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Olanda. Bastano quattro siringhe e un medico per morire illegalmente di eutanasia al tempo della dignità

febbraio 8, 2015 Leone Grotti

Storia di Annie Bus, cattolica di 75 anni, sposata da 52 anni con tre figlie e della dottoressa Constance de Vries, che l’ha uccisa nonostante non avesse i requisiti previsti dalla legge. «Questione di libertà»

siringa-eutanasia-shutterstock-12789928Ci vogliono quattro siringhe accuratamente numerate. La prima contiene una semplice soluzione salina per pulire la cannula inserita in vena, la seconda un leggero anestetico per preparare le vene, la terza un potente anestetico per addormentare la mente in dieci secondi e la quarta 150 milligrammi di Rocuronium, che rilassa i muscoli fino a paralizzarli. Così il sistema respiratorio si blocca e non si sente più niente. Ai tempi della dignità, la morte, quella «buona», funziona così. Ed è così che martedì, alle due del pomeriggio, è morta in Olanda Annie Bus.

CONTRO LA LEGGE. La donna di 75 anni ha potuto richiedere l’eutanasia grazie alla legge approvata nel 2002 e la dottoressa Constance de Vries l’ha uccisa anche se Annie non aveva i requisiti previsti dalla legge. A de Vries questo non importa, ci ha fatto il callo ormai e sa che i paletti fissati dalla legge sono solo una scusa, un paraocchi per chi ha lo stomaco debole e vuole fingere di non capire che cos’è l’eutanasia: diritto di essere uccisi come e quando si vuole per illudersi di comandare, oltre che alla vita, anche alla morte.

«NON SEI TERMINALE». Non tutti i dottori in Olanda violano la legge apertamente e spudoratamente. Il medico di base di Annie Bus, infatti, si è rifiutato di ucciderla: «Non sei una malata terminale», quindi non si può fare, si è giustificato. Ma quando certi dettagli prevalgono sulla volontà e l’autonomia dell’individuo, in Olanda si può ricorrere alla Levendseindekliniek, alla “clinica di fine vita” fondata dalla potente associazione Nvve (“Diritto di morire”).

eutanasia-olanda-grafico13 MORTI AL GIORNO. La dottoressa de Vries fa parte di una delle 37 unità mobili della clinica, che nel 2014 ha ucciso oltre 200 pazienti. Per le irregolarità compiute, e di cui tutti sono a conoscenza, la clinica ha avuto appena tre richiami ufficiali. Ma tutto è continuato come prima. De Vries uccide tra i sette e i dieci pazienti all’anno, mai più di uno al giorno, «anche se una volta ho fatto un’eccezione». «Io uccido le persone – racconta all’inviata del Der Spiegel – e la prima volta tremavo».
Ora se la cava con molto meno. Resta sempre un po’ nervosa, soffre ancora ma si è abituata. In fondo, il suo lavoro è poca cosa rispetto alle almeno 4.829 persone (ufficialmente) morte per eutanasia in Olanda nel 2013. Tredici al giorno. Se gli studi di Lancet sono veri, dovrebbero invece essere morte circa 5.794 persone, 16 al giorno. Sta di fatto che l’eutanasia causa il tre per cento di tutte le morti nel Paese.

«PUÒ VIVERE FINO A 100 ANNI». Un’embolia ha paralizzato Annie dalla vita in giù 23 anni fa. L’osteoporosi la faceva soffrire. Molto. Con femore e vertebre ormai inservibili, le costole di sinistra le premevano sugli organi. Il dolore era «insopportabile» per Annie anche se il marito dopo 52 anni di matrimonio sapeva ancora farla ridere. Fosse stato per lui, lei non si sarebbe mai uccisa. Anzi. «Posso farla vivere fino a 100 anni», diceva. E lui faceva di tutto per raggiungere questo obiettivo, sollevandola dal letto e adagiandola sulla sedia a rotelle, lavandola, cucinando, preparando le medicine e svegliandosi anche sei volte ogni notte per farla stare meglio possibile.

