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Scholz (Cdo): «Perché sono convinto che l’Italia ce la farà»

dicembre 2, 2011 Rodolfo Casadei

Tedesco e rappresentante delle imprese italiane, Bernhard Scholz non vede contrasti irrisolvibili in Eurolandia. Risanamento dei conti in cambio della garanzia di Berlino sui debiti? «Proposta realista, ma servono anche piani di crescita». Pubblichiamo ampi stralci dell’intervista che appare sul numero 48/2011 di Tempi in edicola

Pubblichiamo ampi stralci dell’intervista a Bernhard Scholz (Compagnia delle Opere) che appare sul numero 48/2011 di Tempi in edicola.

Che dire della linea adottata dalla Germania in Europa, soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico degli altri paesi della zona euro? Non è troppo miope?
Mi sembra che la questione sia stata molto gonfiata. I tedeschi non hanno alcun interesse a indebolire gli altri paesi, la diversità di prospettive nel tempo si stempererà. Sui compiti della Bce e sugli eurobond a mio parere la Germania è aperta a un cambiamento delle posizioni sin qui sostenute, a condizione che gli altri paesi europei attuino i cambiamenti necessari a ridurre il loro debito pubblico. Credo che i dubbi tedeschi sull’effettiva volontà di risanamento dei conti degli altri paesi si stiano stemperando, si troveranno certamente i compromessi necessari. 

Però è impressione diffusa che la Germania stia costringendo gli altri paesi alla deflazione e quindi alla recessione. In questo modo non finirà per indebolire la sua stessa posizione di grande paese esportatore?
Io penso che ai tedeschi è ben chiaro che esiste una interdipendenza europea e che la debolezza altrui diventa una debolezza propria; siamo di fronte a dissensi che riguardano i metodi per affrontare il problema, non la sua natura. Anziché animare un dibattito di reciproche accuse, trasformiamolo in una discussione sugli strumenti politici più efficaci, su una governance europea più forte. L’attuale dibattito fa emergere la debolezza della governance europea, ridotta a decisioni prese da alcuni paesi. Una governance politica europea più forte, non solo reattiva alle emergenze finanziarie, rafforzerebbe la credibilità dell’Europa nei confronti dei mercati finanziari. Senza dimenticare che l’attuale situazione è frutto di un indebitamento pubblico che ha esposto gli stati e in una certa misura addirittura la loro sovranità ai mercati finanziari, cioè di scelte politiche sbagliate che hanno scaricato sulle future generazioni i costi del presente.

Nello scorso numero di Tempi l’intellettuale francese Henri Hude ha proposto un grande patto europeo: risanamento dei conti pubblici da parte dei paesi dell’eurozona in cambio della “garanzia tedesca” sui debiti nazionali. Che ne pensa?
È una proposta politicamente realista, interessante e utile. Aggiungerei che i paesi mediterranei devono presentarsi non solo con piani di taglio della spesa, ma con piani di crescita economica. Occorre un patto anche all’interno delle singole nazioni, per superare le litigiosità e restituire ai paesi la loro vocazione. Come ho detto all’assemblea generale della Cdo, l’Italia ha una vocazione europea, quella di creare una civiltà fondata sull’impeto e sul valore creativo della persona: questa è sempre stata la forza dell’Italia, che le ha permesso anche di uscire dalla tragedia della Seconda guerra mondiale e presentarsi come uno dei paesi più industrializzati al mondo. L’Italia può farcela, ma deve superare le contrapposizioni interne faziose e improduttive.

L’entrata in funzione del governo Monti solleva speranze e timori. Speranze che l’attacco speculativo al debito italiano possa essere controbattuto e il risanamento dei conti dello Stato completato; timori per la natura tecnocratica dell’operazione, la parziale messa in mora della democrazia, l’assenza fino ad oggi di un vero programma. Lei come valuta la situazione? 
Non penso che possiamo parlare di una messa in mora della democrazia, perché anche il nuovo governo dipende dal parlamento che gli dà o gli nega la fiducia. Quello che è avvenuto è conforme alle possibilità previste dalla Costituzione. Ma la questione sostanziale riguarda proprio il parlamento: se non diventa il protagonista di un cambiamento, se non trova una consonanza di fondo, anche il governo Monti non andrà lontano. Il compito dell’esecutivo è decidere e applicare un insieme integrato di misure che riguardino il fisco, le pensioni, il sostegno alle imprese, eccetera. La qualità di questo governo si vedrà nella sua capacità di elaborare misure coordinate e integrate fra loro, in modo che i sacrifici siano distribuiti in modo equo e che la crescita sia possibile. Il compito è difficile, ma considerati la competenza delle persone che ne fanno parte e il sostegno del parlamento, sono convinto che l’Italia ce la farà. È molto importante che questo governo trovi un dialogo franco con l’Europa, e a questo riguardo l’esperienza europea di Monti sarà di aiuto. Essere interdipendenti è una grande opportunità se viene colta come tale, altrimenti diventa una cosa mal sopportata dalla quale si cerca di evadere.

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