecchia di 2000!
            “Vedrete le terribili conseguenze di tutto ciò”! Dov’è finito la buona vecchia minaccia di bruciare nelle fiamme eterne?
            Se uno scienziato affermasse che un dato prodotto (ritenuto nocivo in base a dei pregiudizi, come gli insetti ad esempio) non è nocivo perché c’è gente che ne mangia da una decina (o 18) d’anni (confrontando centinai di soggetti per decine di anni ne mangiano con soggetti che non ne mangiano, senza riscontrare differenze significative), bisognerebbe essere imbecilli o in mala fede per non credergli.
            I sondaggi sono stati condotti dall’equipe di Crouch in modo onesto e rigoroso. Non sono i soli, le ho citato molti nomi legati a decine di studi che hanno concluso simili deduzioni. Se fosse come dice lei un sociologo serio e indipendente che li critica lo si troverebbe, ma a quanto pare dovremmo dare retta a lei. O a Regnerus e Sullins, che non avrebbero nulla in comune con Fede (prezzolato come Regnerus e infervorato “religiosamente” come Sullins”) giusto?

            • giovanna scrive:

              Caro Michele L, i figli cresciuti dai loro genitori che se ne lamentano da grandi, non lo fanno mai perché sono stati cresciuti da una mamma e da un papà, ma perché i genitori si sono separati, sono stati dei violenti, sia fisicamente, che psicologicamente, sono stati alcolizzati o drogati ecc ecc.
              Ora , a questi abusi che subiscono alcuni figli in tutto il mondo, dobbiamo semplicemente aggiungere il fatto di essere privati del padre o della madre, trattati come oggetti , comprati al mercato.
              Certo, occorreranno decenni e decine di studi per accettarlo coram populo come un abuso, ma io , come figlia e come mamma, lo so già in questo momento, che si tratta di un abuso e dei più terribili.

              • Michele L scrive:

                Quanti “genitori modello” eterosessuali si ritrovano con figli sbandati, drogati, rancorosi? E’ classica la frase “poveri genitori, cosa hanno fatto per meritarsi un figlio così”? I genitori di Pietro Maso? Erika e Omar? E le decine di casi del 2014? Cosa hanno fatto di sbagliato? Certamente qualcosa. E perchè gli errori che hanno condotto queste due ragazze a lamentarsi dei genitori dovrebbero essere comuni a tutte le coppie omosessuali, mentre quelli della famiglia Maso solo a loro?
                Non si può giudicare una comunità, di famiglie eterosessuali o omosessuali con il Maso o la Newman di turno. Occorre considerare il fenomeno nell’insieme, valutare centinaia di casi e così si scoprirà che non tutte le famiglie sul “modello Maso” sono negative e allo stesso modo, leggendo studi come quello di Crouch, che gli omosessuali possono essere buoni genitori come gli altri.
                La strategia dell’amplificazione del caso singolo è la classica strategia di chi non ha di meglio, di chi cerca di veicolare il pregiudizio al posto del vero giudizio. Un vecchio vizio di chi si fa condizionare dall’ideologia e che vorrebbe erigere a prototipo l’immigrato fannullone, lo zingaro ladro, l’ex gay, l’ebreo avaro, ecc. quando i fatti sono ben altri.

                • roberto scrive:

                  non puoi fare questi paragoni,per il semplice motivo che le famiglie eterosessuali son il 999,999% contro lo 000,00,1% delle coppie omogenitoriali!!!

                  • Michele L scrive:

                    Infatti non faccio il paragone. Faccio solo notare quanto sia sciocco generalizzare due casi a tutta la comunità.

                • Luca P. scrive:

                  Caro Michele,
                  concordo con te sul fatto che non è sostenibile l’equivalenza “figlio naturale = figlio felice” e “figlio concepito in provetta = figlio infelice”.
                  Non è sostenibile nemmeno l’idea che gli errori dei figli derivino da quelli dei genitori … tant’è che per ogni Pietro Maso esistono figli di drogati, depravati e assassini che sono diventati santi.
                  Forse il punto è un altro … se consideriamo un “diritto” quello di avere un figlio con qualsiasi mezzo scientifico … bisogna chiedersi se esso non impatti con il “diritto” del nascituro ad avere un padre ed una madre naturali.
                  E a mio avviso non si vuole riconoscere quest’ultimo diritto per non negare quello precedente.

