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Non è più il tempo delle buone parole. È il tempo del combattimento. Tra la grandezza e il niente

novembre 19, 2015 Luigi Amicone

Dietro i killer del Bataclan, sono forse centinaia di migliaia i giovani che, come loro, altro non vedono che le nostre pompe del diavolo e la loro “Giustizia”

Anticipiamo l’editoriale tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Hollande può scatenare «la repressione più spietata» che vuole. Non è vero che la repressione (così come la guerra internazionale all’Isis richiesta da anni dalle minoranze religiose e specialmente cristiane martirizzate in Siria e in Iraq) non sortirà effetti. È indispensabile. Ma insufficiente. Perché? Perché, come ha scritto il nostro Rodolfo Casadei, «le questioni antropologiche, le questioni esistenziali, le questioni spirituali» che già la strage di gennaio di Charlie Hebdo aveva sollevato, «sono ancora lì, senza risposta». Giustamente Casadei ricorda che «stavolta i terroristi non hanno ucciso cristiani, ebrei e blasfemi, meritevoli di morte secondo la loro interpretazione del Corano». Stavolta «hanno assalito direttamente il non-senso della vita degli infedeli». Così, «quando si conosceranno i nomi e le biografie degli attentatori, si scoprirà che la maggioranza di loro è nata e cresciuta in Europa. Hanno avuto a disposizione le opportunità e le libertà che hanno tutti i giovani europei». E le hanno odiate. Odiate fino a trascinare nell’abisso della morte centinaia di loro coetanei. Perché?

tempi-parigi-attentatoMetteteci tutte le propensioni a delinquere di chi proviene dai ghetti e dalle banlieue europee. Metteteci tutte le sociologie e psicologie da “società liquida” ed “esistenze virtuali da social-network”. Metteteci tutti i conflitti tra modernità e islam, tra globalizzazione e comunità arcaiche, le frustrazioni materiali e l’islamismo politico totalitario che alle frustrazioni suggerisce il rimedio feroce, rivoluzionario, nichilistico, del terrore…

Ma, ehi!, i killer del Bataclan e i kamikaze allo stadio di Parigi erano dei ventenni. E dietro di loro sono forse centinaia di migliaia i ventenni che, come loro, non vedono altro che le nostre pompe del diavolo e la loro Giustizia. E allora metteteci anche tutto lo scetticismo e cinismo spesi a convincere i ragazzi che cercare il senso ultimo della vita, cercare Dio, è una passione inutile. Facciano buon sesso e buone canne, un buono sport e un buon rock and roll. E se vien loro la nostalgia di un bene, dategli una buona causa Google e convocatelo a una buona associazione di volontariato.

Poi, una sera, al concerto, racconta Célia al Figaro, «l’atmosfera era molto gioviale. La band aveva suonato per circa un’ora. Quando hanno attaccato il pezzo Kiss the Devil e le parola dicevano “Ho incontrato il diavolo e questa è la sua canzone”, abbiamo sentito le prime detonazioni. Erano in quattro. Ragazzi sui vent’anni. Non belli. Ma nemmeno sembravano diavoli». Non è un film di Tarantino, non è YouTube, non è la vita in Facebook. È quella t-shirt intrisa di sangue per i proiettili sparati da ragazzi ventenni come Célia. «Ho incontrato il Diavolo e questa è la sua canzone». E ora invece andate a leggere la storia raccontata sul settimanale Tempi da un ragazzo che dice: «Mi chiamo Hassan, sono musulmano, ho incontrato una coppia italiana. Mi hanno fatto vedere, anzi mi hanno reso partecipe, della grandezza in cui vivevano». Spiacenti. Non è più il tempo delle buone parole e delle buone azioni. È il tempo del combattimento. Tra la grandezza e il niente.


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24 Commenti

  1. leo aletti scrive:

    Tenere fermo il giudizio, l’attacco va portato al cuore del male. Attenti agli strusoni con cui spesso ci alleiamo.

  2. beppe scrive:

    è vero. l’alternativa è tra una grandezza e una bellezza più attrattiva della morte e il nulla. troverei difficile convincere qualcuno a morire per…michele serra.

  3. Luca P. scrive:

    Grazie Luigi … sottoscrivo al 100%.
    E’ il tempo del combattimento tra la grandezza ed il niente.
    Un niente che accomuna chi si fa saltare in aria con chi ha come scopo quello di consumare la vita facendo “buon sesso e buone canne, un buono sport e un buon rock and roll”.

  4. lucilo scrive:

    Volendo ragionare di modelli per i giovani, e delle conseguenze che hanno, non risulta che
    “buon sesso e buone canne, un buono sport e un buon rock and roll”

  5. mauro scrive:

    Grazie Luigi…

  6. lcll scrive:

    A ragionare di modelli di riferimento per i giovani, e di comportamenti, non sembra che quelli del
    “buon sesso e buone canne, un buono sport e un buon rock and roll”
    prendano a mitragliate quelli che hanno l’utile passione di
    “cercare il senso ultimo della vita, cercare Dio”.

  7. Marco scrive:

    “Hanno avuto a disposizione tutte le libertà ed opportunità di tutti i giovani europei”.
    Tipo la disoccupazione dilagante?
    Ed una situazione peggiorata dal fatto di vivere in periferie dove droga e malavita la fanno da padroni?

    Questi ragazzi sono prima di tutto vittime di una società che “non dà loro opportunità e considerazione” e poi vittime di uomini senza scrupoli che giocano col loro disagio per arrivare ai propri interessi politici ed economici.
    La religione è solo un pretesto, non c’è un conflitto fra Cristianesimo ed Islam. C’è un conflitto economico e politico, ma mascherato.
    È il tempo delle buone parole e delle buone azioni, ma messe in pratica e non solo sbandierare come fatto fino ad oggi.