ACCETTARE IL DESTINO. Neanche le tre figlie volevano che si uccidesse e ancora fanno fatica a capire la scelta della madre, che si sentiva «un peso» per gli altri, anche se i familiari l’accudivano volentieri. Inutile chiedersi se non ci fosse una cura palliativa che potesse aiutarla, perché per la dottoressa de Vries, che ha incontrato la prima volta Annie ad agosto, «non è una questione di cure ma di libertà». Essere costretti a soffrire su una sedia a rotelle non è libertà, morire sì. Perché, come spiega una delle figlie, «nostra madre non ha mai accettato il suo destino».

LA POSSIBILE SVOLTA. Per avere almeno qualche carta in regola, un secondo dottore ha registrato la volontà di morire di Annie e uno psichiatra, sempre dell’associazione “Diritto di morire”, ha accertato la sua lucidità mentale. A novembre però tutto sarebbe potuto cambiare. Dopo aver visitato per un ultimo saluto la sorella che vive ad Aruba, isola del Mar dei Caraibi, Annie è tornata cambiata. «Trovo tutto così bello. Io voglio vivere». De Vries le ha risposto che se aveva «dubbi», come se non fosse già evidente da quelle parole, «allora non facciamo niente». Annie ci ha pensato su, e poi: «Se non ci fosse il dolore, vorrei vivere». Chissà perché in quelle parole la dottoressa non ha colto un grido di aiuto ma una conferma di morte. E la procedura ha fatto il suo corso.

NON IN CAMERA DA LETTO. Martedì, subito dopo mezzogiorno, de Vries è arrivata a casa di Annie ed è andata in cucina a preparare le quattro siringhe. In sala, perché il marito ha chiesto che non la uccidessero in camera da letto. Un prete in pensione ha dato l’estrema unzione alla donna cattolica, dopo che due sacerdoti della sua parrocchia le hanno detto che erano dispiaciuti ma non potevano proprio farlo. Attorno ad Annie, sulla sedia a rotelle, c’erano una ventina di persone. Giusto il tempo degli ultimi saluti, delle ultime parole, delle ultime lacrime e poi le quattro siringhe. Una dietro l’altra. Tutto è finito alle due del pomeriggio, sotto lo sguardo di un Cristo crocifisso appeso alla parete.

Foto siringa da Shutterstock

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19 Commenti

  1. cachorroquente scrive:

    Risulta difficile capire come questo articolo possa convincere qualcuno a favore dell’eutanasia, perchè sinceramente non vedo cosa ci sia stato di sbagliato (a meno che uno non sia contrario a prescindere, e a quel punto si tratta di una predica al coro). Abbiamo una persona lucida, che ha fatto una scelta. L’articolo trasuda di equivoci paternalisti: l’insistere sull’opinione dei figli e del marito (cosa c’entrano?), ma anche il fatto che i medici responsabili avrebbero dovuto ‘leggere’ i dubbi nelle parole della donna a fronte di una nuova e definitiva conferma. Il fatto che la donna fosse cattolica e abbia chiesto l’assistenza di un sacerdote dimostra anche che non si trattava di un estremo gesto dimostrativo di una mangiapreti. A me sinceramente sembra semplicemente un racconto, una singola storia tra le migliaia che si possono raccontare, di una decisione individuale che si può non condividere ma difficilmente non rispettare.

    • giovanna scrive:

      Caro Cachorroquente, o chiunque tu sia, se per te è normale uccidere una persona che lo chiede, capisco quello che dici.
      L’articolo vuole evidenziare che la china dell’eutanasia è scivolosissima : si parte dal caso limite e si arriva a persone malate, che si sentono un peso, che potrebbero trovare cure alternative e godere ancora molto dell’affetto dei familiari e della bellezza della vita. Persone che non sono terminali e che manifestano dubbi.
      Chiaramente esiste una mentalità per cui quasi cinquemila persone ( 4829 ! ) persone uccise in un paese piccolo come l’Olanda, di cui circa 200 in questa clinica che opera oltrepassando la legge nell’indifferenza generale. se ho capito bene il tutto in solo anno !, dicevo esiste una mentalità per cui queste cifre non dicono nulla.
      E non porsi il problema mi sembra indice di una ristrettezza e piccineria umana , di egoismo e menefreghismo, di disinteresse e utilitarismo, agghiaccianti : non che non sia mai successo nella storia, succede anche oggi anche con l’aborto, ma è comunque triste e penoso vedere come la storia non sia servita a niente.