                  • Michele L scrive:

                    Tutti hanno diritto ad avere il figlio, ma nessuno ha un diritto assoluto di tenerlo. La società tutta, la famiglia, la comunità, la scuola, i servizi sociali, devono vigilare sulla salute dei minori. In casi critici si procede con sostegni alla famiglia e nei casi più gravi con l’allontanamento da essa. Ma nessun bambino ha un diritto alla famiglia perfetta, oppure dovremmo mettersi a speculare se i genitori non debbano essere preliminarmente “autorizzati” in base a un esame psico-attitudinale o magari pure economico-culturale?
                    Esistono casi in cui la criticità è evidente, come quelli di persone anziane che ricorrono alla fecondazione eterologa. Se vi è una ragione oltre il dubbio di escludere taluni da queste procedure, nessuno dovrebbe arrogarsene il diritto. Oltre la fatto che le lesbiche hanno ben altri modi per concepire, rimangono gli studi a chiarire che molte delle discriminazioni auspicate da taluni sulla base di pregiudizi, non sono giustificate.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      “Tutti hanno diritto ad avere il figlio”
                      Nessuno ha “diritto” di avere un figlio.
                      E’ il figlio che ha il diritto di avere dei genitori che si occupino di lui.

                    • Michele L scrive:

                      Può iniziare a introdursi nelle camere da letto di chi non le aggrada con secchi di acqua gelata. Buon viaggio.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Potrei rispondere a tono scrivendo che, almeno per quanto riguarda tu e il tuo compagno del momento, la fatica me la posso pure risparmiare, visto che in camera da letto potete far tutto meno che un figlio.
                      Tuttavia mi limito a prender atto che uno il quale ritiene di dover liquidare con una battuta sciocca l’osservazione che un essere umano non può essere l’oggetto del diritto di chicchessia, mi pare si qualifichi da solo.

                • giovanna scrive:

                  Non so, a me sembra chiarissimo : i figli venduti dai propri genitori a coppie gay sono ragazzi sfortunatissimi, al pari dei figli di alcolizzati, drogati ecc ecc.
                  Non si tratta di paragonare i figli di uomo e donna coi figli di coppie gay, dato che due uomini o due donne non possono fare figli, ma solo acquistarli.
                  Dunque, non si fa che aggiungere alla disgrazia di nascere in una famiglia disastrata, perché separata, alcolizzata, drogata ….la odierna disgrazia di nascere da genitori che ti vendono come un oggetto.
                  O si vorrebbe sostenere che i figli venduti dai propri genitori possono condurre una vita serena e tranquilla ?
                  Non scherziamo: la schiavitù è una roba bruttissima e anche se chi nasce già schiavo può non accorgersene subito, poi la vita presenta il conto.
                  E queste ragazze lo testimoniano , cioè testimoniano che loro, che sono state vendute dai propri genitori , hanno attraversato e attraversano un mare di infelicità. Non attraversano un mare di infelicità in quanto “figlie di gay”, dato che nessuno al mondo è “figlio di gay “, ma in quanto ragazze vendute dai propri genitori o, comunque, da uno dei propri genitori.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Caro Filo… Michele L. lasciatelo dire, non hai capito un beneamato cappero.
              Come ti ho scritto poco sopra, certi fenomeni, come l’insorgenza di un tumore, o il manifestarsi di malformazioni genetiche, o di forme di disagio psichico dovute a esperimenti di ingegneria sociale di carattere ideologico, per loro natura, si manifestano in periodi di tempo da lunghi a molto lunghi.
              Quindi lo scienziato che dopo dieci anni di consumo esclude che un prodotto non fa male è un emerito imbecille o è in mala fede (pagato dal produttore), a prescindere dal fatto che usi un campione probabilistico, a valanga o a cappero di cane.
              E’ la stessa Patterson ad ammetterlo esplicitamente nello scritto che ho sottoposto alla tua riverita attenzione.
              E’ chiaro questo concetto, o te lo devo ripetere?
              Ah, mi dimenticato, la storia dei pregiudizi e dell’inferno vai a raccontarla a quelli che non mangiano gli OGM.