    • giovanna scrive:

      Bravo, Marco, hai capito tutto.

      • BIASINI scrive:

        A me pare che non abbia capito niente. Il perfetto buonista.

      • Marco scrive:

        Cara Giovanna, io cerco di capire e condanno duramente chi compie attentati terroristici.
        Sono fermamente convinto che la parola guerra è forte ed abusata. Purtroppo può trasformarsi da parola a fatto.
        Tre grandi potenze: Russia e Francia e Usa hanno mosso i loro eserciti in quell’area, ma non hanno gli stessi obiettivi e gli stessi intenti, nè un nemico comune.
        Mai dobbiamo giustificare la guerra.

        • giovanna scrive:

          Insisto, bravo Marco , hai capito tutto.
          Sei solo un pochino ottuso : non lo vedi che l’articolo parla d’altro ?
          Sempre che ti interessi allargare il tuo orizzonte asfittico.
          Perché sembra che la tua sia una discussione da salotto , senza il minimo coinvolgimento a livello umano, come se non si parlasse della nostra vita e di quella dei nostri figli, ma di una partita a Risiko, anzi, forse chi parla di una partita a Risiko è più coinvolto di te.
          Brrrrr

          • Paolo scrive:

            Quanta supponenza Giovanna….può spiegare un concetto una persona senza la pretesa di superiorità e facendola.passare per scema. …
            Si ricorda.il.meccanismo della correzione di don Giussani?

          • Paolo scrive:

            Quanta supponenza Giovanna….si può spiegare un concetto ad una persona senza la pretesa di superiorità e facendola passare per scema. …
            Si ricorda.il.meccanismo della correzione di don Giussani?

            • giovanna scrive:

              Paolo, ci fai o ci sei ?
              Magari sei capitato qui oggi e ti metti a sputare sentenze , magari sei la stessa troll che infesta il sito, arida e secca, e che merita del tutto la riprovazione per la sua falsità e cattiveria, sebbene con la scusante del disturbo psichico.
              brrrrr
              doppio brrrrrr
              ( non c’è nulla come il nick d’appoggio che mi mette i brividi e dà la misura del problema di questa poverina )

              • paolo scrive:

                Non sono nessun troll …conosco di.persona e stimo Amicone e l entourage infrequenti da 15 anni
                Chiedevo solo di moderare i termini …. si può discutere in maniera più pacata o LEI Giovanna ha la verità in mano?

                I brr e asilate varie lasciamole a chi commenta su cioè o Eva tremila Ok?

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Io non conosco il “meccanismo di correzione” di Giussani, ma credo che sia roba da applicare con meno tracotanza di quella che ci hai messo te.
                  Vien da dire “medice cura te ipsum”

                  • Paolo scrive:

                    Tracotanza? ?

                    Mi era solo parso che dare dell’ ottuso e dire che l’ orizzonte fosse asfittico a una persona con cui si sono scambiate 2 parole fosse eccessivo, tutto qua..
                    Buona continuazione

                    • giovanna scrive:

                      Senti, trollona, te la devi piantare, hai capito ?
                      E fatti più furba, che questi nick d’appoggio che compaiono a fine discussione sono ridicolissimi.
                      E marco e paolo e lucillo….hai scocciato !
                      Se vuoi propagandare la tua visione arida e tristissima della vita, fallo, ma con sincerità, con lealtà, con trasparenza….sì, buonanotte.

                      E la storiella noiosa e stantia che conosci Amicone e che conoscevi Giussani te la puoi pure risparmiare , è proprio fuori luogo e fuori di zucca.
                      Poi, lo stesso Amicone che insulti un editoriale sì e l’altro pure, con grande sfoggio di nick trucidi ?
                      Lo stesso Giussani che hai accusato di falsità o qualcosa di simile?
                      Ma vai a nasconderti, vai…

                  • Marco scrive:

                    Giovanna, io è la prima volta che lascio un commento su Tempi. Non volevo mancare di rispetto a nessuno esprimendo un mio punto di vista.
                    Posso aver interpretato male l’articolo, non lo nego, e non voglio aggiungere altro per evitare di innescare ulteriori polemiche.

    • Cisco scrive:

      @Marco

      Basta con queste ridicole analisi sociologiche di stampo marxista: se fossero vere, tutti gli abitanti disoccupati delle banlieu se ne starebbero con un kalashnikov in mano. Ma il bello è che la “mente” degli attentati, Abaaoud, era di famiglia benestante e frequentava una scuola delle élites di Bruxelles.
      E’ ora di guardare in faccia il male, che è presente in tutti gli uomini e deve essere educato al Bene: è questo il combattimento che manca.

  8. BIASINI scrive:

    Abbiamo voluto il pluralismo, anzi lo abbiamo considerato una religione. Abbiamo un Papa pluralista che “non capisce” non si sa bene che cosa. Conseguenza del pluralismo è il relativismo, senza il quale è impossibile vivere, in linea di principio, in una società plurale. Bene: il fallimento del binomio pluralismo-relativismo è sotto gli occhi di tutti, e non solo per gli atti terroristici ma per il disgregamento sociale. Non ho udito una, una sola voce, che abbia detto chiaro e tondo che il modello deve essere urgentemente abbandonato. Non che tutto sia da buttar via, ma credo che ben poco sia salvabile. Dal passato dobbiamo ripescare urgentemente le cose buone e solide: la prima: il senso del dovere, dopo il quale potremo parlare di diritti. Ci vorrà molto e molto tempo e un duro e severo lavoro di ri-educazione al dovere. In caso contrario finiremo smidollati, rimbambiti, drogati , corrotti e schiavi degli altri.

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