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«Nazimalisti» attaccano ancora Caterina perché vuole vivere: «L’hanno strumentalizzata, offese create ad arte»

dicembre 30, 2013 Redazione

Ma la ragazza affetta da malattie gravissime, che non sarebbe viva senza la sperimentazione, replica: «Vorrebbero rinchiudere tutti i malati in un recinto e farli fuori piuttosto che curarli grazie anche alla ricerca».

Vi abbiamo già parlato di Caterina Simonsen, la ragazza di 25 anni che soffre di diverse malattie rare, viva solo grazie al lavoro dei medici e alla sperimentazione scientifica, attaccata dai «nazimalisti» che le hanno augurato la morte solo perché a favore della ricerca anche sugli animali.

NAZIMALISTI. Caterina è vegetariana, animalista e studia Veterinaria ma ha pubblicato un video su facebook per dichiarare il suo sostegno alla sperimentazione. Per questo, centinaia di «nazimalisti» l’hanno attaccata facendole sapere che preferirebbero la vita di 10 topi alla sua.
Oggi Lega anti-vivisezione e il sito Novivisezione.org fanno un passo indietro, si dissociano dagli insulti, ma insistono a dire che «Caterina è stata strumentalizzata» e le offese «create ad arte, un “teatrino” messo su dai sostenitori della vivisezione per recuperare il terreno perso negli ultimi due anni». Insomma, continuano a fomentare l’odio.

NESSUNA LOBBY. Caterina, dal canto suo, non si scompone: «Io non vado, né sono andata in Tv, né sono stata ripresa da nessuno. Il materiale che usano è quello dei miei video. Non vengo pagata da nessuno. Non ci sono “lobby” dietro». E dichiara al Corriere: «Mi sono attaccata alla vita, respiro dopo respiro. Vivere mi costa 130 battiti di cuore al minuto, contro i 70 normali. Io sono a favore della ricerca perché senza, è impossibile». Caterina, di sicuro, sarebbe già morta.
In un’intervista a Repubblica ha commentato così gli insulti che ha ricevuto: «Ma da dove vengono queste persone? Sono animalisti, ma se non curi il tuo cane quando sta male, chi sei? E tuo figlio? Non curi tuo figlio quando sta male? Ma se non curi tuo figlio si va in galera, lo sanno? Ci sono varie sfumature in quel mondo, possono essere più o meno radicali. Ma ci sono anche questi che vorrebbero rinchiudere tutti i malati in un recinto e farli fuori piuttosto che curarli grazie anche alla ricerca».