              • Paolo scrive:

                Su un punto ha ragione sig. stoppani: i fenomeni dovuti a esperimenti sociali di carettere ideologico si manifestano in periodi molto lunghi…ancora ne vediamo gli effetti dell’indottrinamento religioso

              • Paolo scrive:

                Ahhhh ha proposito…mi citi lei studi di lungo periodo che dimostrano che l’omogenitorialità non va bene…prima di criticare le evidenze scientifiche che dimostrano il contrario e che smontano i dogmi dellideologia confessionale

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Fino a stupefacente prova del contrario, l’omo-genitorialità in natura semplicemente non esiste, quindi non ci sono da trovare evidenze scientifiche di sorta.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Cos’è questo “Ahhhh”, uno sbadiglio?
                  Vai a fare la nanna allora, è tardi e se arriva la fatina dei denti non ti trova.

              • Michele L scrive:

                Nessuno ha la “sfera di cristallo”, ed ogni esperto conosce le incertezze che possono esserci dietro un fenomeno. Gli studi sulle famiglie omogenitoriali coprono i figli da 0 a 20 anni, e alle volte anche di più. Un lasso di tempo molto significativo.
                Avremo comunque tempo per verificare ulteriormente i risultatiti fino ad ora incoraggianti. Queste famiglie esistono e riescono ad essere luoghi adatti a crescere bene, nonostante l’acredine di taluni che non vogliono accettare una realtà e rischiano di essere il principale fattore che causa difficoltà a tali famiglie.

                • giovanna scrive:

                  Però, Michele, glissi sempre sul fatto che questi ragazzi sono stati venduti dai genitori ! Ma come fai, in quanto uomo , in quanto essere umano, a non avere un minimo di empatia con questi poveri figli, VENDUTI ! Abbandonati dai genitori, rifiutati, usati , messi al mondo per compiacere dei terzi danarosi !
                  Tutto il tuo discorso potrebbe avere un senso se questi poveri ragazzi fossero VERAMENTE i figli dei gay , ma sono invece figli, persone, esseri umani, VENDUTI e ABBANDONATI dai propri genitori !
                  Dai, Michele, che lo sai anche tu che la sofferenza di queste ragazze , come di tutti gli schiavi del mondo, non è data dalla riprovazione sociale nei confronti di chi li ha comprati, ma proprio per la loro tragica situazione !
                  Poi, qui lo sappiamo bene, da interventi di prima mano, quanto possano essere condizionati questi poveri figli dai loro compratori : non possono nominare il papà o la mamma che li ha venduti, manco lontanamente, e così tutto l’entourage che sta loro intorno. Sono figli nostri che non possono lamentarsi di nulla, che non possono chiedere, che devono adoperare un linguaggio falso .
                  Una vita di inganni e menzogne, altro che.
                  E la cosa più grave è che lo sai tu e lo sapete tutti.
                  Ma, pur di soddisfare il vostro preteso interesse, ve ne fregate delle vittime.
                  E’ questa cattiveria, questo totale disinteresse del bene del prossimo, di questi piccoli trattati come cose , la cosa che colpisce di più.
                  Abbi pazienza, credo che la normale riprovazione nei confronti di queste pratiche aberranti, possa essere una via d’uscita per questi poveri figli.
                  E se ciò crea qualche problemino sociale ai disgraziati compratori, non posso che compiacermene, proprio per il bene di questi figli.
                  Io ti capisco, capisco il tuo immenso egoismo, ma capisco cento miliardi di volte di più il dolore di questi bambini-oggetto, privati crudelmente della loro famiglia ,APPOSTA.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Capito?!
                  Qui si tratta di analizzare un fenomeno che produrrà i suoi effetti per generazioni e questo dice che uno studio in cui i soggetti più anziani hanno vent’anni copre un lasso significativo di tempo!
                  Certo, come no!
                  Come essere a marzo e credere di avere gli strumenti per prevedere come andrà la vendemmia.
                  Neanche Nostradamus!

            • Giannino Stoppani scrive:

              “I sondaggi sono stati condotti dall’equipe di Crouch in modo onesto e rigoroso.”
              Io non ho affatto messo in dubbio che siano stati condotti in modo onesto e rigoroso.
              Ma, data la fallacia della metodologia applicata rispetto alla natura del fenomeno che si propone di descrivere, è disonesto e non rigoroso chi, per infime ragioni di bottega, a tale studio vuole attribuire un’autorevolezza scientifica che per sua natura esso non può avere.
              Chiaro?

