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«La tregua tra Israele e Hamas è provvisoria ma toglie tutti dall’imbarazzo»

novembre 22, 2012 Leone Grotti

Intervista all’ex ambasciatore ed editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano: «Lo scopo di Hamas era mettere alla prova i nuovi governi musulmani della regione. E ci è riuscita».

«La tregua raggiunta ieri tra Israele e Hamas conviene a tutti: le parti implicate, infatti, cominciavano a sentirsi in forte imbarazzo e questo è l’unico modo per uscirne». Così l’ex ambasciatore ed editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano commenta a tempi.it la tregua raggiunta ieri sera al Cairo tra Israele e Gaza. Non se ne conoscono ancora tutti i termini, però il “cessate il fuoco” ha il merito di avere evitato l’intervento di terra israeliano nella Striscia di Gaza e avere fermato un conflitto che in otto giorni è costato la vita a 167 persone, di cui cinque israeliani e 162 palestinesi.

La tregua del Cairo è destinata a durare?
Ancora non si conoscono tutti i termini di questa tregua però non credo che possa avere sbocchi costruttivi e duraturi, perché gli israeliani non sembrano disposti a concedere ciò che Hamas e l’Egitto vogliono davvero: cioè l’allentamento dei vincoli sui confini e la frontiera, in particolare quello marittimo. Non penso che ci siano condizioni per la soluzione del problema, le posizioni restano lontane. Se Israele fosse disposto ad allentare il blocco marittimo forse la tregua potrebbe durare di più, ma resta molto provvisoria.

Se la tregua non soddisfa fino in fondo Israele e Hamas, perché l’hanno accettata?
Perché conviene a tutti fermarsi adesso, è un conflitto che cominciava a mettere in imbarazzo le parti: il presidente egiziano Morsi, lo stesso governo israeliano, gli americani, l’Autorità palestinese. Nessuno sapeva più che cosa fare. È molto probabile che lo scopo dell’operazione da parte di Jihad islamica fosse questo: mettere alla prova i nuovi governi musulmani della regione. E ci è riuscita. Israele era in imbarazzo perché più cresceva il numero dei morti, rendendo evidente il divario tra le vittime israeliane e quelle palestinesi, più cresceva il giudizio critico dell’opinione internazionale. Morsi era in imbarazzo perché facendo parti dei Fratelli Musulmani, come Hamas, poteva essere accusato di non avere fatto abbastanza per la causa palestinese. Insomma, bisognava chiuderla in fretta.

Il ruolo del nuovo Egitto dei Fratelli Musulmani è stato fondamentale.
Hamas ora ha due protettori: Egitto e Qatar. Il Qatar, però, sembra aiutarli in modo strumentale. Il mese scorso l’emiro ha fatto visita a Gaza, promettendo 400 milioni di dollari di aiuti a Hamas, per conquistare credito nella comunità sunnita. Per l’Egitto invece è diverso. Mubarak non ha mai aiutato Hamas, anzi, gli ha reso la vita difficile, tenendo chiuso il confine di Rafah aprendolo solo per ragioni umanitarie. Ora invece il confine di Rafah è sempre aperto e l’Egitto ha un governo più sensibile ai problemi della Striscia. Hamas ha messo Morsi alla prova: doveva portare a casa qualcosa, fortunatamente le sue esigenze coincidevano con quelle americane e israeliane. Così ha ottenuto la tregua.

Hamas ha più sostenitori rispetto al 2008?
Ha sicuramente avuto più appoggi politici rispetto al passato, ad esempio dalla Tunisia che oggi è governata come l’Egitto dalla Fratellanza Musulmana. Però mi chiedo se Hamas non sperasse di ottenere un po’ di più da questi nuovi governi emersi dalle rivolte arabe. L’appoggio c’è stato ma tutto sommato misurato e prudente, cauto. Il sostegno maggiore a parole è venuto dall’Iran, che ha continuato ad assicurare la sua assistenza militare.

Perché l’Iran, dominato dagli sciiti, appoggia Hamas, organizzazione sunnita?
È un caso in cui le esigenze politiche prevalgono su tutto il resto. Però è buffo perché oggi in Meido Oriente riemerge la vecchia ostilità tra sunniti e sciiti. In Siria si ha spesso l’impressione che, tra le altre, ci sia anche una guerra tra le due fazioni religiose, in Iraq c’è sempre una guerra civile latente tra sunniti e sciiti. Ci sono situazioni contraddittorie. Oggi il Medio Oriente è un guazzabuglio dove si combattono molte guerre insieme.

Ieri l’Iran si è vantata di avere fornito ad Hamas la tecnologia dei razzi che poi sono stati lanciati contro Tel Aviv. Il Qatar, dunque, non è riuscito con i suoi soldi a strappare Hamas dall’influenza degli ayatollah?
Io non so se questo fosse davvero l’obiettivo dell’emiro del Qatar. Per farlo, infatti, avrebbe dovuto mettere sul piatto altro. A parte che oggi Hamas ha una sua economia: a Gaza ci sono due milioni di persone che lavorano, la frontiera di Rafah è aperta, ci sono progetti di infrastrutture… quindi quei 400 milioni potevano anche essere un investimento, non solo un aiuto simbolico. Detto questo, per strappare Hamas all’Iran doveva aggiungere ai soldi molto di più in termini di impegno politico e forse anche di forniture militari.

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