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Per Socci con papa Francesco è finito il cattoprogressismo degli anni Settanta

maggio 26, 2013 Redazione

Su Libero lo scrittore attacca chi «divide ancora i cattolici fra intransigenti e conciliatori. La realtà è altrove. Perché nel frattempo la fantasia dello Spirito Santo ci ha donato papa Francesco, che non rientra in nessuno degli schemi mondani»

Su Libero di oggi Antonio Socci dedica un lungo commento al rinnovamento della Chiesa di papa Francesco e alla «fine del mondo del cattoprogressismo degli anni Settanta» . Ne riportiamo alcuni stralci.

Quando sento dire “il prete degli ultimi” io penso al grande e umile Fratel Ettore Boschini, che, lontano da tutti i salotti e riflettori, per anni, portando in giro la statua della Madonna di Fatima e col crocifisso rosso dei camilliani sulla veste, ogni notte nei gironi infernali di Milano raccoglieva, lavava amorevolmente, nutriva e curava barboni, clochard, sbandati, tossici e disperati, in un “rifugio” ricavato nel tunnel sotto la stazione centrale di Milano. (…) Mi è tornato in mente molte volte in queste settimane, sentendo ripetere a papa Francesco l’esortazione ai cristiani ad uscire dalle sacrestie e andare per le strade a portare la carezza del Nazareno a tutte le creature ferite dalla vita. (…) Certo, nelle mani di fratel Ettore si trovava il rosario, non la sciarpa rossa, il sigaro e il pugno chiuso esibiti invece da don Gallo, il personaggio che i media di questi giorni osannano come “prete degli ultimi”, ovvero degli ultimi salotti conformisti. Fu un frequentatore acclamato dei potenti salotti del pensiero dominante, che tracimano di arroganza ideologica e di bile anticattolica. Pace all’anima sua. Un prece. Ma i funerali di don Gallo segnano la fine simbolica di un mondo, quello del cattoprogressismo degli anni Settanta.

I VECCHI SCHEMI E LA NUOVA REALTA’. Ci sono ancora vecchi conati di cattoprogressismo, come quelli messi in pagina ieri da Avvenire, dove un certo De Giorgi faceva suo lo strale anticattolico per cui la Chiesa sarebbe «indietro di duecento anni». Ma nulla è più antiquato e ammuffito di queste ideologie clericali, relitti del secolo scorso. Dominano ancora nei giornali dove si continuano a dividere i cattolici fra intransigenti e conciliatori, fra progressisti e conservatori, fra conciliari e anticonciliari. Tuttavia la realtà è altrove. Perché nel frattempo la fantasia dello Spirito Santo ha portato la Chiesa nel terzo millennio e le ha donato un papa, Francesco, che non rientra in nessuno degli schemi mondani e che parla al cuore della gente. I salotti sono sbalorditi e non capiscono. Mentre il semplice popolo di Dio e le persone comuni, affaticate dalla vita, lo capiscono benissimo. E si commuovono quando lui ripete accoratamente «Dio perdona sempre, perdona tutto, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono». Non a caso i confessionali, che già negli ultimi anni stavano tornando a riempirsi (e ci sono statistiche sorprendenti), hanno ripreso ad accogliere più che mai cuori e anime, lacrime e gemiti.

LA CONTINUITA’ CON BENEDETTO. Alcuni polemisti ideologizzati hanno fatto qualche tentativo di contrapporre Francesco a Benedetto XVI, ma si sono dovuti arrendere perché Bergoglio non fa che mostrare, da pastore, da parroco del mondo, da padre quello che papa Ratzinger – col suo limpido insegnamento teologico – aveva raccomandato alla Chiesa (basta con l’autoreferenzialità, il carrierismo, la burocrazia, la mondanità, il clericalismo). Non solo. Fa tesoro di ciò che il predecessore ha scritto per l’enciclica sulla fede e addirittura mette continuamente in guardia dal diavolo, secondo la più autentica via della tradizione cristiana. Arriva perfino a consacrare il pontificato alla Madonna di Fatima (inorridiscono i progressisti). D’altra parte papa Francesco sconcerta pure tradizionalisti e reazionari, quelli che si fissano nelle forme, i velluti e le formule. E – secondo la  dottrina sociale cristiana – spiazza i potenti della finanza e della politica tuonando contro le ingiustizie del sistema economico planetario, in difesa delle sue vittime.