      • cachorroquente scrive:

        Forse non è chiara la natura della mia obiezione. Se hai delle argomentazioni morali di principio contro l’eutanasia, è un discorso. Ma questa storia non mostra in nessun modo la pericolosità sociale della pratica (neanche nel senso di ‘china pericolosa’, o ‘slippery slope’). La paziente non era tecnicamente una malata terminale? Aveva comunque una condizione oggettivamente penosa, che tendeva a peggiorare, e ha fatto una scelta lucida, non affrettata; e non è stata condizionata da problemi di tipo socio-assistenziale o dalle pressioni di parenti o del sistema sanitario (come spesso paventano gli obiettori dell’eutanasia).

        In Olanda circa il 3% delle morti avviene con eutanasia. Sembra tanto, ma in realtà è una cifra tutt’altro che spaventosa se pensi che ad esempio in Italia il 12% delle morti è attribuibile a neoplasie maligne (credo la condizione per cui l’eutanasia o il suicidio assistito viene richiesta più frequentemente). Fossero tanto meno di così, direste che alla fine non c’è veramente una richiesta in merito da parte della popolazione (come per i matrimoni gay: a seconda dell’articolo, o è un fenomeno pervasivo che ha influenze nefaste su tutte le società, oppure si sottolinea l’esiguità delle cerimonie per ridicolizzare gli attivisti che lottano per ottenerle).

        Se uno è un cattolico praticante sarà sempre contrario all’eutanasia, perchè è contro la dottrina della sua confessione: non c’è nulla di male. Se però vuole convincere un agnostico come me della pericolosità sociale (a prescindere dalle considerazioni confessionali) della pratica deve sforzarsi molto di più.

      • meglio contare scrive:

        gentile Giovanna,

        personalmente sono contrario a questi articoli.

        Troppe frasi “riportate”, troppo fumoso il conoscere il reale quadro clinico di quella donna, troppo incerto il capire cosa sia passato veramente nella testa di quella donna, troppo facile giudicare.

        Io la mia esperienza in terapia intensiva l’ho avuta.

        Quindi so che un conto è quello che medico e paziente si dicono con franchezza, un conto è il resto: spezzoni di frasi riportate e articoli che cercano di dimostrare questa o quella tesi.

        So anche che un conto è quello che desiderano i familiari, un conto è quello che desidera chi il dolore lo vive sulla propria pelle.

        Quindi prima di parlare di “piccineria umana, egoismo, menefreghismo, disinteresse e utilitarismo” conterei fino a diecimila, poi farei una pausa e ricomicerei a contare.

        Se invece dovesse toccare a Lei (ovviamente spero di no) allora, solo allora, faccia pure a meno di contare fino a diecimila: in quel caso avrebbe tutti gli elementi per capire e valutare nel bene e nel male la scelta di quella donna e le azioni di quel medico.

        • giovanna scrive:

          Caro Meglio contare : confermo tutto, piccineria, egoismo, menefreghismo, disinteresse e utilitarismo. Io gente come te non ce la voglio al mio capezzale, chiaro ?
          Io voglio vicino qualcuno che , in qualsiasi condizione, consideri la mia vita preziosa.
          Come ho pensato in ogni istante al capezzale di due miei familiari strettissimi che mi sono morti quasi tra le braccia.
          E comunque, la china olandese è pericolosa, molto pericolosa : se non ci arrivate nemmeno davanti a questi esempi, tra l’altro suicidi portati avanti nell’illegalità rispetto alla legge olandese
          ( e scommetto che magari vi scandalizzate per uno scontrino non emesso o simili !! conosco i miei polli, legalità, legalità, ma quando fa comodo !), siamo proprio alla frutta dell’umanità.

          Nulla che non sia già successo nella storia, nulla che non succederà ancora domani : il male c’è.

          • Meglio contare scrive:

            Se sia illegale o meno non lo so.

            Lei e l’articolista lo sapete: evidentemente conoscete i fatti a menadito, siete testimoni diretti e fini giuristi esperti nelle leggi olandesi.

            Che sia una china pericolosa, insidiosa lo so benissimo: non sono di quelli che si indignano per uno scontrino e quando si tratta della vita, del senso della vita, si lasciano scivolare le cose addosso con indifferenza quantificando la correttezza di una azione esclusivamente in base a codici giuridici.

