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La via crucis in Duomo di Scola che dirada lo «smog del cuore»

marzo 1, 2012 Leone Grotti

Si è svolto ieri il primo dei quattro appuntamenti della via crucis, voluta dall’arcivescovo di Milano Angelo Scola, in preparazione alla Pasqua. Un gesto per diradare lo «smog del cuore, più nefasto di quello dell’atmosfera, che pregiudica la nostra salvezza inquinando le menti».

«Ciò che vale la pena di esser fatto, vale la pena che sia ben fatto». Recita così la scritta che compare sulla facciata del Duomo di Milano al termine del gioco di luci, che per dieci minuti, ieri sera alle 20, ha fatto prendere vita alla Cattedrale tra pareti che ruotavano, colonne di marmo che si muovevano e cascate d’acqua che scrosciavano. Lo spettacolo, eseguito davanti a una piazza Duomo gremita di gente e impreziosito da un silenzio quasi innaturale, ha preceduto l’inizio della via crucis in Cattedrale proposta a tutti i milanesi dall’arcivescovo Angelo Scola in occasione della Quaresima, che nel calendario ambrosiano è cominciata domenica scorsa.

«Il gesto con l’arcivescovo comincerà tra mezz’ora» spiega alle persone che riempiono il Duomo fino all’ultimo posto il sacerdote che introduce alla via crucis. «Aspettiamo ascoltando la musica. In silenzio. Chi vuole può pensare o, ancora meglio, pregare». Nessuno mostra imbarazzo ma sulle panchine tutti scalpitano, un po’ per gli spifferi gelidi che si inseguono da destra a sinistra per la Cattedrale e un po’ perché chiedere alla Milano frenetica, operosa e produttiva di aspettare mezz’ora ferma e in silenzio non è una cosa da poco. Anzi, ha un sapore rivoluzionario.


Poi entra Angelo Scola, velocemente, quasi in sordina, nessun preambolo, nessuna benedizione e la via crucis comincia. Il primo dei quattro appuntamenti voluti dal cardinale ha uno spartito semplice: un quadro, con relativa spiegazione, di fianco all’altare per introdurre al significato della Quaresima, e poi canti, in latino ma finalmente comprensibili, letture dal Vangelo e dai testi di Mario Luzi, Giovanni Paolo II e Paul Claudel. Ed è proprio come dice il beato Wojtyla, «non si può restare in disparte o al margine» davanti a un gesto che si è svolto nel luogo più solenne di Milano, ma senza strabordare d’incenso, ricco eppure essenziale, dove non è stata detta neanche una parola di troppo per eliminare tutto ciò che poteva distrarre dall’unico «protagonista», l’unico motivo per cui l’arcivescovo ha voluto riunire tutti i credenti milanesi: Gesù e la croce che si è caricato «volontariamente» sulle spalle.

«Gesù condannato a morte ci urge a farci carico, a nostra volta, del mondo, a prendere su noi stessi la sorte degli innocenti» dice Angelo Scola nell’omelia conclusiva. «È questo un primo e decisivo cambiamento che la Quaresima urge a noi cristiani: del nostro male siamo responsabili, non possiamo farci da parte. Davanti all’Innocente ingiustamente condannato ognuno è chiamato a riconoscere la propria responsabilità: i nostri atti, i nostri pensieri e sentimenti ci seguono, i nostri peccati ci accusano. “Perdonami mio Signore di tutto il male mio”. È il grido della Quaresima. La preghiera è la prima grande parola della Quaresima. L’espressione oggettiva della nostra addolorata supplica si trova nel Sacramento della Penitenza».

Introducendo la «seconda grande parola» della Quaresima, Scola lancia un appello a tutta la città: «Come duemila anni fa anche questa sera l’Innocente Condannato sta, inerme, davanti a noi uomini sofisticati del Terzo Millennio. Il Suo sguardo implorante ci ripete: “Milano, non perdere di vista Dio”. Chi di noi potrà accusarlo di essere nemico dell’uomo? Amici, nell’attuale frangente di travaglio sociale ed economico, (…) non permetteremo dunque alla carità – la seconda grande parola della Quaresima – di trasfigurare le strette maglie di una giustizia “troppo umana” in cui la coscienza del male non lascia scampo alla redenzione?».

Chi può aiutare tutti, continua l’arcivescovo, è «il Signore [che] non solo ha voluto soffrire con noi, ma per noi. Egli cade sotto il peso della croce, ma, ecco il divino paradosso, lo fa per propria decisione. Volontariamente (sponte) Egli abbracciò la croce. Chi, tra noi, ha reso abituale questa volontà di sacrificio? Il digiuno – la terza grande parola della Quaresima – rende ognuno di noi “dominus sui”: il digiuno aiuta la signorìa sul proprio io. La maturità è coscienza del proprio limite e peccato. C’è uno smog del cuore, più nefasto di quello dell’atmosfera che pregiudica la nostra salute, perché pregiudica la nostra salvezza inquinando le menti ed alterando i rapporti primari dell’uomo con se stesso, con gli altri e con Dio». Ed è questo “smog del cuore” che la via crucis di ieri – bella, semplice, asciutta, veloce – ha cominciato a diradare. Martedì 6 marzo il secondo appuntamento.
twitter: @LeoneGrotti

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