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Schettino è il capro espiatorio. Così ci indigniamo senza immedesimarci

gennaio 23, 2012 Leone Grotti

Intervista allo psichiatra Eugenio Borgna sulla tragedia all’isola del Giglio. La gogna mediatica cui è sottoposto il capitano è frutto di una semplificazione che lascia spazio solo alla recriminazione, allo sfogo e a certe magliette idiote. «Infierendo su una persona, perdiamo tutta la carica emozionale e ci ritroviamo così incapaci di riflettere sulla vera tragedia: la morte delle persone e il mistero del dolore».

«La tragedia della Concordia mette in evidenza una delle tendenze dominanti di oggi: cogliere l’aspetto più evidente e facile da comprendere di una situazione per ampliarlo, ingrandirlo, fino a trasformarlo nella sola causa di tutto il male che ne consegue. Quella di semplificare e sintetizzare tutte le cause di una tragedia in un punto solo è una tendenza dominante di oggi». Eugenio Borgna, primario emerito di psichiatria dell’Ospedale maggiore di Novara e libero docente in Clinica delle malattie nervose e mentali dell’Università di Milano, definisce così a tempi.it la predisposizione dei giornali e di una parte della società ad affrontare i problemi in termini di capro espiatorio. «Appena una persona considerata grande e importante, come un capitano di nave, diventa debole e cade, la gente lo prende di mira, dando sfogo così alle proprie inconsce frustrazioni. I giornali fomentano questo atteggiamento perché così possono semplificare i problemi, senza fare la fatica di approfondire niente. Il problema, però, è che nell’aggressione senza pietà dimentichiamo la morte, il dolore e ogni domanda sul mistero che esse rappresentano».

Il capitano Francesco Schettino è responsabile del naufragio della nave Concordia davanti alla costa dell’Isola del Giglio e della morte di molte persone.
Di fronte a questa sciagura terribile occorrerebbe una certa distanza psicologica per immedesimarci con tutti i soggetti che sono in gioco. Ma per farlo con il capitano, ad esempio, bisognerebbe avere un’attitudine a cogliere le ragioni profonde di ciò che è successo e anche il coraggio di collocare la sventura in un contesto generale. Ma questo oggi è considerato un tradimento, come uno schiaffo a chi è morto.

Perché parla di coraggio?
Basta vedere che cosa è accaduto al gip Valeria Montesarchio, che fa le indagini preliminari: ha detto che non è necessaria la custodia cautelare e l’hanno quasi lapidata. Ci vuole coraggio, è difficile sfuggire all’istinto di scaricare su una persona tutte le colpe e le violenze possibili, senza nemmeno lasciare spazio alla riflessione.

Lei come condurrebbe questa riflessione?
Se dovessi immedesimarmi nel capitano, direi che ha commesso un errore fatale, che però chiunque di noi avrebbe potuto compiere. Ma mi chiederei anche perché l’equipaggio non si è allarmato vedendo che erano così vicini alla costa, perché nessuno ha chiesto di cambiare rotta, perché la capitaneria di porto non l’ha avvisato, perché nessuno ha mai protestato contro i cosiddetti “inchini”. Non si può ridurre tutto al capitano Schettino.

Però dopo il naufragio ha abbandonato la nave.
Ammesso, come sembra, che l’abbia fatto, io mi chiederei perché non è risalito.

I giornali hanno fatto scorrere fiumi di inchiostro analizzando questo problema.
Sì, ma in un’atmosfera surreale che non aiuta il ragionamento. Ad esempio, definire “eroe” Gregorio De Falco, che ha solamente invitato il capitano a tornare sulla nave, è uno sproposito e conferma l’atmosfera di demonizzazione generale. Io ho ascoltato solo in parte il dialogo tra il capitano e De Falco: le risposte di Schettino sembrano implicare una condizione psicopatologica di smarrimento e confusione totale. Nessuno l’ha sottolineato sui giornali. La paralisi emotiva che il suo comportamento denota non può essere bollata come codardia, viltà o addirittura disumanità. Che cosa gli costava risalire sulla nave? Niente, non sarebbe stato in pericolo di morte e anzi avrebbe salvato la sua dignità. Gli conveniva farlo, era nel suo interesse. Perché allora non è risalito? Perché era sconvolto, addirittura ha detto «perché è buio»: è evidente che non sapeva più quello che diceva.

Il paese di provenienza di Schettino ha chiesto di fermare la «gogna mediatica». I familiari sono addirittura arrivati al punto di domandare ai giornali di non calpestare la sua «dignità umana».
E hanno ragione. I giornali semplificano quando sostengono che la colpa è solo del capitano, che Schettino è “cattivo”, quando gridano alla gogna, quando indicono la caccia del capro espiatorio: propongono una conclusione che tutti sono in grado di intendere e accogliere senza creare divisioni tra chi legge i giornali.

