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Lorenza è cieca, laureata e «meglio degli altri»: ma per la legge non può fare l’educatrice

giugno 30, 2011 Leone Grotti

In Veneto, a Padova, la Fondazione Opera Immacolata Concezione, struttura all’avanguardia nella cura degli anziani, vuole assumere Lorenza Vettor, laureata in legge, cieca e in grado di “soddisfare meglio la domanda di ben-essere degli ospiti del Centro Residenziale”. Ma una legge dice che si non può, anche se così lo Stato risparmiarebbe un sacco di soldi

Succede che nel Veneto, a Padova, esiste la Fondazione Opera Immacolata Concezione (Oic), struttura d’eccellenza nel campo dell’assistenza agli anziani con 1.410 dipendenti (di cui l’87% a diretto contatto con gli ospiti) e 2.200 anziani, che godono di strutture da sogno (come raccontato nel numero 25 di Tempi), svolgono sistematicamente attività di formazione e aggiornamento e vivono un’esperienza comunitaria unica. Capita poi che la Fondazione vuole assumere nel suo organico, dopo averla messa alla prova, una nuova educatrice-animatrice che lavori a contatto con gli anziani. Nella fattispecie, Lorenza Vettor, 43 anni, brillantemente laureata in giurisprudenza, dotata di numerosi master nell’ambito educativo e non vedente. Avviene infine che Angelo Ferro, presidente della Fondazione, non vuole assumerla perché, poverina, è cieca ma perché Lorenza, grazie al suo handicap, “concorre a soddisfare meglio la domanda di ben-essere degli ospiti del Centro Residenziale”. Proprio così: è cieca ed è meglio degli altri. Non solo: assumendola, fa risparmiare lo Stato, che così può evitare di pagarle 281 euro in assegni mensili in quanto “disabile”.

Tutto perfetto? No, perché non si può fare, come spiega l’assessore regionale alla Sanità Remo Sernagiotto citando la Legge n. 22 del 16.08.2002: «La richiesta non può essere accolta. L’Oic ha il diritto di assumere la lavoratrice e di ottenere l’applicazione delle agevolazioni contributive della legge 68 per la collaboratrice diversamente abile, ma solo se possiede il titolo di studio richiesto dalla legge», cioè la laurea in Scienze dell’Educazione. Punto. E poco importa se la persona in questione, Lorenza Vettor, “ha rivelato un bagaglio formativo di prim’ordine nell’educare gli ospiti anziani non autosufficienti a trovare interessi di vita in una fase più fragile e triste per la ridotta autonomia”.

Legge vuole che sia obbligatoria la laurea in Scienze dell’Educazione a meno di non avere un “altro titolo riconosciuto dallo Stato e dalla Regione Veneto”. Quello che Angelo Ferro e la Fondazione chiedono, appunto, non è uno “strappo alla regola”, ma al contrario che le qualità, sviluppate grazie al suo handicap, l’esperienza e i titoli di studio di Lorenza vengano riconosciuti come equipollenti con la laurea. Altrimenti, che la donna cieca venga testata per “6/7 mesi in cui monitorare l’attività educativa svolta dal soggetto e valutarne i risultati in termini di ben-essere per gli ospiti e di rafforzamento delle capacità educative degli altri educatori presenti”. Innovazione e sperimentazione insieme, insomma, facendo allo stesso tempo risparmiare lo Stato. È chiedere troppo?

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