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È vero, papa Francesco non giudica le persone omosessuali. Ma l’omosessualità sì. Ecco come

febbraio 2, 2014 Manuel di Casoli

Leggere l’Evangelii Gaudium e scoprire che le presunte “aperture” del Pontefice sbandierate dai giornali sulle unioni gay sono categorie che proprio non appartengono alla Chiesa

Le parole di papa Francesco sono apparentemente semplici, nel senso che il loro significato letterale è perfettamente comprensibile anche alle persone con una modesta preparazione religiosa e dottrinale. Vanno dritte al cuore, entrano nell’anima e la fecondano con l’immediatezza del loro valore. Ma sono anche parole molto profonde e nessun termine è utilizzato casualmente o impropriamente. E se questo vale per i discorsi di papa Francesco, a maggior ragione vale per quanto egli scrive.

Non è per caso, dunque, che alla propositio numero 64 dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco citi un documento della Conferenza episcopale degli Stati Uniti relativo alla pastorale delle persone che vivono un’inclinazione omosessuale. È importante leggere le parole nel loro contesto. Capitolo II: “Nella crisi dell’impegno comunitario”; Parte I: “Alcune sfide del mondo attuale”; Propositio: “Alcune sfide culturali”. Una collocazione molto precisa e molto significativa. Esplicito anche il riferimento alla Propositio 13: «Neppure dovremmo intendere la novità di questa missione come uno sradicamento», dice. Parla di una memoria “Deuteronomica” (il Libro della Legge, dei precetti). Conclude: «Il credente è fondamentalmente uno “che fa memoria”». C’è bisogno di altro per affermare che, seppure adattato al tempo attuale, il Messaggio è Rivelazione e, quindi, non può cambiare?

L’esortazione ha per tema l’“Annuncio del Vangelo nel mondo attuale”, quindi risponde alla precisa esigenza di riaffermare, qui ed oggi, la Verità rivelata e immutabile. Il documento è rivolto «ai Vescovi, ai Presbiteri e ai Diaconi, alle Persone Consacrate e ai Fedeli Laici». Colui che si è presentato al mondo, nella sua umiltà, come Vescovo di Roma parla qui da Pastore della Chiesa Universale, e investe della Missione dell’Annuncio, in perfetta sintonia con il Concilio Vaticano II e col costante magistero, tutti coloro che sono rivestiti del sacerdozio battesimale, ciascuno nel proprio ordine e stato di vita. Il pastore che ha l’odore delle pecore è, molto semplicemente, il pastore di tutti.

Sa di parlare da Papa, e infatti sceglie e soppesa ogni singola parola delle 224 pagine della sua prima esortazione apostolica. Chissà come mai i media che stanno appollaiati da mesi in piazza San Pietro per cogliere una “rivoluzione” in ogni parola e in ogni gesto del Papa, a questo documento hanno prestato una così superficiale attenzione… Forse perché cita per ben 21 volte il suo predecessore come maestro, proprio mentre essi si affannano ad osannarne la presunta diversità? O perché cita 46 volte papa Giovanni Paolo II, 16 volte papa Paolo VI, 9 volte san Tommaso d’Aquino?

Meglio non parlarne, meglio concentrarsi sull’immagine del Papa che si porta da solo una borsa salendo in aereo. Meglio sbandierare il battesimo del bimbo di una coppia non sposata (come se questo non accadesse ogni giorno, da sempre, in ogni luogo della terra). Meglio. Altrimenti, dopo aver venduto copie e fatto audience su una presunta diversità dell’uomo vestito di bianco venuto dalla fine del mondo, bisognerebbe dire che anche questo Papa, per l’ennesima volta, ci ripeterà, certo in modo più simpatico, che Dio è si Amore, ma che ci chiede delle cose ben precise, e per giunta sempre le stesse. Che nemmeno questo Papa dirà che si può abortire, che quello che va bene a me va bene anche a Dio, che in fondo non c’è niente di male nelle unioni omosessuali, nell’eutanasia, nel divorzio.

