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L’instancabile missione di Luigi Pezzoni, il medico dei lebbrosi che fondò a Nalgonda una cittadina cristiana

novembre 21, 2013 Piero Gheddo

Il padre del Pime, creatore di molte opere, è scomparso il 12 novembre. Oggi la “sua” diocesi in India conta 74 mila cattolici, quando arrivò, 47 anni fa, erano cinque famiglie. Insegnò la cura dei lebbrosi a Indira Gandhi

Il 12 novembre scorso è morto ad Hyderabad, capitale dello stato di Andhra Pradesh, il padre dottor Luigi Pezzoni (1931-2013), per 47 anni missionario in India, fondatore della prima parrocchia a Nalgonda (oggi diocesi) e del “Leprosy Health Centre”. È riuscito ad entrare in India nel 1966 perché infermiere diplomato e specialista per la cura dei lebbrosi; più avanti, con studi ed esami in India, è poi diventato dottore in medicina.

Sacerdote del Pime nel 1958, giunto in missione a Warangal nel 1966, dopo tre mesi di studio dell’inglese nella casa del vescovo, monsignor Alfonso Beretta lo manda a Nalgonda con fratel Pasqualino Sala a imparare il telegu, lingua locale  dell’Andhra. C’era già una chiesetta costruita da padre Carlo Bonvini e una piccola casa parrocchiale, ma Pezzoni era il primo prete residente a Nalgonda, dove c’erano già quattro suore indiane “Little Flowers” (fondate da padre Silvio Pasquali), cinque famiglie di battezzati e vicino alla città tre piccoli villaggi di cristiani.

Padre Luigi sapeva poco l’inglese e quasi nulla di telegu, ma non era uomo da starsene chiuso in casa a studiare. Aveva un carattere aperto, gioioso, un volto sorridente e il carisma di fare amicizia con tutti e di farsi voler bene. Con Pasqualino pregavano molto e si butta subito in moto a visitare i villaggi, adattandosi a mangiare come gli indiani, a dormire per terra su una stuoia di bambù nelle capanne di paglia e fango, a bere acqua di fiume; aveva recepito la tradizione missionaria del Pime con grande spirito di sacrificio. Soprattutto suona la fisarmonica e richiama bambini e ragazzi. In villaggi poverissimi, dove non succede mai niente, il passaggio del padre bianco è un avvenimento straordinario da ricordare, commentare, raccontare ad altri. Ai più poveri, cioè i fuori casta (i “paria”) il missionario porta medicine, visita i lebbrosi e li cura per quanto può.

Fin dall’inizio padre Pezzoni, con l’aiuto di fratel Pasqualino, parla di Gesù e di Maria, porta la Buona Notizia che è nato il Salvatore dell’uomo. In quell’ambiente di villaggi e di Chiesa nascente, Luigi è un vulcano di novità e di iniziative per la promozione umana della sua gente, grazie anche ai generosi aiuti che gli venivano dall’Italia e dal suo paese natale di Palosco (Bergamo), dov’è ancora molto ricordato e il 17 novembre scorso ho celebrato una Messa di suffragio nella grande chiesa parrocchiale strapiena. Veniva da un famiglia profondamente religiosa: tre sorelle tutte suore e quattro maschi, uno sposato e tre sacerdoti, uno dei quali è missionario in Nicaragua.

I risultati dei suoi primi dieci anni di Nalgonda (1966-1976) sorprendono i confratelli missionari. Aveva trovato un migliaio di cristiani e ne lasciava 10 mila in 53 villaggi, con 70 catechisti da lui formati. Il catecumenato di tre anni lo facevano le suore catechiste “Little Flowers” di padre Silvio Pasquali. Nel 1966 Nalgonda è eretta in diocesi e nel territorio evangelizzato da padre Luigi il primo vescovo indiano, monsignor Matthew Cheriankunnel del Pime, erige tre nuove parrocchie.

Oggi la diocesi di Nalgonda ha 74.150 cattolici  su 6.025.347 abitanti e un’estensione di 32.161 chilometri quadrati; 65 parrocchie, 80 chiese (in muratura), un centinaio di sacerdoti diocesani, 17 sacerdoti religiosi, 362 suore. La forza di questi numeri, per una diocesi che non ha ancora cinquant’anni, rivela la bontà della semina fatta dai missionari del Pime.