              • Michele L scrive:

                E chi decide qual’è la “natura” che uno studio deve avere per essere scientificamente autorevole? Lei? Qualcuno prezzolato con 700.000$? Un prete? Confesso che l’assurdità delle sue risposte inizia a divertirmi.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  “E chi decide qual’è la “natura” che uno studio deve avere per essere scientificamente autorevole?”
                  Di sicuro non lo può decidere un emerito somaro che scrive “qual è” con l’apostrofo.
                  E comunque se a te bastano dei “sondazzi” manipolati per decidere della sorte di bambini innocenti, a me non bastano di certo!

                  • Michele L scrive:

                    Quando uno non sa più a cosa attaccarsi… Ci mancava il “grammar nazi” con la sua pennuccia rossa. Penosa mancanza di altri argomenti, evidentemente.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Di argomenti te ne sono stati presentati “ad abundantiam”, ma si sa che “a lavare la testa all’asino si spreca tempo e sapone.”
                      Ah dimenticavo, “nazi” sarai tu, caro Filomeno.

                    • Michele L scrive:

                      Argomenti? Studi prezzolati, preti “scienziati”, fatti vecchi di 20 anni, singoli casi eretti a rappresentanza di tutta la popolazione? Sprezzanti sciocchezze matematiche sparate con ridicola arroganza?
                      I soli asini che vedo qui sono quelli che si grattano a vicenda e si difendono con le loro pennucce rosse, tipico atteggiamento da “grammar nazi” (si informi su cosa vuol dire).

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Certo, certo.
                      Gli studi farlocchi e prezzolati sono gli altri, non sono quelli fatti dagli attivisti gay che intervistano gli amici gay…
                      Hai ragione caro, hai ragione.

  3. Emanuele scrive:

    @Michele

    Cose non farebbe un figli rancoroso per far del male ai suoi genitori?

    …vedo che il rispetto degli altri è una tua prerogativa… Come puoi dare un giudizio morale, come la volontà di fare del male ai genitori? Su quale base?

    Ad una testimonianza contrappani studi sociologici, ossia trasformi le persone in numeri e, rimescolando un po’ i dati, vorresti dimostrare che la felicità o la bontà si misura… ma con quale metro?

    Ammesso pure che i figli dei gay non si drogano, vanno meglio a scuola, non sono disadattati, etc. Basta questo per dire che sono felici? Basta per dire che privare un bambino della madre o del padre per un mero capriccio dei “genitori”, sia una cosa buona?

    …magari, se iniziassi ad ascoltare le persone in quanto tali, come queste due ragazze, senza pregiudizi, senza pensare che siano egoiste rancorose che non hanno accettato l’immenso ammore dei genitori, forse potresti rispondere a queste domande…

    • Michele L scrive:

      Io non ho detto che il caso di queste due donne sia quello del “figlio rancoroso”, ma ho fatto notare che potrebbe essere così. Non si erge un caso singolo a norma, perchè, como ho poi aggiunto, ci sono anche i vari casi Maso, Erika&Omar e sarebbe da matti usare tali casi come modello della famiglia, no?

      Io non contrappongo “numeri”, ma analisi sociologiche serie approfondite di centinaia di singole famiglie. Tra di esse ci saranno di certo anche casi critici, ovviamente. Ma tali casi ci sono in tutte le famiglie e questo permette di fare un confronto serio e significativo comparando centinaia di famiglie di un tipo con centinaia di altre. Non è serio prendere solo il caso che fa comodo ad una ideologia e dire “visto? visto?”.

      Tali studi non prendono in considerazione solo i risultati scolastici, ma molti fattori che servono a determinare la salute psico-fisica del bambino (dorme bene, ha amici, ha un dialogo con i genitori, ecc. ecc.).

      Magari se lei invece di soffermarsi su casi specifici pubblicati da giorni ideologici (stiamo parlando di un articolo su “the federalist”, un giornale di destra americano), si interessasse a tutte le famiglie, se non pensasse di erigere Pietro Maso a modello del figlio italiano, allora avrebbe una visione molto più veritiera della realtà.

      • Emanuele scrive:

        …ti risparmio di citare studi di prestigiosi scienziati che nel XIX e XX secolo giustificarono il razzismo scientifico con le ben note conseguenze che ancora oggi scontiamo (leggasi conflitto Israelo-palestinese), dato che potrebbe suonare come una reductio ad Hitlerum. Oggi magari quegli studi fanno sorridere, ma allora erano il non plus ultra della antropologia e delle scienze sociali.

