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Iraq. Cristiani difendono con le armi un villaggio strappato allo Stato islamico

novembre 14, 2014 Redazione

La milizia fa la guardia a Barkufa per «difendere le nostre chiese». Ma per il patriarca Sako, combattere senza i curdi «è un suicidio, la cosa più logica è entrare nelle forze armate»

Una settantina di cristiani in armi fanno la guardia e controllano dai tetti delle case di Barkufa le terre circostanti. Il villaggio cristiano del nord dell’Iraq si trova ad appena 30 chilometri da Mosul ed è stato riconquistato il mese scorso dai Peshmerga curdi, che hanno messo in fuga i soldati dello Stato islamico.

MILIZIA CRISTIANA. Ora la bandiera nera del Califfato è stata sostituita da quella dell’Assyrian Patriotic Party e la città composta da 95 case è stata affidata a un gruppo cristiano, denominato Dwekh Nawsha (“sacrificio”). La milizia fa la guardia giorno e notte e spera che la stabilità conquistata duri abbastanza a lungo per far tornare nel villaggio le famiglie oggi sfollate nel Kurdistan.

«ERAVAMO IMPOTENTI». «Ci siamo trovati impotenti», dichiara il vicecomandante Caesar Jacob, come riportato da ankawa.com. «Collaboriamo con i peshmerga ma la difesa della nostra terra oggi e nel futuro dipende da noi». Il comandante, Albert Kisso, evidenziando tutta la frustrazione dei cristiani che contavano sull’intervento della comunità internazionale per la liberazione dei villaggi, aggiunge: «La provincia di Ninive ha bisogno di essere protetta e formare questa milizia è stata la logica conseguenza».

«DIFENDIAMO LE NOSTRE CHIESE». «La nostra priorità ora è proteggere i figli di questa regione e la regione stessa, inclusi i suoi monasteri, le sue chiese, gli artefatti», continua Kisso. I cristiani non sono soli in questa guerra, i peshmerga li aiutano: «Siamo venuti qui per proteggere i nostri fratelli e le loro case», dichiara Abdul Rahman Kawriny, il comandante locale dell’esercito curdo. «C’è costante cooperazione e assistenza. Siamo sempre insieme».

«È UN SUICIDIO». Il patriarca dei cattolici caldei, Louis Raphael I Sako, si è sempre opposto alla creazione di milizie cristiane, al contrario di alcuni responsabili della Chiesa siro-ortodossa. A tempi.it ha dichiarato: «I partiti che promuovono queste milizie sono piccoli e non esercitano influenza sulla politica generale. Organizzare milizie cristiane in queste condizioni è un suicidio. Chi vuole difendere o riconquistare i villaggi farebbe bene a integrarsi nell’esercito nazionale, oppure per quanto riguarda la regione settentrionale nei peshmerga. La verità è che la maggioranza dei cristiani non si fida più di niente e di nessuno, nemmeno dei vicini di villaggio di altra religione: molti di essi hanno partecipato alle razzie contro i villaggi cristiani. La cosa più logica è entrare nelle forze armate dei curdi. Isolate, le milizie cristiane costituirebbero un facile bersaglio».

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22 Commenti

  1. Paolo scrive:

    Ti opprimono (non solo in queste terre) talmente che bisogna arrivare ad una Cristiada, dimmi te……
    Sarà tutto il male che noi Cristiani facciamo nel mondo……..missioni, oratori, catechismo, corsi per i giovani, per i divorziati, “incitamento” al lavoro etico e a misura di persona, Amore come essenza della vita, essere rivolti verso il prossimo, etc, etc, etc………
    uhmmmmmm che strano che si voglia abolire un qualcosa che va verso tutto questo, c’è sotto qualcosa di strano, eh già……

  2. recarlos79 scrive:

    non l’hai sentito checco? niente cristiada, quando sparano porgi l’altra guancia e muori martire. se ti difendi è peccato.

