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Obama vieta l’obiezione di coscienza: cattolici, protestanti e pro life insorgono

febbraio 18, 2012 Benedetta Frigerio

Il 20 gennaio scorso il dipartimento della Salute ha adottato una legge che vieta l’obiezione di coscienza in tutti gli ospedali americani, compresi quelli religiosi. Immediata la replica del movimento pro life e dei vescovi cattolici, che chiedono ai fedeli di «unire alle azioni civili la preghiera e il digiuno»

La mobilitazione per il diritto alla vita cresce di giorno in giorno in America. Semplici cittadini, famiglie, preti e membri di diverse confessioni religiose stanno incrementando la loro azione civile dopo la decisione presa dal presidente Obama, che già sostiene l’aborto con i soldi dei contribuenti, di vietare l’obiezione di coscienza. Questo è uno dei motivi alla base della marcia per la vita svoltasi il 22 gennaio scorso a Washington e a Los Angeles, a cui hanno preso parte in trecentomila (la prima edizione del 1974 contava circa 20 mila persone).

A prendere posizione diversi movimenti e la Chiesa cattolica, mai così decisa. La concomitanza degli eventi sembra dare linfa alle voci che si levano contro il presidente degli Stati Uniti, la cui decisione obbliga tutti gli ospedali – compresi quelli religiosi – e tutti i datori di lavoro a coprire la spesa della contraccezione e dell’aborto. La legge è stata adottata dal dipartimento della Salute il 20 gennaio scorso, proprio all’inizio della corsa per le elezioni presidenziali e appena un giorno prima dell’incontro dei vescovi americani con il Papa, da cui è arrivato l’incoraggiamento al sostegno pubblico a favore di una politica per la vita e della battaglia contro «il secolarismo» che tenta «di limitare la libertà religiosa e di coscienza». La marcia per la vita si è tenuta appena due giorni dopo l’approvazione della legge e il presidente della Conferenza episcopale americana, Timothy Dolan, ha accolto i manifestanti nel santuario dell’Immacolata Concezione, ricordando le parole di Benedetto XVI a sostegno della speranza del movimento. «Mai nella storia americana – ha proseguito il vescovo – un governo federale ha costretto i cittadini ad acquistare un prodotto che violasse le proprie convinzioni», ma anche se «da un punto di vista umano siamo tentati di arrenderci, dato che il nostro governo considera l’aborto un diritto che deve essere elargito da chi lo rifiuta (…), bisogna ringraziare Dio per l’innumerevole numero di giovani che sono qui oggi e che sono appassionati alla vita e per quanti erano qui trentanove anni fa, derisi dagli scettici per cui il movimento per la vita era destinato a scomparire quando invece è diventato centrale e capace di influire sull’agenda politica».
Nei giorni scorsi molti sono stati gli interventi pubblici per invitare i cittadini a contrastare le misure del dipartimento della Salute facendo ricorso alla Corte di Giustizia. Tanti sono i parroci che, durante le loro omelie, si sono espressi contro «la decisione del governo federale che colpisce il fondamentale diritto alla libertà religiosa di tutti i cittadini». A parlare pubblicamente sono stati ottantasei vescovi, che hanno esortato apertamente i fedeli a «non adeguarsi a questa legge ingiusta. Ci stiamo unendo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che professano altre fedi e a tante altre persone di buona volontà in questo importante sforzo per riconquistare la nostra libertà religiosa». Perché, ha ricordato ancora martedì scorso Dolan in visita alla Fordham University di New York, «la legge naturale è oggettiva, comprensibile ed evidente a chiunque usi la ragione. È una verità autoevidente che non si può relativizzare relegandola a una preferenza religiosa, di classe o di genere». Così, il presidente della conferenza episcopale ha incoraggiato nuovamente tutti «a un’azione per proteggere le libertà fondamentali dell’uomo come quella della vita, di coscienza e religiosa che ora sono in pericolo» e che «non possono esserci tolte da nessun potere e da nessuno Stato». Domenica scorsa i vescovi hanno chiesto ai cattolici di «unire alle azioni civili la preghiera e il digiuno». A intervenire sono stati anche numerosi pastori protestanti e persino esponenti del mondo liberal.
Twitter: @frigeriobenedet

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