LONTANO DALLE CONTROVERSIE CURIALI. Papa Francesco si sottrae ad ogni schema pure nelle controversie curiali. Basti vedere il candore e la leggerezza evangelica con cui, nei giorni scorsi, ha messo fine a un’annosa diatriba fra Cei e Segreteria di Stato vaticana su chi dovesse tenere i rapporti con la politica e le istituzioni (ovviamente i vescovi, ha spiegato il papa). Con la stessa ponderata serenità si appresta – a giugno, secondo le voci – all’avvicendamento del Segretario di Stato, che ha ormai raggiunto la scadenza del suo mandato e delle proroghe. (…) nni fa Thomas Wolfe ha scritto: «Ciò che più profondamente si cerca nella vita, la cosa che in un modo o nell’altra è stata al centro di ogni esistenza, è la ricerca dell’uomo per trovare un padre. Non soltanto il padre della propria carne, non soltanto il padre perduto della propria gioventù, ma l’immagine di una forza e di una sapienza alle quali la fede e la forza della propria esistenza possano essere unite». Questo è Francesco per il nostro tempo. Un padre. Che poi significa “papa”.

L’articolo integrale è riportato nel blog di Antonio Socci.

 

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13 Commenti

  1. Marco scrive:

    Strano che non si citi Bagnasco, che dà la comunione ai trans e officia il funerale di un eretico. Ma Socci, come Cl, sta sempre coi potenti e se la prende con i poveri idioti.

    • Charlie scrive:

      A parte l’incidentale osservazione di Socci, trovo anch’io imbarazzante questo fragoroso silenzio di “Tempi” sui funerali di Don Gallo.

      Suppongo nessuna copertura mediatica dell’evento, per il rischio di suscitare ” incidenti ” con l’illustre Cardinale chiamato a presiedere le esequie.

      Ma per ragioni diametralmente opposte alle sue, Mr Marco, io depreco questo tono volutamente dimesso.

      Per me Don Gallo era veramente un eretico o comunque un ostinato prete disubbidiente, che avrebbe meritato la sospensione a divinis.

      Pur se la mia considerazione per Socci è pari a zero da quando difese lo spettacolo blasfemo di Castellucci – con esternazioni appassionate e convinte con cui vanificò qualunque cosa sensata gli capitò o gli potrà ancora capitare di scrivere – anche su di lui le nostre opinioni divergono.

      Considero inoltre gravissimo il comportamento del Card. Bagnasco, nonché Presidente della CEI !

      Dare la Comunione a un trans, o a un gay che sia, che apertamente ha combattuto la Chiesa, è di una gravità senza pari, perché il monsignore sapeva bene quel che stava facendo: donava il Corpo di Cristo a un pubblico peccatore !

      Non vorrei essere nei suoi panni quando dovrà comparire dinanzi al Padre Eterno.

    • Poddy scrive:

      Io invece sono contenta, perché don Gallo che è stato sempre considerato quello che abbracciava tutti in nome di Gesù , era in effetti lui per primo ad essere abbracciato dalla Chiesa, nonostante le sciocchezze che ogni tanto diceva… Siamo più grandi anche dei nostri errori, questo l’insegnamento che traggo dai funerali di don Gallo, pace all’anima sua!

      • Charlie scrive:

        Io invece sarò contento quando la Chiesa Cattolica rincomincerà a certificare pubblicamente e solennemente – come succedeva una volta – che sono fuori dalla sua comunione tutti quei rami secchi, che, con le loro parole contrarie alla sua dottrina e con i loro esempi di vita contrari alla sua morale, mandano in confusione i cattolici e le persone di buona volontà che aspirano a conoscere e a praticare la vera Fede.

