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Mica lo difendo il mio Adulterio

luglio 29, 2017 Tiziana Della Rocca

Nel suo nuovo romanzo Edoardo Albinati racconta la due giorni di passione rovente e clandestina tra un uomo e una donna. Ma in questa intervista rivela che non è tutto fuoco ciò che brucia

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Suono alla porta e mi apre Edoardo Albinati, vincitore lo scorso anno del premio Strega con La scuola cattolica e ora autore di un breve romanzo, Un adulterio. Il libro narra di una passione consumata in due giorni su un’isola da Erri, 37 anni, e Clementina, 29, entrambi felicemente sposati. Chiedo ad Albinati come mai la ragazza spicchi molto nel libro, invece Erri appare di meno, resta nell’ombra, sembra un’appendice di lei.

«Forse è così. Clementina spicca di più, e questo può essere dovuto a vari fattori. Il primo è che dopo La scuola cattolica, in cui racconto un universo quasi esclusivamente maschile, c’è stato una specie di rimbalzo, per cui ho voluto dare più spazio e più peso al personaggio femminile. C’è chi ha detto che la mia è una lettura femminista, ma anche questa sarebbe un’interpretazione categorica e alle categorie un narratore non deve affidarsi troppo. In realtà, nel corso del racconto, avviene un continuo scambio, una continua inversione dei ruoli canonizzati: chi crede a una maggiore passività o dipendenza della donna nell’amore, e dunque anche nell’adulterio, semplicemente si sbaglia. Ecco quindi una figura femminile che ha un suo piglio, un suo estro forte, mentre molta della debolezza e dell’incertezza, che poi sono quelle mie personali, le ho messe dentro Erri».

Erri alla fine dubita del proprio desiderio, e a conclusione dell’avventura dice: «Forse volevo solo scopare».
È Clementina a suggerirlo, e lui si adegua a quell’idea riduttiva. Sì, in fondo, forse era solo quello che volevo… comunque, perché rinunciarvi? La mentalità maschile sembra privarsi a fatica di qualcosa che ha ottenuto e che le piace. Non vedersi mai più? Lui col cavolo che lo farebbe, gli uomini non tollerano l’idea di perdere le cose che hanno acquisito. Sentono di perdere se stessi in quella perdita, di sminuirsi. Per questo alcuni poi ammazzano le donne che li lasciano.

Tu a un certo punto ribalti lo stereotipo, quello secondo il quale le donne per loro natura aspirano a qualcosa di solido, così come quello secondo il quale la natura maschile è tendenzialmente poligama.
Questo conto non mi torna: se gli uomini sono più portati a tradire e hanno più donne, insomma, con quali donne vanno? Non mi ha mai convinto questa teoria, non sta in piedi dal punto di vista dell’aritmetica: se un uomo ha diverse donne, vorrà dire che anche le donne hanno diversi uomini, no? I personaggi della mia storia, come del resto succede nella realtà, incontrandosi, mescolano i loro ruoli, li scambiano, s’influenzano l’un l’altro, entrano in contatto e mutano. Non saranno mai più quelli di prima, come se ognuno avesse assorbito un po’ dell’altro. Anche se passano insieme poco tempo, solo due giorni e mezzo (che in realtà sono tantissimo tempo per un uomo e una donna), non si staccano mai l’uno dall’altra, né di giorno né di notte. Da un punto di vista drammaturgico, se da una storia vuoi l’intensità, che sia cioè bruciante, e rischiosa, allora meglio che sia clandestina, perché quello che devi fare, poco o tanto che sia, lo farai per forza in quel momento, è l’unica chance, non avrai altro tempo a disposizione. Il fatto poi che entrambi siano posseduti da questa foga erotica è anche un modo per eliminare le domande sul senso e sul significato del loro incontro. Il sesso è uno dei migliori sistemi per bruciare o posporre le inquietanti questioni che sorgono intorno ai rapporti umani.