Nel 1974 padre Pezzoni porta in India le prime due suore spagnole (conosciute in Spagna dove aveva studiato leprologia) e poi due nuove ogni anno. «Questo permesso straordinario l’ho ottenuto – mi raccontava nel 2005 – incontrando la primo ministro Indira Gandhi nel 1974, attraverso una sua amica di Hyderabad. Indira mi ha chiamato a Delhi e le ho spiegato il mio piano di formare suore e tecniche indiane per i lebbrosi. È stata contenta e mi ha dato otto visti per le spagnole, venivano due all’anno. Le suore francescane dell’Immacolata di Valencia oggi hanno 300 suore anziane in Spagna e più di 70 suore giovani in India; una di queste, suor Ambika, sta imparando l’italiano, già scrive lettere ai benefattori e mi fa da segretaria».

Pezzoni ha fondato a Nalgonda una cittadina cristiana, con molte opere caritative ed educative. Il villaggio di Shanti Nagar (Villaggio della Pace) con 100 casette per i lebbrosi ed ex lebbrosi, casa e noviziato per le suore, casa per gli ospiti, un ospedale di 200 letti, una bella e grande chiesa (usata anche come aula comunitaria dai lebbrosi), una fattoria con campi coltivati e allevamento di animali da macello, quattro officine che danno lavoro a uomini e donne ex lebbrosi (falegnameria, meccanica, calzoleria, artigianato e fabbricazione di arti artificiali per handicappati), un “boarding” (ostello) per un centinaio di studenti che vengono dai villaggi, una scuola con 500 alunni, molti figli di lebbrosi, ma ormai la lebbra guarisce, se presa a tempo.

Diceva Pezzoni: «Con l’aumento dell’igiene e della nutrizione, la lebbra è molto diminuita: si usa una combinazione di varie medicine e il bambino che ha qualche macchia sul corpo guarisce in un anno e non gli rimane più niente. Abbiamo due-tre nuovi casi al mese, una volta erano decine». Inoltre, padre Pezzoni ha esteso il suo servizio anche ad altri villaggi dell’Andhra Pradesh, aiutando 3.500 ragazzi e 5.000 malati di lebbra. Quest’anno circa 5 mila bambini poveri e figli di pazienti hanno ricevuto dal missionario una borsa di studio. Uno degli ultimi progetti lanciati da padre Pezzoni è la costruzione di un nuovo ospedale per la cura dell’Aids. Esso ospiterà 100 posti letto, darà possibilità di day-hospital con assistenza e distribuzione dei farmaci ai malati esterni, e comprenderà anche un ostello per studenti in visita o tirocinio presso la struttura. Iniziati nel 2012, i lavori saranno terminati nel 2015.

Fin dall’inizio, padre Pezzoni ha combinato il lavoro sanitario con quello pastorale, costruendo una trentina di chiese e cappelle e altre opere. Dal 1977 padre Luigi ha optato per rimanere nel lebbrosario, riconosciuto e premiato dal governo dell’Andhra Pradesh, e si è dedicato totalmente a lebbrosi ed ex lebbrosi, sostenuto dal finanziamento dei suoi progetti da parte degli amici e del Pime e dell’Ufficio aiuto missioni (Uam) del Centro missionario Pime di Milano. Altri generosi aiuti dalla rete dei suoi amici in Italia, ai quali mandava frequenti lettere e relazioni sulle sue attività; e soprattutto dal segretario di Paolo VI, monsignor Pasquale Macchi, suo grande amico, che gli ha mandato anche due statue di Manzù, una di Paolo VI e una di Gandhi, poste in due nicchie sulla facciata della grande chiesa che ha costruito nella sua cittadella. Dal 2003 padre Pezzoni ha costruito per la diocesi di Nalgonda i primi edifici del “Junior College Paolo VI” (Università cattolica), anche questo finanziato da monsignor Macchi, che funziona con 500 alunni, a capo del quale c’è un giovane sacerdote diocesano. Anche quest’opera ha lo scopo di offrire ai cristiani e ai fuori casta una università, perché in quelle statali è difficile per loro trovare posto.

In una delle sue ultime lettere, datata agosto 2013, padre Pezzoni scriveva: «Continuiamo con gioia e amore il nostro servizio a tutti coloro che hanno bisogno del nostro aiuto. Non solo: ogni sera recitiamo il Santo Rosario per tutti in modo che Dio doni il suo aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno».

Tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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