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“L’esorcista” compie 40 anni. L’autore: «Scrissi quel film per parlare della fede. Demoniaco è l’aborto»

novembre 1, 2013 Redazione

William Peter Blatty si racconta al Washington Post. E spiega perché ha chiesto al Vaticano di togliere le insegne cattoliche alla “sua” Georgetown University: ha invitato il ministro della Sanità di Obama

L’esorcista compie 40 anni e il Washington Post ha pubblicato per l’occasione una sorprendente intervista di Dan Zak a William Peter Blatty, «creatore del film più spaventoso di sempre». Un film horror che però in realtà, come rivela lo stesso Blatty nel colloquio con Zak, «parla più del mistero e del potere della fede che della profanazione di una ragazzina dodicenne da parte delle forze del male».

IL SUCCESSO INASPETTATO. William Peter Blatty, ora 85enne, faceva in realtà lo sceneggiatore di commedie (è suo il celebre Uno sparo nel buio con Peter Sellers) quando, rimasto temporaneamente senza lavoro, «nell’estate del 1969, in una casetta nei pressi del Lago Tahoe, cominciò a far ticchettare le dita sulla sua Ibm Selectric». Impiegò nove mesi di totale isolamento e lavoro notturno per scrivere il testo che lo renderà famoso in tutto il mondo come il padre di un genere cinematografico. Uscito negli Stati Uniti nel 1971, il libro registrò un successo inaspettato per l’autore, rimanendo in testa alle classifiche per oltre un anno, e in seguito «Blatty scrisse e produsse il film di William Friedkin, che esordì nelle sale il giorno dopo il Natale del 1973 e mandò il paese in isteria collettiva».

«UN PROGETTO APOSTOLICO». Oggi, mentre l’Amc Loews Georgetown di Washington dedica un’intera settimana alla celebrazione del quarantesimo anniversario di quell’evento, Blatty spiega che secondo lui una delle ragioni che hanno reso immortale la sua opera è che «mostra che la tomba non significa oblio. C’è qualcosa dopo la morte. “Non sono sicuro di cosa ci sia, ma non è l’oblio”». E se è vero che dal quel Natale del 1973 a questa parte L’esorcista è diventato uno dei film più copiati della storia del cinema, sicuramente creare una corrente horror non era l’intento originario di Blatty, che al Washington Post rivela di essersi ispirato a un caso di possessione avvenuto nel Maryland di cui aveva sentito parlare durante una lezione di teologia alla Georgetown University per realizzare un «progetto puramente apostolico». Infatti, aggiunge, «l’oscenità, l’occulto, la suspense erano solo espedienti al servizio della condivisione della fede».

LA PETIZIONE. Blatty, annota l’intervistatore Dan Zak, «è un uomo capace di ridere fino alle lacrime e annunciare un istante dopo che questi “potrebbero essere gli ultimi giorni”. Un uomo che dice, dopo un sorso di caffè con dolcificante, “è un mondo caduto” come se stesse discorrendo del meteo». È stato proprio Blatty, ricorda il Washington Post, a inviare al Vaticano la clamorosa petizione corredata da migliaia di firme per chiedere alla Chiesa cattolica di revocare alla Georgetown University – proprio l’ateneo frequentato e tanto amato dallo stesso Blatty – il diritto di esporre le insegne dei gesuiti che l’hanno governata per oltre due secoli.

LA “GOCCIA” SEBELIUS. «Bill, perché vuoi punire la scuola che ami, la scuola che con la sua borsa di studio ti ha salvato da un’infanzia di povertà a New York, la scuola che ha reso possibile la vita che stai vivendo, che ha cementato la tua fede?», domanda Zak, che poi descrive la scena: «”Quando ami veramente qualcuno che pensi abbia bisogno di riabilitazione, fai tutto il possibile per fargli fare riabilitazione”, risponde Blatty. L’ultima goccia, dice, è stato l’invito della Georgetown a Kathleen Sebelius, segretario del Dipartimento della Sanità, per un convegno a maggio dello scorso anno. Sebelius sostiene il diritto all’aborto, e l’aborto è la questione che più di tutte infiamma i nervi di Blatty. Lui descrive, con la voce tremante, una particolare procedura abortiva. Poi fa una pausa. La sua voce ora è quasi un sussurro: “Questo è demoniaco”».