        In tempi più recenti, potremmo citare casi meno drammatici, ma comunque gravi. Come quando negli anni ’60 si pensò che il latte materno non fosse idoneo all’alimentazione umana. Ovviamente, seguirono studi di bambini allattani al seno ed artificialmente, mostrando quanto il latte in polvere e gli omogeneizzati a partire da 3 mesi facessero bene ai bambini… Risultato? L’OMS ha decretato che i bambini devono essere allattati al seno in modo esclusivo fino al 6° mese e possibilmente continuare l’allattamento al seno per tutto il primo anno, abbinandolo ad una alimentazione solida.

        Infine potremmo citare il caso degli omosessuli: fino a trent’anni fa considerati da tutti i medici malati (nuovamente con vari studi sociologici alla mano). Si badi bene che etichettarli come malati psichici fu una grande conquista sociale perché prima erano considerati come depravati e fortemente penalizzati nel lavoro e nella società. Rinoscere loro lo status di malato tolse loro il marchio di infamia che avevano in passato… Nuovamente oggi queste cose fanno sorridere, ma ci sono vuluti vari decenni.

        Quindi, come ha osservato sopra da Giovannino, sarebbe opportuno evitare esperimenti di ingegneria sociale per poi, magari tra 40 anni, dire ops, ci eravamo sbagliati. Non si tratta di seguire il Papa, ma di applicare una semplice regola: la prudenza…

        Comunque,

        • Michele L scrive:

          Sono del tutto d’accordo con lei. Quando uno studio è fatto sulla base di una ideologia ne è fallato, come quelli di eugenetica e razzisti partoriti dai totalitarismi del secolo scorso.
          Oppure quando ci sono interessi finanziari, come per gli studi finanziati da multinazionali. Purtroppo il secolo scorso è stato costellato da studi condizionati dalla suddette ideologie totalitarie e le conseguenze si sono protratte fino agli anni 70.
          L’omosessualità infatti fu derubricata dal manuale della malattie dopo che E. Hooker ebbe la “brillante” idea di studiare non gli omosessuali nei manicomi, ma semplicemente quelli fuori. Pensi un po’! Ovviamente la forza del risultato fu così dirompente che anche un solido pregiudizio nel saldo in tutte la comunità medica ne fu sbriciolato. Oggi ovviamente nessuno penserebbe che Tim Cook o Xavier Bettel o Dolce & Gabbana siano dei malati di mente.
          Il punto è semplicemente che ogni studio presenta delle criticità, come quello di Regnerus, finanziato con 700.000$ da un istituto religioso e che annoverava carcerati e prostitute come genitori omosessuali. O quello di Sullins, che non corregge per l’età dei genitori su quella dei figli e produce risultati invalidi. Poi si scopre che anche se ha preso i voti non dichiara alcun conflitto di interesse…Coerente giacchè quello che rappresenta lui è quello supremo, sono gli altri ad essere in conflitto con il suo, evidentemente :)
          Io la prudenza la applico, non pretendo di erigere ad esempio uno o due casi singoli, ammetto che la letteratura non è definita. Io le mie pagliuzze le levo. Vede alcuna trave, lei che pare conoscere così bene casi di “cattiva scienza”?

          • Dante scrive:

            Scusi, ma leggendo il suo commento non riesco a capire alcune cose:
            Che significa, parlando dal punto di vista scientifico, affermare che uno studio è più o meno valido a seconda dell’origine dei finanziamenti su cui ha potuto contare per essere effettuato?
            Se una ricerca è finanziata da un ente governativo essa garantisce risultati in linea col programma di governo?
            Forse l’ISTAT trucca i dati del PIL in funzione delle speranze di Renzi?
            Che vuol dire che Sullins “non corregge per l’età dei genitori su quella dei figli e produce risultati invalidi”?
            E inoltre:
            Che conflitto di interesse dovrebbe dichiarare un sacerdote su una ricerca riproducibile effettuata in modo trasparente su un campione noto? Se io devo contare le acciughe di un barile, devo avvertire che sono juventino? Non basta che se uno non si fida le riconti da sé?
            E poi, è vero che il dottor Simon Crouch, del quale lei ha più volte ricordato un famoso studio sulla genitorialità gay, è lui un padre gay di due gemelli? Non vede in questo fatto un conflitto di interessi?
            E non è lui stesso a scrivere nel suo celeberrimo studio: “The self selection of our convenience sample has the potential to introduce bias that could distort results”, ammettendo cioè che il campione oggetto dello studio di Crouch è stato raccolto secondo il criterio di convenienza, ovvero utilizzando le valutazioni della salute mentale effettuate da famiglie gay che hanno partecipato su base volontaria?
            E’ vero che i campioni di controllo usati in tale studio, ovvero quelli con cui è stato fatto il confronto con i figli dei gay, oltre ad essere più ampi in proporzione da uno a dieci, per la precisione 500 contro 5.335 e 5.025, sono stati tratti da due studi nei quali la valutazione della salute mentale dei figli è stata fatta per altri scopi, quindi azzerando il rischio che i genitori eterosessuali, al contrario di quelli gay, potessero fornire risposte ideologicamente orientate dalla loro opinione sull’adozione gay?
            Le pare il davvero caso di parlare di pagliuzze e di travi?

