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«Lo spread è un falso problema, come la casta. Monti sta sbagliando tutto»

maggio 16, 2012 Leone Grotti

L’ex ministro di Difesa e Esteri Antonio Martino: «L’Europa va verso la recessione. Monti, che sta sbagliando tutto, dovrebbe disdire il Fiscal Compact e abbassare le tasse. Non ceda però sulla casta».

Spread? «Un falso problema». Monti? «Un mio grande amico». Governo Monti? «Dal punto di vista dell’economia sta sbagliando tutto». Austerità? «Una follia. Quando tutta l’Europa sarà in recessione, sarà peggio del ’29». Casta? «Retorica controproducente». Politica e moralità? «L’Italia sta diventando un popolo di guardoni. Senza vita privata, non c’è vita». Ne ha per tutti Antonio Martino, parlamentare del Pdl, già ministro degli Esteri e della Difesa nei precedenti governi Berlusconi. Tessera numero 2 di Forza Italia, ha insegnato Storia e politica monetaria alla Sapienza di Roma e anche economia alla LUISS. A tempi.it commenta la situazione dei mercati, dell’Europa, dell’Italia, della politica e del Pdl.

Partiamo dall’attualità. La Grecia è sempre più instabile e tornerà alle elezioni a giugno. Se esce dall’Euro pagheremo tutti un prezzo salato?
Penso che la stima realizzata sul costo per cittadino europeo di una eventuale uscita della Grecia dall’Ue sia fortemente esagerata. Non è affatto detto che sia una perdita insopportabile. Purtroppo noi scontiamo una costruzione monetaria sbagliata.

È vero che lei è un “euroscettico”.
Per niente. Mi hanno affibbiato questa definizione, ma io ho solo fatto delle critiche a suo tempo basandomi su dei fatti. E oggi quello che sta succedendo mi dà ragione. Ho insegnato storia e politica monetaria all’università e una delle tesi di laurea che davo spesso era incentrata sull’unione monetaria tra Belgio e Lussemburgo, che avevano situazioni economiche e politiche diverse. Il Belgio era il paese più indebitato d’Europa e il Lussemburgo una delle economie più virtuose. Due paesi come questi che, per quanto diversi, erano comunque affini da tanti punti di vista hanno fatto un’enorme fatica a mantenere lo stesso franco. Era lecito domandarsi: ma se hanno faticato loro a restare insieme, come possono pensare 16 paesi di dotarsi di una moneta unica con facilità? Ma c’è dell’altro.

Continui.
L’unione monetaria traballa ma io sono anche preoccupato per i Trattato di Maastricht, che impone alla Bce il divieto di finanziare il debito degli Stati. Una misura voluta per impedire che la monetizzazione del debito causasse l’inflazione. Questa clausola oggi non viene più rispettata: la Bce dà liquidità alle banche con tassi di interesse all’1% e questi comprano i titoli di Stato a interessi più alti. Così la Bce ha trovato il modo di acquistare indirettamente i titoli di Stato.

Però il premio Nobel Paul Krugman sostiene che una Bce interventista, simile alla Fed americana, potrebbe risolvere il problema dell’Euro.
Sì, ma negli Stati Uniti è molto diverso. La Fed infatti non salva gli Stati che hanno una politica fiscale ed economica fallimentare. Se il Texas e la California non riescono a far fronte alle spese, non è che la Fed o il governo li salva, intervenendo. Anche noi dovremmo fare così.

Ma se la Bce non intervenisse, lo spread non raggiungerebbe livelli insostenibili?
Quello dello spread è un falso problema. L’anno scorso Bankitalia ha steso un rapporto che rivela che se anche i tassi di interesse dei titoli salissero all’8 per cento, la situazione sarebbe gestibile. Il Foglio a dicembre ha pubblicato uno studio di un gruppo di ricercatori di Friburgo, quindi tedeschi, che hanno calcolato che il paese finanziariamente più solido è l’Italia, non la Germania. I titoli italiani del resto si vendono, non mi ricordo di aste andate deserte. Il nostro problema non è finanziario ma di spesa pubblica, che è esagerata. Se non si interviene su certe spese come la sanità, che è davvero scandalosa, saremo costretto a portare la contribuzione dei cittadini al 52%. Ma con livelli simili di pressione fiscale non ci può essere sviluppo, e Monti, che conosco da tanto tempo e di cui sono amico, dovrebbe capirlo.

Il governo vuole aumentare il gettito per raggiungere il pareggio di bilancio e risanare i conti italiani.
Lo scarso gettito è dovuto al fatto che siamo in recessione e il risanamento deve essere perseguito attraverso lo sviluppo, non una maggiore tassazione. In questo modo si ammazzano i ceti produttivi e a forza di massacrarli, non rimarrà più niente.

