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Li accusano di blasfemia ma è tutto falso. Liberi cristiani pakistani dopo 4 anni di carcere

maggio 30, 2012 Leone Grotti

Munir Masih e sua moglie Ruqayya hanno sei figli. Knaul, inviata Onu per l’indipendenza dei giudici: «I giudici condannano per blasfemia anche in mancanza di prove perché hanno paura degli estremisti».

C’è Asif Masih, cristiano di 24 anni del Punjab (Pakistan), accusato di blasfemia il 7 maggio scorso da due uomini perché, dicono, avrebbe ingiuriato il nome del profeta Maometto. La polizia è subito intervenuta, fermando Asif. Ci sono Munir Masih e sua moglie Ruqayya, sempre nel Punjab, genitori cristiani di sei figli finiti in galera quattro anni fa per aver profanato il Corano, che avrebbero usato per compiere “esorcismi”, condannati all’ergastolo e a rischio pena di morte. I due hanno lasciato il carcere la scorsa settimana, prosciolti da ogni accusa dopo aver passato, però, quattro anni in prigione. C’è infine il pastore protestante Irfan Gill, ancora nel Punjab, minacciato di morte e accusato di blasfemia dal capo della locale moschea per aver criticato, in modo molto poco prudente, in un sermone passi del Corano questa settimana.

Sono solo le ultime “conseguenze” della legge sulla blasfemia, promulgata nel 1986 dal dittatore Zia ul-Haq, che ha già fatto incriminare più di 1.000 persone in Pakistan, di cui 479 musulmani e almeno 130 cristiani. Sicuramente, 50 cristiani sono morti a causa delle sezioni 295b e 295c del codice penale pakistano, che prevedono ergastolo e pena di morte per chi offende «il Corano e il profeta Maometto». Ma la legge sulla blasfemia viene spesso usata dai musulmani come una scusa o per vendicarsi di cristiani o altri islamici o per derubarli delle loro case o terre. Fino al 2009, infatti, sono stati registrati 994 fascicoli contro cristiani colpevoli di blasfemia, il 90 per cento dei quali sono risultati infondati.

«Mi preoccupano molto i casi di blasfemia – ha dichiarato martedì Gabriela Knaul, inviato Onu per l’indipendenza dei giudici e degli avvocati – So infatti di molte cause in cui i giudici sono stati costretti a condannare gli accusati anche in mancanza di prove». Perché lo fanno? «Sono spaventati, temono di subire le vendette delle comunità locali per il modo in cui interpretano la legge». Anche gli avvocati si rifiutano spesso di difendere gli accusati per timore di essere presi di mira da minacce di morte, secondo l’inviato Onu

Per essersi opposti alla legge sulla blasfemia e schierati in difesa di Asia Bibi, nel 2011 sono stati uccisi il ministro cattolico per le Minoranze Shahbaz Bhatti e il governatore islamico del Punjab Salman Taseer. Asia Bibi, madre cristiana accusata di blasfemia per avere bevuto un bicchiere d’acqua raccolta da un pozzo musulmano, è stata condannata a morte nel novembre del 2010 per blasfemia ed è chiusa in isolamento nel carcere femminile di Sheikhupura, aspettando la sentenza d’appello.

Secondo l’articolo 2 della Costituzione del paese «l’islam è la religione di Stato del Pakistan» e il Corano è «la legge suprema e la fonte di guida nella promulgazione delle leggi». I due codici sulla blasfemia sono perfettamente in linea ma ora la legge comincia a destare preoccupazione anche all’Onu.

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