            • Michele L scrive:

              L’origine dei finanziamenti su cui ha potuto contare per uno studio è importante, perchè è chiaro che può produrre un pressione sull’autore. Se il finanziatore ha chiari interessi ideologici o economici i risultati possono esserne influenzati, è un evento che si è verificato spesso.
              Un governo potrebbe in effetti influenzare una ricerca, ma siamo più nell’ambito della fanta-politica, e qualche prova va fornita. Regnerus è stato finanziato con 700.000$ (lo stipendio di 15 anni…) per comperare una banca dati commerciale e classificare come genitori omosessuali prostitute e carcerati, uno dei due revisori era finanziato dallo stesso istituto (Whitewaters) e la stessa università di Regnerus ne ha preso le distanze. Come vede ce n’è abbastanza per sospettare oltre ogni ragionevole dubbio che Regnerus (che non aveva precedenti esperienze di ricerca sull’argomento) si sia prestato ad un’operazione ideologica.
              Sullins ha usato dati pubblici certo, sostenendo che i figli di coppie dello stesso sesso impiegano più tempo per diplomarsi. Ma non ha corretto per il fatto che tali coppie sono significativamente più giovani, per cui hanno figli significativamente più giovani delle altre. Il che produce la differenza “significativa” che egli vede.
              Sarà un caso de il secondo di questi due studiosi che rappresentano voci fuori dal coro rispetto alla comunità scientifica siano uno prezzolato e l’altro addirittura un prete?
              Vengo allo studio dell’equipe di Crouch. Infatti Regnerus, come Sullins, hanno “lavorato” da soli, mentre gli studi più seri sono condotti da equipes, che garantiscono un controllo più rigoroso sull’intero processo. Infatti gli altri autori dello studio sono eterosessuali.
              La selezione del campione non è stata fatta per convenienza, ma è il campione che sono riusciti a raccogliere che ha delle caratteristiche particolari. Infatti se lei si fosse preoccupato di leggere anche la frase dopo e non solo quella (riportata capziosamente dai siti critici) avrebbe letto che “This has in part been allowed for in the statistical analysis by incorporating numerous control variables that are recognised to have an impact on child health outcomes but the results should be read with these differences in mind. If systematic bias was at play however, it would be anticipated that all outcome variables would demonstrate higher scores across the sample.”
              Il “bias” è quindi stato onestamente dichiarato, modellato e corretto (cosa che Regnerus e Sullins si sono “dimenticati” di fare…)
              I campioni di controllo sono tratti da due studi di 5414 e 5025 famiglie, in cui la valutazione della salute mentale dei figli è stata fatta con modalità compatibili con quelle dello studio ACHESS, questo per avere due riferimenti di controllo e non uno solo (il che aumenta la solidità del risultato). Se i genitori o omosessuali avessero fornito risposte ideologicamente orientate questo condizionamento sarebbe emerso nei dati, che invece non risultano significativamente diversi dalla media della popolazione (a parte variabili minori, che se vuole possiamo discutere).
              Inoltre ricordo anche a lei che se vuole approfondire con altri studi sul tema, può consultare quelli effettuati dai seguenti autori: Fond G, Franc N, Purper-Ouakil D, Shechner T, Slone M, Lobel TE, Shechter R, Bos HM, Gartrell NK, van Balen F, Peyser H, Sandfort TG, Waters E, McNair R, Power J, Davis E. Coprendo famiglie europee, americane e anche israeliane.
              Non nego che la ricerca abbia alcuna pagliuzze, ma comprende che le travi che si trovano in quelle di quei due autori solitari sono tali da far comprendere dove verosimilmente sta la verità.