Ricordiamo bene i titoli delle prime pagine dei giornali, no? “Il Papa apre alle unioni omosessuali”. Poi, leggendo, scoprivamo che aveva detto: «Chi sono io per giudicare?». Parole non molto nuove, le aveva dette un Tizio duemila anni fa a una prostituta. Ma aveva anche aggiunto: «Va’ e non peccare più». E poi “omosessuale”, per la Chiesa e per un gesuita semplice e profondo, vuol dire alcune cose precise. Anzitutto vuol dire “persona”, nella sua interezza di essere creato e sessuato, maschio o femmina. Poi vuol dire che questo uomo prova attrazione verso persone dello stesso sesso, non che “è” omosessuale. Poi vuol dire che vive in castità, perché questa attrazione non è un peccato in sé se non viene agita. Poi vuol dire che si sforza per comprendere e superare questa deviazione dall’ordine naturale del Creato, per tendere alla santità. E, soprattutto, vuol dire che la Chiesa e il suo pastore sono qui per accogliere, per amare, per guidare quella persona, condannando il peccato che la allontana dalla Verità e dalla Salvezza.

Nel caso qualcuno nutrisse ancora dubbi su questi significati, tanto profondi quanto sicuramente voluti, può andare a pagina 54 della Evangelii Gaudium. Meglio lasciare a lui la parola:

«Il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell’adolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti. Come bene osservano i Vescovi degli Stati Uniti d’America, mentre la Chiesa insiste sull’esistenza di norme morali oggettive, valide per tutti, “ci sono coloro che presentano questo insegnamento, come ingiusto, ossia opposto ai diritti umani basilari. Tali argomentazioni scaturiscono solitamente da una forma di relativismo morale, che si unisce, non senza inconsistenza, a una fiducia nei diritti assoluti degli individui. In quest’ottica, si percepisce la Chiesa come se promuovesse un pregiudizio particolare e come se interferisse con la libertà individuale” (59).Viviamo in una società dell’informazione che ci satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello, e finisce per portarci ad una tremenda superficialità al momento di impostare le questioni morali. Di conseguenza, si rende necessaria un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori».

E se qualcuno nutrisse ancora dubbi sul fatto che il Papa si riferisca proprio all'”ideologia del genere”, potrà leggere la nota (59): United States Conference of Catholic Bishops, Ministry to persons with a Homosexual Inclination: Guidelines for Pastoral Care (2006). Anche a molti fedeli, destinatari dell’esortazione apostolica ciascuno nel proprio ordine e stato di vita, sarà utile approfondire questo documento, sintesi magistrale tra amore, sollecitudine pastorale e chiarezza dottrinale.

Ministero alle persone con inclinazioni omosessuali – Linee guida di cura pastorale: 25 pagine di amorevole chiarezza.

«Ci sono molte forze nella nostra società che promuovono una visione della sessualità in generale, e dell’omosessualità in particolare, non in accordo con gli scopi ed i piani di Dio sulla sessualità umana. Per offrire una guida, di fronte alla pervasiva confusione…». Vi si parla di dignità umana innata, di accettazione rispettosa, compassionevole e delicata, di condanna per ogni mancanza di rispetto verso le persone interessate, di necessità di purificazione, di crescita nella santità, di chiamata alla Verità di Cristo.

Vivendo in tempi nei quali siamo chiamati a riscoprire e a dover dimostrare l’ovvio, il discorso prende le mosse dal ruolo complementare della sessualità umana creata nella dualità, della differenza nella pari dignità tra maschio e femmina e dell’apertura alla vita. Si afferma chiaro e tondo che gli atti omosessuali non possono rispondere al fine naturale della sessualità umana in quanto atti errati, disordinati e moralmente sbagliati. Al pari, certo, di altri atti della sessualità vissuta come mera ricerca del piacere individuale (adulterio, fornicazione, masturbazione, contraccezione); in più però, rispetto a questi, l’omosessualità contraddice la finalità stessa della sessualità umana. Il testo in lingua originale è chiaro perfino per coloro che masticano poco l’inglese: «Consequently, the Catholic Church has consistently taught that homosexual acts “are contrary to the natural law… Under no circumstances can they be approved”».