    • Paolo scrive:

      oh “re”!, sei ingenuo, attento che io sono un Cristiano mal-riuscito……;)
      e come me potrebbero essercene altri 😉

    • MarcoL scrive:

      Si certo, così poi dall’altro lato si grida alla crociata e tutti i nostri nemici sono felici.

      I terroristi possono dire che noi siamo crociati in guerra con loro.

      I massoni possono dire che anche i cristiani sono fanatici come l’Islam e fare di tutta l’erba un fascio con la propaganda antireligiosa che ci propinano qui in occidente.

      Invece caro Recarlos, la Chiesa Cattolica è molto più saggia di quanto credi in questo caso rappresentata dalla figura del Patriarca Sako il quale incitando i cristiani ad arruolarsi in esercito ESERCITO NAZIONALE trasforma una guerra di religione in una guerra di cività dove i cristiani hanno tral’altro qualche spernaza in più di non essere spazzati via. Non dimentichiamo che l’ISIS è stato addestrato ad arte da he hem… ed uno scontro diretto sarebbe fatale se non si possiedono armi sofisticate, comandanti all’altezza e addestramento militare.

  3. Chris scrive:

    Questo è il risultato delle religioni

  4. Leo scrive:

    Per chi sa bene da dove scaturisce la situazione attuale in M.O. (come ad esempio padre Elias Zahlaoui siriano di cui è possibile, per chi conosce il francese ascoltare una significativa intervista del gennaio 2012 su you tube) questa notizia è molro significativa :
    L’organizzazione sciita Hezbollah sta reclutando cristiani, drusi e sunniti nell’est del Libano per combattere contro i jihadisti dello Stato islamico. E’ quanto riportava il 12 novembre il quotidiano locale An-Nahar, citato dal Daily Star, secondo cui gli esponenti Hezbollah attivi nel nord e nell’ovest della Valle della Bekaa stanno offrendo alle reclute armi e addestramento per contrastare la minaccia posta dall’Isis e dai suoi affiliati.
    Non passerà il piano Yinon in queste terre abituate da secoli alla convivenza pacifica nella diversità.

    • MarcoL scrive:

      Grazie dell’informazione Leo, le brigate Hezbollah sono un avamposto di giustizia in Libano e Siria. Senza di essi Assad non sarebbe riuscito a riprendere il controllo di diverse città contese al confine con il Libano e di rafforzare il controllo del centro della Siria. Senza di essi il Libano sarebbe come la Palestina, una terra umiliata e martoriata dal Grande Satana della porta accanto…

  5. Raider scrive:

    Peccato che i cristiani abbiano dovuto lasciare in massa il Libano, passando, da oltre il 60% prima della guerra iniziata nel 1975, al 30% attuale, a forza di guerre condotte contro di loro da palestinesi e fondamentalisti libanesi, nonm si se se in ottemperanza o in droga al Pjano Yinon. Se fossero stati un po’ meno ingenui di quanto il Piano Yinon gli dia diritto, gli Hezbollah avrebbero potuto arruolare molti più cristiani di quanti ne abbiano ammazzati. Ma per l”una cosa e l’altra, guerra contro i cristiani e arruolamento dei cristiani superstiti, il Piano Yinon, agli islamici e ai loro supporter in Occidente “grazie” e “prego” e “fai l’inchino” (verso La Mecca), va bene bene allo stesso modo.
    Per essersi riarmati, invece, i musulmani di Hezbollah devono ringraziare l’O.N.U. e il contingente italiano, che ha li ha lasciati rifornire di missili irianiani via Siria, guarda un po’. Come l’espressione Grande Satana per Israele, di conio iraniano, certe delikatessen arabo-islamiche passano da frontiere colabrodo e cervelli colabrodo, per cui un Piano, ancorché seminterrato alla Yinon, spiega tutto e il contrario di tutto.
    W ISRAELE!