            Quello che voglio dirle è questo: la medicina è una cosa meravigliosa.
            Senza i progressi della medicina sarei morto a 42 anni e 6 mesi.

            Però mi rendo anche conto che la tecnica medica possono tenerti in vita per 23 anni, per 50 anni, in condizioni di sofferenza estrema, così estrema che è difficile persino spiegarlo in modo tale da rendere l’idea. Così estrema che può essere disumana.

            Quindi sulla vicenda umana, sul gesto di quella donna e le sue decisioni, su cosa sia il bene e il male in quei casi io non me la sento di esprimere un giudizio.

            Perchè io non sono quella donna.

            E nemmeno suo marito lo è.

            • giovanna scrive:

              Già va meglio, caro Meglio Contare.
              Comunque io me la sento eccome di esprimere un giudizio su questa vicenda : pura barbarie ! Mi sono venuti i brividi a leggere di cotanto disprezzo della vita umana e ho compatito alquanto chi, nelle condizioni di quella donna, si trovi sul terrazzo, e non incontri altro che qualcuno disposto a buttarla giù.
              Infatti il punto non è che il suicidio esista, anche per motivi apparentemente meno gravi dello stato di malattia in cui si trovava quella povera signora, ma che lo Stato in prima persona aiuti i suicidi ad uccidersi, istigando al suicidio, in effetti.
              E il tutto non ha nulla a che fare con l’accanimento terapeutico, sia chiaro : sono contrarissima all’accanimento terapeutico.

              • Giannino Stoppani scrive:

                Cara Giovanna, lo dovresti sapere che a certuni, gli unici suicidi che destano pelosa compassione, sono quelli delle presunte (leggasi “inventate”) vittime dell’omofobia.

              • meglio capirsi scrive:

                Gentile Giovanna, certo che va meglio.

                Per precisare quello che voglio dire mi rendo conto che dovrei scendere nel personale; in luogo ove spesso si commenta per slogan e parole d’ordine (binari morti, gay peste del mondo, la vita e bianca o nera etc. etc.) non è il massimo.

                Ci provo comunque, sperando che qualche idiota non commenti a vanvera.

                La legalizzazione dell”eutanasia mi fa paura.

                Permette una libertà assoluta, fino a quella di disporre completamente della propria vita. Temo anche i “liberisti” ideologici, quelli del tipo “siccome l’aborto è legale” allora se tutti obiettano per coscienza bisogna precettare (a norma di legge) a tutti i costi qualcuno. Insomma, ha capito la tipologia.

                Ma c’è una altra cosa che temo: l’impossibilità di dire l’ultima parola. L’impossibilità di dire “questo no”, questa è una tortura, spingere la tecnica medica per questa soluzione non è dignitoso.

                Il fatto è, banalmente, che tutti dobbiamo morire.

                E qualcuno, provandolo sulla propria pelle per 25 anni con la prospettiva di altri 25 come è descritto nell’articolo può dire no, non in questo modo: deve essere alla mia condizione.

                E come dicevo un conto è quello che medico e paziente si dicono con franchezza, un conto può essere quello che desiderano i familiari per quanto ti possano amare.
                Che potrebbero spingere a prolungare quella che alcuni considerano una crudele prolungata tortura.

                E un prezzo che paghiamo al progresso, alla medicina che avanza.

                Qualcuno potrebbe desiderare che gli sia concessa la libertà di stabilire quale sia il congruo prezzo, che abbia la libertà di esprimere una volontà esclusiva su come deve chiudersi il sipario, una ultima affermazione di vita perché senza libertà di scelta non è vita.

                Lei mi dirà: questo è accanimento terapeutico, non eutanasia.

                Magari fosse semplice stabilirlo.

                Io sono sicuro, ad esempio, che quello che si praticò su Welby fu accanimento terapeutico. Sospetto che lei lo consideri un suicidio, come lo giudicò la chiesa negando i funerali.

                Questo rimanda al punto finale: chi lo stabilisce? di chi è la vita?

                Per un credente la risposta è scontata.

                Per tutti gli altri (forse anche per qualche credente) non è ovvia e molti fra questi vorrebbero poter avere la possibilità di esercitare il diritto di decidere da soli consapevoli che è una tremenda e pesantissima responsabilità.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Scusami tanto se commento a vanvera da perfetto idiota, ma a Welby non furono negate le esequie in chiesa semplicemente perché si suicidò.