Si cita anche la Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale – Persona humana, del 29 dicembre 1975, emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo testo, in effetti, non sembra del 1975 ma di oggi. Mette in guardia, profeticamente, dalla lusinga del cedimento morale alle unioni omosessuali come analoghe al matrimonio. Parla di accoglienza e sostegno ma non ammette giustificazione morale. Ordina ai vescovi e al clero di insegnare la verità e di vigilare che gli insegnamenti nei seminari e da parte dei teologi non devino dalla retta via. Invita genitori ed educatori a far crescere il senso morale dei ragazzi fino al pieno sviluppo integrale della persona. Ammonisce scrittori, artisti e operatori della comunicazione sociale sulla delicatezza della loro enorme influenza. Chiede con insistenza che sia sempre rispettata la libertà e la doverosità dell’istruzione morale e religiosa dei bambini e dei ragazzi.

1975: aveva visto lungo, la Chiesa. Quarant’anni fa aveva già intuito come si sarebbe svolto l’attacco alla base ontologica dell’uomo. Papa Francesco non richiama per mero caso questa sapienza profetica, lo fa per aprirci gli occhi, per spingerci ad essere testimoni della Parola che ci rende e ci mantiene liberi. Francesco non ci dice nulla di nuovo, ci insegna solo una lingua nuova con la quale vivere e proclamare la Verità.

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44 Commenti

  1. Lorella says:

    Ma se c’è bisogno di tutti questi interpreti delle parole del Papa vuol dire che l’uomo è abbastanza confusionario pressapochista non chiaro, sociale è un Che Guevara redivivo, non spirituale . Per questo non viene capito dai figli della luce ma viene capito molto bene dai figli delle tenebre, se è acclamato dal mondo che è stato sempre ostile alla chiesa ci sarà pure un motivo??ogni successivo chiarimento è inutile il danno è fatto!
    Quest’uomo dovrebbe parlare meno e pregare di più l’unica rivoluzione che ha compiuto è la confusione che ingenera nei credenti abituati alla chiarezza di Benedetto 16 ma anche di Giovanni Paolo 2 e trattandosi del Papa cioè il vicario di Cristo è una cosa gravissima.
    In questi anni ne abbiamo visto di eresie di tutte le specie nelle nostre parrocchie ma il papa era un baluardo contro di esse adesso anche il papa sembra cedere alle lusingue del mondo con la storia del volemose bene questo ce basta ognuno continui a peccare tanto poi Dio perdona tutti e sempre

    • Giannino Stoppani says:

      Lorella, come va la vita in Cydonia?
      Già, perché solo uno che risiede in quella regione di Marte può pensare che un Papa non venga artatamente travisato e strumentalizzato dal mondo dei mass media, la cui prerogativa più saliente è uno sconcio conformarsi al “mondo” se non addirittura un vero e proprio servaggio incondizionato di satana.
      Lo stesso Benedetto XVI, che tu indichi giustamente come esempio di chiarezza (io aggiungerei anche di profondità) è stato vittima di questo sporco gioco dei media in molte occasioni e su molte questioni (discorso di Ratisbona, ecc.).
      La preghiera è fondamentale per noialtri e tanto più lo è per il papa, ma quest’ultimo non può certo tacere sperando che i lupi che circondano il suo gregge la smettano di ululare!

    • Lela says:

      Signora Lorella, dovrebbe iniziare a leggere quello che veramente dice Papa Francesco e smettere di leggere quello che riportano i giornali…perché l’immagine che lei dipinge è quella costruita ad arte dai media. Si legga un po’ di omelie a santa Marta (che chissà perché i giornali non riportano mai…) e si renderà conto che il Papa è chiaro e cattolico quanto i suoi predecessori.

  2. filomena says:

    Per fortuna la morale non e legge, altrimenti saremmo una teocrazia

  3. elena says:

    Perché bestemmiare?
    Potete censurare x cortesia?
    Grazie

  4. elena says:

    Cmq..come direbbe il saggio Padre Amorth
    La bestemmia gira gira cade in testa a chi la tira

  5. Shiva101 says:

    Se il Papa giudica l’omosessualità sbagliata di conseguenza giudica sbagliati gli omosessuali, cosi come sono giudicati colpevoli i ladri quando praticano il furto.