  6. Leo scrive:

    @MarcoL :
    Aggiunga poi che la maggior parte dei cristiani maroniti , cioè il 21% della popolazione libanese che conta al momento 40,5% di cristiani [rif. CIA World Factbook, Lebanon – estratto del 7 ottobre 2014] è alleata di Hezbollah e si riconoscono nel partito del generale Michel Aoun, cosa di cui i media non parlano facilmente in quanto contrasta troppo con l’ideologia e la propaganda dello “scontro di civiltà”. Aoun riconosce la piena legittimità ad Hezbollah di avere una propria milizia armata che nel 2006, come lei penso si ricorderà bene, fu l’unica a difendere il Libano dall’invasione armata di Israele. L’amicizia fra cristiani ed Hezbollah si cementò durante quell’invasione quando Aoun chiese a monasteri e chiese maronite di aprire le loro porte alle famiglie sciite sfollate o colpite durante i bombardamenti sionisti. Un atto di solidarietà che Nasrallah non ha dimenticato.

    • MarcoL scrive:

      Caro Leo, la distruzione che nel 2006 Israele portò in Libano come in Palestina non fece distinzione tra sciiti, sunniti, drusi e cristiani. Per fare un esempio, a Dahie, zona sud di Beirut e quartier generale di Hezbollah, vivono tutt’oggi tante famiglie cristiane integrate in uno strato sociale libanese profondamente antisionista. D’altronde l’opinione pubblica cristiana d’oriente in ogni dove è da sempre anti-israeliana. Ciò non dipende da un retaggio tradizionale del passato che fonda le sue radici nella bimillenaria diatriba religiosa tra cristiani ed ebrei. Se fosse solo una questione religiosa tutti i popoli tenderebbero alla pace ed era così in Siria fino a qualche anno fa. In Palestina i cristiani per gli ebrei sionisti sono cittadini di serie b ne più ne meno dei musulmani. In occidente i mass media in mano alle lobby ebraiche ci impongono la shoa come Memoria da non dimenticare. Nulla da eccepire per carità se non fosse che puoi dimenticare ogni cosa, anche il Natale, ma mai e poi mai dimenticare la shoa. Come se solo questo eccidio fosse stato compiuto nella storia. Eppure di shoa nel mondo ne abbiamo avute a bizzeffe. In Turchia – per fare un esempio importante – tra il 1915 ed il 1916 furono sterminati dagli ottomani 1.5 milioni di armeni di fede cristiana. Perchè non se ne parla?

      • Leo scrive:

        @MarcoL

        Forse non se ne parla perchè come è noto in alcune nazioni europee fare ricerca storica è punito penalmente con l’accusa infamante di negazionismo. Per esempio in tema di armeni indagare a fondo sul ruolo dei Dönmeh nel dirigere la rivoluzione dei Giovani Turchi, e quindi anche il genocidio armeno, è rischioso.

      • Leo scrive:

        @MarcoL

        In un articolo del 2002 del mensile 30 Giorni (ancora rintracciabile in rete) dal titolo “Un possibile compromesso storico” in una intervista al giornalista Maurizio Blondet quest’ultimo spiega come all’origine della Turchia moderna ci sarebbe un’eresia ebraica del XVII secolo , ovvero il movimento nazionalista dei Giovani Turchi, i patrioti nelle cui file si formò il padre della patria Kemal Atatürk, il grande modernizzatore, fosse in gran parte costituito da rampolli delle famiglie aderenti all’eresia di Sabbatai Zevi. L’ipotesi, avanzata da Blondet, è che da questo fenomeno religioso sia potuta scaturire una rivoluzione nazionale come quella turca d’inizio Novecento, determinante la fine dell’impero ottomano e l’inizio di uno Stato laico e moderno. I turchi chiamarono i seguaci della dottrina di Sabbatai “dunmeh”, che significa “apostati”. Fu imposto un nazionalismo turco che nell’impero ottomano, proprio in quanto impero, cioè fisiologicamente multietnico, non urgeva affatto. Dalla tolleranza religiosa vigente nell’impero (si pensi per esempio a Sarajevo dove l’una accanto all’altra si possono vedere la chiesa ortodossa e la moschea) si passò all’intolleranza contro tutte le religioni presenti. E una conseguenza del nazionalismo sarà anche la persecuzione degli armeni. L’istigazione dell’istinto etnico usato come strumento per la demolizione di un impero misto per sua natura, in cui tutti (greci, curdi, armeni, ortodossi, ebrei ) avevano privilegi, diritti e doveri da rispettare, ha come conseguenza diretta la tensione alla creazione dell’etnia pura. A scapito delle altre, le minoranze “impure”, che vanno eliminate. Insomma, il nazionalismo turco non fu un fenomeno popolare spontaneo, ma l’espressione del radicalismo di potentissime minoranze.