                  • Meglio pensare scrive:

                    Non resisto alla tentazione di replicare.

                    Ad un noto amministratore di un noto ospedale fondato da un noto prete al centro di notissimi casi di cronaca i funerali furono concessi: quella persona morì suicida sparandosi un colpo in testa.

                    A quella persona si, a Welby no.

                    • giovanna scrive:

                      Caro Meglio non pensare, l’hai sparata proprio grossa,

                      Ho partecipato ad almeno tre funerali in Chiesa di persone che si sono suicidate in un momento di disperazione dovuto molto probabilmente a patologia psichiatrica, comunque un momento di non lucidità ed estrema sofferenza.
                      A loro andava il beneficio del dubbio e magari nell’ultimo istante si erano guadagnati il paradiso più di te e di me : Welby non era interessato ai funerali in Chiesa, anzi la sua posizione era in tutto e per tutto contro la Chiesa.
                      Onestà intellettuale, caro Meglio non pensare.

                      Che poi, sempre a proposito di onestà intellettuale, mi pare di aver capito che a te della Chiesa interessa poco e niente, dunque questa pretesa dei funerali in chiesa è del tutto strumentale a mostrare una approvazione del suicidio da parte della Chiesa, come nel caso Welby, approvazione che non c’è e non ci sarà mai.

                • giovanna scrive:

                  Solo un appunto : è vero che qui ci sono dei commentatori che ripetono a macchinetta “binario morto “, ma nessuno ha mai scritto dei gay come peste del mondo , magari si è cercato di argomentare perché il matrimonio sia solo per l’uomo e la donna e di come non sia bello privare un bambino del papà e della mamma. Questo per semplice onestà.
                  Per il resto ho già detto la mia.

  2. Paolo Venisi scrive:

    Quidni questa anziana che si legge:

    “un’embolia ha paralizzato Annie dalla vita in giù 23 anni fa. L’osteoporosi la faceva soffrire. Molto. Con femore e vertebre ormai inservibili, le costole di sinistra le premevano sugli organi. Il dolore era «insopportabile»”

    Doveva PER FORZA continuare a vivere e a soffrire.. in nome di cosa?

    La vita ha senso solo per la sua quantità?
    Di Cristo? O per fare comodo alla dottrina cattolica?

    Siete peggio dei nazisti…

    Vi faccio presente che Welby non si è illuso di comandare sulla morte: è morto veramente!
    E ha fatto il PROPRIO volere… alla faccia vostra che volevate farlo rimanere uno zombie in eterno.

    Shiva101 dice che siete su un binario morto, ascoltatelo Egli vi salva.

    • To_Ni scrive:

      Shiva101 … ovvero l’uomo dii qualità

      Lasci intendere che la vita vale per la sua qualità?
      La tua è qualità? E questa qualità è quella che esprimi nei tuoi post?

      Shiva101…. si può essere perfettamente sani ed essere dei lombrichi.
      Si può essere infermi in un letto ed avere una vita molto più umana.

      Ma questo non è argomento che si addice alle bestie shivate perché vale il detto di non dare perle ai porci e tradirei l’impegno che ho con te di trattarti come meriti.

      I nazisti scrivevano le tue porcate pro eutanasia, e pretendevano pure di difendere l’umanità.

      Cercati un lavoro… qualsiasi (tranne in posti zozzi).

      • Ognuno decide per se' scrive:

        “si può essere perfettamente sani ed essere dei lombrichi.
        Si può essere infermi in un letto ed avere una vita molto più umana”
        Sono assolutamente d’accordo ma che si tratti di una o l’altra delle condizioni citate lo può stabilire solo la persona coinvolta, non certo altri o peggio ancora un presunto principio morale universale

        • To_Ni scrive:

          Invero la persona coinvolta non decide per se , ma vuole un complice. Ed il complice più pericoloso di tutti è lo Stato.
          Come non si capisce che è un potere troppo grande che gli si riconosce?

    • Raider scrive:

      Uno che ripete sempre lo stesso ritornello è su un binario morto, il 101 e anche, morto un bel po’ di tempo fa. Morto di eutanasia, certamente: non ce l’ha fatta a salvarsi e non riesce a cambiare né ritornello né binario.

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