È opinione comune che se non ci fosse l’evasione fiscale non ci sarebbe bisogno di alzare le tasse.
Ma il problema non è l’evasione. Questa è un crimine e in quanto tale va ovviamente combattuta. Ma il problema sono i sistemi di elusione e di erosione fiscale.

Cioè?
Si elude il fisco quando si riesce a indirizzare la propria attività in modo tale che non possa essere toccata dal fisco. E l’erosione consiste in una riduzione della base imponibile soggetta a tributo, grazie a varie forme di agevolazione ed esenzione, di inadeguatezze nel metodo di accertamento o di regimi fiscali sostitutivi. Lo studio di Tremonti, per intenderci, in un anno ha fatto risparmiare ai suoi clienti oltre 200 miliardi di lire.

Tutti criticano la politica tedesca fondata sul rigore, però intanto l’Italia il Fiscal Compact l’ha firmato.
È vero, Monti l’ha firmato ma se cercheremo il pareggio di bilancio a breve scadenza non cresceremo.

Secondo molti osservatori se l’Europa fosse un soggetto politico unito, ora non saremmo in questa situazione.
Chi ritiene che sia auspicabile l’unità politica dell’Europa, come me ad esempio, deve chiedersi: ci sono degli Stati disposti a rinunciare alla sovranità in materia di politica estera e di difesa per affidarli a un organo europeo democraticamente eletto? Se questi Stati esistono allora l’unità politica dell’Europa si può fare, altrimenti no. Noi infatti non riusciremo a crearla attraverso accordi internazionali come il Fiscal Compact. Se andiamo avanti così gli Stati più grossi vinceranno sempre e colonizzeranno quelli più piccolo. Ma questa è una follia.

La vittoria di Hollande in Francia può cambiare le cose e mettere più pressione alla Germania?
Non credo. In Francia la vittoria di Hollande è stata dettata proprio dal rifiuto dell’asse Merkozy e della politica dell’austerità. Però è difficile che Hollande faccia cambiare posizione alla Merkel sulla politica del rigore. I tedeschi infatti sono ossessionati dall’idea che se l’Europa diventa davvero un soggetto unico, i paesi più virtuosi dovranno pagare i debiti sovrani di quelli meno virtuosi. E siccome loro sono i più virtuosi di tutti, dovranno pagare quelli degli altri. Ma questo non sta scritto da nessuna parte, è una falsità. La Merkel, però, per rassicurare i suoi elettori impone questa politica punitiva. Ora, se un paese ha una politica recessiva e un altro una espansiva, in qualche modo si compensano. Ma se tutti vanno in recessione, implode il sistema e l’intera Europa va in recessione. Se questo dovesse succedere, dovremmo aspettarci qualcosa di molto più grave della crisi del ’29.

Che cosa consiglierebbe a Monti?
Non essendo il Fiscal Compact un accordo sovranazionale ma internazionale, io credo che il premier dovrebbe disdirlo. Conosco Monti dal 1975, nel 1994 sono stato io a proporre a Berlusconi di nominarlo Commissario europeo e ho dovuto insistere con Mario perché accettasse l’incarico. È un mio amico, anche se non gli ho dato la fiducia visto che la Costituzione italiana non prevede governi tecnici.

Come giudica l’operato dei tecnici?
Per quanto riguarda la crescita il governo Monti sta sbagliando tutto, come il suo predecessore. Ha inasprito le tasse già esistenti e ne ha introdotte di nuove, in più ha invaso la sfera privata delle persone: che la banca debba fornire all’Agenzia delle Entrate il mio estratto conto non ha senso. Conoscendolo, mi sono stupito che abbia fatto queste scelte. La crisi poi, al contrario di quanto ha detto in conferenza stampa, non è stata prodotta dal governo precedente ma è il risultato di decisioni sbagliate che i partiti hanno fatto negli anni e che hanno portato il debito a un livello insostenibile. Tra un po’ la dichiarazione dei redditi consisterà in un foglietto, un pizzino, con una sola riga: “A quanto ammonta il tuo reddito?” E sotto la scritta: “Bene, consegnacelo”.

Perché tutti i governi si sono ridotti ad aumentare la spesa pubblica e le tasse?
Perché è la cosa più facile. Nell’immediato crea vantaggi per pochi a danno di tanti, ma come diceva la Thatcher, non si capisce come possa funzionare un sistema dove alcuni vivono a danno di altri. Infatti prima o poi si arriva  alla situazione in cui gli “altri” finiscono. Oggi siamo in questa situazione.