  2. Franco scrive:

    Salve a tutti. Calma e gesso. Premesso che considero don Gallo un eretico e anche io avrei scomunicato, non concordo sulle critiche a Bagnasco. Dimentichiamo che è il vescovo di don Gallo e per questo era tenuto a celebrare il funerale. Nonostante sapesse di andare incontro a contestazioni. Coraggioso e libero. Come la Chiesa. Seconda questione: la comunione a Luxuria. Come Sacerdote non poteva rifiutarsi. Non gli risulta che fosse divorziato. E se si fosse confessato? La responsabilità è di Luxuria. E’ lui ad aver commesso sacrilegio.
    Non critichiamo i nostri pastori… Non siamo don Gallo!
    Ma non è meglio amare l’Infinito?
    Saluti a tutti.
    Franco

    • Charlie scrive:

      Se anche tu, che non sei stato il suo Vescovo, l’avresti “scomunicato”, perché allora non l’ha fatto ” il suo Vescovo “, con tutte le occasioni capitate, quando lo scomparso era ancora in vita, di farlo pubblicamente e solennemente ?

      Se non te ne sei accorto, hai espresso implicitamente un biasimo sul comportamento del card. Bagnasco, Vescovo del defunto.

      E come sacerdote il Vescovo DOVEVA rifiutare la Comunione a Luxuria, perché è un pubblico avversario della Chiesa sui temi etici.

      Se poi c’è una cosa che odio – con tutto il cuore, con tutta la mia anima e con tutta la mia mente – è sentir citare a vanvera, di solito da parte di un ciellino, un’espressione fatidica di mons. Giussani.

      Perché vuoi riferire a me una frase con con cui il tuo Guru stigmatizzava un comportamento, poi fortunatamente abbandonato, con cui un giovane Gli ( l’ho scritto in maiuscolo, come vedi ) manifestava tutta la sua voglia di ribellarsi a Dio ?

      Che c’azzecca ?

      Dove hai visto in me un’analoga volontà di ribellione nella mia critica ?
      Secondo te, dalle mie parole si evince un desiderio rabbioso di rifiutare l’Infinito, visto che così solertemente invece mi sproni ad amarLo ?

      Certo che non sono Don Gallo !

      Sono un peccatore, ma finora, grazie a Dio, il peccato contro lo Spirito Santo, l’unico che non è perdonato, non l’ho ancora commesso !

      Cosa in quel che ho detto esprime manifestamente il pericolo di assomigliargli ?

      E se questo rischio fosse celato così bene, o grande scrutatore dei cuori, dammi qualche indizio della sua presenza occulta, di grazia, perché io lo possa riconoscere e ravvedermi.

      O qualsiasi critica motivata, severa ma rispettosa, a un Pastore ci rende dispregiatori dell’Infinito, a prescindere ?

  3. giuseppeburgio scrive:

    uno non può affiliarsi al ku klux klan, mettersi il cappuccio e proclamare “tutto sommato i neri sono carini, diamogli i diritti”.
    verrebbe mandato via dall'”organizzazione”.

    uno non può farsi prete cattolico, e dichiararsi dalla parte degli omosessuali – con annessi e connessi.
    la chiesa dovrebbe mandarlo via.
    non lo ha fatto, ma il perchè me lo dovete spiegare voi – io non me lo spiego.
    una concessione demagogica? timore di impopolari conseguenze? strategia di marketing sociale? boh.