    Un modo ridicolo per confondere le acque, tipico della dottrina cattolica.

    • Piero says:

      Tu di dottrina cattolica ne conosci e sai quanto io conosco e so di vulcanologia sottomarina, non parlare di cose che non conosci……..fai più bella figura……

    • Chris says:

      ma non lo vedi che sono una manica di ignoranti invasati dal fanatismo religioso?

    • Francesco says:

      Shiva, l’unica frase che hanno riportato i giornali non l’hai ancora imparata a memoria?
      “Chi sono io per giudicare un omosessuale”

  6. filomena says:

    A proposito di censure, ma non eravate voi che vi lamentavate del fatto che la legge sull’omofobia vi impedirebbe di dire peste e corna sugli omosessuali?

  7. riequilibrio says:

    perchè rimuovete le bestemmie?
    …e con la libertà d’espressione come la mettiamo?

    • Lela says:

      Se io postassi un acrostico contenente una grave offesa contro sua madre e lei ne invocasse la censura, avrebbe ragione da vendere. La libertà di opinione non giustifica l’offesa gratuita. È solo una questione di buona educazione.

    • Antonio says:

      scherzi? Libertà di espressine è una cosa, di offesa è altro.

  8. VivalItalia says:

    Ma cheddite?
    Il Luca quassopra è lo stesso delle sboronate di logica di qualche gg fa?

    Sdoppiamento? Cè qlche esperto?

  9. AndreaB says:

    Buonasera, secondo me dovremmo chiederci cosa direbbe e farebbe il nostro Papa, se gli fossero rivolte direttamente delle critiche sui generis di quelle della signora Lorella.

  10. pallo says:

    …. mamma mia ma sti omosessuali vi fanno veramente così paura ?
    Io penso che questo Papa sia molto “oltre” rispetto a questi temi, mi spiego meglio non li “considera nemmeno” perchè ritiene ci siano problemi molto + grandi nella società e nella chiesa che vanno risolti.
    diciamo che e’ un pò come se si andasse a discutere del colore delle persiane mentre hai il tetto bucato e l’acqua nelle cantine.
    almeno questa è la mia impressione

  11. ErikaT says:

    Siamo alle solite , prima si parla tanto di spirito e poi si riduce il corpo a un incastro fra due organi genitali diversi fra loro dimenticando che è l’ anima ciò che conta
    erikat veganatrans blog cuore per il veganismo

  12. Mr D. says:

    Premetto che il mio intento non è provocatorio in senso sterile, ma vorrei porre un paio di domande:

    – chi dà ai cristiani o alla Chiesa l’autorità per dire a Dio (o chi per lui) quello che vuole o non vuole? Un libro di leggi scritto per un popolo di nomadi di quattromila anni fa? Paolo di Tarso, che fino a prova contraria è un uomo reso “voce di Dio” da una tradizione (di duemila anni ma di tradizione – quindi pienamente e solamente umana – pur si tratta)? Quasi dimenticavo: la motivazione “di Pietro e della pietra” è deboluccia per la sua stessa natura di reperto di tradizione (scelta e approvata dalla Chiesa, che guarda caso ne risulta investita).

    – Chi dà ai teologi l’autorità per dire cosa sia “legge di Natura” o meno? Hanno fatto forse degli studi filogenetici, neurobiologici o fisiologici di cui non sono a conoscenza? Se si vuole parlare di legge di Natura si deve tirare fuori qualche equazione o perlomeno un modello provato da esperimenti riproducibili e controllati. E soprattutto pensate un po’ ai bonobo come esempio.

    – Chi dà alla Chiesa l’autorità di dire che la sessualità della maggior parte delle bestie (cioè quella a fine riproduttivo) sia l’unica sessualità possibile? Dato che a essere rigorosi nemmeno il sesso eterosessuale va bene, se non è concepito per concepire!

    Prima di lamentarvi dell’arrivo della Gaypocalypse o del Relatividon, vi chiedo soltanto di avere una prospettiva storica un po’ più fluida e di non rimanere soltanto a ricordare quanto si stesse meglio quando si stava peggio.

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