              • Dante scrive:

                Non ho molto tempo e rispondo senza approfondire.
                La critica di uno studio che fa leva sull’origine dei finanziamenti necessari per svolgerlo, se tale origine è trasparente, è scientificamente infondata e attiene alla sfera della strumentalizzazione politica (di bassa leva) e non a quella accademica.
                Lo studi di Regnerus ha certamente dei bias come tutti gli altri (nessuno escluso) studi di questo genere, tanto è vero che persino del famoso rapporto Kinsey si è criticata la modalità di formazione del campione (il 25% di carcerati) e l’origine dei finanziamenti (la ultra massonica fondazione Rockfeller).
                Tanto per chiarire spero definitivamente il punto, le faccio subito presente che gli accorgimenti che si possono mettere in atto per aumentare l’attendibilità di un campione, se possono essere utili per i campioni selezionati su base probabilistica, non possono non avere che scarsissima efficacia per quanto riguarda campioni reclutati tra volontari, tra l’altro presumibilmente ideologicamente schierati nell’ambito di un dibattito in pieno svolgimento.
                Mr. Crouch è abbastanza onesto da ammetterlo, non ci pensa nemmeno a farlo chi è tanto ansioso si strumentalizzarne i risultati.
                Si consideri poi la sua proposizione:
                “Se i genitori o omosessuali avessero fornito risposte ideologicamente orientate questo condizionamento sarebbe emerso nei dati, che invece non risultano significativamente diversi dalla media della popolazione”
                Ciò in realtà non vuol dire nulla, visto che la spinta ideologica è indirizzata proprio a descrivere una situazione familiare nella norma.
                Sullo studio Sullins francamente non capisco cosa c’entri il fatto che una coppia sia più giovane di un’altra con il tempo che il figlio impiega a diplomarsi. Se mi vuol spiegare meglio dove risiede la malafede di Sullins in questo ambito gliene sarei grato.
                D’altro canto uno studio di Douglas W. Allen realizzato in Canada (dove il matrimonio gay c’è dal 1996), ha evidenziato proprio che i figli delle coppie omosessuali hanno appena il 65% di probabilità di laurearsi, e che le figlie femmine ottengono risultati ancora peggiore dei figli maschi.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Il famoso Crouch è pure “padre gay”?!
              Ma guarda!
              Ah, ah, ah!
              E quante ne hanno scritte, ‘sti cialtroni, del povero Sullins, “colpevole” di essere un prete!

      • giovanna scrive:

        Michele L, sveglia ! Qui stiamo parlando di figli venduti dai propri genitori e costretti a crescere con chi li ha comprati ! Potrai portare migliaia di studi , commissionati dagli schiavisti o meno, che sostengono che gli schiavi vivono benissimo ( e anche nei secoli passati ci sarà stato qualche schiavo contento della sua situazione ), ma non mi convincerai mai che lo schiavismo sia una bella roba !
        Dunque, che lo schiavo sia o meno rancoroso, non cambia nulla alla sua situazione di schiavo, situazione di cui si sono rese conto nel tempo queste ragazza : fossero state accolte come schiave nel palazzo di Ali Babà , sempre si sarebbero rese conto di essere state private del diritto di crescere con la loro mamma e il loro papà, comprate da chi le ha cresciute, vendute dai loro genitori !
        Ma cosa può esserci di peggio al mondo per un figlio ?

  4. Nino scrive:

    così, tanto perché sono curioso, mi sono andato a leggere l’articolo cui si fa riferimento, e l’ho trovato molto più interessante ed oggettivo del post qui sopra.

    Il disagio espresso da Alana Newman e Hattie Hart è un disagio reale, ed ha diverse motivazioni, tra l’altro comprensibili. Alana per esempio, dice: “mia madre è stata meravigliosa ed io ho sempre amato lei profondamente così come lei ha amato me. Ma il mio viaggio (la mia vita) è una battaglia contro il vuoto lasciato dall’assenza di mio padre”. Può essere pesante questo vuoto? si … molti lo sentono, spesso anche quando un padre c’è ma … non c’è

    Il disagio di Hattie parte dalla scoperta, a 14 anni e in occasione della separazione dei suoi, di non essere geneticamente figlia di colui che aveva chiamato papà … qui c’è una menzogna svelata in occasione di una evento traumatico come una separazione