È anche per questo che oggi i partiti non godono di buona fama?
I partiti purtroppo hanno fatto di tutto per screditarsi e per attirarsi le ire della gente. Anche sul finanziamento pubblico, che non è pubblico ma è coercitivo perché i cittadini sono obbligati a finanziare anche i partiti che odiano. Che si renda il finanziamento libero, visto che quello pubblico è stato bocciato dai cittadini con un referendum plebiscitario. Magari possiamo decidere che ognuno può donare una percentuale del proprio reddito ma a fianco, nella dichiarazione dei redditi, bisogna sottolineare che se uno non vuole, quei soldi se li tiene.

Quindi è vero che la politica è una casta?
Per carità. C’è solo una cosa peggiore degli errori commessi dai partiti: la retorica sulla Casta e chi cerca di prendere misure ridicole per rimediare. Non si può pensare di placare l’invidia della gente tagliando gli stipendi ai parlamentari o abbassando il prezzo del caffè alla Camera. È ridicolo. L’invidia non fa danno, il tentativo di placarla sì. La retorica sulla Casta è controproducente. Anche perché molti parlamentari, quando cominciano a fare politica, guadagnano meno di prima. A me ad esempio è successo così.

Uno dei cavalli di battaglia dei grillini è: la politica non è un lavoro.
C’è stato un periodo in cui molte cariche politiche erano gratuite. Mio nonno, quando faceva il sindaco, chiudeva il suo studio di avvocato perché pubblico e privato non potessero interferire e rinunciava allo stipendio da politico. Però mi ha lasciato parecchi debiti. Ora: noi vogliamo un Parlamento di soli benestanti? Se è così, ascoltiamo pure Grillo. Ma se vogliamo un Parlamento con all’interno la gente normale, dobbiamo accettare che i parlamentari ricevano lo stipendio.

Stipendio dei politici, finanziamenti ai partiti. Oggi la politica ruota tutta intorno alla moralità.
Lo scandalismo c’è sempre stato: è chiaro che un politico capace e onesto non fa notizia e i giornali non ne scriverebbero mentre un politico inefficiente e corrotto fa comprare i giornali. Gli italiani, oltre che propensi allo scandalo, stanno però diventando voyeuristici, un popolo di guardoni, vogliono sapere tutto delle vite private delle persone e ancora peggio pensano di averne il diritto. Ma ognuno ha diritto a una sfera riservata, altrimenti, se dovessimo mettere tutto quello che pensiamo e che facciamo in piazza, non sarebbe più vita.

Certi giornali non la pensano come lei.
Per quanto riguarda la diffusione di intercettazioni, io ho anche scritto una lettera al direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, che conosco personalmente, ma ho ricevuto una risposta molto piccata. Penso che i giornali siano in crisi e che per vendere ormai siano disposti anche a pubblicare intercettazioni abusive che però non fanno che acuire il guardonismo. Ritengo che sia inammissibile dirigere un giornale in questo modo.

Per concludere: il Pdl ha preso una bella batosta alle amministrative. Come può rialzarsi?
Di Berlusconi ce n’è uno solo. Solo una personalità come la sua può tenere insieme un partito che ha così tante anime diverse. Non mi sembra che Alfano abbia queste qualità.

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1 Commenti

  1. BIASINI scrive:

    Il dott. Martino è una delle menti più lucide della nostra cultura. Vorrei sottoporgli alcune modeste argomentazioni. Un sogno? Ci provo. La prima: la nostra, quella dell’Occidente allargato, è una economia del debito. Mi spiego. Senza espansione della spesa pubblica rallenta o si ferma l’economia. Del resto il debito pubblico è “pesato” e ritenuto “virtuoso” in rapporto al pil. Cresca pure la spesa: basta che cresca il pil. Corollario: il pareggio di bilancio è una follia, non solo per noi, ma per tutti, in presenza di una stagnazione che si tramuta così automaticamente in recessione. La seconda: Grecia, in paurosa recessione. Come può essere diversamente se importa il doppio di quel che esporta? Ritengo e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il dott. Martino: qualora si azzerasse il debito greco a condizione che di debiti la Grecia non ne faccesse più, la recessione da quelle parti sarebbe sempre profonda e per chissà quanto tempo. Forse per sempre. Un po’ come il nostro meridione. Azzeriamone pure i debiti senza consentirne altri. Caduta del tenore di vita. Osservazione sociologica: non si può preferire un giorno di mare ad un’ora di lavoro. Va trovato un giusto equilibrio tra aumento del debito e lotta al malaffare , agli sprechi dovuti alle fameliche clientele. Mi permetto di citare, magari a sproposito nel contesto, San Paolo.” chi non lavora, non mangi neppure”. In fondo la Grecia e il nostro meridione erano, or sono trent’anni, terre di modeste condizioni di vita. Ora, fino a due anni fa per la Grecia, terre di consumi da alto reddito. Quel che scrivo è un tantino confuso ma non si sa mai. Magari ottengo l’onore delle ossevazioni del Dott. Martino. .

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