  7. Raider scrive:

    Ho scritto un post a Nasrallah sperando che non dimentichi neppure questo, se me lo pubblicate, grazie.

    • Raider scrive:

      Nasrallah dice che non dimentica: Redazione, non dimenticate il post con cui gli rinfresco la memoria.

      • Raider scrive:

        Insomma, il post su una esemplare mistificazione non solo storiografica pro-islamica da parte del politicamente corretto nel nostro Paese, non passa: mentre passano le mistificazioni sulla storia recente, come Beirut nel 2006 distrutta da missili e aviazione isrealiana al 50% mercè immagini taroccate al computer da emissari di Nasrallah, mentre la città fu distrutta solo per l’1% – uno per cento. E su questa e altre operazioni di disinformacija in relazione al solo 2006, mi fermo qui.
        Quanto alle cose di cui vaneggia MarcoL in falso dialogo con un Leo che gli fa da sponda e cui non ha nulla da insegnare quanto a tecniche mistificatorie e fatti taroccati come Beirut in fiamme al 50% contro l’1%, potrebbe evitare di lamentarsi e piuttosto, chiedersi o magari, spiegare lui:
        perchè i cristiani nei Territori palestinesi sono passati dal 30% nel 1967 a meno del 3% di oggi;
        perché i cristiani non fuggono da Israele;
        perché nessuno racconta delle famiglie cristiane cacciate da Gaza e Cisgiordania, ad es., quando il figlio di un fornaio cristiano ha intrecciato una relazione con una ragazza musulmana;
        perchè se un musulmano sposa una cristiana, questa si deve convertire e comunque, a norma di tradizioni e leggi coraniche, i figli devono ricevere una formazione religiosa islamica;
        perché i bambini vengono educati, indottrinati, istruiti a fare gli shahid, i martiri con cintura esplosiva;
        e così via.
        Si dovrebbe rispondere a tutto questo, però, senza attribuire al Piano Yinon le cose che non si è in grado di spiegare. E non buttarla in caciara mettendo di mezzo gli Armeni, senza nemmeno ricordare la religione dei Turchi sterminatori in epoca pre-Yinon; e ricordandosi dello sterminio degli Armeni – dimenticandosi dei 600.000 greci uccisi da quei Turchi che esigono di entrare nell’Ue (e ora, dice Erdogan, i musulmani hanno scoperto l’America: come è noto, tutti hanno scoperto l’America, tranne Colombo, che è nato in 100 città, meno che a Genova) – solo per incolpare gli Ebrei della unicità della Shoah. Tanto per dire quanto importi a lui, MarcoL e a Leo, per tacer l’altro (Focauld), della verità dei fatti umanamente accertabili e della libertà delle opinioni, però, verificabili senza il prezioso sussidiario delle paranoie yunoniche.

        P.S. Non so che fine farà questo post, ma almeno quello sull’edizione italiana del libro di Sylvain Gouguenheim spero sia fatto passare. Grazie.

