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Pinocchio, la favola di Collodi è l’ultimo regalo di Lucio Dalla

gennaio 30, 2013 Paola D'Antuono

Ci ha messo dodici anni a trovare la strada giusta, ma alla fine Pinocchio è diventato il quinto film d’animazione di Enzo d’Alò. Il regista napoletano è uno dei più apprezzati cineasti d’animazione europei e nel 1998 con La Gabbianella e il Gatto aveva fatto innamorare grandi e piccini con i suoi disegni e il […]

Ci ha messo dodici anni a trovare la strada giusta, ma alla fine Pinocchio è diventato il quinto film d’animazione di Enzo d’Alò. Il regista napoletano è uno dei più apprezzati cineasti d’animazione europei e nel 1998 con La Gabbianella e il Gatto aveva fatto innamorare grandi e piccini con i suoi disegni e il modo di rappresentare le storie per immagini. Dopo la presentazione veneziana, il film arriva in sala il 21 febbraio per il confronto diretto con il pubblico.

PADRE-FIGLIO. Girare un film ispirato alla favola di Collodi ha rappresentato per il regista una sfida ai limiti del possibile: «Dal 2000, appena terminata la quarta versione della sceneggiatura, mi arrovello su quale sia la strada corretta e originale per ri-raccontare la storia di Pinocchio. Abbandonata. Ripresa. Abbandonata, poi ripresa, poi nuovamente abbandonata. Per quale reale motivo Collodi scrisse una storia per bambini, moralista, troppo, lui che moralista non appariva? Perché una storia per i bambini? Qual era il punto di vista della storia? Pinocchio o Geppetto, la Fatina o il Grillo?». La morte del padre, nel 2003, porta d’Alo a confrontarsi con una perdita che diventa anche occasione per una riflessione profonda dei rapporti tra padri e figli, delle aspirazioni che accompagnano i primi e della disobbedienza che spesso caratterizza i secondi. In quel momento il regista capisce che deve vedere e raccontare la favola del burattino di legno da una nuova prospettiva: «Mentre Geppetto costruisce Pinocchio, si rivede nel suo volto. Immagina ciò che Pinocchio vede quando lo guarda. Si accorge di trasformarsi nel padre di se stesso. Nel bambino-burattino rivede il suo passato e, anche, le aspettative perdute. Si emoziona. Ha nostalgia per le scelte che non ha mai fatto. Forse Geppetto costruisce Pinocchio nella speranza di non finirlo mai? Il rimpianto, la memoria, il futuro e le aspettative diventano Pinocchio».

DALLA. La storia la conosciamo tutti, anche se nel film di d’Alo viene modificata, non nella sostanza ma nei rapporti tra i personaggi. Pinocchio è un burattino che già alla sua nascita sente il desiderio di emancipazione da un padre vecchio che non riesce a stargli dietro. Nonostante l’affetto, Pinocchio è un ragazzino concentrato su se stesso, asseconda solo i suoi piaceri e commette una serie di errori a cui deve riparare per riconquistare il rapporto con un padre che l’ha desiderato e amato sin da quando era un ciocco di legno. Il suo compito è salvare la vita di entrambi, in modo da preservare la loro piccola famiglia. Ad accompagnare le immagini, che sembrano illustrazioni animate di bellissimi libri di racconti per ragazzi, dove il colore esplode in ogni inquadratura, ci ha pensato Lucio Dalla. Il cantautore bolognese, scomparso improvvisamente lo scorso anno, ha lavorato per tre anni a questo film, partecipando anche con la sua voce calda (doppia il personaggio del Pescatore verde). La colonna sonora è elaborata, poetica e raffinata ma allo stesso tempo ricca di contaminazioni, che vanno dal rock al charleston, all’hip hop. Alcune canzoni sono eseguite da Nada, Leda Battisti e Marco Alemanno ma finalmente, sui titoli di coda, si sente una voce familiare e avvolgente, che canta di burattini e re come se non avesse fatto altro tutta la vita. E la proiezione sul finale strappa un sincero sorriso al cielo.

 

Vale il prezzo del biglietto? Sì, per tutti i bambini
Chi lo amerà? I figli di tutte le età
A chi non piacerà? A chi non sorride mai

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2 Commenti

  1. Paolo scrive:

    Volevo dire una cosa e chiederne un’altra. Prima di tutto il personaggio doppiato da Dalla è presente nella fiaba di Collodi, non è una novità. In secondo luogo:ma la canzone finale non è cantata anche da Marco Alemanno, che l’ha completata, con un coro di bambini? Grazie!

    • Paola D'Antuono scrive:

      Gentile Paolo, sulla prima questione le chiedo scusa. Non ricordavo assolutamente che esistesse il personaggio del Pescatore verde e così ho dato per scontato che fosse nuovo. Ho controllato il romanzo e corretto lo sbaglio. Per quanto riguarda la seconda domanda la risposta è si, la canzone finale è cantata anche da Marco Alemanno e un coro di bambini. Saluti

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