    • Gmtubini scrive:

      Avete tutti detto la vostra, ora tocca a me!
      1) Chi diavolo ci crediamo di essere per giudicare il prossimo? I pubblicani e le prostitute ci precederanno nel regno dei cieli, e ho paura che questo sia un caso, come si dice, di scuola.
      2) La Chiesa è fatta da peccatori per i peccatori, o per dirla con una immortale battuta di “A qualcuno piace caldo”: “Nessuno è perfetto”!
      3) La comunione fu somministrata anche Silvio Berlusconi divorziato e acclarato puttaniere, e non si vede per quale motivo la si doveva rifiutare a Luxuria se come dice San Paolo: “Chi mangia il Corpo del Signore inde­gnamente, mangia la propria con­danna” (cfr. l Cor 11, 29).
      4) Se la Chiesa non include Don Gallo, anche sapendo che costui ha sbagliato cento e cento volte, perché diavolo dovrebbe includere anche noi o Giuseppe Burgio il giorno che si pentirà?

      • Gmtubini scrive:

        Scusa Charlie se ti rispondo qui, ma io non ho l’aristocratico plugin di feisbuc
        “Avete tutti detto la vostra, ora tocca a me!” era un incipit come un altro, ma nelle mie intenzioni avrebbe dovuto tendere a sottolineare che su certi argomenti ci si lascia trasportare un tantino e non si mantiene il dovuto distacco.
        Comunque posto che il Giudizio con la g maiuscola spetta a Dio e che noialtri si può sproloquiare quanto si vuole sulle categorie di fedeli a cui può e non può essere somministrata al comunione, ma sulle motivazioni dei singoli sia quelli che amministrano il sacramento che quelli che vi si accostano, io come cristiano preferirei si tacesse, meditando più che altro sulla nostra di indegnità, ci tengo a precisare che la qualifica di “puttaniere” a Silvio Berlusconi è stata da me attribuita con una certa leggerezza con riferimento al significato letterale del termine.
        In effetti il mio “puttaniere” si riferiva esclusivamente al fatto che il suddetto anziano signore ha più volte candidamente ammesso di amare circondarsi di intrattenitrici le cui prestazioni più o meno professionali erano volte ad organizzare spettacolini di quanto meno dubbia moralità.
        Ciononostante ai tempi in cui l’ex Presidente del Consiglio, divorziato e notoriamente dedito ai passatempi di cui sopra, ricevette la comunione destando scandalo tra i noti bempensanti sinistroidi, io presi la netta posizione che ho chiarito innanzi, e che per coerenza non ho difficoltà a mantenere quando tocca a Vladimiro Luxuria.
        Tutti e due, insieme a noi, saranno Giudicati con la G maiuscola.
        Resta inteso che io non ho l’abitudine di sindacare su quello che la gente fa a casa propria, e che sarei ben disposto a tollerare le più turpi abitudini in un politico che facesse davvero gli interessi dei cittadini.
        Resta anche inteso che secondo me è lecito e anche giusto criticare Bagnasco per quello che dice o che non dice parlando di politica, ma sempre secondo me non è il caso di sindacare su come e su chi un sacerdote amministra i sacramenti.

        • Charlie scrive:

          Mr Gmtubini,

          non sono d’accordo a qualificare le nostre considerazioni sul rispetto e sulla dignità con cui la Santa Eucarestia merita di essere distribuita e ricevuta un discorso prolisso e inconcludente, che si evince dal termine ” sproloquiare “.

          E nemmeno a ritenere il tema non pertinente a dei laici cristiani, e quindi inopportuno trattarlo, perché di esclusiva competenza presbiteriale, su cui è sconveniente ” sindacare “.

          La Chiesa cattolica è dei laici e dei sacerdoti, entrambi cristiani.
          Quindi perfettamente titolati a riflettere su questo problema, come su tanti altri.
          Lo Spirito Santo illumina tutti, a prescindere dai ruoli svolti.

          Quindi anche i laici han diritto esprimersi su cosa è meglio per la Chiesa, di essere ascoltati e di non essere considerati ( e di non considerarsi ) dei fedeli di complemento.

    • Charlie scrive:

      Sono solo un fedele del Dio della Chiesa Cattolica, almeno cerco.
      Ovvio, allora che non sono Dio.
      Ancora più ovvio, quindi, che non so rispondere alla tua domanda.