        • Raider scrive:

          Perchè MarcoL non abbia a lamentarsi che lui ha scritto un “ottomani” sfuggito alla mia lettura, credo che la distinzione non sia da poco, attribuendola al regime califfale e alla guerra, non alla religione delle vittime e quindi, a quella dei carnefici, visto che nessun’altra minoranza fu sterminata in Europa o altrove nella stessa guerra – non solo non nelle stesse proporzioni, ma in nessun caso – per ragioni tanto poco legate a circostanze storiche sfortunate (di pogrom contro ebrei e cristiani è piena la storia da favola del tollerante Islam, dai primi giorni del suo profeta agli ultimi giorni del Califfato. E oltre). E il perchè della dimenticanza sul genocidio armeno MarcoL se lo faccia spiegare da Focalud e da Leo, che hanno messo in dubbio con affernazioni pazzesche e risibili le cifre sui cristiani massacrati ogni anno, quasi esclusivamente per mano di musulmani, debitamente yinonizzati da Leo e l’altro quando non si trovano balle migliori per negare l’evidenza. Quindi, MarcoL si faccia spiegare da Leo perché iquesta sua spalla nella recita del “forse non tutti sanno che…” è favorevole all’ingresso della Turchia in Ue: un’altra delle strampalataggini dette da Leo & soci sempre per chiudere alla grande con l’Insha(ca)llaggio e la dhimmitudine a livello mediatico, politico e – chi l’avrebbe detto! – “culturale.”

      • Raider scrive:

        Quindi, l’Impero turco era un modello di civiltà! I turchi e i musulmani erano tolleranti perché permettevano ai dhimmi di versargli il pizzo – la jizya (Come quell’iama che vive in Norvegia e quando i giornalisti gli chiesero come mai gli immigrati, quasi tutti islamici, all’epoca, dieci anni fa, pur rappresentando il 5% della popolazione, assorbissero il 40% del bilancio per le politiche sociali, se la cavò così: quello è il prezzo che voi infedeli dovete pagare a noi veri credenti! vedi accordi documnetati da batYe’or, non le paranoie yunoniche che affliggono Leo, MarcoL e Focauld).
        E quando non c’erano più abbastanza dhimmi che pagassero e studiassero i classici del pensiero occidentale, i musulmani, non più in grado di lanciarsi in imprese di conquista che li rifornissero di beni di rapina e di sapere – non sapevano costruire le navi con cui combatterono a Lepanto, né i cannoni con cui assaltarono Costantinopoli -, dopo aver bandito dal dar el Islam le macchine tipografiche e altre diavolerie occidentali, sono crollati senza che né la perfidia dell’Occidente né Piani alla Savi di Sinon alias Yinon li assolvessero dall’ignoranza. L’Impero trucco è crollato di schianto come l’U.R.S.S. non più in grado di competere sul piano – quello giusto! – economico, tecnologico e militare con la N.A.T.O. Altro che storie raccontate per prendere in giro la gente!
        Tocca leggere idiozie allucinanti: Ataturk, che, ebreo o meno, ha portato alla modernizzazione un Paese in mano a un Califfato marcio e anacronistico, in cui le varie etnie si amavano tanto, che arabi e turchi si sparavano appena potevano e l’Islam li univa solo nel fare fronte unico di oppressione verso i dhimmi: e dove tutti quelli che potevano si ribellavano e scappavano: e questo testina di leo continua nel minuetto della disinformazione con, adesso, MarcoL come spalla – oppure, come insuperabili e quasi alla pari Totò e Peppino di una storia ridotta a sceneggiata già scritta da Yinon fin dai tempi di Ataturk…
        Ma se erano i Califfi che invogliavano ebrei e cristiani a venire da loro perché più istruititi, più attivi, laboriosi, fornivano il personale scelto dell’amministrazione civili e le professioni, come si diceva liberali e il commercio erano gestiti da loro!
        Vabbe’, continuate nella farsa che diverte solo voi, tanto tutti hanno caspito che gioco a rimpallo fate: come, pressappoco, scriveva Shakespeare, il mondo è una storia di pazi racontata da un folle: no, ce ne vogliono almeno due o tre, per la mole di balle che avete da smaltire.