Perché lo fanno?
Per non fare fatica. Analizzare tutti i fattori è difficile, immedesimarsi dentro una coscienza e una soggettività come quella del capitano richiede tempo. Non solo, implica l’analisi del comportamento suo ma anche di tutti gli altri soggetti implicati nel naufragio. E poi, ripeto, ci vuole coraggio: chi cerca di riflettere e guardare le cose in modo critico viene accusato di complicità o di essere un traditore delle vittime. Basta vedere come hanno trattato il Gip, appena ha provato a ricollocare le cose in una cornice umana.

Perché secondo lei tutta la stampa ha reagito in modo unanime al naufragio della Concordia?
Perché non ha alcuna intenzione di affrontare seriamente il problema, di analizzare tutte le sue implicazioni.

In che senso?
Nel naufragio è morta molta gente. I giornali non presentano una partecipazione profonda al dolore per le vittime, non si legge nessuna riflessione profonda davanti al mistero della morte di chi cercava la gioia su una nave e ha trovato invece la fine della vita. Non c’è spazio sui giornali per il silenzio o la preghiera. Si percepisce solo la volontà da parte di alcuni di dimostrare partecipazione, ma si capisce che è falsa.

La partecipazione c’è, ma nei confronti ad esempio degli inventori della maglietta “Salga a bordo, cazzo”.
Purtroppo in tutti noi c’è la volontà di fare del male ai deboli. Chi governa una nave è considerato grande, importante, come anche i politici. Ma quando cadono, appena diventano deboli, ecco che molti li prendono di mira assalendoli, dando sfogo così alle proprie inconsce frustrazioni. Quella maglietta è un evidente segno di violenza, è vergognosa, io almeno la vedo così. Purtroppo la violenza vive dentro ogni uomo e appena questi comportamenti trovano una giustificazione legale, come l’offesa e la distruzione di un capitano che ha commesso un errore, ecco che tutti si sfogano.

I giornali sembrano riccorere sempre più spesso al capro espiatorio nell’affrontare i problemi.
Una parte della colpa ce l’ha l’esposizione mediatica, televisiva, stile Youtube e quant’altro, dei fatti. Tutto è esasperato e dilatato, reso patologico. La spettacolarizzazione dei fatti fa emergere in ognuno di noi le dimensioni meno nobili. Pur di apparire, di essere apprezzati e considerati bravi, diventiamo meno inclini alla speranza, al perdono, alla comprensione e alla preghiera. L’aspirazione della prima pagina ci rende crudeli.

Qual è la conseguenza di tutto ciò?
Quello che abbiamo visto e letto in questi giorni. La vita straziata dalla morte non è considerata nella dimensione spirituale corretta del dolore infinito per una vita spezzata. Anzi, il dolore stesso viene trasformato e cancellato da questa violenza distruttiva che convogliamo tutta su una persona che ha sbagliato. Così che nell’aggressione dimentichiamo la morte, il dolore e ogni domanda sul mistero che rappresentano. Ma queste domande sono la cosa più importante. Infierendo su una persona, perdiamo tutta la carica emozionale e ci ritroviamo così incapaci di riflettere sulla vera tragedia: la morte delle persone e il mistero del dolore.

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17 Commenti

  1. emman scrive:

    grazie al grandissimo borgna che, facendoci riflettere un momento,ci riporta ad una condizione umana. è così facile scadere nel bestiale per scaricare l’ansia e il disagio che sempre dolore e morte ci mettono addosso! è così semplice accodarsi ai maestri del sospetto!

  2. angela pesatori scrive:

    semplicemente grande!!! perchè molto più corrispondente al cuore che questa infinita ricerca di colpe.. possibile che nessuno abbia sentito la paura nelle risposte di schettino? Io sì e la prima domanda che mi è nata è: chi ci garantisce dal fatto che noi “coraggiosi” avremmo fatto diversamente? ogni tanto è bello vedere qualcuno che per giudicare inzia innanzittutto ad immedesimarsi con chi ha davanti fino a scoprire in fondo qualcosa di sè

  3. Carlo Martinelli scrive:

    Sono sostanzialmente in disaccordo con lo psichiatra.
    Il capitano per me è colpevole per non essere stato capace di assumersi le sue responsabilità. Immedesimarsi in lui non significa non potersi formare un giudizio sul suo comportamento.
    Avrà la possibilità di difendersi da una doverosa pubblica accusa in un giusto processo, in cui presentare le proprie ragioni per la condotta assunta.
    Che poi al suo posto avremmo potuto comportarci allo stesso modo o peggio, mi sembra un deterrente per non dare mai un giudizio su nulla.
    Son d’accordo invece sulla sovraesposizione mediatica dell’evento, sul rischio che il comandante faccia da capro espiatorio per tutti coloro che sono compromessi nell’abitudine degli ” inchini ” e sulla non necessità della custodia cautelare.

