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Mourinho è più special (ed elegante) di un’espulsione sbagliata

marzo 6, 2013 Emmanuele Michela

Sulla vittoria del Real contro il Manchester pesa certo il rosso affrettato a Nani, ma anche la bravura del lusitano. Che ha battuto Ferguson da signore: prima indovinando cambi, poi rendendogli l’onore delle armi.

Ha vinto ancora una volta. Ed è una vittoria soprattutto nello stile, che si è delineata quando José Mourinho è uscito dall’Old Trafford poco prima del triplice fischio finale. Nessuna corsa liberatoria stile quella del 2004 dopo la vittoria col Porto, nulla di simile alla grande esultanza con cui festeggiò la vittoria in semifinale della sua Inter sul Barcellona nel 2010. Ieri è stato molto più sobrio, sebbene il 2-1 strappato a Manchester abbia il peso dei grandi successi.

HA VINTO LUI. La vittoria di ieri è tutta sua, ai danni di un Ferguson uscito con le ossa rotte dal confronto con quello che, chissà, un domani potrebbe essere il suo successore. Il rosso a Nani pesa come un macigno e indubbiamente ha dato una svolta alla partita, ma il rischio è che ad aggrapparsi troppo a quell’episodio si metta in ombra la grandezza dello Special One, bravo a sfruttare alla perfezione quella palla alzata dall’arbitro Cakir, capire che era il momento di cambiare e spingere di più, inserire Modric e in tre minuti ribaltare il match a suo favore.

L’ERRORE DI FERGUSON. Così ha spiazzato Ferguson, ieri furibondo a fine partita. La rabbia per l’espulsione è ragionevole, ma ognuno farebbe bene a guardare ai propri di errori. Lo scozzese ne ha fatto uno ieri, madornale: lasciare Rooney in panchina dal primo minuto, preferendogli Welbeck. Una “scelta tecnica” che ha stupito tutti: in partite così, prevedibilmente impastate e combattute su ogni pallone, il guizzo del fuoriclasse tante volte sa essere determinante. Non è un caso se nel primo tempo i Red Devils hanno creato sì gioco, perdendo però incisività sotto porta. Ma Fergie ha fatto peggio nel secondo tempo: dopo il rosso i cambi hanno tardato, tutti entrati dopo la rete di Ronaldo, quando ormai l’1-0 era diventato 1-2 e la frittata era fatta. Mourinho ha strappato l’ennesima vittoria nel suo stile, con poca superiorità di gioco ma una maledetta concretezza negli ultimi 30 metri, quando le palle decisive scottano e ci vuole convinzione e fortuna per metterle nel posto giusto.

RISPETTO E TIMORE. «Devo ammettere che ha perso la squadra migliore»: in conferenza stampa il Profeta di Setubal si è confermato uomo tutto d’un pezzo, in linea con l’uscita silenziosa dal campo di cui si era reso protagonista pochi minuti prima. Niente sfottò al rivale Ferguson, né vuote pacche sulla spalla a falsa consolazione: «Scusarmi con lui? E perché? Quando abbiamo perso con il Barcellona la semifinale Guardiola non si è scusato con me. Arbeloa non ha fatto teatro, è stata una decisione dell’arbitro, poteva essere ammonizione, Cakir ha scelto il rosso, ma il contrasto è stato abbastanza duro e io non devo scusarmi per nulla. Però noi non abbiamo giocato bene, dopo il 2-1, con un uomo in più, non abbiamo mai controllato la partita». Essenziale, diretto, spontaneo. Tutto questo in rispetto a Ferguson che non si faceva vedere ai microfoni, «distrutto», come riferito dal vice Phelan, dalle decisioni dell’arbitro. Mou deve avere per Fergie un certo timore reverenziale, o forse non si è lasciato andare troppo sapendo che, forse, tra qualche mese potrebbe ritrovarsi all’Old Trafford. Oppure molto più semplicemente perché è lo Special One e, ancora una volta, ha dimostrato di essere più grande di tutti. Anche di un’espulsione regalata.

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