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Riviera del Brenta. Dopo il tornado, la burocrazia. Ville storiche travolte, «ma non possiamo toccare nulla»

luglio 17, 2015 Gianluca Salmaso

Intervista a Ulderico Fattoretto, proprietario dell’omonima villa a Dolo, colpita dalla tromba d’aria dell’8 luglio. «Se una casa storica ha il tetto danneggiato, si rischia l’illecito anche solo a rimettere i coppi. Troppi gli enti a cui va chiesto un parere»

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«Chi passa oggi dalla Riviera del Brenta vedrà un unico grande cantiere. Noi ricostruiamo e non aspettiamo nessuno, ci mettiamo del nostro anche se le assicurazioni cominciano a tirarsi indietro», racconta Ulderico Fattoretto, proprietario di villa Badoer Fattoretto a Dolo, colpita dal tornado dell’8 luglio scorso. «Abbiamo sempre pagato le tasse e ora abbiamo bisogno che lo Stato ci faccia vedere che esiste per noi com’è esistito per gli altri».

Cinquecento edifici danneggiati di cui quindici ville storiche con danni superiori ai 17 milioni di euro, 400 senzatetto, 300 auto da rottamare e tutto per colpa di un fortunale con venti a 320 chilometri orari che ha travolto come castelli di carte ciò che ha trovato sul suo cammino. «Sembra un bombardamento», ha dichiarato il patriarca di Venezia Francesco Moraglia in visita alle popolazioni colpite. «È commovente riscontrare come in situazioni così drammatiche la nostra gente riesca a tirar fuori il meglio di sé».

Fattoretto, com’è la situazione?
Ci siamo rimboccati le maniche da subito, ma è dura. La mia famiglia ha sette edifici danneggiati e a spanne dovremo far fronte a danni per un 1,2-1,3 milioni di euro. Il capannone della mia azienda sembrava non aver subìto danni, poi alla prima pioggia ci siamo accorti che si allagava: il tornado ha sollevato il tetto e l’ha ruotato di 20 centimetri, una superficie di 1800 metri quadrati. Era nostro anche lo stabile del ristorante alla villa Fini che è tra le attività più disastrate (foto in alto, ndr), e non parliamo delle case lungo la strada bassa: non hanno più il tetto, neppure i solai, e l’unica cosa che rimane da fare è abbatterle, ma non possiamo.

Non potete abbattere le ville, anche se pericolanti?
Non possiamo toccare nulla, la Riviera è tutta vincolata e si rischiano una denuncia, multe da decine di migliaia di euro e pure il carcere. Pensi che per tagliare un albero del parco della nostra villa bisogna mandare un’autocertificazione via fax alla soprintendenza, anche se è rovinato a causa del tornado. Ieri è stata fatta una prima riunione informale tra i proprietari e gli enti preposti alla tutela delle ville della Riviera, ma il quadro è sconfortante: a bilancio hanno solo 500 mila euro e non hanno né gli uomini né i mezzi per agire con tempestività. Non voglio far polemica perché conosco la dedizione con cui operano, ma se i mezzi non li hanno loro, figurarsi noi calamitati. C’è chi ha già fatto 4 ore di coda per ritirare un modulo, un’assurdità, ci manca solo d’infilarci tutti in un imbuto burocratico.

Quindi voi cosa chiedete?
Noi chiediamo che, vista la gravità della situazione, venga creato un unico istituto. Chiaro, ci vorrà del  tempo, ma noi non possiamo aspettare, che stilino almeno un vademecum per i tecnici con tutte le procedure da ottemperare. Se una casa storica oggi ha il tetto danneggiato, il proprietario può solo coprirlo con un telo, se rimette i coppi rischia di commettere un abuso e di dover rimuovere la nuova copertura una volta accertato l’illecito, che comunque riguarda una pluralità di enti e ciascuno deve fornire un proprio parere. E ne basta uno per bloccare tutto. Oltre al danno, la beffa. Ma alcuni, presi dalla disperazione (si prevede pioggia anche nei prossimi giorni), hanno dato lo stesso il via ai lavori. E poi per la ricostruzione ci servirà una mano: molti di noi sono assicurati non per il valore di ricostruzione ma per quello commerciale, e ovviamente le due cifre non collimano perché la prima è nettamente superiore alla seconda. Noi abbiamo pulito tutto e già cominciato, in alcuni casi anche finito, di ricostruire le case più moderne, ora però speriamo di non essere abbandonati per quando si tratterà di mettere mano alle ville storiche. I nostri sforzi sono sotto gli occhi di tutti, e non mancheranno nei prossimi mesi e anni come non si sono fatti attendere nei primissimi momenti, ma non lasciateci soli.

Foto Ansa


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