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25 Commenti

  1. Tobi says:

    io credo che i giornalisti dovrebbero fare un bell’esame di coscienza. Infatti, nei media questa notizia è rimbalzata come una netta contrapposizione creata proprio a proposito. Da un lato, sono stati evidenziati i commenti (sicuramente sbagliati) di una minoranza di cosiddetti nazimalisti che augurano la morte a Caterina e dall’altro Caterina stessa, una ragazza che soffre di diverse malattie genetiche e che ripone le speranze nella ricerca scientifica che include la sperimentazione animale è stata presentata come la dimostrazione della totale infallibilità della sperimentazione animale. Il problema è che si è voluto far passare il messaggio che i cosiddetti nazimalisti rappresentino tutti quelli che si oppongono alla sperimentazione animale, e che dall’altro parte ci sia invece un mondo della ricerca nobile che, solo per il fatto che faccia sperimentazione sugli animali automaticamente ti tiri fuori il farmaco adatto. Prova ne è di questa strumentalizzazione che in quest’articolo si cita “Oggi Lega anti-vivisezione e il sito Novivisezione.org fanno un passo indietro, si dissociano dagli insulti, …” Mi pare che gli insulti a Caterina non siano partiti da queste associazioni, quindi quale sarebbe stato il presunto “passo indietro” delle associazioni antivivisezione ed implicitamente la presunta aggressione a Caterina proprio da queste associazioni? Mi pare chiaro quindi l’intento diffamatorio se non calunnioso verso le associazioni anti-vivisezione (che ripeto, non mi pare rappresentino chi ha augurato la morte a Caterina). Premettendo poi che io non appartengo ad alcuna associazione, voglio anche dire che quanto denunciato dalle associazioni contro la vivisezione (che non ha nulla a che fare con gli attacchi a Caterina) è ragionevole. C’è molta sperimentazione sugli animali che è obsoleta. Molte ricerche non sono produttive proprio perché basate su esperimenti che sugli animali danno un certo risultato ma sugli esseri umani danno il risultato opposto. Allora, se a livello europeo si vuol far passare una legge che restringe la (troppa) libertà di utilizzo della sperimentazione animale (ed il relativo business, perché esiste un grosso business), perché invece di strumentalizzare la storia di Caterina non si apre un serio dibattito tra chi è a favore e chi è contro la vivisezione? Io, ripetendo che non escludo completamente la sperimentazione animale sono però convinto che ci sia un forte abuso dell’uso degli animali e che non è vero che tutti gli esperimenti sugli animali producano nuovi farmaci. Ieri poi al telegiornale ho anche ascoltato una cronista che citava la vicenda del talidomide come argomentazione a favore della sperimentazione sugli animali, asserendo che se allora fosse stato sperimentato sugli animali non ci sarebbero stati quei terribili effetti (bambini nati malformati dopo che donne in gravidanza avevano asunto il farmaco spacciato per innocuo dalla casa farmaceutica). La dichiarazione della giornalista mi ha lasciato senza parole perché la talidomide fu mantenuta in commercio per molto tempo anche dopo che si venne a sapere dei gravissimi effetti sugli esseri umani. La parola d’ordine dei vertici dell’industria farmaceutica era far pressione per far tacere sulla questione minacciando le riviste mediche di far togliere le proprie inserzioni pubblicitarie (ed i relativi guadagni per le e stesse). E dai vertici dell’azienda che lo commercializzava era riferito “non crediamo che il farmaco possa esercitare alcuna influenza sul feto, a giudicare da quanto è risultato dagli esperimenti condotti sugli animali” (riportato testualmente da Stefano Cagliano in “10 farmaci che sconvolsero il mondo”, Mondadori – DeAgostini 1995, che cita: David Bates, Polineuropatie da farmaci, , n. 24, dicembre 1981) . Tra l’altro se un ricercatore poco serio vuol proporre il farmaco che gli interessa basta che mostri i risultati delle sperimentazioni ottenuti sugli animali più “convenienti” per il suo particolare business tacendo su altri risultati che non gli conviene far sapere (“le stesse dosi di talidomide provocano gravi malformazioni negli esseri umani e nei conigli, ma non nei ratti”, citazione dal libro di cui sopra). Quindi se vedi che un animale ti da risultati ch non ti piacciono ai fini del tuo business, ne scegli un altro che ti da i risultati che vuoi tu, e qui c’è diversa possibilità di scelta vista la variabilità di effetti in diversi animali. E allora di cosa stiamo parlando? Quando dietro c’è il business spregiudicato non si tiene conto nè degli animali e neanche degli stessi esseri umani. Mi chiedo ora quale ruolo abbiano i giornalisti dietro questo tam tam mediatico sulla vicenda di Caterina. C’è stata una deliberata strumentalizzazione a favore di chi non vuole porre limiti alla vivisezione degli animali? Oppure c’è stata solo ingenuità? Oppure ignoranza? Non so quale sia la cosa peggiore per chi fa il mestiere di giornalista.

    • Jack says:

      L’argomento e la relativa discussione che vorrebbe aprire potrebbero essere interessanti ma qui si parla di altro, e cioè l’ideologia per cui si innalzano a sacri gli animali e si arriva a ipotizzare esperimenti sugli uomini, che naturalmente dovrebbero essere quelli “diversi” da quelli che l’hanno proposto..

    • Jack says:

      L’argomento e la relativa discussione che vorrebbe aprire potrebbero essere interessanti ma qui si parla di altro, e cioè l’ideologia per cui si innalzano a sacri gli animali e si arriva a ipotizzare esperimenti sugli uomini, che naturalmente dovrebbero essere quelli “diversi” da coloro che l’hanno proposto..

