“L’esorcista” compie 40 anni. L’autore: «Scrissi quel film per parlare della fede. Demoniaco è l’aborto»

William Peter Blatty si racconta al Washington Post. E spiega perché ha chiesto al Vaticano di togliere le insegne cattoliche alla “sua” Georgetown University: ha invitato il ministro della Sanità di Obama

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L’esorcista compie 40 anni e il Washington Post ha pubblicato per l’occasione una sorprendente intervista di Dan Zak a William Peter Blatty, «creatore del film più spaventoso di sempre». Un film horror che però in realtà, come rivela lo stesso Blatty nel colloquio con Zak, «parla più del mistero e del potere della fede che della profanazione di una ragazzina dodicenne da parte delle forze del male».

IL SUCCESSO INASPETTATO. William Peter Blatty, ora 85enne, faceva in realtà lo sceneggiatore di commedie (è suo il celebre Uno sparo nel buio con Peter Sellers) quando, rimasto temporaneamente senza lavoro, «nell’estate del 1969, in una casetta nei pressi del Lago Tahoe, cominciò a far ticchettare le dita sulla sua Ibm Selectric». Impiegò nove mesi di totale isolamento e lavoro notturno per scrivere il testo che lo renderà famoso in tutto il mondo come il padre di un genere cinematografico. Uscito negli Stati Uniti nel 1971, il libro registrò un successo inaspettato per l’autore, rimanendo in testa alle classifiche per oltre un anno, e in seguito «Blatty scrisse e produsse il film di William Friedkin, che esordì nelle sale il giorno dopo il Natale del 1973 e mandò il paese in isteria collettiva».

«UN PROGETTO APOSTOLICO». Oggi, mentre l’Amc Loews Georgetown di Washington dedica un’intera settimana alla celebrazione del quarantesimo anniversario di quell’evento, Blatty spiega che secondo lui una delle ragioni che hanno reso immortale la sua opera è che «mostra che la tomba non significa oblio. C’è qualcosa dopo la morte. “Non sono sicuro di cosa ci sia, ma non è l’oblio”». E se è vero che dal quel Natale del 1973 a questa parte L’esorcista è diventato uno dei film più copiati della storia del cinema, sicuramente creare una corrente horror non era l’intento originario di Blatty, che al Washington Post rivela di essersi ispirato a un caso di possessione avvenuto nel Maryland di cui aveva sentito parlare durante una lezione di teologia alla Georgetown University per realizzare un «progetto puramente apostolico». Infatti, aggiunge, «l’oscenità, l’occulto, la suspense erano solo espedienti al servizio della condivisione della fede».

LA PETIZIONE. Blatty, annota l’intervistatore Dan Zak, «è un uomo capace di ridere fino alle lacrime e annunciare un istante dopo che questi “potrebbero essere gli ultimi giorni”. Un uomo che dice, dopo un sorso di caffè con dolcificante, “è un mondo caduto” come se stesse discorrendo del meteo». È stato proprio Blatty, ricorda il Washington Post, a inviare al Vaticano la clamorosa petizione corredata da migliaia di firme per chiedere alla Chiesa cattolica di revocare alla Georgetown University – proprio l’ateneo frequentato e tanto amato dallo stesso Blatty – il diritto di esporre le insegne dei gesuiti che l’hanno governata per oltre due secoli.

LA “GOCCIA” SEBELIUS. «Bill, perché vuoi punire la scuola che ami, la scuola che con la sua borsa di studio ti ha salvato da un’infanzia di povertà a New York, la scuola che ha reso possibile la vita che stai vivendo, che ha cementato la tua fede?», domanda Zak, che poi descrive la scena: «”Quando ami veramente qualcuno che pensi abbia bisogno di riabilitazione, fai tutto il possibile per fargli fare riabilitazione”, risponde Blatty. L’ultima goccia, dice, è stato l’invito della Georgetown a Kathleen Sebelius, segretario del Dipartimento della Sanità, per un convegno a maggio dello scorso anno. Sebelius sostiene il diritto all’aborto, e l’aborto è la questione che più di tutte infiamma i nervi di Blatty. Lui descrive, con la voce tremante, una particolare procedura abortiva. Poi fa una pausa. La sua voce ora è quasi un sussurro: “Questo è demoniaco”».

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