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La Russia di Putin stritolata tra le sanzioni e il ribasso del petrolio (per l’Italia non è una buona notizia)

dicembre 4, 2014 Matteo Rigamonti

Paolo Raimondi (ItaliaOggi): «Lo scontro con Mosca è una strategia di breve respiro. L’Europa dovrebbe aprire le porte a progetti come la super ferrovia eurasiatica»

Non c’è pace per la Russia. Prosegue infatti il fuoco incrociato di Stati Uniti ed Unione Europea contro Mosca, e non solo con le reiterate sanzioni economiche in risposta alla crisi ucraina. Da un lato c’è la rivoluzione dello shale oil statunitense che ha spinto al ribasso il prezzo del greggio fino a 70 dollari al barile, un livello che pregiudica la stabilità delle finanze nel paese di Putin; dall’altro c’è il possibile naufragio del progetto South Stream, l’oleodotto che dovrebbe portare il gas russo nel Vecchio Continente attraverso i Balcani, aggirando il territorio di Kiev e passando sotto il Mar Nero. «L’atteggiamento della Commissione europea è stato controproducente», ha detto Putin. «Se Bruxelles non vuole lo sviluppo di South Stream, beh, non sarà sviluppato». E i 400 milioni l’anno di proventi attesi dall’Ue per il transito del gas potrebbero essere dirottati verso altre regioni del mondo. La Cina in pole position.

«Ma l’Unione Europea, e in particolare l’Italia, hanno sbagliato bersaglio mettendosi contro la Russia», spiega a tempi.it Paolo Raimondi, economista e firma del quotidiano ItaliaOggi. Roma e Bruxelles, secondo Raimondi, «hanno sposato una strategia geopolitica controproducente», ed è grave che «per assecondare l’obiettivo politico di ottenere un regime change a Mosca, in realtà non stiano facendo nulla per difendere i nostri interessi. Anzi è il contrario».

Raimondi, come è possibile che il prezzo del petrolio cada per effetto dello shale?
Certamente la grande quantità di idrocarburi resa accessibile negli Stati Uniti grazie al fracking ha contribuito al ribasso dei prezzi del petrolio, ma è ovvio che se il prezzo non torna a salire è perché i paesi dell’Opec, l’Organizzazione che riunisce i principali paesi esportatori di petrolio, hanno deciso di mantenere elevata la produzione giornaliera, a circa 30 milioni di barili al giorno. In particolare così ha voluto l’Arabia Saudita, che da sola estrae circa 9 milioni di barili al giorno (su 12 potenziali).

Il regno sunnita può permettersi un prezzo del petrolio così basso?
Sì, e anche se può sembrare paradossale ciò avviene proprio in virtù dei proventi accumulati grazie al petrolio. Mentre non possono permetterselo paesi come la Russia, il Venezuela, l’Iran, la Libia, la Siria e tutti quegli stati per cui è impossibile scendere sotto un certo livello di proventi dalla vendita del petrolio, oltre il quale diventa per loro difficoltoso mantenere la stabilità dei conti pubblici.

Gli Stati Uniti, invece, sono autonomi grazie allo shale?
Totalmente autonomi non direi, anche se c’è chi sostiene che lo shale oil americano possa restare profittevole persino a un prezzo di 50 dollari al barile. Sembrerebbe, invece, che i principali pozzi di shale oil stiano cominciando a fare i conti con l’ipotesi di repentini processi di esaurimento scorte. Insomma, andiamo incontro a una fase piuttosto delicata.

Perché allora questo accanimento contro la Russia?
È un gioco geopolitico a breve termine che mira a indebolire Mosca per ottenere un cambiamento di regime, come quando c’era Medvedev alla presidenza, nella speranza di poter ammorbidire la posizione della Russia sull’Ucraina.

All’Italia conviene mettersi contro con Mosca?
Non conviene affatto. Per prima cosa, perché le politiche di sanzioni non hanno mai funzionato; e poi l’Italia avrebbe solo vantaggi ad aprire le porte alla Russia. Penso, per esempio, a quanto di buono potrebbe derivare per il nostro paese da un’opera come il “corridoio euroasiatico Razvitie”, un progetto presentato a marzo dal presidente delle Ferrovie russe Vladimir Yakunin che mira a collegare con grandissimi investimenti infrastrutturali la costa russa del Pacifico con i paesi europei e fino all’Oceano Atlantico. Un’opera che secondo Yakunin potrebbe lanciare almeno 10-15 nuovi tipi di industrie basate su tecnologie completamente nuove, creare molti posti di lavoro e addirittura, favorire il sorgere di nuovi centri abitati e snodi commerciali.

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1 Commenti

  1. Raider scrive:

    CON PUTIN E CON LA RUSSIA
    fino alla vittoria contro
    l’Ue, nemica dei popoli e di Cristo;
    la N.A.T.O., che si mobilita contro la Russia e non fa nulla contro il terrorismo islamico;
    l’O.N.U., che vuole globalizzare un modello di umanità conforme al Pensiero Unico;
    il potere della finanza globale, che sta riducendo in miseria nazioni di tutto il mondo e ricatta l’Italia con lo spread;
    l’islamismo e l’immigrazione, che vanno fermati senza scatenare guerre, che nessuno vuole, laddove basta il diritto degli Stati di difendere la propria identità storica, culturale e demografica, la propria sovranità politica e l’integrità dei propri confini.

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