      • Tobi says:

        sarei d’accordo con lei se non fosse per il fatto che i media hanno sfruttato questo caso per strumentalizzare la vicenda di Caterina ad esclusivo vantaggio di chi non vuole porre limiti alla sperimentazione animale, e l’impressione che dietro ciò ci siano le industrie ed enti di ricerca che non vogliono adeguarsi ad innovazioni nel loro settore rimane fortissima. Infatti non è vero quanto sostenuto dai media che fare gli esperimenti sugli animali porti automaticamente alla scoperta di nuovi farmaci. Oggi la parola d’ordine per gli enti di ricerca è quella di fare più pubblicazioni scientifiche possibili per dimostrare la propria “bravura” (e la sperimentazione sugli animali torna utile in questo senso), ma come riportato da riviste quali Nature il risultato di questa ossessione di far più pubblicazioni è che si sta producendo molta ricerca di scarsa qualità spesso con risultati non riproducibili, e questo al mio paese equivale a far ritardare le nuove conoscenze. Le dovrebbe far sorgere un dubbio il fatto che, a fronte di tanti proclami trionfalistici, sono pochi i nuovi farmaci scoperti o inventati oggi.

    • Valserize says:

      Non posso che essere d’accordo con lei

  2. beppe says:

    mi auguro quanto prima che si riesca a interpretare il linguaggio degli animali. con quelli un’intesa si potrebbe trovare ( c’è sempre un porco disposto a vendere sua madre per qualche chilo di biada) bypassando così gli animalisti.

  3. no8permille says:

    Però se per salvarla sarebbe stato necessario fare ricerca utilizzando cellule staminali embrionali, allora no, per voi nazicattolici sarebbe pure potuta morire.

    • Antonio says:

      mentre per i nazi-ateisti “colti, sensibili e tolleranti” ™ andrebbero usati come cavie i credenti. Solo cristiani, però, perchè gli altri sai, si arrabbiano…

      • no8permille says:

        Ma ci mancherebbe! Anche gli altri.

        • Tobi says:

          se per la ricerca fosse stato usato lei quando era ancora un embrione a quest’ora non sarebbe qui a mettere commenti, quindi non si lamenti dei cattolici perché le hanno fatto un grande favore.

          • EP says:

            Analisi sacrosanta! Complimenti per l osservazione e buon anno

          • no8permille says:

            Considerando quante persone la Chiesa ha ammazzato nel corso dei secoli fossi in lei eviterei di usare certe argomentazioni…

            • Tobi says:

              se lei vuol continuare con la propaganda delle leggende nere riguardo la Chiesa nel corso dei secoli (Santa Inquisizione, etc.) può tranquillamente evitare di fare confronti. Come è risaputo da storiografia (non cattolica) in tutto l’arco del medioevo, e parliamo quindi di molti secoli, sono state eseguite 400 (quattrocento) condanne dai tribunali dell’Inquisizione. Non entro nel loro merito dato che si deve anche vedere il contesto storico in cui vennero eseguite (aggiungiamo anche che l’Inquisizione ci ha salvati da dominazioni islamiche, da religioni eretiche e ben meno pacifiche e da molte invasioni che se fossero avvenute ci avrebbero privato della libertà di cui godiamo oggi). Invece al solo comunismo in un secolo solo sono attribuiti 200 milioni di morti, mentre 12 milioni di morti sono attribuiti al nazismo. Non mi vorrà dire quindi che la Chiesa nei secoli sia stato il grande male. Solo gli aborti effettuati in pochi anni hanno distrutto milioni di vite. Criticabile o meno che sia la Santa Inquisizione con le sue 400 condanne, lei mi vuol far credere che la Chiesa sia stato il grande male? Secondo lei basta gonfiare a sproposito le leggende nere sulla Chiesa per dire che è stata peggio delle ideologie recenti a cui lei magari aderisce? Tanto per aggiungere un altro termine di paragone, le faccio sapere che l’attuale crisi economica (provocata dagli uomini e non certo una casualità) ha fatto in soli pochissimi anni molti più morti delle 400 condanne eseguite dall’inquisizione. Quindi lei, da bravo ex-embrione che è salvo grazie alla Chiesa cattolica eviti di tirare fuori confronti inventati e se vuol parlare di chi se ne è andato in giro ad ammazzare la gente sicuramente non deve calunniare gli altri, guardi prima nella cerchia delle sue ideologie.

