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Per la Conte dei Conti, l’aumento delle tasse sul gioco è «insostenibile»

maggio 3, 2017 Francesca Parodi

L’Italia è il paese con la tassazione sui giochi più alta in tutta Europa e la continua incertezza regolatoria rischia di danneggiare l’economia

gioco d'azzardo

Per la sesta volta di fila, in Italia aumenta la tassazione sul gioco legale, con il conseguente rischio di chiusura di diverse imprese del settore e la mancanza di un indirizzo politico unico a livello nazionale in materia di gioco. La misura fa parte, insieme ad altri provvedimenti, del Def, il Documento di economia e finanza, contenente il programma di stabilità e di riforme economiche per l’Italia, e che al momento sta percorrendo il suo iter legislativo tra Camera e Senato per la sua conversione in legge. Nel settore del gioco, il più colpito dalla manovra, sono due le aree di intervento: aumento della tassazione sugli apparecchi di intrattenimento (la cosiddetta Preu per le slot machine passa dal 17,5 al 19 per cento, mentre la tassa per le videolottery sale dal 5,5 al 6 per cento) e aumento del prelievo sulle vincite (che passa dal 6 all’8 per cento nel gioco del Lotto).

A questa stretta si deve sommare la legge finanziaria del dicembre 2016 che prevede una riduzione del 30 per cento del numero di “macchinette” entro il 2019. La norma è di natura generale, quindi non stabilisce criteri pratici, che devono essere invece concordati tra Stato, regioni ed enti locali nella Conferenza unificata. Il gioco infatti ricade nella sfera d’interesse dell’ordine pubblico, e la Costituzione lascia un certo margine di libertà alle autorità locali: sono queste a stabilire, per esempio, i luoghi in cui collocare le slot sul proprio territorio, gli orari di apertura e il numero di macchine. Alcune località hanno vietato in assoluto le slot, come Bolzano.

Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha così lanciato una richiesta perché si adottino politiche uniche e uniformate in materia. Lui stesso nel 2015 aveva avanzato una proposta per anticipare la diminuzione delle slot machine al 2017, eliminandole progressivamente nei bar e nelle rivendite di tabacco, e stabilendo nuove regole per gli orari. La misura però è stata contestata e alla fine, in vista delle primarie Pd, era caduta nel nulla. Il gioco è senza dubbio un argomento molto delicato e un fronte difficile in cui esporsi. Rimane comunque paradossale il comportamento dello Stato, che se da un lato dichiara di voler combattere il fenomeno della ludopatia eliminando le slot machine, dall’altro beneficia di importanti entrate pubbliche dalla pesante tassazione sul settore.

Un parere negativo su questa misura del Def è venuta anche dalla Corte dei Conti, che nella relazione annuale 2017 ha definito «insostenibile» un aumento di tassazione sul gioco: «I risultati più recenti», si legge nella nota, «sembrano evidenziare la relativa saturazione del settore e una tendenza alla diminuzione della resa media dei giochi, in termini di utili netti per l’erario. Ciò rende difficilmente praticabile una nuova ondata di inasprimenti impositivi o di entrate una tantum». Queste «accelerazioni della politica fiscale si sono manifestate in maniera massiccia dal 2012», fino a rendere l’Italia il paese con la tassazione sui giochi più alta in tutta Europa (con un’aliquota complessiva di oltre il 50 per cento, mentre nel Regno Unito è del 25 per cento e in Germania del 20).

Alcuni imprenditori minacciano di fare causa, dal momento che i piccoli concessionari che possiedono solo apparecchi di intrattenimento, con queste ulteriori strette, rischiano il fallimento. Ma il danno più grave è quello prodotto dalla costante incertezza regolatoria, che porta gli investitori, soprattutto stranieri, a non avere fiducia nel mercato, ritenendolo rischioso.

Foto Ansa

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