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Obama “sequestrato” dai suoi stessi provvedimenti

marzo 1, 2013 Massimo Giardina

Nessun accordo fino ad ora sui tagli da 1.200 miliardi a Washington. C’è tempo per trattare fino a mezzanotte, ma repubblicani e democratici sono ancora troppo distanti

Barack Obama non sembra riuscire a raggiungere un accordo dell’ultimo momento, come avvenuto per il Fiscal cliff, sul tema che caratterizzerà l’economia mondiale per i prossimi mesi: il sequester. Mancano ancora poche ore e, salvo sorprese al fotofinish, dovrebbe prendere il via il taglio automatico alle spese dell’apparato amministrativo americano.

STIME AL RIBASSO. Col termine sequester si intende il taglio che avverrà automaticamente al bilancio federale per 1.200 miliardi di dollari da suddividersi nei prossimi dieci anni. L’impatto stimato sul prodotto interno degli Stati Uniti è dello 0,6 per cento. Anche il Fondo monetario internazionale ha già detto che prenderà atto del sequester modificando subito al ribasso le stime di crescita americane per ora previste al 2 per cento.

REPUBBLICANI VS DEMOCRATICI. I tagli per l’anno in corso sono calcolati in 85 miliardi di dollari e Barack Obama incolpa il partito repubblicano della mancata intesa al Senato dove i conservatori hanno la maggioranza. C’è però da rilevare che il sequester è stato voluto proprio da Obama nell’agosto 2011 all’interno dell’accordo sull’innalzamento del tetto del debito. Infatti il senatore repubblicano Mitch McConnel ha così risposto: «Possiamo fare in modo che le riduzioni della spesa siano portate avanti in modo intelligente oppure possiamo lasciare che scattino i tagli voluti da Obama».

LA BORSA FRENA. Nell’attesa della mezzanotte americana, ovvero il momento in cui l’automatismo dei tagli prenderà l’avvio, Wall Street non ha preso positivamente la notizia e ha cominciato la seduta odierna in negativo. I più colpiti dal taglio saranno i dipendenti civili della Difesa, infatti il Pentagono rischierà di lasciare senza stipendio per 22 giorni 800 mila persone.

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