      • Charlie scrive:

        I cattolici più avveduti, ormai ridotti a una riserva indiana fatta in larga parte di semplici fedeli, avevano cominciato a tremare quando l’Arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, manifestò il desiderio di celebrare i funerali di don Andrea Gallo.

        Con un po’ di sensus fidei e un po’ di conoscenza del mondo, i poveri semplici fedeli avevano intuito come sarebbe andata a finire.

        Tutto secondo un copione scritto dal mondo, in un sapiente climax culminato nella comunione data dal cardinale al signor Vladimiro Guadagno, meglio conosciuto come il “transgender” Vladimir Luxuria, una persona con un evidente problema morale noto a tutti, una persona che non solo sbaglia, come tutti i peccatori di questa terra, ma che teorizza e ostenta da anni la legittimità morale del suo errore oggettivo.

        Il silenzio imbarazzato di molti non riesce a nascondere lo scandalo che questa vicenda sta suscitando tra i fedeli.

        E la stampa cattolica ufficiale, così poco libera da non poter criticare nemmeno se capisse che cìè da criticare, con la sua versione rassicurante non riesce a diradare le nuvole nere prodotte dal malcontento che serpeggia tra i credenti.

        E’ difficile essere rassicurati davanti a quanto accaduto durante la cerimonia funebre del prete genovese.

        E il cardinale Bagnasco è persona troppo intelligente per non aver calcolato quali sarebbero state le conseguenze implicite nella sua decisione.

        Celebrare i funerali di don Gallo ha voluto dire, innanzitutto, accettare preventivamente uno scenario liturgico abborracciato, più simile a una manifestazione politico-rivoluzionaria che non al sacrificio di Cristo.

        E, puntualmente, sono arrivate le contestazioni verbali rivolte al presule da parte di non pochi presenti: un principe della chiesa trascinato dentro un’indegna ed evitabilissima gazzarra.

        Ma c’è ben altro.

        L’arcivescovo che celebra quel funerale dice esplicitamente all’opinione pubblica che, per la Chiesa cattolica, don Gallo ha rappresentato una legittima interpretazione del sacerdozio.
        Il Curato d’Ars e don Gallo sarebbero così le facce di un’identica medaglia: il primo un vecchio modello superato, il secondo una nuovissima e attuale versione, più aperta e meno rigida.

        Su questa china, l’omelia del cardinale ha confermato il clima da sdoganamento del prete di strada, trasformandosi nella celebrazione post mortem di una figura che, a onor del vero, ha vissuto predicando agli antipodi della dottrina cattolica sulle più importanti questioni che riguardano la morale e il bene comune, il diritto e la regalità sociale di Cristo.

        Del resto, se si tiene tanto in conto il mondo, si può andare a un funerale di un personaggio così ingombrante tenendo un’omelia dal sapore censorio nei confronti del defunto ?

        Don Gallo era diventato da tempo un fenomeno mediatico e, dunque, se si accetta la logica dei media, incriticabile.
        Inoltre, in quanto fenomeno mediatico, attirava intorno a sé la solita corte di personaggi dello spettacolo che non poteva mancare di manifestarsi in massa ai suoi funerali.

        Anche questo era noto e, dunque, era altrettanto prevedibile che ci sarebbero stati i soliti, imbarazzanti “incidenti” in merito al legittimo accesso alla Comunione da parte di alcuni vip.

        In tal senso la foto di Vladimir Luxuria che riceve il Santissimo dal Cardinale Bagnasco è l’icona, il simbolo potentissimo del “rito” cui il presidente della Conferenza episcopale ha deciso di partecipare.

        Nelle parrocchie, centinaia di preti di buona volontà si sgolano ogni domenica per spiegare ai fedeli divorziati risposati che la Comunione non possono riceverla.

        E l’arcivescovo di Genova cosa fa ?
        Se la logica non è un’opinione, fa il contrario.

