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Inghilterra e Galles: crescono gli aborti di bambini perché disabili

luglio 19, 2011 Benedetta Frigerio

Un dossier di ProLife Alliance, di cui era sempre stata impedita la pubblicazione, rivela che in Inghilterra e Galles tra il 2002 e il 2010 gli aborti sono aumentati dell’8% per un totale di 189.574 casi. Un terzo delle interruzioni di gravidanza viene fatto per la previsione che il bambino possa avere la sindrome di Down o anche solo labbro leporino o palatoschisi

Un dossier che rivela l’incremento di aborti in Inghilterra e Galles. Molti avvenuti oltre i limiti consentiti dalla legge, su bambini handicappati o portatori di malattie ereditarie. Gli handicap per cui i bambini vengono abortiti non sono solo le sindromi di Down, ma anche semplici labbri leporini e palatoschisi, entrambi malformazioni fisiche comunissime e tra l’altro correggibili. Per ottenere la pubblicazione dei dati la ProLife Alliance, un associazione inglese per la difesa dei bambini, ha dovuto combattere sei anni.

Nel 2005 infatti l’associazione aveva chiesto al Dipartimento di Salute nazionale di pubblicare i dati per verificare la percentuale di aborti tardivi (oltre le 24 settimane previste per legge): aumentavano solo per via di piccole malformazioni gli aborti di bambini ormai completamente formati. Il Dipartimento della Salute, però, si era rifiutato di mettere nero su bianco i numeri. Ma l’Alta Corte inglese ha dato ragione all’associazione ProLife. Risulta che nel periodo tra il 2002 e il 2010 il numero complessivo degli aborti è aumentato dell’8 per cento: nel 2000 infatti se ne contavano 175.542, mentre nel 2010 il totale degli aborti è salito a 189.574. Con il tasso di aborto più elevato tra i 19enni e i 20enni, con 33 donne su 1000 che interrompono la gravidanza. Un’impennata significativa, dal 12 al 43%, è degli aborti farmacologici.

I dati segnalano poi l’incremento delle interruzioni di gravidanza al di là delle settimane di gestazione consentite e al di sotto dell’età fissata per il consenso (16 anni) e l’incremento degli aborti di un terzo (10 volte quello globale) per disabilità, presunta o effettiva, del bambino: solo nel 2010 sono stati 482 i bambini abortiti per sindrome di Down, altri 181 per familiarità genetica con sindromi ereditarie. In totale, 2.290 persone sono state uccise a causa di qualche problema genetico o handicap. Si aggiunge, l’impennata delle recidive (34 per cento di chi abortisce ha già interrotto la gravidanza una o più volte), a dimostrare come ormai l’aborto sia sempre meno un gesto disperato, un’extrema ratio.

Ann Furedi, direttrice del Servizio nazionale inglese di consulenza per la gravidanza (BPAS) nel pubblicare i dati – rivendicando la vendetta dei pro life che «hanno voluto la pubblicazione delle statistiche» -, li ha giustificati così: «L’aborto per le anomalie fetali è legale. Dietro ognuna di queste cifre ci sono medici e infermieri che meritano la nostra ammirazione e supporto». L’aborto sembra quindi diventato un atto eroico. Parte della stampa laica ha però espresso preoccupazione per i rischi sulla salute della donna e per il rischio delle gravidanze successive. Il Times del 5 luglio ha pubblicato uno studio a riguardo. Il Daily Telegraph invece si è spinto più in là, fino a raccontare la storia di una donna, nata con il labbro leporino, che racconta l’indipendenza del valore della vita dalle sue condizioni: «I miei genitori mi hanno voluta nonostante la pressione di alcuni medici… mi hanno ricevuta come un dono così ho conosciuto la speranza», scrive la donna. «Mio fratello è Down, non c’è operazione che possa togliergli la sindrome, ma è parte di lui e non lo vorremmo senza».

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