              • rmt says:

                Signor Tobi buongiorno, ora che la Chiesa cattolica non sia quel grande male è pacifico, anche perchè la Chiesa in se è un istituzione, casomai ci sono stati uomini che in nome della religione hanno compiuto dei veri e propri misfatti, che chiaramente sono da imputare più all’animo prettamente umano che ad un ideologia, sia essa religiosa o politica. Dire che i tempi erano quelli che erano mi sta benissimo e non fa una grinza, dire invece che l’inquisizione 8quale poi delle varie? Quella spagnola? Quella messicana? etc.) ha fatto solo 400 vittime, bè mi spiace ma mi sbellico dalle risate. Dire altresì che l’inquisizione ci ha salvato dagli ereteci e quanto altro e grazie ad essa oggi siamo più liberi direi che è quantomeno un azzardo. è solo una semplice e pura ipotesi non dimostrabile in nessun modo. La verità è che l’uomo, animale alquanto infido e prepotente, ha sempre provato a prevaricare in tutti i modi usando come scusante l’appartenenza a questa o a quella corrente religiosa o politica considerata superiore ad altre credenze. Hitler era quello che era, e lo sarebbe stato comunque anche se fosse diventato Papa, così come Papa Francesco sarebbe sempre lo stesso se fosse stato cancelliere nel 33 al posto di Adolfo, così come Miroslav Filipovic che benchè appartenente all’ordine francescano e cappellano militare è stato comandante del famigerato campo di concentramento di Jasenovac, se fosse stato da un’altra parte e magari anche comunista avrebbe fatto le stesse cose, ne più ne meno. La colpa è della Chiesa? No, degli uomini, solo ed esclusivamente degli uomini che non hanno il coraggio di ammettere quello che in realtà sono, ma si nascondono e cercano giustificazioni dietro ad idee o ideologie solo perchè esse in quel determinato lasso di tempo e in quel preciso luogo potevano offrire protezione.

  4. vincenzo roma says:

    Animalisti, vogliono la vita degli animali, ma ne mangiano le carni a piè sospinto. Tutte le feste si banchetta con animali farciti o alla salsa esotico-francese. Sapete cosa dicono: ma i macellai rispettano le regole di macellazione! Ipocriti. Si possono rispettare le regole anche nella ricerca. La ricerca però salva le vite umane, mentre i macellai saziano soltanto gli stomaci. Vergogna! Animalisti, pensate piuttosto di far raccogliere le “cacche dei vostri animali dai vostri sostenitori. Io amo gli animali: ho quattro gatti e tutti i giorni porto loro un pasto caldo, anche quando sulle strade c’è la neve, perché sono animali che vogliono la libertà e vivono nel mio orto. Ben protetti dalle intemperie. Sono anch’io per la ricerca purché rispetti le regole di umanità. E credo che molti laboratori queste regole le rispettano. Forza Caterina, quest’anno ho versato due volte la quota per la ricerca. FORZA!!!!!!!!

  5. Giulio Dante Guerra says:

    Dichiaro la mia totale solidarietà con Caterina. Dall’ormai lontano 1954 (8 anni non ancora compiuti) sono diabetico, e da allora sopravvivo grazie alle iniezioni di insulina, sostanza che non sarebbe mai stata scoperta senza gli esperimenti sui cani, compiuti un centinaio d’anni fa da Banting e Bess. Fino a quando, poco prima della fine del secolo scorso, si riuscì a far produrre insulina identica a quella umana a microorganismi geneticamente modificati – altra realtà “demonizzata” da ecologisti e affini! – noi diabetici siamo sopravvissuti grazie all’insulina estratta dal pancreas degli animali. A proposito degli animalisti: quando affermano che sperimentare un farmaco sugli animali non garantisce la sua efficacia ed innocuità sull’uomo, non hanno mai pensato che quella sperimentazione può, invece, servire a chiarire il MECCANISMO BIOCHIMICO dell’azione del medesimo, e permettere quindi di modificarlo in modo d’adattarlo alla biochimica umana, oggi ben conosciuta?