  8. Focauld scrive:

    @ Leo

    Diversi anni fa ebbi occasione di visitare il Meeting di Rimini in cui vi era una straordinaria mostra sulle insorgenze anti giacobine e mi attirò l’attenzione una vignetta satirica di fine settecento in cui due veneziani VESTITI ALLA TURCA rispondevano a chi proponeva loro l’adesione con Napoleone “Mi no cojon come altre nazion”. La guida della mostra faceva notare che molti veneziani all’epoca, visti gli stretti rapporti con la Grande Porta, vestivano in abiti orientali. Una vignetta che bisognerebbe mostrare a quella internazionale dei bifolchi che sono gli odierni nostrani legaioli (con tutto il rispetto ed amicizia per chi vota lega come forma di protesta dissociandosi da ogni fondamentalismo xenofobo).
    A volte la storia ci mostra molte testimonianze scomode .

    • Raider scrive:

      Le mode o gli scambi commerciali, soprattutto di tecnologie e sapere in una direzione sola, non dimostrano e anzi, nulla a hanno a che vedere né con i Piani Yinon né con la buona memoria dei Nasrallah e con l’uso paranoide della storia fatto dai sostenitori dell’islamismo e della dhimmitudine: in ciò, dimostrandosi perfetti legaioli, nel senso che vorrebbero legare gli altri alla disinformazione che contesta le cifre del massacro dei cristiani aopera dei musulmani, tranne farne carico agli yunionisti.
      La Francia è sempre stata tradizionale alleata della Sublime (!) Porta: e se è per questo, Diderot scrisse le “Lettere Persiane”, che, se lette da chi è legato e vorrebbe legare gli altri alle fandonie che ricicla e diffonde, dimostrerebbero, al di là delle critiche rivolte all’Ancien Régime, un giudizio assai chiaro in merito al credito che ancora oggi si vuole prestare alla favole da Mille e Una Notte. Un capolavoro, questo, da letteratura per l’infanzia, da cui sono espunte, nelle versioni politicamente emendate odierne, le maledizioni all’indirizzo del decantato Averroè: rivendicato come orgoglio dell’Islam e in quel libro definito, in linea con l’ortodossia islamica alla Nasrallah ceh non dimentica, “il maledetto Averroé”.
      Questo, per restare a Averroè e al post in cui parlavo della mistificazione filo-islamista della Garzanti del libro di Gouguenheim: post che non leggo, ma che potrei ridigitare a benefico di chi non ha in testa i deserti dell’Arabia e la memoria di Nasrallah. Focauld, MarcoL e Leo, pertanto, possono continuare a dedicarsi alle paranoie da loro predilette del Piano Yinon.

    • Leo scrive:

      @Focauld :

      L’influenza orientale nella cultura, nel pensiero e nell’arte italiana nei secoli è altamente significativa e pervasiva.
      Ma in effetti le cose negli ultimi tempi e sotto la regia dei nostri padroni sono state molto cambiate, e fatico a vedere, tanto per restare in Veneto, un Gentilini ex-sindaco di Treviso noto per le sue posizioni estremiste (per usare un eufemismo) vestito da sultano. Avrebbe un aspetto ancora più con…turbante :-)) !

  9. Raider scrive:

    Chi fatica a immaginare alcune cose e non altre, probabilmente soffre di questa difficoltà perchè quello che immagina gli fa fare molta fatica a vedere la realtà. Non solo la realtà storica non corretta politicamente e non solo le statistiche aggiornate sui massacri di cristiani e miscredenti a opera dei “veri credenti”, che condividono le stesse fatiche dei dubbiosi a andare oltre il Piano delle loro discussioni campate in aria. Ora, viene fuori che l’Islam ha scoperto l’America: fra un po’, gli islamici diranno di avere scoperto loro l’Europa, non il Piano Yinon: e i loro sostenitori acritici/acefali ci credranno.

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