  4. cattolicaromana scrive:

    Sta agli organi inquirenti cercare la verità dei fatti e giudicare . A me pare che Schettino sia soltanto uno – ma non certo l’unico – dei prodotti della cultura materialista e relativista con la risultante etica idolatra della libertà individuale garantita per legge e sganciata dal naturale contrappeso della RESPONSABILITA’.In questa vicenda salita alla ribalta con il clamore della tragedia il grande assente è il senso di responsabilità; ossia quel sano timore di fare, con il nostro operato, del male al prossimo unito alla ferma consapevolezza e alla assoluta certezza che delle nostre azioni dovremo rispondere di fronte al tribunale – civile o penale- ma , non meno impegnativo e importante, di fronte alla nostra coscienza e, prima o poi, volenti o nolenti, davanti a Dio.

  5. 0547752027 scrive:

    Sono osservazioni valde quelle che ci propone lo psichiatra Borgna, ma aggiungerei che i fatti hanno dimostrato che il comandante non aveva la tempra giusta per governare una nave come la Concordia. Mai avrebbe dovuto assumersi il rischio di una rotta assurda e mai avrebbe dovuto abbandonare la nave se non dopo aver sbarcato tutti, passeggeri ed equipaggio. Se un comandante non ha i nervi saldi e nella situazione di pericolo non sa decidere freddamente, non può assumersi la responsabilità della vita di quattromiladuecento persone che dipendono da lui! Alla fin fine, se quasi tutti si sono salvati, è stata per la decisione di altri, a lui sottoposti, che hanno deciso autonomamente, quando tutti capivano che ormai, per salvarsi, non restava che abbandonare la nave, con o senza l’ordine del capitano inetto.
    Ma chi lo aveva giudicato idoneo?

  6. 0547752027 scrive:

    Sono osservazioni valde quelle che ci propone lo psichiatra Borgna, ma aggiungerei che i fatti hanno dimostrato che il comandante non aveva la tempra giusta per governare una nave come la Concordia. Mai avrebbe dovuto assumersi il rischio di una rotta assurda e mai avrebbe dovuto abbandonare la nave se non dopo aver sbarcato tutti, passeggeri ed equipaggio. Se un comandante non ha i nervi saldi e nella situazione di pericolo non sa decidere freddamente, non può assumersi la responsabilità della vita di quattromiladuecento persone che dipendono da lui! Alla fin fine, se quasi tutti si sono salvati, è stata per la decisione di altri, a lui sottoposti, che hanno deciso autonomamente, quando tutti capivano che ormai, per salvarsi, non restava che abbandonare la nave, con o senza l’ordine del capitano inetto.
    Ma chi lo aveva giudicato idoneo?

  7. alezorra scrive:

    Per fortuna esistono persone come il dott. Borgna!!!
    questa ricerca accanita delle colpe non è umana!
    io sono profondamente addolorata per le vittime, ma questo accanirsi contro una persona, se pur colpevole, porta ancora più dolore. Accettare la morte e il dolore è difficile e così spesso trasformiamo il dolore in odio verso colui che riteniamo “responsabile”.
    Se usiamo la ragione non è possibile che nelle risposte del capitano non si percepisca la paura, una persona adulta, con la sua esperienza, non può “aver paura del buio”, questa frase appena l’ho sentita mi ha fatto venire la pelle d’oca, era chiaro che non capiva più nulla, non ragionava più.
    io non me la sento di condannare nessuno e non credo che in questa storia ci siano nè codardi nè eroi.!!

  8. Carla64 scrive:

    Finalmente parole che danno voce ai miei pensieri…grazie davvero!!!

  9. Carla64 scrive:

    Finalmente parole che danno voce ai miei pensieri…grazie davvero!!!

  10. Carla64 scrive:

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  12. Carla64 scrive:

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  13. Carla64 scrive:

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  14. francesco66 scrive:

    Ho trovato questo sito per caso, e il caso ha voluto che a confermare ai miei pensieri da me gia espressi altrove fosse proprio il professor Borgna . Grazie , professore.

  15. Marco Dusatti scrive:

    Sono d’accordo con Carlo Martinelli.
    Aggiungo osservando che lo psicologo, nel suo sforzo di immedesimazione, giunge alla conclusione che la responsabilità non è mai di uno ma di tutti…Ognuno infatti sarebbe “spiritualmente corresponsabile” di tutto per cui ogni azione personale sarebbe sottratta al giudizio di chicchessia, con buona pace di quelli che sono morti per via di una sbruffonata. Ma il mozzo della Concordia non ha le stesse competenze del capitano e se quest’ultimo decide di provare a passare tra gli scogli per celebrare il suo Ego se ne assume anche la piena responsabilità. E se gli va male ne paga anche le conseguenze.
    Trovo così strumentale che, anzichè tentare un giudizio sulle cose, ci si attardardi in speculazioni di tipo psiclogico-teologiche la quali si aggiungono alla già sovrabbondanza di quelle mediatiche.

  16. LuckyLuke scrive:

    dato che il professore sembra la moda del momento, mi dite cosa ha fatto di recente di così sconvolgente (rispetto ad una rispettabile carriera!) da meritargli questo balzo sulla cresta dell’onda? grazie

    PS: la risposta “ci siamo svegliati solo ora e ci siamo accorti di lui con anni di ritardo” è accettata e particolarmente apprezzata perchè sincera e presumibilmente più veritiera di altre.

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