        Per spiegare tutto questo, si potrebbe fare appello alla legge fondamentale della Chiesa, a quella “salus animarum” dimenticata dalla teologia ufficiale degli ultimi cinquant’anni.
        In altri termini: un sacerdote, e quindi anche un cardinale, se sa che c’è anche una sola anima da salvare, non si ferma di fronte a nulla, prende e va anche in capo al mondo.

        Se c’è da confessare, da visitare un infermo, da dare cristiana sepoltura a un morto, da inseguire un’anima ribelle e lontana, il prete deve fare la sua parte, andando anche in casa di Matteo, il pubblicano.
        Ma questo ammirevole apostolato il sacerdote non lo svolge sotto l’occhio osceno e volgare del Grande Fratello, sotto lo sguardo perverso e manipolatorio dei mezzi di comunicazione di massa.

        Nei confronti di Don Andrea Gallo si dovevano compiere tutti gli atti di pietà possibili e immaginabili, ma a patto di sottrarsi al palcoscenico mondano e deturpante del sistema mediatico.

        Si poteva celebrare un funerale in forma riservata e privatissima ed evitare parole di encomio che suonano francamente come oltraggiose nei confronti di tutti quei cattolici che ogni giorno si battono contro il relativismo e il nichilismo anticattolico montante nella società.

        Si doveva difendere il Corpus Domini dalla profanazione che, ragionevolmente, si compie accettando di comunicare chi non ha notoriamente la condizione soggettiva per farlo, compiendo così un atto d’amore nei confronti dello stesso peccatore, che evita di aggiungere colpa a colpa.

        Senza dimenticare che nelle chiese cattoliche di questa tragica modernità, alcuni sacerdoti negano la comunione a un fedele che osi, semplicemente, inginocchiarsi per riceverla.

        Accettare di diventare protagonisti dello spettacolo allestito dai mass media per i funerali del personaggio pubblico don Gallo: questa è la colpa grave del cardinale.

        Cosa ben diversa dal compiere, discretamente, l’azione salvifica del sacerdote.

        Accettare la logica del mondo propagata dai suoi media porta a situazioni grottesche nella loro essenza ma anche nel dettaglio.

        Come si fa, per esempio, ad andare al funerale di un prete che sul sagrato viene pubblicamente elogiato dall’ebreo Moni Ovida e, nello stesso tempo chiedere, ai bolognesi di non votare per l’abolizione del contributo comunale alle scuole cattoliche in un referendum nel quale Moni Ovida stesso era uno dei testimonial della fazione anticattolica ?

        Un cattolico, per fare un altro esempio, non può accettare di essere ridotto alla condizione di schizofrenico, che da un lato si batte contro l’aborto, e poi è costretto a vedere “beatificato” il prete che non faceva mistero di accompagnare le prostitute in ospedale ad abortire.

        Ma, a conti fatti, sorge il sospetto che ai funerali di Don Gallo il cardinale sia andato non malgrado i mass media, ma proprio per la loro presenza.

        Anche lui vittima di quel patetico complesso di inferiorità che spinge presuli di varia indole e grado gerarchico a inseguire il consenso e l’attenzione del mondo.
        Vescovi e cardinali scrivono discorsi e compiono gesti nella speranza di poter “passare” nelle notizie e nelle immagini del Tg delle 20.

        “Eminenza siamo sul Tg3″ saltellano garruli per le curie i segretari dei pastori che hanno bucato lo schermo, credendo, così, di rendere un gran servizio alla Chiesa.

        Del resto, basta onestamente rispondere alla seguente domanda: se don Gallo fosse stato lo stesso identico tipo di prete, ma sconosciuto, ignoto a giornali e tv, senza Alba Parietti e Vladimir Luxuria pronti a piangerlo al suo funerale, se fosse stato un prete rivoluzionario, ma inesorabilmente anonimo, il Presidente della CEI si sarebbe scomodato andando ai suoi funerali ?

        di Alessandro GNOCCHI e Mario PALMARO

        ( da CORRISPONDENZA ROMANA, 29 maggio 2013 )

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