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3 Commenti

  1. Giulio Dante Guerra says:

    Nel periodo trascorso fra la pubblicazione della versione italiana del libro, e l’uscita del film nelle sale cinematografiche, ebbi l’occasione di assistere ad un VERO esorcismo, compiuto presso il santuario di Nostra Signora di Reggio, sulle colline sopra Vernazza (SP), dall’allora esorcista della diocesi lunense, don Giovanni Bozzo. Niente di tutte le cose spettacolari descritte nel romanzo: “semplicemente” (si fa per dire) l’uomo – lo chiamerò con le sole iniziali, E.S. – digrignava i denti, sbavava una schiuma biancastra, ed emetteva dal profondo della gola versi animaleschi, verosimilmente incompatibili con la voce umana. Fui anche, personalmente, protagonista d’una specie di “verifica sperimentale”: l’esorcismo sembrava concluso, E.S. s’era calmato, anche se l’esorcista avvertiva che il “demonio muto” non era stato scacciato, ma solo indeboliti i suoi effetti; allora provai a pensare – solo mentalmente, così che E.S. non potesse udirmi – una preghiera a S. Michele Arcangelo, e d’improvviso lui ricominciò ad agitarsi, a digrignare i denti e a sbavare. Questa esperienza mi fece capire che quel che aveva scritto – molto bene, per carità – l’autore del libro era solo letteratura; così, quando uscì il film, rifiutai d’andarlo a vedere, e non l’ho mai visto.

    • Antony says:

      Penso che ogni caso sia unico, con sintomi e reazioni diversificate. Certi esorcismi vanno ripetuti per anni per liberarsi definitavemte.

      • Giulio Dante Guerra says:

        Lo so; fra l’altro, l’esorcista e rettore del santuario – dove eravamo, in ritiro spirituale, un piccolo gruppo di cattolici impegnati in vario modo nel campo della cultura, anche E.S., psicologo – ci raccontò non poche esperienze della sua attività d’esorcista, molto diversificate. Quello che volevo far notare è che, in tutte queste, mancavano quelle “manifestazioni”, materiali e un po’ “plateali, descritte nel romanzo, e che, trasposte in immagini nel film, devono averlo reso un po’, come dire, “kitsch”. Anche perché una costante della, chiamiamola così, “mentalità diabolica”, è il disprezzo e l’odio della realtà materiale, conseguenza, credo, dell’odio per il Dio incarnato Gesù Cristo. Proprio su questo disprezzo per la materia, e in particolare per il corpo umano, riuscì a far leva don Bozzo per liberare definitivamente un ossesso. Quando il diavolo – che, in quel caso, non era muto, cominciò ad esprimere il suo orgoglio di essere puramente spirituale verso la natura semi-animalesca di noi uomini, l’esorcista gridò: “Sì? E allora che ci stai a fare nel corpo di questo povero cristiano? Tornàtene a casa tua, dove siete, per ora, tutti spiriti, ma spiriti dannati!”. Questo è un altro esempio fra tanti; ma che può servire a farci riflettere come, forse, l’insidia più pericolosa nei confronti della fede cristiana non sia tanto il materialismo, quanto certi pseudo-spiritualismi di matrice gnostica, presenti sia in certe “nuove religioni”, sia, in un certo qual modo, anche nell’islam, che, non dimentichiamolo, nega l’Incarnazione.
        Forse sono andato un po’ “fuori tema”, ma certi argomenti si concatenano facilmente.

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