    Loro tra l’altro criticano la affermazione di Dolce e Gabbana che ha generato la polemica ” Sintetici è in effetti una definizione rozza e non corretta di noi che siamo nati dall’eterologa. Gabbana ha sbagliato ad usare quella parola” pur esplicitando che loro hanno avuto dei problemi nel crescere senza un padre o, nel caso di Hattie, di un padre “vero” (io direi di un genitore che evidentemente non ha saputo amare la figlia come aveva creduto di poter amare)

    Però … non ho trovato traccia (sarà una mia incapacità) della frase che fa da occhiello al titolo:

    «Mi sono sempre sentita comprata, mai accolta»

    sempre un po’ strani, questi post tradotti …

    • Raider scrive:

      Le esperienze individuali possono risentire dei fattori più diversi, nel bene come nel male: ma il motivo per cui dovrebbe essere un bene in sé consentire di manipolare “materiale riproduttivo” e individui programmati come un prodotto per la casa e se appena la cosa fosse possibile o conveniente, a percentuale umana variabile o figli di terzetti o più, è qualcosa che trovo inaccettabile. Stoppani, Toni, Emanuele possono ricorrrere a argomenti che non piacciono o non convincono: ma non è che siano più convincenti o con più appeal dimostrativo quelli di chi li contesta. E un bambino con la coppia di genitori che lo hanno messo al mondo, senza surrogazioni, senza contratti di locazione, senza donazioni anonime – perfino gli animali da riproduzione hanno attestato un pedigree -, è la causa più giusta che possa esistere.

    • giovanna scrive:

      Ma quanto gongola l’untuoso Nino ! La sua felicità davanti a queste ragazze che sono state comprate dal padre e private del padre per sempre si tocca con mano ! Non si trattiene proprio !
      Ma dico io, stipendio per stipendio, un po’ di finta compassione per queste ragazze umiliate e sofferenti, la dovresti mostrare !
      Io ti ridurrei lo stipendio ! Non sei abbastanza falso per le associazioni lgbtxy !
      Non sai nemmeno far finta di provare dolore per quello che hanno dovuto subire queste figlie !
      Ma che padre modello !

      Poi, untuoso Nino, io non vengo pagata ad intervento pretestuoso, dunque non ho tempo di andare sui siti gay a leggere gli articoli adattati, come sei solito fare tu, ma nel testo qui sopra c’è scritto chiaro e tondo , tra virgolette :
      “Io sono stata comprata. Mia mamma fece letteralmente shopping, pagando per me e per mio padre”, dunque lo stesso concetto dell’occhiello, ad occhio e croce !
      Ma si sa , l’untuoso Nino riesce a scivolare fischiettando come nulla fosse in mezzo a qualsiasi tragedia
      ( altrui ), guadagnandosi la pagnotta cercando di cambiare argomento e confermando ogni santa volta il testo di cui tenta , inutilmente, di stravolgere il contenuto.

      • dorro scrive:

        Alla base di tutto il punto in questione è
        se un figlio è un diritto , al di là se si è etero o omo, e Ke quindi ogni mezzo per avere questo diritto è lecito.
        per quanto ne so, le tecniche di riproduzione artificiale o assistita (cioè non col coito) si sono sviluppate x coppie etero Ke x svariati motiti non potevano avere figli. Si è trovato il modo x surgelare gli spermatozoi , poi gli embrioni (avevo letto anni fa su un quotidiano Ke era complicato congelare gli ovuli non fecondato xke non si conservavano bene o
        a lungo come gli spermatozoi. Non so se si è
        trovata tecnica ad hoc ora.)
        lavori

        mi è sembrato Ke più di cercare cure, quando era possibile farlo, contro la sterilità e quindi rendere le persone fertili (non sono ginecologo ma penso a
        problemi tipo chiusura delle tube di falloppio) e Ke quindi si sarebbero trovate nella condizione comune di chi sterile non è e cioè di come non avere figli o non averne troppi, ma potendo avere figli senza aver bisogno di inseminazione o fecondazione artificiale, ke sono tecniche che non curano la sterilità ma la bypassare generando poi tutta una serie di questioni etiche (embrioni surgelati avanzati vanno eliminati o usati x ricerca medica, x es) che hanno portato alla questione di quando si inizia ad essere persona e quindi ad avere diritto ad essere tutelata nella propria esistenza, in quanto esistente.

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