    • rmt says:

      Veramente l’insulina, o meglio la pacreina, venne scoperta da Nicolae Paulescu. Benting e Best, insieme a Macleod e Collip non fecero altro che provare in laboratorio, sui cani, gli studi di Paulescu. I test fallirono tutti e non ebbero più nessuna sovvenzione, così per ottenere l’insulina da iniettare la prelevarono dai bovini al macello, la provarono su loro stessi per escluderne la tossicità e sperimentarono il preparato sul loro primo paziente che stava per morire di diabete. I primi tentativi non diedero esito, poi cambiando la quantità del preparato riuscirono ad ottenere ciò che si erano prefissati. Era il 1921. Non dimentichiamo che già nel 1869 Paul Langerhans scoprì le isole pancreatiche, ed esperimenti in tal merito furono fatti a partire dal 1890, nel 1892 Minkowski dimostrò la correlazione tra pancreas e diabete, il problema fu che all’epoca il pancreas era considerato un organo più che secondario, ancora ci si basava sulla regola dei quattro umori presenti nel corpo umano. La sperimentazione non serve a chiarire il meccanismo biochico, casomai all’epoca, serviva per dare conferma a degli studi teorici, conferme che all’epoca erano accettate, oggi si sa che fare paragoni tra specie diverse si rischia di sbagliare, d’altronde i cani dell’esperimento di Benting e Best morirono tutti quindi per logica si sarebbe dovuto mollare tutto, furono proprio gli studi teorici precedenti, e che in fondo i cani morirono più per altre cause che per il diabete stesso (qualcuno di loro 3 per l’esattezza, ebbero dei miglioramenti) che convinsero i 4 a proseguire gli studi.

      • Giulio Dante Guerra says:

        Riconosco il mio essere non sufficientemente informato in una materia che non riguarda la mia competenza di chimico. Ma che, fino a non molto tempo fa l’insulina era estratta dalle beta-langerhans degli animali – che, quindi, dovevano, necessariamente, essere uccisi – è un dato di fatto. Come pure è un dato di fatto che oggi un’insulina “umano-simile” viene fatta produrre – in maniera, che orrore, “innaturale”! – da micro-organismi geneticamente modificati, i tanto demonizzati “OGM”. Quanto ai biomateriali di cui mi sono occupato in prevalenza durante la mia carriera di ricercatore, i compositi fra idrossiapatite o biovetri, e materiali macromolecolari bioriassorbibili, da impiegare per le protesi ossee, gli esperimenti con le colture cellulari hanno potuto accertare soltanto la bioriassorbibilità dei materiali, e la la capacità dei compositi di orientare le cellule staminali mesenchimali verso la differenziazione in osteoblasti. Ma che il tempo di riassorbimento sia confrontabile con quello di formazione del nuovo osso, può essere accertato solo da esperimenti in vivo, come quelli fatti, con uno dei compositi, sulle tibie di coniglio. Questi esperimenti in vivo come andrebbero fatti, secondo voi? Forse, direttamente sugli esseri umani?

        • rmt says:

          La mia non voleva essere una polemica, solo una precisazione su alcuni punti, non ho scritto niente circa gli “OGM” perchè quanto scritto nel precedente post era corretto. I dati raccolti sulla sperimentazione sul coniglio, sono uguali su tutti i conigli? E su altri animali che dati danno? Esiste una differenzazione da coniglio ad uomo? Ma non è questo il punto, credo che la ricerca così come oggi è portata avanti, abbia delle pecche, intanto si presuppone di curare una malattia quando essa è già sorta, mi chiedo se non sarebbe più opportuno spostare la ricerca nell’evitare che una malattia sorga e prenda il sopravvento, per fare un esempio mi permetta di parlare della sua situazione, oggi lei è costretto ad assumere un farmaco giornalmente, che per carità fa egregiamente il suo dovere, ma se ora ci mettessimo a studiare la sua malattia da un altro punto di vista, cioè possiamo trovare un metodo che possa prevenire l’insorgenza? Lei e tanti altri non sarebbero costretti ad essere insulino dipendenti, credo sarebbe un bel passo in avanti, il tuttto indipendentemente dalla ricerca su animali o no.