91EPWjWwJ7LMa di cosa hanno paura veramente i protagonisti?
Erri e Clementina hanno paura dello sviluppo che il loro incontro potrebbe prendere. Se acquisisse durata, se i due continuassero a incontrarsi anche dopo… che cosa succederebbe? Il rapporto acquisterebbe troppo senso. Loro si sentono protetti perché hanno ognuno una propria vita alle spalle, una vita che bene o male funziona, quindi possono sempre tornare a quella. Se invece il loro rapporto prendesse piede, allora sarebbe drammatico, potrebbero perdere tutto ciò che hanno costruito. Se non si trattasse più solo di un’avventura, che farebbero? Se si spingessero tanto avanti da non poter più tornare indietro? È il punto di non ritorno quello che temono, e insieme segretamente desiderano, di raggiungere. C’è una scena nel libro in cui Clementina prende in braccio un bambino piccolo, e soltanto in quel momento ricorda di averne uno suo, di dieci mesi. Anche il vincolo materno oscilla: come ogni altro vincolo non è mai scontato del resto. È un falso mito credere che sia saldo e incrollabile. Medea uccide i figli, la vendetta attraverso i figli che le madri della mitologia si prendono contro gli uomini che le hanno abbandonate o tradite, ti fa capire quanto quest’amore per il figlio possa diventare di colpo labile se dall’altra parte c’è una passione bruciante. Io poi – ci tengo a sottolinearlo – non difendo l’adulterio, non sono il paladino dell’adulterio, so solo che il legame coniugale e l’infedeltà coniugale non sono affatto l’uno il contrario dell’altra. Il matrimonio implica l’infedeltà, l’infedeltà è sempre presente in qualsiasi rapporto umano, non è che nel momento in cui ti sposi un uomo il resto del mondo cessa di esistere: continua a esistere e quindi continua a essere un termine di paragone rispetto a quello che hai, e quello che hai è sempre messo in discussione. Adulterio deriva dal latino e indica un movimento verso l’altro. L’altro da sé, ma anche l’altro di sé. Mi spiego: si può andare verso un’altra persona, diversa dal legittimo coniuge, oppure ci si può trasformare in qualcosa di diverso, qualcosa di altro, appunto, rispetto a quello che si era prima, “adulterandosi” come fa un vino. Come a dire che dopo l’adulterio non si è uguali a prima.

Ma in questo racconto c’è o non c’è l’antitesi tra matrimonio e passione?
Molti credono o dicono questo. Secondo me si sbagliano. La passione c’è nel matrimonio o non c’è, esattamente come nell’adulterio, dove può esserci o non esserci. Non è che tutti gli adulteri siano iperpassionali, anzi direi che di norma non lo sono. Ne La scuola cattolica ho tentato di rovesciare il famigerato luogo comune secondo cui “il matrimonio è la tomba dell’amore”, dimostrando che, al contrario, è forse l’amore a essere la tomba del matrimonio, o quantomeno a rappresentare il più alto fattore di rischio per la sua tenuta. Il matrimonio moderno, dal romanticismo in poi, è fondato sull’amore, un sentimento mutevole: oggi ti sposi perché ami, e quando non ami più divorzi. È stato l’amore a uccidere il matrimonio, che prima era un’istituzione sociale e basta, i matrimoni erano combinati, i sentimenti e la sensualità contavano ben poco, ed era questo l’ostacolo oggettivo all’amore. Se una donna si sposa un uomo che non ama, per forza si innamorerà del bel capitano di cavalleria che passerà, tipo Vronskij. Per questo dal punto di vista narrativo l’amore passionale, raccontato dai romanzieri e dai poeti fin dai tempi di re Artù, è molto spesso adulterino, irto di proibizioni e ostacoli. Oggi di ostacoli ce ne sono meno, forse uno solo: quello che tu stesso ti sei posto sposandoti. L’ostacolo, però, è interno, non esterno all’amore, oggi come ieri. Per mostrare quanto l’amore tra Romeo e Giulietta fosse capace di superare ogni interdetto, hanno inventato l’espediente delle rispettive famiglie che si odiavano, ma il loro amore li avrebbe travolti e arsi vivi comunque. L’aspetto intimamente distruttivo dell’amore venne traslato all’esterno, incolpando le istituzioni che lo reprimevano, ma era solo un trucco drammaturgico per giustificare la distruttività insita nell’amore, mostrandola come qualche cosa che minaccia gli amanti da fuori, mentre in verità la minaccia, la vera minaccia, viene da dentro. È così da sempre. C’era un film, non mi ricordo quale, i cui manifesti pubblicitari avevano come frase di lancio “Conobbe la donna sbagliata e la sua vita diventò un inferno”. Bene, io l’avrei sostituita con una frase più sconcertante e paradossale, e però forse più vera: “Conobbe la donna giusta e la sua vita diventò un inferno.” 

Foto Ansa

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