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Leggere Gherardo Colombo per capire perché la giustizia va riscritta adesso

febbraio 12, 2012 Luigi Amicone

«Dunque la Seconda Repubblica è semplicemente figlia della Prima. Il debito pubblico che ancora scontiamo continua a essere il frutto prodotto in quarant’anni da quel sistema là». Così in un’intervista al Corriere l’ex pm liquida sessant’anni di storia patria. Pubblichiamo l’editoriale sul numero 06/2012 di Tempi.

Pubblichiamo l’editoriale sul numero 06/2012 di Tempi.

«Dunque la Seconda Repubblica è semplicemente figlia della Prima. Ma la madre non era meglio: il debito pubblico che tuttora scontiamo continua a essere il frutto prodotto in quarant’anni da quel sistema là». Così Gherardo Colombo apre la sua seconda importante intervista al Corriere della Sera (la prima contribuì a bloccare la Bicamerale D’Alema-Berlusconi) in cui viene a sintesi una colta visione di sessant’anni di storia patria. Dunque il famoso ex pm, oggi capo dell’editrice Garzanti e missionario per conto della Legge nelle scuole italiane (pare che faccia qualcosa come 500 conferenze l’anno), resta convinto che c’è un male sistemico di cui sono responsabili tutti: politici, imprenditori, comuni cittadini.

Eccetto loro, naturalmente, magistrati della razza purissima Colombo&C. In effetti, prima del 1992, per non sapere e non vedere quello che seppero e videro poi, dal “mariuolo Chiesa” in avanti, in quale sistema planetario vivevano i “purissimi”? E così, anche vicende colossali come la sfida tra mondo libero e totalitarismi, tra Dc di De Gasperi e Pci di Togliatti, l’Italia del boom e del centrosinistra, Chiesa, ’68, Br, Moro, Berlinguer, tutto sarebbe riconducibile a «quel sistema là». Come «semplicemente figlia di quel sistema là» sarebbe la Repubblica dopo “Mani pulite”. Il che, oltre a riproporre il tema dell’accecamento ideologico, suggerisce un motivo in più, al governo Monti, per sfruttare la porta aperta dalla responsabilità civile dei magistrati e realizzare un’ampia e condivisa riforma della giustizia.

Una riforma che, finalmente, cancelli l’anomalia tutta italiana di un potere giudiziario che tende a rappresentarsi come garante, superiore agli altri organi costituzionali, moralmente legittimato ad agire in supplenza e, più spesso, in contrasto ai rappresentanti del popolo eletti in Parlamento.
Twitter: @LuigiAmicone

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