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Ora anche gli Usa si accorgono che la Libia è diventata una «Woodstock del terrorismo»

maggio 7, 2014 Redazione

Nel Paese dominano caos e disoccupazione, terreno migliore per i rifugi delle frange jihadiste. Le paure dell’intelligence americana, che vede il paese trasformato in un «hub per chi vuole fare il jihad»

Una «Woodstock del terrorismo», un «hub per chi vuole fare il jihad»: negli Stati Uniti è sempre più folto il fronte di chi guarda con preoccupazione alla Libia, terra resa fragile dall’instabilità politica degli ultimi anni e per questo terreno fertile per gruppi fondamentalisti legati ad Al Qaeda. A disegnare la mappa dell’instabilità del paese nord-africano è il Daily Beast, che spiega come i leader delle tre correnti più influenti di Al Qaeda (dalla penisola araba, dal Maghreb musulmano e i fedelissimi del terrorista algerino Mokhtar BelMokhtar) abbiano trovato rifugio proprio in questa nazione, oltre alla brigata islamista Ansar Al Sharia, che porta avanti la sua battaglia di conquista della parte orientale del Paese.

L’ATTACCO DEL 2012. Negli Stati Uniti è ancora viva la memoria di quanto successo il 9 settembre del 2012 a Benghazi, quando diversi gruppi armati assaltarono due diversi compound diplomatici americani, uccidendo l’ambasciatore della Casa Bianca Christopher Stevens: dietro a quei commando, il lavoro di tanti uomini collegati a loro modo con Al Qaeda. Quell’episodio è stato il segno di una situazione che all’epoca diventava esplosiva e ingestibile, creando un clima che oggi non è per nulla cambiato, anzi.
«La Libia gioca ad ospitare membri e associati di vari gruppi alleati di Al Qaeda, operando in questa maniera un “melting pot” di jihadisti», è il parere di un’ufficiale dell’esercito americano impegnato proprio nella lotta al terrorismo. «Questa gente non è riunita sotto un unico cartello, ma i collegamenti specifici e la cooperazione intermittente tra di loro sono preoccupanti, specialmente perché alcuni di questi gruppi non hanno fatto segreto di voler condurre attacchi al di là dei confini libici».

«SANTUARIO PER JIHADISTI». I viaggi di addestramento al terrorismo negli ultimi anni si sono moltiplicati e hanno avuto come meta principale la Siria, terra che ha attratto jihadisti da tutto il mondo arruolati per combattere il regime di Assad. Tanti arrivano dall’Africa, o dai paesi asiatici: ma tantissimi sono quelli che arrivano invece dall’Europa, figli dell’immigrazione. James Comey, direttore del Fbi, ha espresso le sue preoccupazioni a riguardo, spiegando al Washington Post di vedere una minaccia per l’Occidente l’arruolarsi di questi ragazzi, un po’ come accadde tra anni Ottanta e Novanta quando diversi jihadisti volarono in Afghanistan per combattere l’invasione sovietica, per poi creare l’humus da cui nacque il terrorismo dell’11 settembre 2001. E a preoccupare Washington non è solo Damasco, ma anche Tripoli: «Al Qaeda e un numero di altri gruppi jihadisti salafiti stanno usando sempre di più la Libia come un santuario per allenamenti, cooperazione, propaganda, raccolta fondi e altre attività», afferma Seth Jones, direttore dell’International Security and Defense Policy Center della Rand Corporation, un think tank legato al dipartimento di difesa Usa.

PRE E POST GHEDDAFI. Sono paure che trovano campo anche nel rapporto annuale sul terrorismo presentato dal Dipartimento di Stato, dove si parla ampiamente della debolezza del governo centrale di Tripoli, incapace di controllare il suo ampio territorio. Le armi sono diffuse, i confini sono labili e i passaggi da una nazione all’altra facile. Le divisioni in tribù persistono, manca un sistema di polizia e un esercito nazionale. Gli alti tassi di povertà e disoccupazione, specie tra i maschi giovani, fanno il resto, creando i presupposti migliori per gli arruolamenti in eserciti di terroristi. Così la Libia è diventata molto più attraente per Al Qaeda rispetto a quando c’era Gheddafi. Era il 2011 quando Obama dava il via all’attacco al Paese, dopo le minacce del rais di distruggere Benghazi. Paradossalmente, l’intelligence americana rileva adesso che con la fine del dittatore libico è venuto meno un alleato prezioso per la lotta americana al terrorismo: Gheddafi non parteggiava per gli Usa, ma avere nemici comuni aveva unito i fronti.

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8 Commenti

  1. francesco taddei says:

    chi non si piega agli usa viene spazzato via (in libia con le truppe anglofrancesi). alle utopie ipocrite dobbiamo chiedere cosa sia meglio per la popolazione.

  2. augusto says:

    Gli americani e i loro alleati hanno scoperto che la Libia è diventata un’infernale covo di islamisti…..in tanti invece ,pensavamo fosse diventato un Paese di galantuomini e nobildonne dopo la “liberazione ” !

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