          • Giulio Dante Guerra says:

            La mia “polemica” su come si ottiene e come si otteneva tanto al suo post, quanto agli animalisti ed ecologisti “vari ed associati”. Chiarito questo, passo al resto: gli esperimenti sui conigli non ebbero un séguito, perché l’industria inizialmente interessata ai materiali per protesi ossee, e che finanziava le nostre ricerche, dopo un anno cessò la collaborazione, per motivi che sarebbe lungo spiegare, ma che non c’entravano con la possibile efficacia delle protesi. Quanto al diabete, quanto lei scrive sarebbe auspicabile, ma è da medici e non da chimici; ed un tentativo di studiare la possibilità d’una “terapia alternativa” del diabete mellito di tipo 1, fallì per l’ignoranza della chimica da parte del dialettologo con cui avevo iniziato a collaborare. La ricerca riguardava il c.d. “pancreas ibrido”: ovvero la possibilità di racchiudere beta-langerhans suine – che sarebbero potute essere sostituite, in tempi più recenti, dai microorganismi geneticamente modificati – in capsule delimitate da membrane semi-permeabili, che lasciasse o passare dall’interno all’esterno l’insulina, e nel veso contrario le sostanze nutritive – soprattutto il glucosio, che stimolava la produzione d’insulina – ma non gli anticorpi che avrebbero distrutto le cellule incapsulate. Iniziammo con le prove in vitro, ponendo nelle capsule quantità note d’insulina marcata, e misurando a tempi diversi quella permeata. La curva diventava “piatta” dopo il passaggio di circa l’80% del teorico, ed anche un mio calcolo di estrapolazione a “tempo infinito” non superava l’82%. Era ovvio che il restante 18% era trattenuto sulla membrana da interazioni di tipo chimico fra il materiale – un poliuretano di biocompatibiltà accertata da tempo – e la proteina. Cercai di spiegare al diabetologo come si potevano identificare queste interazioni, e provare ad usare membrane di qualche materiale, che non interagisse a quel modo. Come parlare al muro: se gli avessi citato la Bibbia in ebraico, forse mi avrebbe capito meglio. Così finirono le ricerche sul pancreas ibrido, e, nell’attesa che i medici si decidessero ad imparare un po’ di chimica, il CNR mi ha messo in pensione, e tanti saluti.

            • Giulio Dante Guerra says:

              Un paio di precisazioni, per “errori” dovuti al computer. Nella prima riga, fra “otteneva” e “tanto” sono state cancellate le parole “l’insulina, non era diretta”; nella settima riga, il computer ha sostituito “diabetologo” con “dialettologo”, rendendo la frase senza senso. Mi scuso per non aver fatto le dovute correzioni prima dell’invio.

              • rmt says:

                Ha colpito un altro punto, almeno dal mio punto vista, e cioè l’incomunicabilità tra ricercatore-chimico e il medico che poi dovrebbe applicare l’eventuale cura.

            • Tobi says:

              signor Giulio, mi scusi, ma quanto da lei raccontato sulla mancanza di comprensione/ascolto del ricercatore medico nei suoi confronti che, come ricercatore chimico, faceva degli studi più orientati ad una miglior comprensione dei meccanismi e proponeva cellule incapsulate in biomateriali per un rilascio controllato di insulina, non è una dimostrazione che c’è una parte della ricerca che non ascolta (o non sa ascoltare) chi fa delle proposte scientifiche alternative? E qual è il risultato? Che il mondo della ricerca medico/biologica si affossa nel fare le sole cose che sanno fare, cioè fare prove a caso uccidendo molti animali senza arrivare al risultato. Mi pare che molti ricercatori oggi fanno come facevano gli antichi che sacrificavano gli animali guardandone le viscere illudendosi di ottenere delle previsioni sul futuro. Non le pare?

  6. giuliano says:

    non tutti quelli di sinistra sono animalisti, ma tutti gli animalisti sono di sinistra, ovvero anti umani

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